Gli Usa lasciano l’Iraq: la guerra è finita?
di StoriaSegreta
Il 30 settembre 2026, con uno stringato comunicato, il portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, Sean Parnell, ha annunciato il ritiro da Erbil, l’ultima base americana in Iraq (qui).
Si chiude un capitolo lungo decine di anni che si può far risalire all’attacco alla Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, al di là del comunicato ufficiale che dichiara chiusa un’operazione Inherent Resolve iniziata nel 2014: l’ISIS è stata finalmente sconfitta e la presenza USA non è più necessaria.
Il ritiro delle truppe era stato concordato da Biden nel 2024 e Trump, ufficialmente, non ha fatto altro che rispettare un accordo firmato dal suo predecessore, nonostante il permanere dello stato di guerra con l’Iran. Il comando delle operazioni statunitensi è già stato trasferito in Giordania.
Al di là delle versioni ufficiali, il completamento del ritiro USA è una pietra miliare nella storia del Medio Oriente le cui conseguenze hanno portata globale.
Anche un osservatore distratto fatica a non mettere in relazione questo ultimo atto con la recente visita di Xi negli Stati Uniti.
Questo sito sostiene da tempo che per capire quello che sta succedendo nel mondo bisogna partire dalla convinzione di gran parte dell’establishment statunitense che mantenere l’egemonia globale è impossibile e che, per evitare guai maggiori, sia urgente adesso definire i confini del futuro impero americano, invece che disperdere le risorse in modo velleitario e inconcludente (si veda qui).
Se il continente americano sembra ormai acquisito, compresa la Groenlandia (si veda qui), il come dividersi il Medio Oriente con Cina e Russia sembrava essere il problema più attuale, stante anche la guerra contro l’Iran.
La proposta USA alla Cina, in essere già dall’ottobre 2025, di poter mantenere l’uso del dollaro nell’intero commercio mondiale del petrolio in cambio di diverse concessioni anche monetarie è definitivamente superata.
Il Medio Oriente è già oggi diviso in due parti, una che continuerà a commerciare in dollari e un’altra che sarà libera di usare lo yuan.
Il tentativo di far saltare il regime iraniano per portare tutto il Medio Oriente in area dollaro è fallito e oggi può essere un conveniente punto di atterraggio concedere allo yaun Iran e Iraq in cambio della fine delle ostilità che rischiavano di far saltare il controllo USA anche su Arabia Saudita e Emirati.
Alla luce di queste considerazioni, delle esternazioni estremamente amicali tra Trump e Xi e della tempestività con cui è stato rispettato il ritiro concordato da Biden, vi è la fondata speranza che il Grande Accordo USA-Cina sia già operativo e che la guerra in Medio Oriente sia finita.
E adesso?
Le concessioni, crediamo essenzialmente di tipo finanziario più che territoriale, che gli USA hanno concordato con la Cina non sono note ma dovrebbero contenere sia la denominazione in yuan del commercio di terre rare sia del petrolio proveniente da Iraq e Iran.
Lo stretto di Hormuz sarà riaperto tra breve perché essenziale anche per la Cina. L’Arabia Saudita dovrà terminare la sua guerra con gli Houthi o comunque dovrà gestirsela da sola perché gli Stati Uniti non hanno intenzione di affiancarla e ciò dovrebbe raffreddare le cose anche nello stretto di Bab el Mandeb. Sarebbe cosa molto positiva se la questione Taiwan fosse stata rimandata sine die.
Il grande vincitore nell’area è comunque l’Iran che vede concludersi con una vittoria epocale una guerra che Sadam Hussein aveva cominciato addirittura il 22 settembre 1980. È solo questione di tempo che l’Iraq diventi ufficialmente sciita e che il debolissimo governo di Bagdad patteggi la resa se non vuol essere spazzato via nel sangue. Cosa prevedano gli accordi sul Kurdistan e la Siria non è noto.
Tutto bene quindi.
In sostanza gli Stati Uniti mantengono il presidio sulla penisola arabica e pongono il confine dell’impero a sinistra dell’Eufrate, con il Kuwait che resta nella fascia di influenza del dollaro.
La domanda captive in dollari fornita dal petrolio venezuelano e saudita fornisce alla moneta americana una certa tranquillità nella gestione della bolla monetaria in atto.
Certamente oggi la situazione del dollaro è decisamente migliore di quando Trump si è insediato, anche per quello che è stato fatto sulle stablecoin (si veda qui), e questo deve considerarsi un successo indiscutibile, anzi senza ombra di dubbio il maggior successo del suo secondo mandato.
Adesso il problema da affrontare resta l’Europa dei Rothschild, con l’associato Canada, e attendiamo con ansia gli eventi messi in atto dalla amministrazione statunitense (non le dichiarazioni ufficiali che non ci danno alcuna indicazione utile).
Il ripristino del gasdotto Nord Stream sarebbe un ottimo segnale di partenza, nella speranza che anche il governo italiano si renda conto in fretta che il vento è cambiato.














































Comments
La valuta digitale ( che sia stable o bit )sarebbe contro le elites? Le quali controllano le banche centrali di quasi tutti i paesi!
D'altronde si voleva far credere che i brics fossero dalla parte del popolo.... l'abolizione della valuta fisica è il vero scopo di farse come brics , bitcoin, stablecoin e come scrivete nell'articolo riguardante stablecoin per il popolo
sarebbe il problema maggiore. Sempre secondo voi non saremmo totalmente
sotto l'influenza dei rothschild.... ma di qualcun' altro sicuramente visto l'andazzo e non è piacevole .