L’ipocrisia e il servilismo delle classi dirigenti europee
di Fabrizio Marchi
Lo spettacolo che sta mettendo in scena l’establishment politico e mediatico europeo negli ultimi mesi sul tema del rispetto delle regole e del diritto internazionale in contrapposizione alla aggressività e al banditismo trumpiano, è qualcosa fra lo stupefacente e lo stucchevole nello stesso tempo. Macron ha addirittura dichiarato di “rifiutare il nuovo colonialismo e imperialismo americano”. Ascoltare un presidente francese che accusa altri di colonialismo non ha termini di paragone; siamo alla pura comicità. “Gli USA – ha soggiunto – si stanno liberando dalle regole internazionali promosse non molto tempo fa”. E quali sarebbero queste regole che prima gli Stati Uniti avrebbero rispettato e ora non rispettano più? E quando mai la Francia, da sempre potenza colonialista per eccellenza, ha rispettato queste presunte regole? E quando mai gli Stati Uniti – con qualsiasi amministrazione – hanno rispettato le regole e il diritto internazionale?
Diciamo pure che ormai è stato superato ogni limite alla decenza. Ci sarebbe da ridere se le cose non fossero purtroppo molto serie.
I governi, e nel complesso tutte le classi dirigenti europee, hanno servito e sostenuto gli USA in tutte le loro guerre imperialiste, violato le regole e il diritto internazionale attaccando stati sovrani, bombardando, occupando e affamando interi popoli con embarghi criminali, hanno partecipato a guerre di aggressione e di saccheggio ipocritamente camuffate come “guerre umanitarie per portare diritti e democrazia (e naturalmente liberare le donne dal velo, e ci mancherebbe altro…)”, e ora, con la stessa faccia tosta, inalberano la bandiera del rispetto del diritto internazionale.
Perché lo fanno? Perché sono stati umiliati e messi in ginocchio dal padrone che, peraltro, hanno sempre servito con estrema devozione. La differenza è che prima quel padrone dava l’impressione di trattarli non proprio alla pari ma quasi, ora invece li tratta esplicitamente e spudoratamente per quello che sono, cioè dei servi e degli inetti. E’ questo che non riescono a sopportare ed è per questo che abbaiano alla luna straparlando di diritti. Uno spettacolo patetico oltre che ipocrita. Del resto, can che abbaia non morde. E con cosa, peraltro, potrebbe mai mordere? Sono arrivati perfino a inviare un manipolo di militari in Groenlandia. Roba da ridere. Noi pensavamo che il massimo dell’umiliazione fosse l’aver fatto buon viso di fronte al sabotaggio del gasdotto “North Stream 2” che permetteva il rifornimento di gas dalla Russia alla Germania e da lì in tutta l’Europa, e poi il conseguente obbligo di acquistarlo a prezzi triplicati dagli USA, ma ci sbagliavamo. Erano abituati a prendere ordini da un padrone camuffato da gentiluomo. Ora invece il padrone si mostra per quello che è, in tutta la sua autenticità, un volgare, rozzo, arrogante e violento boss che tratta i governi e i leader europei come degli scendiletto. Ben gli sta, verrebbe da dire, se non fosse che ci andiamo di mezzo anche e soprattutto noi, cittadini e ceti popolari europei, che saremo costretti a pagare il prezzo delle politiche imperialiste dell’attuale amministrazione americana. Non che prima le cose andassero diversamente però la postura di alcuni stati europei come potenze sub imperialiste (comunque subordinate agli Stati Uniti), garantiva un margine di profitto alle classi dirigenti europee e un qualche “sgocciolamento”, sia pure residuale e funzionale al mantenimento della pace sociale, anche ai ceti popolari. Ora è finito anche questo. Da qui la reazione frustrata di alcuni governi e in generale di tutto il gotha dell’establishment europeo, naturalmente con alcune sfumature e differenziazioni fra le quali non poteva non spiccare quella del governo italiano, quello più vicino di tutti gli altri, Orban a parte ma conta poco, a Trump.
Giorgia Meloni è quella che si trova meglio nella posizione del cagnolino da salotto di Trump sia pure a guinzaglio lungo, perché, ovviamente, a differenza degli altri leader europei che prendevano ordini dall’ala liberal del capitalismo americano (dalla quale continuano a prendere ordini), lei prima di andare al governo recitava la parte della sovranista antieuropeista e simpatizzante di Trump (in questo e solo in questo era sincera). Quest’ultimo, ovviamente, se lo ricorda e finge di trattarla meglio degli altri, almeno formalmente, anche se nella sostanza non c’è nessuna differenza, ma per salvare la faccia e continuare a servire va più che bene.
Al fine di mostrare una qualche parvenza di autonomia dall’attuale inquilino della Casa Bianca la Meloni è giunta addirittura a sfilarsi dal “Board of Peace” per Gaza sostenendo l’incompatibilità fra lo statuto del “Board” e l’art. 11 della Costituzione italiana che prevede “la partecipazione a organismi internazionali e la relativa limitazione di sovranità solo in “condizioni di parità con gli altri Stati”.
Qui siamo veramente alle comiche. Il governo italiano ha continuato, direttamente o indirettamente, a finanziare e a fornire di armi e munizioni sia l’Ucraina che soprattutto Israele, in palese violazione dell’art. 11 della Costituzione, e però ora si sfila – a mio modesto parere solo momentaneamente – dal “Board of Peace”, che poi null’altro è se non il grande progetto di speculazione e spartizione della Striscia di Gaza con relativa espulsione della popolazione palestinese. Perché lo fa? Perché deve recitare il suo ruolo di mediatore fra il governo americano e quelli europei. Sotto questo profilo non c’è dubbio che Meloni abbia imparato dalla vecchia scuola “dorotea” e andreottiana, superandole, a mio avviso, in spregiudicatezza ma senza lo stile e la “classe” dei vecchi democristiani; del resto, non si può volere tutto dalla vita…
Ma non è finita perché, come si suol dire, “Show must go on”, lo spettacolo deve continuare e ne vedremo ancora delle belle. Si fa per dire, perché la situazione è drammatica e gli USA faranno di tutto per mantenere l’egemonia sul mondo, per quanto gli sarà possibile, costi quel che costi, e ostacolare il processo verso il multipolarismo. In questa che è una vera e propria controffensiva da parte dell’attuale amministrazione americana, l’Europa deve essere retrocessa da alleato, sia pure in posizione subalterna, a mero esecutore degli ordini da una parte e a finanziatore dell’economia statunitense sia attraverso l’acquisto più o meno forzato di energia, gas e armi, dazi o non dazi, sia continuando a finanziare il macroscopico debito americano attraverso l’acquisto di titoli del Tesoro USA da parte di fondi e banche europee. In altre parole siamo prigionieri degli USA. Il loro declino sarà il nostro declino. Ma su quale tavola della legge sta scritto che questo debba essere il nostro destino?









































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