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lacausadellecose

La morte di un liberista

di Michele Castaldo

Diciamo la verità: fa un certo effetto vedere alcune migliaia di signore e signori osannarsi nel proprio isolamento in piazza del Duomo a Milano al seguito della bara del loro rappresentante, il cavaliere Silvio Berlusconi che da dio in terra riposa come tutti i comuni mortali in una bara di legno pregiato.

Si, poi ci sono i giornali di destra che piangono il loro finanziatore, le varie mogli che da rivali si ritrovano in un cordoglio unitario, le escort rimaste orfane di festini, i personaggetti da quattro soldi della politica che devono decidere dove acclimatarsi, i personaggi televisivi che a Lui devono tutto, i tifosi del Milan che ricordano i trofei vinti e quel diabolico trio - Gullit, Raikard e Van Basten - ecc. ecc. e un vescovo chiamato a destreggiarsi nell’arte della retorica galleggiando tra il dire e non dire calibrando parola per parola, sillaba per sillaba per non scontentare e contemporaneamente non accontentare troppo.

Mentre si celebrava il fine vita di Berlusconi, a distanza di qualche migliaio di chilometri, in mare, una tra le tante continue tragedie di immigrati: cento, duecento, trecento, non si sa ancora quanti morti per “naufragio”. Chissà come si comporterà il Padreterno al cospetto del cavaliere Berlusconi e dei poveri immigrati quando insieme busseranno alla porta del paradiso per chiedere udienza e essere lì accolti. Per fortuna siamo esentati da questo gravoso impaccio.

Fuori dal coro, si fa per dire, Alex Zanotelli si è scagliato contro la decisione della Chiesa per aver scelto di accogliere la salma di Berlusconi nel Duomo di Milano e che “tuona” «questo significa esaltare un uomo mentre dobbiamo avere il coraggio di dire quello che è stato. Altrimenti continueremo a fare della amoralità berlusconiana la nostra etica quotidiana. La Chiesa poteva risparmiarsi di accoglierlo: vuol dire benedire tutto quello che ha fatto. Tra Ruini e Berlusconi c’è stato un notevole connubio ma questa non è la Chiesa di Francesco»

Lasciamo da parte lustrini e paillettes della piazza e la polemica dei moralisti per chiederci cosa è stato il fenomeno sociale in Occidente, in Europa e nello specifico in Italia che ha prodotto il personaggio Berlusconi, perché chi incensa l’individuo e il superuomo lo fa per rimuovere i fattori oggettivi della storia.

A chi è digiuno di storia va ricordato che la caduta del muro di Berlino e l’implosione dell’Urss offrì all’Occidente una occasione straordinaria per riprendersi da una crisi piuttosto preoccupante che era sfociata addirittura – il 2 agosto 1990 – nell’annessione del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Hussein e le masse arabe e islamiche che lo inneggiavano pensando a una sfida globale contro il satana. Nel 1991, gli occidentali con la benedizione dell’Onu cannoneggiarono l’Iraq, liberarono il Kuwait e ripristinarono il proprio dominio nell’area mediorientale. L’Urss si stava spappolando e la Russia che aveva assoluta necessità di accaparrarsi nuove tecnologie fu ricattata e costretta a immettere sul mercato una infinita quantità di oro, in Italia le gioiellerie vendevano oro non a grammi, ma a chili. Contemporaneamente si sviluppava una rete di super e ipermercati e con essi ebbe luogo il boom dell’edilizia e delle televisioni private.

In tale processo sociale saltarono tutti i governi dei paesi dell’Est, a cominciare dall’Albania, dalla Polonia, poi la Romania, la Cecoslovacchia con l’arrivo – nella nostra Italietta – di un vero e proprio fiume di immigrati bianchi, un giovane ed affamato proletariato desideroso di affermarsi e di afferrare al volo il treno in corsa. Ma anche merce da bordello a buon mercato.

Il ceto medio, sia produttivo che commerciale, si trovò così a navigare in un mare d’oro, di lusso e di vizio dove trovavano spazio anche ex operai specializzati e piccoli agricoltori che divenivano imprenditori e pullulavano le piccole imprese di ristrutturazione e il conseguente sviluppo dei materiali da costruzione. Insomma una interminabile filiera riproduttiva dell’insieme delle merci che il capitalismo è in grado di produrre, comprese – come appena detto – le merci del vizio e del consumo di stupefacenti, crescevano come funghi discoteche da sballo con butta fuori e venditori di sniffa e night club con annesse giovanissime intrattenitrici dell’est europeo per giovani e meno giovani non fortunati in amore.

Detta in soldoni dal profondo della società emergeva il liberismo, cioè la voglia di strafare, di cogliere al volo una occasione più unica che rara, quella di avere tutto, ma proprio tutto, non importa come e a danno di chi, la voglia di avere prevaleva su ogni altro sentimento dell’individuo avvolto nella spirale del successo.

Questa voglia veniva espressa in un simbolo, ovvero in quel Silvio Berlusconi che tramutò in successo economico prima e politico poi questa effervescenza sociale che cresceva nella società. Le televisioni, cosiddette commerciali, “inventate” dal cavaliere rispondevano a quegli stimoli, all’uso di quelle merci, inanimate e animate come culi e tette.

La sinistra fu travolta dal quel turbinio sociale e si squagliò. Di chi la colpa? È la domanda più stupida che i sociologi, in specie di sinistra, si possano fare. La storia non produce colpevoli, ma fenomeni espressi in persone. L’ideologia del comunismo, il tallone “d’Achille” (il povero Occhetto non me ne voglia, è un povero disgraziato come tutti noi che ci illudemmo negli anni) di tutta un’impostazione teorica poggiante sul positivismo di una classe, quella degli operai, che non poteva in alcun modo reggere all’urto di una marea montante liberista e fu travolta.

La diaspora della sinistra ha prodotto successivamente dei mentecatti che si sono attaccati al potere degli istituti repubblicani come la patella allo scoglio mentre la società diveniva sempre più fluida e le nuove generazioni che venivano sconfitte dal berlusconismo furono costrette a costituirsi in movimento intorno a un comico come Grillo e il suo sodale.

 

Liberismo e moralismo

C’è dell’amorale nel liberismo? È una domanda da non porsi, perché come scrive Fukuyama, in Il liberismo e i suoi oppositori: «Le società liberali non forniscono un forte orizzonte morale comune attorno a cui aggregare la comunità. Si tratta di fatto di una caratteristica e non di un malfunzionamento del liberismo». Dunque criticare il liberismo di amoralità non ha alcun senso. Sicché tutto il moralismo sia “cristiano” che “comunista” è privo di valore. Sicché tanto un Zanotelli quanto un Bersani, essendo incapaci di cogliere il fenomeno sociale impersonale che il modo di produzione a questo stadio di sviluppo ha prodotto ad esempio in Italia, si sono scagliati contro Berlusconi e sono finiti per fare la fine che hanno fatto.

Ora, la Chiesa di papa Francesco, dice Zanotelli non può comportarsi in un certo modo nei confronti di un personaggio ritenuto amorale in vita e accoglierlo nella sua casa e benedirlo da morto. Ma la chiesa – caro Zanotelli – prima di liberarsi degli innumerevoli scheletri nell’armadio non solo passati ma ben presenti tutt’oggi, ce ne corre, e poi interpreta “l’immensa umanità di Dio che perdona” perché «chi è senza colpa scagli la prima pietra», come insegnava Gesù Cristo.

Quanto alla sinistra, diciamoci chiaramente le cose: il nostro positivismo poggiante su una classe per ribaltare il capitalismo si è rivelato ideologico e perciò inconcludente.

Un discorsetto diverso andrebbe fatto anche con i movimenti femminili o femministi perché se poteva essere facile attaccare Berlusconi per i suoi festini non ci è mai dato sapere di una manifestazione dei movimenti femminili e femministe contro la pornografia e l’industria del sesso variamente articolato. O dobbiamo ritenere che la femmina è più libera perché più liberamente si può prostituire?

Quanto poi ai movimenti gay o del sesso neutro che rivendica il diritto ad avere figli attraverso l’utero in affitto, per riprodurre un figlio “proprio”, ovvero per riprodurre la proprietà da tramandare, chi decide e in base a quali valori etici e morali una femmina è destinata a riprodurre figli non propri mentre il terzo sesso deve avere il diritto a poterlo fare? La morte sociale e politica di Berlusconi, ancor prima di quella che lo ha accompagnato nella bara, ha cominciato a segnare la crisi di un certo liberismo, come si diceva prima e non può essere sostituito da nuovi valori dello stesso fondati sulla prepotenza di un uomo contro un altro uomo.

Dopo la cacciata degli Usa e dell’Occidente dall’Afghanistan e la decisa reazione della Russia alle continue provocazioni dell’Occidente e della Nato in Ucraina è del tutto impensabile una nuova ripresa del liberismo e con esso del berlusconismo senza Berlusconi. L’attuale governo di destra in Italia è un’accozzaglia che galleggia sul nulla, perché nulla può organizzarsi se non si sviluppa una mobilitazione sociale su interessi comunitari.

Per chiudere dico senza mezzi termini che l’idea di una nuova comunità non può che nascere solo dalle ceneri del liberismo nel suo insieme che sta entrando in crisi definitiva e chi si attarda a rianimarlo sarà trascinato nella sua stessa rovina.

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