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Quando gli americani volevano invadere Mosca

 di Martino Dettori

Dopo la fine della seconda guerra mondiali, Washington iniziò a studiare un piano militare per invadere l’Unione Sovietica e suddividerla in aree di occupazione

Se pensavate che il sogno degli Stati Uniti di avere una Russia suddivisa in cento Stati, da poter controllare e influenzare per acquisirne le risorse naturali, fosse di questi anni, vi sbagliate. Non lo è. Tutto non nasce con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, né nasce con il crollo dell’Unione Sovietica. Nasce molto prima: con la fine della seconda guerra mondiale.

Esatto. All’epoca, gli Alleati uscivano vittoriosi dalla guerra. La Germania e il Giappone (con Italia al seguito) erano stati sconfitti, ma restavano al mondo due colossi ideologicamente “pericolosi” per il Capitalismo americano, uno dei quali — l’Unione Sovietica — aveva le sufficienti potenzialità per confrontarsi direttamente con gli USA, sia sul piano militare e sia su quello economico, fino a contestarne l’emergente leadership globale. Inoltre, l’Unione Sovietica propugnava un’ideologia che predicava la distruzione del Capitalismo. Sicché, per le élite capitaliste americane, era considerato ancor più pericoloso. Metteva in discussione le stesse fondamenta sulle quali erano sorto il sistema dominante USA: la predazione e il profitto.

All’epoca gli Stati Uniti pensavano di avere un vantaggio tecnologico ineguagliabile sul piano bellico: la bomba. Del resto, lo avevano gratuitamente dimostrato al mondo, quando — senza alcuna giustificazione militare — la usarono sul Giappone già sconfitto.

La bomba atomica, gettata su Hiroshima e Nagasaki, servì solo per far vedere al resto dell’umanità cosa significasse mettersi contro gli Stati Uniti.

Ed è proprio grazie alla bomba che, al di là del Potomac, nel 1949 venne finalizzato il folle piano: invadere Mosca. L’operazione si chiamava operazione Dropshot, e fu approvata il 19 dicembre del 1949. Prevedeva lo scoppio della guerra entro il 1957, con l’uso di 300 bombe atomiche su un centinaio di città sovietiche. Una volta che la Russia fosse stata piegata dalla potenza atomica USA, e dopo che questa avesse procurato qualche milione di morti, le vittoriose truppe americane sarebbero entrate in territorio sovietico e lo avrebbero suddiviso in quattro zone di occupazione, con due divisioni a Mosca, una a Leningrado, Kiev, Gorby, Kuibyshev e Minsk.

Come detto, nel 1949 il piano Dropshot erano stato solo finalizzato. Allora si pensava effettivamente di attuarlo per piegare, sconfiggere e cancellare la “minaccia” comunista dal mondo (questa era la ragione propagandistica). Le prime pianificazioni, tuttavia, risalivano a novembre del 1945. Allora i servizi segreti americani selezionarono una ventina di città sovietiche per effettuare dei potenziali attacchi atomici. Successivamente nel 1949, il piano Trojan prevedeva attacchi su 70 città con 133 bombe atomiche. Infine, il menzionato piano Dropshot, che costituisce la finalizzazione del progetto, ne prevedeva ben 300.

Insomma, come ben potete vedere, il sogno americano di suddividere la Russia, dopo averla distrutta e piegata a suon di bombe atomiche, non è roba recente — quanto meno al netto delle bombe atomiche — ma proviene direttamente dagli anni del dopo guerra, quando gli Stati Uniti pensavano seriamente di essere diventati i padroni del mondo. Il comunismo doveva essere sconfitto perché propugnava un’idea di società dove non esisteva il profitto privato. Non solo: l’immenso territorio sotto l’egida della bandiera rossa era ricco di risorse naturali che il Capitalismo americano non poteva depredare. La soluzione era tanto ovvia quanto terribile: usare le bombe atomiche per spezzare preventivamente ogni resistenza, prendere il controllo di Mosca, e spezzettare il territorio sovietico in tanti Stati facilmente manipolabili e controllabili da Washington (un po’ come è l’Europa oggi).

Qualcosa però andò storto. Nell’agosto del 1949 i piani degli Stati Uniti dovettero per forza cambiare. L’ambizione di invadere Mosca, dopo aver vaporizzato un bel po’ di cittadini sovietici, era svanita quando l’Unione Sovietica testò la sua prima bomba atomica. Il piano Dropshot venne archiviato, ma sappiamo che non venne mai archiviata l’idea di smantellare l’Unione Sovietica ed estendere l’influenza americana sul suo immenso territorio per ottenerne il controllo delle risorse.

Qualcosa di simile accadde nel 1989, quando crollò il muro di Berlino e l’Unione Sovietica venne archiviata. Allora si aprì effettivamente una finestra storica per gli Stati Uniti e i paesi occidentali; una finestra attraverso la quale accedere alle risorse naturali russe senza sparare un colpo. Con il forte sostegno a Boris Eltsin e alla sua rivoluzione anti-sovietica, ci andarono molto vicino. Poi però arrivò Vladimir Putin e la musica cambiò di nuovo. Ma i piani americani non sono mai cambiati: l’Ucraina lo testimonia tutt’ora.

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Comments

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Sergio
Monday, 02 November 2026 09:54
Quando sembrò che Gorbaciov allentasse il rigore sovietico riprese il piano USA di demolizione dell'URSS. A partire dalla istituzione dell'HURI (Harvard Ukrainian Research Institute) e all'invenzione del termine Holomodor, assonante con Holocaust, per una mega operazione propagandistica volta a separare la principale repubblica sovietica dopo la Russia.
I risultati li stiamo vedendo.
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