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manifesto

Marx, il risveglio del gigante dormiente

di Roberto Ciccarelli

Intorno al libro di David Harvey, «Grundrisse. Un viaggio negli appunti di Karl Marx», edito da Alegre

Grundrisse. Un viaggio negli appunti di Karl Marx (Alegre, pp. 526, euro 28) è un capitolo del «Progetto Marx» al quale David Harvey lavora da almeno un quarto di secolo. È il seguito, o la premessa, per un altro «accompagnamento» – companion, è l’originale titolo inglese – a un altro libro importante del filosofo e geografo britannico: l’Introduzione al capitale tradotta da La Casa Usher nel 2014.

I Lineamenti della critica dell’economia politica (Grundrisse) sono stati scritti da Marx tra il 1857 e il 1858. Questi formidabili inediti iniziarono a essere letti davvero dal 1953. In Italia furono tradotti tra il 1968 e il 1970 da Enzo Grillo e divennero un altro strumento per rovesciare lo stalinismo. Oggi sono in libreria con l’editore PGreco.

IL «VIAGGIO» di Harvey non è un saggio filosofico sulla genesi dei testi e sul rapporto critico con la filosofia di Hegel sul modello di Roman Rosdolsky (Genesi e struttura del Capitale di Marx). Sembra più vicino all’introduzione di Vitalij Vygodskij attento al processo unitario della teoria economica di Marx. Le parti più felici del libro sono quelle dove l’autore ha realizzato più un’analisi contestuale, o una genealogia del presente storico, che usa il «metodo» marxiano per comprendere cos’è oggi il capitalismo finanziario e lo stato delle lotte dall’America Latina agli Stati Uniti fino all’Europa.

Harvey conferma che i Grundrisse non sono una «specie di stenografia intellettuale privata che è a volte impenetrabile» (Eric Hobsbawn). Invece sono una moderna «opera aperta», un flusso di coscienza organizzato in un laboratorio dove Marx ha analizzato i principali concetti esposti del Capitale (denaro, capitale, merce, alienazione, forza lavoro, produzione e circolazione, scienza e tecnologia, il conflitto tra capitale e forza lavoro). Se nel Capitale la critica dell’economia politica parte dalla merce, nei Grundrisse parte dal denaro. La prima parte dal valore d’uso e dall’alienazione del «lavoro vivo», gli altri dall’equivalente generale degli scambi.

PRODUZIONE, circolazione e valorizzazione finanziaria sono processi diversi che insieme formano una «spirale» o una «curva che si ampia». Così inteso il capitale non si chiude su se stesso come il circolo hegeliano della dialettica dello Spirito Assoluto. Né può essere inteso come un Leviatano che chiude il mondo in un ergastolo. Il capitale è un rapporto: quanto più il mondo è aspirato nel «mercato mondiale» tanto più si allargano i bisogni e crescono le crisi; tanto più il capitale si autonomizza dal lavoro, tanto più dipende da una forza lavoro più sfruttata; tanto più aumenta l’accumulazione del valore e la concentrazione dei capitali, tanto più diminuisce il saggio del profitto.

Harvey sostiene che il concetto più importante dei Grundrisse è la «totalità». Lamenta il fatto che sarebbe stata «snobbata dai vari commentatori» che però non cita. È un’osservazione imprecisa perché sia l’operaismo con Antonio Negri in Marx oltre Marx (manifestolibri) che i marxisti attenti al rapporto tra Marx e Hegel hanno dato diverse interpretazioni di questo concetto. Si direbbe piuttosto che Harvey, pur avendo riconosciuto il divenire della totalità, fatichi a concepirla nei termini di una tendenza antagonista. Così facendo sottovaluta un elemento della dialettica marxiana che permette di comprendere il capitale come un rapporto politico tra elementi confliggenti, a cominciare dalla forza lavoro che lotta contro l’espropriazione del plusvalore e la sua riduzione a «lavoro morto».

NON È SOLO una questione filologica. Da ciò dipende la possibilità di creare quella che Harvey chiama «soggettività anti-capitalista». Questa soggettività potrebbe essere creata a partire dalla conoscenza della «duplicità» del capitale. Harvey la descrive in pagine molto belle. Duplice è il capitale: da un lato, il suo sviluppo è «civilizzazione»; dall’altro lato, la sua crescita sfrutta e distrugge. Duplici sono molti concetti marxiani: forza lavoro, classe, ideologia. Lo sono perché Marx individua in ciascuno di essi il movimento che li porta fuori di sé, trasforma la differenza in costituzione e trae il nuovo a partire dal rovesciamento dialettico.

I Grundrisse si muovono nell’ambivalenza: da un lato, il capitale nega una «linea di fuga» oltre se stesso; dall’altro lato, la pratica. Essendo popolata da forze divergenti la sua «totalità» produce una soggettività che la contrasta e l’amplifica. Quella indicata da Marx non è un’ipotesi idealistica, ma una possibilità reale basata sul concreto funzionamento della macchina-capitale.

NEGLI STESSI TERMINI potrebbe essere inteso un altro concetto che appare nel famoso «frammento delle macchine» contenuto nei Grundrisse: l’individuo sociale. Questo «individuo» è il rovescio di quello liberale: isolato, proprietario, calcolatore. È una collettività in movimento, un’unità delle differenze, una molteplicità sociale intelligente. È una forma della vita dove «il lavoro non si presenta più come lavoro, ma come pieno dispiegarsi dell’attività stessa». In pratica, il comunismo.

Harvey si sofferma invece sul «lavoratore emancipato». Questa figura coincide con l’artigiano indipendente, l’operaio professionale e gli «autodidatti». Pensa ai lavoratori dei servizi pubblici, quelli della cultura e agli insegnanti e allude allo sviluppo di un lavoro «indipendente, duttile e flessibile». In realtà, l’emancipazione in questione consisterebbe nel farsi sfruttare il meno possibile in una società che resta basata sul lavoro salariato. Sembrerebbe un passo indietro rispetto alla liberazione comunista che in Marx è l’abolizione del lavoro mercificato.

L’indecisione di Harvey può essere spiegata con una diversa declinazione del comunismo nei Grundrisse e nel secondo e nel terzo libro del Capitale. Nel primo testo Marx prefigura la fine dello sfruttamento e la liberazione dei bisogni; nell’altra opera il lavoratore è emancipato dall’organizzazione non più capitalistica della produzione. Le due prospettive non si escludono: il comunismo è una dialettica tra la liberazione della forza lavoro e la sua libertà nel lavoro.

CIÒ CHE PERÒ CONTA in questo libro è la consapevolezza del suo autore nel considerare il marxismo come una prassi che va organizzata ed estesa al fine di sollevare un «gigante dormiente» – splendida la definizione di Harvey – in un movimento che «costruisce un’alternativa». Il problema è come si costruisce un simile movimento. L’autore affronta il problema quando usa la sua lettura dei Grundrisse per individuare un rapporto tra la critica del capitalismo e quella contro gli altri poteri che dominano la vita: il razzismo, il sessismo, il colonialismo, il capitalismo fossile e così via. Di solito, tale rapporto è considerato a partire dalla condizione individuale. Così si finisce per creare una categoria essenziale a partire dalla quale si forma una gerarchia tra le identità. Tale impostazione divide e impedisce l’azione laddove sarebbe necessaria un’unità capace di trasformarsi.

Harvey invita invece i lavoratori e i movimenti a maturare una «coscienza della totalità» in cui si trovano implicati. La «totalità» è quella del capitale, ma ciò non significa dire che l’anticapitalismo sia la lotta più importante delle altre. Pensarlo significa ridurre la critica dell’economia politica a un’analisi delle forze produttive, mentre Marx è interessato alla trasformazione di queste ultime in soggetti sociali. È più utile invece pensare che il potere del capitale è in relazione con gli altri sia nella riproduzione sociale che nella produzione industriale. La critica del capitalismo implica un’alleanza con lotta contro il patriarcato e la violenza sessuale, contro il razzismo e il colonialismo, per la giustizia climatica. E viceversa.

QUESTA OPERAZIONE si realizza connettendo la critica dell’economia politica alla creazione di una soggettività politica. E ciò che permette di fare il metodo marxiano. La sua utilità è notevole quando si tratta di creare una nuova sintesi politica in un momento in cui invece si contrappongono i diritti sociali a quelli civili. L’obiettivo non è fare la somma di soggetti diversi, ma creare il «divenire co-rivoluzionario» descritto altrove da Harvey. Ciò imporrebbe al marxismo e agli altri pensieri critici di non separare più la struttura dalla sovrastruttura, l’economico dal politico, i diritti dai bisogni, la soggettività dalla produzione. In fondo, è ciò che ci si propone di fare da mezzo secolo, con esiti alterni.

L’obiettivo di Harvey è «fare ritirare il capitale» per «fare posto» a un «mondo civilizzato, egualitario e accettabile in senso ambientale». La prospettiva è minima, ma sarebbe già molto oggi.

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Comments

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Michele Castaldo
Saturday, 10 August 2024 17:47
Non conosco questo Renato che commenta il mio commento ma lo ringrazio di cuore e lo avrei pagato per la sua chiarezza.
Questo signore ha il coraggio che manca innanzitutto ad Harvey oltre a tantissimi epigoni di Kautcky.
Dunque tanto di cappello.
C'è un piccolo PERÒ, ovvero che lui non è - almeno così pare - un imprenditore e non può aspirare a vivere sogni tranquilli.
Ma questo signore è così ingenuo e poco informato da non leggere quello che scrivono gli analisti, quelli Seri, non i buffoni, su questa fase.
Ma David Harvey li legge e sa benissimo a cosa sta andando incontro il modo di produzione capitalistico.
Sicché il personaggetto anonimo Renato può anche continuare a vivere nella sua ignoranza mentre il David Harvey è fra quelli che cercano di esorcizzare il momento tragico e si comportano tentando di fare la respirazione bocca a bocca al movimento in grave crisi di respirazione.
Buona fortuna al Renato e lunga vita ancora a David Harvey nella speranza che acquisisca un briciolo di conoscenza maggiore delle leggi del modo di produzione capitalistico perché - caro signore - una certa aquila reale, tale Rosa Luxemburg, sintetizzava: la moneta non figlia valore.
Oggi l'insieme del moto-modo ha difficoltà a produrre - nel suo insieme - VALORE, è questa la sua crisi.
La storia del marxismo è ricca di questi poveri signori che hanno fatto negli anni un lavoro ai fianchi per scoraggiare le masse a credere in un mondo diverso.
Oggi siamo al dunque e chi sta dall'altra parte fa bene a dichiararsi senza ipocrisia come fece l'Harvey durante la pandemia nel 2020 con Trump contro le rivolte e le rivoluzioni.
CHIARO Renato?!
Michele Castaldo
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renato
Saturday, 10 August 2024 16:43
..marx aveva visto il suo capitalismo quello fondato in inghilterra.
Oggi che ci piaccia o no , ci sono vari capitalismi: occidentale americano, quello europeo con tutti i suoi aiuti e controlli competitivi sempre piu' servo del primo, il capitalismo russo , quello cinese , il modello giapponese.
L'africa , vaste parti dell'asia e dell'america latina non ci sono ancora o sono socialismi imperfetti , come li chiama Formenti, o ibridi in via di trasformazione .
Non esiste certamente il socialismo in un solo paese e non potrà esistere proprio ora che quasi tutto il mondo sposa il mercato , l'accumulazione e la proprieta privata.
Quindi i superamento del capitale non potrà avvenire fino a quando tutto il mondo sarà un enorme mercato o ipermercato.
SEmpre che si possa immaginare una rivoluzione mondiale sincronizzata e vincente verso il socialismo.
A meno che qualcuno inizi nuovamente a rompere politicamente a livelli altissimi, rifiutando il lavoro salariato totalmente , progettando e sperimentando modi conviviali e partecipativi si produzione e consumo scollegati definitivamente dalla legge del valore, plusvalore e plus lavoro.
Soprattutto dimostrando che si puo vivere tranquillamente con questo nuovo modello di vita e di civiltà.
E forse prima ci saranno inevitabili passaggi cruenti, perchè il comando e il dominio fondati sul denaro non si lasceranno sostituire tanto facilmente. Comunque viste le leggi di movimento e le sue conseguenze , io fossi un capitalista o un commerciante, dormirei sonni tranquilli.
Come del resto tutti i movimenti e associazioni o partiti, si passa piu' tempo a dormire o a discutere di questioni ininfluenti che guardare in faccia la realtà, ecc, ecc.
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Michele Castaldo
Saturday, 10 August 2024 08:37
Il più delle volte si cerca, nello studiare un libro, quello che si desidera.
Non credo di svelare chissà quale verità, ma solo di stare ai fatti.
Harvey nonostante l'età, e gli innumerevoli studi e le cattedre occupate, del modo di produzione capitalistico ci ha capito molto poco e si arrovella il cervello nel tentativo di un che non riesce a suggerire e quando lo ha fatto, come nel 2020 durante la pandemia, è stato osceno al punto da consigliare a Trump di elargire sussidi per tenere i consumi e - udite udite - di rinviare le elezioni per evitare - testuale - rivolte e rivoluzioni.
Ora se un intellettuale del suo calibro arriva al punto da preferire Trump alle rivolte cosa può trovare nei Grundrisse?
La indefinitezza di Marx circa la LEGGE DEL VALORE.
Poi ci può girare intorno, come nel concetto della "totalità" senza riuscire MAI ad afferrare le tesi tesi fondamentali di Marx in quella straordinaria opera: a) che il modo di produzione capitalistico è un moto storico sviluppatosi partendo dallo scambio; b) che è un movimento con leggi proprie; c) che è un movimento Impersonale; d) che in quanto movimento storico è un movimento, come ogni movimento finito.
Oggi che l'insieme del moto è in crisi di sistema i Grundrisse hanno un valore straordinario in termini previsionale mentre Harvey ciurla nel manico.
I lettori mi perdonino la franchezza ma questi sono tempi in cui il parlare a vuoto è dannoso.
Michele Castaldo
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Franco Trondoli
Sunday, 11 August 2024 11:34
Caro Michele Castaldo,
Il dibattito se lo scambio nasce per primo, o viceversa siano i Tributi, cioè le tasse, a dare origine allo scambio è aperto e non chiuso.
Non posso approfondire qui' un dilemma di tale portata, e soprattutto le sue implicazioni future.
A parte che non ne sono minimamente capace. Però so che i problemi esistono.
Studiosi del calibro di David Graeber, più recentemente, e Gilles Deleuze piu anteriormente, ne hanno proposto delle ipotesi che fanno parte a tutto tondo della Cultura Occidentale.
Graeber: Debito: i primi 5000 anni.
Deleuze e Guattari: Mille piani.
Cordiali Saluti
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