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sinistra

In nome dell’umanità

di Salvatore Bravo

«Israele non sta combattendo solo la sua guerra, ma la guerra dell’umanità contro i barbari» sono le parole di Netanyahu. Ancora una volta siamo all’interno della grammatica del “bombardamento etico”. Per poter far accettare agli israeliani e, non solo, una somma ingiustizia, si fa appello all’umanità e alla mostruosizzazione del nemico. Si opera secondo una modalità ideologica: la guerra d’Israele contro Gaza è rappresentata come la guerra dell’umanità contro la disumanità. L’appello alla lotta tra gli “umani” contro i “disumani” è degno delle peggiori crociate. I disumani non hanno ragioni, devono essere annientati. Per punire Hamas si annichilisce un popolo intero, per giustificare il salto illogico tra le colpe individuali o di gruppi proiettate su una intera popolazione, si fa appello alla guerra dell’umanità contro la barbarie. Il mondo è diviso in due, da una parte coloro che difendono il “bene”, e dall’altra parte il “male assoluto”. L’esemplificazione e il semplicismo uccidono ogni dialettica argomentativa, al suo posto vi è solo una linea minata tra gli umani e i disumani. Il semplicismo è foriero di violenza, i disumani devono essere annichiliti in nome del bene e dell’umanità.

In tale cornice ideologica che prepara l’annientamento del male, non vi è spazio per l’uso pubblico della ragione, chiunque sollevi dubbi, è sospetto di essere un infiltrato e un discepolo del male. La violenza ideologica e delle armi si è sostituita alla politica, l’unica logica che si persegue è la potenza della distruzione in nome dell’umanità. Si tratta di una tecnica di dominio e cancellazione dell’altro, o meglio l’alterità è uccisa già nella mente prima ancora che materialmente, in tal maniera massacri e ingiustizie conseguenti non solleveranno nella maggior parte della popolazione indignazione, poiché il nemico mostruosizzato non è umano, pertanto i processi di identificazione empatici sono neutralizzati a priori.

La politica che intesse compromessi al fine di evitare inutili stragi è sostituita dall’apparato della propaganda che prepara la guerra. Siamo in un’epoca di disumanizzazione assoluta, poiché non vi è politica e la verità effettuale è sostituita con gli slogan. La violenza ammantata da “parole buone” è l’ultima frontiera della disumanizzazione di ogni relazione. Le categorie etiche sono usate come strumento per la guerra ideologica e campale. In tale condizione per restare semplicemente umani bisogna riportare la razionalità nella sua valenza politica dove l’irrazionalità impera. I popoli sono ingannati e strumentalizzati, a tale constatazione non si può solo reagire, ma bisogna agire con consapevolezza, è necessario far circolare dati oggettivi, ricostruire la genetica del conflitto, in modo che le parti in causa possano evitare stragi inutili che pongono le condizioni per ulteriori violenze usate come “rendita” dalla cattiva politica. Porre in rete informazioni che possano aiutare a capire il conflitto condannando inutili violenze potrebbe essere una modalità sotterranea e carsica per preparare un altro modo per intendere e decodificare il nostro tempo. Nessuno ha il diritto di uccidere in nome dell’umanità, quest’ultima è una categoria usata in modo strumentale, in cui si fanno entrare a seconda delle circostanze una serie gli interessi economici-militari delle oligarchie occidentale. Per uscire dalla violenza normalizzata è necessario riportare il termine umanità al suo valore universale. Il nemico è umano, e dunque, è dotato di razionalità, pertanto i crimini devono essere giudicati e perseguiti, ma i popoli in quanto parte della comune umanità possono risolvere la conflittualità con la politica. Se la disumanizzazione del nemico diverrà, come già di fatto è, la prassi con cui si gestiscono le tensioni internazionali, siamo dinanzi a decenni di barbarie generalizzata senza prospettiva storica. I barbari non sono al di là dei confini, ma all’interno del nostro mondo disumano sempre più disumano. Il futuro si gioca su questo riconoscimento-autoriconoscimento dell’altro. La grande battaglia culturale per scalzare le oligarchie consiste nel processo di umanizzazione del nemico presunto, di cui bisogna comprendere e capire le ragioni senza assolverlo dai crimini, è l’unico modo che abbiamo per uscire dalla spirale di violenza che espone l’umanità nella sua totalità a pericoli che rischiano di essere irreversibili.

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