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kulturjam

Berlusconismo, il Frankenstein sfuggito a Repubblica

di Vincenzo Costa

Il berlusconismo fu l’effetto indesiderato della dissoluzione della sfera pubblica democratica organizzata attraverso corpi intermedi e partiti di massa, perorata da think tank come Repubblica

Il berlusconismo: un effetto indesiderato (un rozzo tentativo di analisi)

Forse è ora che si mettano da parte le polemiche e si avvii un’analisi seria del Berlusconismo. Sinora la maggior parte dei discorsi attacca il fondatore di Mediaset, la sua figura, le sue azioni, la sua persona, e inevitabilmente il discorso diviene morale. Berlusconi avrebbe inquinato la vita italiana introducendo fenomeni di costume negativi, su cui non è necessario soffermarsi. Questo tipo di approccio ha una funzione: impedire un’analisi politica e storica di un fenomeno che è politico e storico.

La domanda che si tende a evitare è semplice: perché il leader di Forza Italia ebbe così tanto successo? Perché lo votavano a Mirafiori, i ceti medi, quelli popolari, la borghesia milanese e i disoccupati del sud? La critica moraleggiante spiega qualcosa di questo fenomeno? Una volta che ci si è assicurati della nostra superiorità morale va tutto bene?

Il Berlusconismo fu l’esito indesiderato di un processo lungo, che mirava alla distruzione dei partiti della prima Repubblica, che erano partiti di massa, che avevano integrato le masse italiane, rimaste fuori dal processo risorgimentale, nella vita politica del paese.

Questa operazione fu portata avanti prima dalla grande stampa, in particolare da Repubblica, e poi dispiegata per via giudiziaria. Naturalmente, vi erano molte cose che non andavano, ma una cosa è perseguire la corruzione, un’altra è usare la magistratura per distruggere un sistema politico.

Mani pulite fu un fenomeno complesso, ma vi è un aspetto che non può essere ignorato: presentò la politica e i partiti come una cosa negativa della vita italiana.

Il messaggio che passò e che si voleva fare passare fu: i partiti sono il male, la partitocrazia è il male del paese, il consociativismo è il cancro del paese. Analisi secondo me sbagliate, perché i partiti erano i corpi intermedi che mediavano tra società e sistema politico, e il consociativismo era un modo di gestire il potere politico che teneva insieme istanze diverse, fungeva da mediazione tra interessi diversi e prospettive politiche.

Il consociativismo era stato un enorme volano di democrazia e di sviluppo economico e sociale, oltre che di mobilità sociale e politica.

Tutto questo venne distrutto, i partiti furono presentati come un covo di malfattori, l’idea stessa di partito divenne indifendibili. Si fece passare l’idea che bisognava fare spazio agli individui, ai competenti, e qualcuno ricorda la stagione degli indipendenti che popolavano le liste del vecchio PCI.

Si creò il mito degli uomini della provvidenza, e bisogna essere Scalfari per stupirsi se poi l’uomo della provvidenza arrivò: il suo arrivo era stato preparato proprio da coloro che poi si scandalizzarono.

Fu questo a creare il clima che chiamiamo “berlusconismo”. Berlusconi seppe inserirsi in questo movimento, seppe sfruttare proprio il clima che Scalfari e compagni avevano creato, usare a suo vantaggio la sfiducia che era stata creata verso la politica.

Il berlusconismo fu l’effetto indesiderato della campagna di Repubblica, della sua dissoluzione della sfera pubblica democratica organizzata attraverso corpi intermedi e partiti di massa. Fu l’esito non previsto, ma preparato da esso.

Se i partiti non funzionano e sono solo associazioni criminali, se bisogna fare posto alla società civile (qualcuno ricorda quella stagione, in cui a sinistra si parlava della società civile come un luogo di purezza, contrapposta alla società politica brutta e sporca?), allora l’imprenditore che si è fatto da sé, che sa gestire le sue imprese, che promette quel lavoro che manca, mentre a sinistra si proponevano solo tagli e “lacrime e sangue”, beh, allora un uomo così ha tutti i titoli per governare il paese.

Fu questo a portare i ceti popolari a provare simpatia per Berlusconi.

L’analisi è rozza, insufficiente e parziale, ma il significato è chiaro: il berlusconismo come fenomeno politico fu l’effetto indesiderato (ma prevedibile) di una distruzione sistematica della politica dei partiti.

Ora, se questa ipotesi fosse corretta, il suo superamento non potrà che avere luogo, se mai avrà luogo, ricostruendo la democrazia italiana, i corpi intermedi, lasciandosi alle spalle le primarie, i partiti leaderistici, le sardine e tutti quei fenomeni che hanno sostituito lo spettacolo alla democrazia.

Lo si supera riprendendo la necessità di inserire le masse nella vita nazionale, di creare luoghi di formazioni che rendano possibile una mobilità politica ampia, diffusa e continua, invece di continuare a proporre controfigure dell’uomo della provvidenza, proponendo donne della provvidenza.

Non è di questo che il paese ha bisogno, non è di leader che ha bisogno. Questi vengono divorati in breve, come accade da anni. C’è bisogno di corpi intermedi che rendano possibile la comunicazione tra società e sfera politica.

Il resto è moralismo, perfettamente inutile. Serve solo a creare spirito gregario, mentre abbiamo bisogno di cambiare.

Non serve criticare Berlusconi anche dopo morto. Serve un progetto di ricostruzione democratica.

Non servono analisi moralistiche: la crisi del paese è politica, non morale. Con buona pace di Berlinguer, finiamola con sta narrazione della questione morale. Non ci aiuta e non aiuta il paese. Sin quando non si capisce che abbiamo una questione politica non se ne uscirà.

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Comments

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AlsOb
Saturday, 17 June 2023 15:02
Belle e intelligenti considerazioni.
Il curioso fatto storico, da presentare notevoli tratti paradossali e ironici, è che il politico e uomo Berlusconi, (indubbiamente persona intelligente e a suo modo consapevole di inesorabili rapporti di forza e destini o dialettiche storiche), al di la dell'improvvisato caravanserraglio di politicanti opportunisti e incapaci che gli hanno girato intorno, ha rappresentato per vasti strati sociali mediobassi, che si erano beneficiati del capitalismo democristiano minimamente democratizzato delle partecipazioni statali, una sorta di sentimentalistica, irriflessa e illusoria reazione o resistenza contro l’avanzante neoliberalismo fascista, rappresentato in Italia, dopo la rivoluzione colorata o mascherato colpo di stato della magistratura contro i partiti popolari, DC e PSI, dall’internazionalismo terzomondista della sinistra.
Giornali apertamente promotori degli interessi di poteri oligarchici e irresponsabili, citati a suo tempo da Craxi e di una agenda esplicitamente neoliberale fascista, fino alla distruzione del modello capitalistico del dopoguerra, per lunghi decenni sono stati incredibilmente scambiati per progressisti.
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Lorenzo
Saturday, 17 June 2023 01:25
Analisi condivisibile, colla sola eccezione che il Berlusconismo è stato fenomeno tutt'altro che indesiderato, anzi ricercato se non addirittura costruito a tavolino.

Ha dato alla ex-sinistra trasformatasi in servidorame del capitalismo di rapina il perfetto partner ideale per gestire il sistema sottobanco (i governi c.d. di sinistra non si sono mai sognati di toccargli le televisioni), e al contempo il perfetto spauracchio per tenere in vita la mitologia antifascista e tenersi appresso i poveri di spirito convinti di votare il meno peggio.

Il cambiamento in questo Paese non avverrà tramite un'irreale ricostituzione dei corpi intermedi, ma grazie al crollo del conquistatore che ci occupa da 80 anni. Se crolla l'ormai claudicante impero del Male, quello statunitense, assieme a ciò che resta del nostro benessere verranno giù otto decenni di decadenza demoplutocratica, umanista e antirazzista.

Come sapeva Machiavelli e come ribadiva Nietzsche, ogni rinascita autentica è frutto della disciplina impartita dal dolore.
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