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sinistra

Quel che resta del giorno

di Giuseppe Sottile

One can only speak of the victory of the proletarians to the extent that one simultaneously affirms that they will not realize it as proletarians, but in negating themselves, in posing man. – J. Camatte

Marx’s critical theory… suggests that the working class is integral to capitalism rather than the embodiment of its negation, M. Postone

Il mondo di oggi è malato fino al midollo delle ossa della mancanza di cose elementari: di un fuoco a portata di mano, di acqua che sgorga dalla terra, di aria e della stessa cara terra sotto i piedi - H. Beston

Ci si è probabilmente appena accorti che sono in corso almeno tre latenti guerre civili, per restare all’Occidente, più o meno protrattesi nel tempo e nel modo in cui oggi esse si esprimono: in USA, già a partire dagli anni ’90, in Spagna e Francia più di recente. Da lungo tempo, e seguendo riflessioni altrui, ho svolto ipotesi sulla natura spesso reazionaria dei lavoratori salariati nel loro complesso. Penso che la “quotidianità sostanziale” a cui stiamo assistendo, ancora una volta sia ricca di nuovi indizi significativi e possa essere ancora una volta determinate: implosione della democrazia rappresentativa, nelle procedure elettorali e nella astensione, condizioni economiche e non solo di fondo, che oramai mettono di fronte direttamente capitale e lavoro, senza più mediazione politica, evidente nel cretinismo del dibattito politico che ne mostra la impasse, e che nelle “soluzioni” di politica economica – sempre attente ai mercati - accompagna solamente l’aggravamento delle condizioni sociali (ed ecologiche), qualunque sia la direzione il sistema prenderà.

L’implosione politica è con buona ragionevolezza l’espressione della crisi sistemica del capitalismo di cui già detto, ma in condizioni storiche differenti, poiché nulla si ripete allo stesso modo, compresi i cicli economici. Dovremmo preoccuparci felicemente della natura e condizioni di queste guerre civili più o meno latenti e potenzialmente esplosive, poiché quello che potrebbe accadere rientrerebbe negli imprevisti storici. Vorrei ricordare che non c’è stato un imperativo marxiano che sia stato seguito dal movimento comunista e che mai si è avuta alcuna significativa esperienza rivoluzionaria che non si sia tramutata nel suo opposto, ossia rivolta contro se stessa. Ora in pieno Occidente l’alternativa non è più tra gli opposti apparenti di democrazia o dittatura, apparente perché entrambe hanno dato solo fondo alla consacrazione dell’ecocidio/democidio, la più fiera eredità della fase storica che ne è seguita, ma nella resa dei conti tra Natura ed una civiltà ad essa ostile. La natura conservatrice ad ogni costo dello status quo dei salariati farà ancora, come suo tempo, la differenza, se tale si manterrà. Che tale si mantenga dipende dal ruolo che ricopre in questa fase storica l’atavica repressione degli impulsi primari e le istituzioni che ne esprimono la sua rimozione/deformazione. La peste emozionale è il fil rouge che come una capillare tautologia significativa lega numerosi fenomeni: dai politicanti burattinai ai sovranismi, dalla xenofobia al revival del misticismo religioso più triviale, dai razzismi al desiderio di efficienti apparati securitari, dai patriottismi al più crudo e diffuso nichilismo. Qua è la, come in passato, spiccano ancora nuovi e significativi autentici e non ideologici, ancora forse politicamente immaturi, inni alla vita, non a caso pesantemente anatemizzati e represse: da extinction rebellion a ultima generazione, da animal rebellion a earth first, da soulkevements de la terre ai redivivi piccoli esperimenti di liberazione sessuale nelle scuole primarie e timidi tentativi di pubbliche politiche alimentari plant based. Un piccolo grande segnale della debolezza del sistema. Ma il sistema vive delle sue stesse debolezze. Un esempio? Gli enormi flussi migratori, che sono figli della crisi economica ed ecologica e non della crescita della prima (come in passato), al momento incrementano solo la guerra di tutti contro tutti. Ancora una volta al “proletari di tutti i paesi unitevi’” subentra l’ammazzati l’un l’altro, base di ogni “sano nazionalismo”. Lenin, da qualche parte, disse che un proletariato forte e ben organizzato avrebbe potuto fare a meno della violenza rivoluzionaria e che la democrazia era invece il luogo della violenza. Ove più ove meno ne scorrerà sangue, come è giusto che sia. E piante e animali, oltre le stelle, staranno a guardare.

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