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sinistra

Punti d'incontro e priorità

di Paolo Bartolini

Se il libro di Mimmo Cangiano (“Guerre culturali e neoliberismo”, nottetempo) è prezioso – e lo è sicuramente – lo dobbiamo all’equilibrio e alla fermezza della tesi centrale. Parlare di woke culture e di battaglie identitarie implica una riflessione preliminare sull'uso che il potere capitalista può fare di esse. L’errore più grande è separare oppressione e sfruttamento, senza riconoscere che il tecno-capitalismo gioca su più tavoli. In alcune parti del mondo si avvale del patriarcato più retrivo, in altre flirta felicemente con la retorica del “fluido”, con il nomadismo identitario e altri concetti strappati alla cosiddetta French Theory (in auge nelle università americane). In sintesi possiamo dire questo: per una certa corrente di pensiero affermatasi negli ultimi decenni del Novecento, il conflitto principale non sarebbe tra capitale e lavoro, ma tra l’universalismo occidentale, eteronormativo e coloniale, e tutti coloro che recalcitrano a essere assorbiti in seno all'Uno dei moderni. Ne consegue che, in linea di massima, ci si illuda di mettere in crisi il potere semplicemente rivendicando un’identità non conforme a quelle maggioritarie. Sfuggire ai binarismi, moltiplicare la richiesta di diritti civili, elogiare le identità fluide che non si fanno catturare dal discorso dominante (sessista, maschio ed euro-centrico) sarebbe già l’inizio della rivoluzione. Chi rifiuta la reductio ad unum, insomma, si ritiene in quanto tale un pericolo per il potere.

Il problema, come evidenzia Cangiano opportunamente, è che il sistema della merce e dei capitali opera in modo tale da metabolizzare rapidamente le rivendicazioni culturali ormai prive di attenzione alla lotta di classe. Il pinkwashing e certe assurdità woke sono sotto i nostri occhi, a dimostrare quanto possano essere compatibili con la retorica individualista neoliberale. Eppure, dinnanzi a queste tematiche, faremmo un errore simmetrico e complementare se considerassimo certe battaglie solo alla luce della loro distorsione liberalprogressista (dem, atlantista, neoliberista e borghese fino al midollo). Questa è la linea polemica, sterile e autocompiaciuta, dell’area sovranista del dissenso. Un’area che camuffa a fatica pulsioni reazionarie e – essendo minoranza ininfluente – forse vive con grande fastidio la visibilità di altre minoranze ben più considerate dal mainstream (il fatto che lo siano, ovviamente, merita un esame critico, anche spietato). In un mondo dove, dopo le polarizzazioni del periodo pandemico, si creano continuamente barricate che oppongono soggetti che avrebbero interessi comuni rientrando nei fatti nel novero dei subalterni/sfruttati, siamo chiamati a non pietrificare lo spirito critico in una sola immagine: la mia lotta contro la tua. Questo è ciò che serve al potere stesso, che gongola quando i suoi sottoposti si accapigliano senza trovare punti in comune. Se invece ci svegliassimo da questo incubo fatto di riflessi condizionati, potremmo comprendere che il grande assente oggi è il nodo cruciale della giustizia sociale (un nodo che non si oppone certo ai diritti civili). Ridistribuire la ricchezza verso il basso, cancellare gradualmente la precarietà lavorativa, portare democrazia nelle imprese, prendere i soldi a chi ne ha troppi, rilanciare i servizi pubblici, promuovere politiche internazionali centrate su pace e diplomazia, affrontare il disastro ecoclimatico con logiche sostenibili per i popoli, infine conservare umanità e buon senso nella gestione dei flussi migratori (moltiplicando i diritti del lavoro per tutti e risarcendo i paesi di origine da cui fuggono questi nostri fratelli e sorelle) – tutto questo dovrebbe essere al centro di un grande movimento politico e di opinione, che potrebbe tranquillamente riunire soggetti diversi per genere, orientamento sessuale, etnia di appartenenza, lingua e immaginario. Ritengo, infatti, che le condizioni materiali delle persone siano lo zoccolo duro sul quale lavorare per uscire dai compartimenti stagno. Tutto il resto è posizionamento nel supermarket di una politica ingannevole, sia che si parli del PD guerrafondaio che si dimena sui carri del Gay Pride, o di populisti inconsapevoli che evocano il nume tutelare di Ratzinger per costruirsi una verginità tradizionalista fuori tempo massimo, o di “libertà di scelta” per chi acquista bambini un tanto al chilo tramite le agenzie della maternità surrogata. Ritengo, anche se è un discorso fuori moda, che la scomparsa della sinistra (mentre la destra esiste eccome) abbia nuociuto alla classe lavoratrice, ai ceti popolari e ai ceti medi lasciandoli in balia dei social, delle televisioni, dell’ignoranza perseguita metodicamente dal fronte neoliberale di destra e centro-sinistra (pensiamo alla scuola pubblica, ridotta ad azienda e anticamera del lavoro a intermittenza). Invece di creare capri espiatori e di contestare a priori le lotte che non sentiamo nostre, dovremmo imparare – tutte/i – a sporgere il capo oltre il recinto delle identità rigide (cosa che riguarda anche coloro che si considerano fluidi e inafferrabili), per incontrare gli altri e lavorare insieme, dandoci delle priorità comprensibili per larghe fasce della popolazione.

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Comments

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1
marcorso
Monday, 30 December 2024 17:03
L'autore scrive:

Ritengo, anche se è un discorso fuori moda, che la scomparsa della sinistra (mentre la destra esiste eccome) abbia nuociuto alla classe lavoratrice, ai ceti popolari e ai ceti medi lasciandoli in balia dei social, delle televisioni, dell’ignoranza perseguita metodicamente dal fronte neoliberale di destra e centro-sinistra (pensiamo alla scuola pubblica, ridotta ad azienda e anticamera del lavoro a intermittenza).

E io ,umilmente,mi chiedo:cosa si intende con la scomparsa della sinistra?mi sembra quasi di una entita' che se ne e' andata indispettita da qualche altra parte,sull'olimpo magari, e ha lasciato le persone-la gente-il popolo qui in basso,orfano di direttive e misure;ma perche',mi domando, le persone-la gente-il popolo non e' capace di resistere alle lusinghe dei social,della tv,dell'ignoranza?davvero e' pensabile che la fantomatica sinistra ha lasciato le classi lavoratrici e i ceti popolari e medi in balia di questi mezzi di distrazione-distruzione di massa e a causa di questo abbandono, tutto se ne sta andando a farsi fottere?

Io credo invece che,sinistra o non sinistra(cosa si intende?il pci-pds-ds-ulivo-pd?oppure rifondazione e fronde varie?oppure realta' ancora piu a sinistra?ma se si parla di queste ultime allora,c'e' da chidersi quanta rappresentanza avevano?a quante persone arrivavano?insomma chi e' la sinistra,o meglio,chi era?),le classi lavoratrici e i ceti popolari e medi dovrebbero incominciare ad assumersi le proprie responsabilita'.

Una persona,un cittadino,un individuo,chiamatelo come volete,appartanente ai ceti popolari o medi che siano,e' libero di pensare e agire fuori da certe dinamiche;costa sacrifici?certaente.Ma e' della tua vita che stiam parlando!

Persone che si sono sganciate da certe dinamiche esistono,sono reali,pensano e agiscono fuori da certi schemi,non sono illuminate, ne' unte dal signore,anzi,il piu delle volte, grazie a una certa sensibilita' e al senso comune-critico,e anche,talvolta,in mancanza di strumenti intellettuali atti ,per esempio,alla lotta di classe,si comportano in maniera molto piu' appropriata,coerente e cosciente,di chi ,invece,sarebbe deputato a farlo.

Sono pochi,molti pochi,pochissimi quelli che si espongono e si fanno vedere(si e' potuto vedere durante il delirio psico-pandemico);ancora meno quelli che vivono ritirati,quelli che hanno adottato uno stile di vita che ha sempre meno bisogno dei meccanismi dello stato,della societa:comunita',reti,ecovillaggi,situazioni abitative-lavorative,realta' che tendendo all'autonomia e all'autogestione,con differenti modelli e che vengono da contesti differeneti ma che tendono a una vita piu' autentica e reale,fuori da certi schemi,aderendo a certi valori.

Perche' sono cosi poche le persone che si ribellano,che agiscono,che pensano e dicono cose coerenti e autonome dal contesto massificato,che vivono in una maniera,ora qualcuno storcera' la bocca,alternativa,o se preferite ,altra?perche e' cosi difficile rinunciare eticamente e gioiosamente alle lusinghe del mercato,del posto fisso,dei mutui delle banche e delle assicurazioni,dell'urbe gentrificata,della comodita',del dannata zona di comfort,dei maledetti social, e ancora la televisione,il gossip,il calcio,e tutti quei meccanismi economici-sociali-culturali che ci appiattiscono,schiavizzano,rincoglioniscono,maledicono,dannano?

Questa per me la vera domanda!non perche la sinistra ha abbandonato noi,ma perche noi non siamo capaci di pensarci e di agirci a sinistra!Assumiamoci le nostre responsabilita,facciamo autocritica,rinunciamo alle sirene dementi e demenziali della zona comfort,cerchiamo il coraggio per vivere realmente liberi,o almeno,il pu' possibile,lontani dalla sclerosi della societa,cerchiamo di crearne una altra-alternativa dove poter pensare e agire orgogliosamente,felicemente,concretamente.
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