Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Il fascismo: una questione ancora aperta

di Patrizio Paolinelli

Nell’attuale clima politico-culturale è sicuramente un atto di coraggio da parte di Luciano Canfora pubblicare un pamphlet intitolato Il fascismo in Italia non è mai morto (Dedalo, Bari, 2024, pp 96, 13,00 euro).

Che il fascismo non sia mai morto non ci dice molto di nuovo. Ma ribadirlo è importante per almeno due motivi: 1) perché il fascismo e il nazismo non nascono dal nulla, ma sono il risultato di un processo storico; 2) perché hanno continuato a vivere e persino svilupparsi nel mondo già all’indomani della Seconda guerra mondiale.E tuttavia un elemento di cambiamento c’è: oggi i fascisti non si nascondono più come un tempo. In Italia organizzazioni dichiaratamente fasciste sono presenti in Rete e nelle scuole, mentre esponenti politici provenienti da quel mondo governano città, regioni e da qualche tempo guidano il Paese.

Per verificare la normalizzazione del fascismo e persino il suo fare tendenza, (si veda in proposito L. Ghiglione, V. Isoppo, Se il fascismo va di moda. L’estremismo di destra e i giovani, Futura Editrice, Roma, 2022) è sufficiente spigolare tra le discussioni sui social network per imbattersi in aperte apologie del Ventennio. Apologie considerate come un diritto che una democrazia non può negare: ognuno ha le sue opinioni.

Compito di un intellettuale è capire i fenomeni storico-sociali e Canfora ha dedicato il suo pamphlet alla permanenza del fascismo in Italia individuandone le caratteristiche principali.

Per il grecista barese il nocciolo del fascismo è costituito dal “suprematismo razzistico”. Ossia dalla presunta superiorità dell’uomo bianco nata col colonialismo occidentale.

Come ogni cosa in mano al fascismo, l’italica superiorità diventa una nozione molto elastica e fu addirittura usata dal regime contro la Germania nei momenti di tensione tra i due Paesi. Ma al di là di questo aspetto assai bizzarro, il razzismo è potentemente ritornato a inquinare la politica e la cultura dell’occidente con le ondate migratorie che hanno investito l’Europa e gli Stati Uniti da qualche decennio a questa parte.

A parere di Canfora, dal suprematismo razzistico nascono tre propensioni centrali del fascismo: il nazionalismo esasperato, il rifiuto dell’altro, l’atteggiamento irrazionale di gruppi sociali in difficoltà e in cerca di riscatto. Di conseguenza nella nostra contemporaneità in Europa sono stati costruiti duemila km di barriere per fermare i migranti, sono state promulgate leggi contro gli immigrati (o leggi per renderli cittadini di serie b) e, spostandoci negli Stati Uniti, non molto tempo fa ha avuto una forte presa sull’elettorato l’idea dell’America first. L’Europa first non è possibile perché non è una nazione né i singoli Paesi che la costituiscono possono ambire a reali primati sugli altri in quanto tutti (chi più chi meno) sono sotto controllo statunitense, mentre l’Italia e la Germania sono addirittura due protettorati. Una situazione di subalternità che tuttavia non impedisce il ritorno del fascismo. Anzi, lo favorisce.

Per Canfora il fascismo rimane una questione aperta perché è un tipo di dispotismo (non usiamo il termine totalitarismo perché sbilanciato a favore dei sistemi politici liberal-liberisti) che non ha mai avuto una connotazione politico-culturale strutturata, precisa, definitiva. È sempre stato una sorta di pastiche di idee, mezze idee, mitologie e retoriche. Ma questa debolezza è in realtà la sua forza perché in virtù di un’ambiguità senza pari gli permette di cambiare aspetto nel tempo. Perciò oggi il fascismo non si ripropone, sic et simpliciter, nelle forme del Ventennio, e assume nuovi tratti, seppur in continuità più o meno marcata con quelli originali.

D’altra parte Canfora fa notare quanto fosse ondivago il fascismo già durante la sua esperienza storica. Un esempio. Avanzò aspirazioni anticapitalistiche nel 1919, se le rimangiò negli anni successivi (facendo gli interessi di agrari e industriali), e tornò a vagheggiarle con la fondazione della Repubblica di Salò nel 1943. In poche parole, il fascismo cambia veste a seconda delle circostanze. Un’attitudine che secondo Umberto Eco trova spiegazione in una cultura sincretistica che tiene insieme messaggi contraddittori (si veda, U. Eco, Il fascismo eterno, La nave di Teseo, Milano, 2019). Perciò, grazie alla sua camaleontica mutevolezza il fascismo resta tuttora per Canfora “un modello per esperimenti e metodi già sperimentati e ritornanti.”

Quali sono questi metodi collaudati nel Ventennio e che oggi ritornano? Conviene lasciare la parola direttamente a Canfora: “intimidire l’opposizione con accuse inverosimili, intimidire singoli oppositori con raffiche di querele, mettere sotto accusa o delegittimare gli organi di controllo, demonizzare i governi precedenti ventilando “commissioni d’inchiesta” a getto continuo, monopolizzare l’informazione (pronta, per parte sua, all’autocensura), progettare di stravolgere l’ordine costituzionale.” Come si vede le opposizioni non sono brutalmente represse come durante il Ventennio, ma sono “democraticamente” neutralizzate. Una tendenza che Bertolt Brecht, in fuga dal nazismo, aveva notato durante il suo soggiorno negli Stati Uniti e che si può tradurre nell’ossimoro “fascismo democratico” (si veda, B. Brecht, Diario di lavoro, Vol. I. 1938-1942, Einaudi, Torino, 1976).

Il fascismo è anche una parola con cui si indicano diverse forme di dispotismo. Per quanto riguarda il recente passato, simili al fascismo italiano furono il salazarismo in Portogallo, il franchismo in Spagna, il peronismo in Argentina. Oggi il ritorno del fascismo e persino del nazismo investe i Paesi baltici, la Croazia e l’Ucraina, mentre le destre radicali si sono da tempo affermate in Francia, Svezia, Austria, Germania.

Come è stato possibile per l’Europa questa desolante regressione dopo la terribile esperienza della Seconda guerra mondiale? Per Canfora la risposta si trova nella seguente sequenza storica. Innanzitutto, prima del conflitto bellico il fascismo era molto apprezzato in Inghilterra e negli Stati Uniti. John Kennedy ne era entusiasta, Roosevelt intrattenne ottimi rapporti con Mussolini, per non parlare delle grandi simpatie di Churchill (per il quale il Duce aveva salvato nientemeno che il “mondo intero” dal socialismo). Allo stesso tempo una parte consistente dell’élite britannica solidarizzava con Hitler e Mussolini in quanto baluardi antibolscevichi. Poi, dopo il conflitto bellico, il fascismo tornò a essere apprezzato per il ruolo che poteva giocare nella guerra fredda, ovviamente sempre in funzione antimarxista.

C’è poi il caso tedesco. All’indomani della vittoria sull’Asse, dopo aver animatamente discusso su come frantumare la Germania, alla fine gli angloamericani decisero invece di farne un baluardo contro l’Unione Sovietica e la defascistizzazione del Paese fu bloccata. La Germania Ovest fu integrata nel Patto Atlantico, diventandone la punta avanzata, e un gran numero di quadri militari nazisti passarono con l’ex nemico. Per quanto riguarda l’Italia innumerevoli fascisti tornarono a dirigere l’amministrazione statale della neonata Repubblica, sorse il neofascista Movimento sociale italiano (fuori dall’arco costituzionale, ma fermamente intenzionato a prendere il potere), furono tentati ma non eseguiti tre colpi di stato, prese il via la strategia della tensione con le sue stragi e le sue trame destabilizzanti per impedire al PCI di andare al governo.

E oggi? Oggi ci ritroviamo con gli eredi del Movimento sociale italiano a dirigere il Paese. Una destra di governo che non ha affatto chiuso i conti col fascismo e che per Canfora è sotto costante ricatto delle sue frange più estreme e nostalgiche. Si cerca così di riabilitare la Repubblica di Salò, di negare la matrice fascista della strage di Bologna del 2 agosto 1980, ci si arrampica sugli specchi durante le celebrazioni del 25 aprile (anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo). Allo stesso tempo la destra sociale tuona a parole contro l’asservimento del nostro Paese alla Nato, sempre a parole critica gli extraprofitti delle grandi banche e grazie a questo gioco delle parti con la destra di governo copre lo spazio lasciato vuoto dall’opposizione.

Il panorama dipinto dal pamphlet di Canfora è desolante, molto preoccupante e tuttavia realistico. Se ieri il fascismo è stato usato dalle democrazie liberali per distruggere la speranza delle classi subalterne di un mondo più giusto, (si veda in proposito, V. Bevins, Il metodo Giacarta. La crociata anticomunista di Washington e il programma di omicidi di massa che hanno plasmato il nostro mondo, Torino, Einaudi, 2021), oggi che il pericolo rosso non esiste più la destra di governo di ascendenza fascista è utilizzata dal grande capitale finanziario per dare agli italiani l’illusione di una risposta nazionale alle sempre più acute contraddizioni sociali. E in tutto questo la sinistra che fa? Per Canfora non fa la sinistra: ha ceduto all’atlantismo e a quel “fantasma ideologico-geografico” che è l’europeismo rivelandosi in tal modo inadeguata a dare risposte alle crescenti disuguaglianze.

L’acutissimo opuscolo di Canfora non dà risposte. Semmai invita il lettore a ragionare. Su cosa? Per esempio sul fatto che per anni ci hanno fatto un vero e proprio lavaggio del cervello con la fine delle ideologie e invece ci ritroviamo ancora una volta a fare i conti col suprematismo razzistico, ci ritroviamo a fare i conti con l’ideologia fascista.


Patrizio Paolinelli, La critica sociologica, LVIII – 231 – Autunno 2024
Pin It

Comments

Search Reset
0
AlsOb
Sunday, 15 December 2024 13:32
Può darsi che Canfora abbia avuto in mente l’intenzione di praticare un “atto di coraggio”, ma il risultato, suo malgrado, è un pamphlet un poco frettoloso e abborracciato.
Paradossalmente, vi è pure un passo nel libretto, che sembra ricalcare pregiudizio e razzismo, cioè fascismo, quando, senza una effettiva conoscenza dei fatti e manifestando una limitata comprensione del capitalismo contemporaneo e coloniale, proclama che in Argentina il peronismo e la sinistra “sono rimasti soccombenti” nel confronto elettorale a causa di un apparente virus plebeo, di “un’ondata di plebeismo iperliberista orientato verso la sudditanza al dollaro.”.
Al contrario Milei sta governando con una relativa efficacia, senza subire una significativa opposizione, nonostante l’incremento della povertà, (e come prevedibile senza dollarizzare): gli elettori argentini hanno infatti, in qualche modo, compiuto una scelta razionale, nella disperazione, decidendo tra un peronismo e sinistra caratterizzati da conflittualità, opportunismi e incapacità di governare e comunicare la realtà dei fatti e un Milei brutalmente diretto nel dipingere la situazione, prospettare nuove opzioni, alieno, per lo meno, dal virus di trattare gli elettori come minorati mentali.
Canfora, nel suo astrattismo, sembra scongiurare un magico vaccino, da iniettarsi nella detestata plebe, così da liberarla dal male del plebeismo.
Sul piano pratico e scientifico e non del mondo fantasticato, i plebei si allontaneranno dalla scelta preferita della stabilizzazione economica, quando percepiranno gli effetti negativi e regressivi del dogmatico e sostanzialmente anticapitalistico modello adottato; al momento, con il grande capitale che crea un flusso di dollari in entrata, non si vedono rotture e crisi a breve.
Sfortanatamente, al di la del caso specifico evidenziato, tutta la narrazione si mostra abbastanza fragile, incline a disperdersi nella affabulazione e convenzionalismo, da correre il rischio di generare una visione parzialmente distrattiva e equivoca del fenomeno storico e contemporaneo del nazifascismo.
Su questo punto Bordiga ebbe l’intuizione giusta, quando avvertì che l’oligarchia, che aveva promosso e creato il fascismo e nazismo e i suoi tragici fantocci, per sottomettere e controllare le classi inferiori e evitare il pericolo della affermazione dei partiti di sinistra, non avrebbe mai abbandonato tale progetto, ma, senza soluzione di continuità, avrebbe continuato a perseguirlo, con riformulate e convenienti strategie. Strategie che si sono rinnovate e saldate sulla politica di costante predazione e sottomissione imperialistica del resto del mondo praticata dall’impero, con i suoi bracci armati finanziari e militari.
La vecchia mitologia e simbologia della propaganda fascista è stata destinata ai nostalgici e ai suggestionabili, da utilizzarsi nelle rivoluzioni colorate e nelle guerre per procura; varie ong e altre istituzioni paraculturali inondate di dollari sono state uno strumento essenziale in questo senso, in particolare nell’est europeo.
Ma l’approdo alla cifra storica del nazifascismo contemporaneo e alla pianificazione e realizzazione dello sterminio di una popolazione nell’indifferenza generale di una stordita opinione pubblica, si deve alla astuta operazione da parte della classe dominante di razionalizzare il nazifascismo e razzismo, di inserirlo nel paradigma ideologistico neofeudale neoliberale e di far convergere su tale modello la sinistra, così da eliminare ogni espressiva opposizione e anzi fingersi pure antifascisti, nella misura in cui si stigmatizzano folclorici o nostalgici portatori della vecchia mitologia di destra, per lo più di secondaria importanza nel nuovo modello, (e comunque facilmente reintegrabili se necessario) e rivolti a interpretare lo scontento dei “plebei” neoschiavizzati.
La robustezza del modello nazifascista neoliberale dipende dalla sincronizzazione sotto il controllo dell’oligarchia dominante delle varie pedine distribuite nei diversi apparati e centri, gli organi di propaganda e (dis)informazione, gi ambienti politici, istituzionali, e finanziari e i centri militari, tra cui la nato, aventi il compito di addestrare, pagare e equipaggiare decine di migliaia di mercenari e terroristi, da impiegarsi, nelle strategie di destabilizzazione. Occuparsi delle pedine, del loro colore e proclami come, da ultimo, per quelle inviate in Siria, è abbastanza irrilevante, dato che si dovrebbero investigare i vari burattinai che le finanziano e muovono, per cercare di capire obiettivi e e sviluppi.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
patrizio paolinelli
Thursday, 19 December 2024 19:14
AlsOb hai molte ragioni. ma occorre anche considerare in tempi terrificanti che viviamo e essere un po' indulgenti. sennò passiamo il tempo a farci al guerra tra di noi. un caro saluto.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote

Add comment

Submit