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"Il dissenso non può essere silenziato"

Camilla Costantini* intervista Stefania Ascari su Gaza, Governo e piazze italiane

jiryshrf.jpgIl 10 ottobre, giornata di mobilitazione globale per la Palestina indetta dalla Global Alliance for Palestine, l’Onorevole Stefania Ascari ha preso parte a un incontro organizzato a Modena intitolato “Voci dalla Palestina”. “È stato un onore partecipare all’incontro. I dottori che operano sul campo ci hanno parlato di un genocidio che non è finito, ma che sta continuando” mi ha raccontato Ascari. “Per colpa di un’informazione distorta e non corretta, che ha il fine di fermare le manifestazioni, è stato detto che il genocidio si era fermato. Ma chiaramente non è così: si è trattato di una bugia costruita dai media, dietro ai quali ci sono Israele e Stati Uniti. Lo hanno fatto perché le piazze fanno paura: associazioni, ONG, cittadini e cittadine si sono mobilitati, a prescindere dal colore politico, per chiedere ai potenti del mondo di fermare questo orrore che avveniva e continua ad avvenire a Gaza”.

* * * *

Pensi che l’attenzione sulla Palestina sia diminuita rispetto all’anno scorso? Se è diminuita, secondo te, da cosa è dipeso e come si può contribuire a rialimentarla?

“Sicuramente l’informazione distorta fornita dai media ha influito molto, ma le piazze non si sono fermate: il dissenso contro i crimini di guerra e contro l’umanità non può essere silenziato. I cittadini e le cittadine che si sono mobilitati non hanno la coscienza sporca di sangue come, invece, chi è al Governo. È evidente che vi sia stato un rallentamento delle piazze, ma a livello nazionale i comitati e i presidi restano attivi. Loro vanno sostenuti. Dobbiamo pretendere il rispetto della nostra Costituzione che, all’articolo 11, recita chiaramente: l’Italia ripudia la guerra. Questo Governo è complice: non ha mai smesso di dare supporto a Israele, nonostante il mandato di arresto della Corte Penale Internazionale nei confronti di Gallant e Netanyahu.

I massimi esponenti del Governo hanno sbeffeggiato gli organi di giustizia internazionale: questo denota una grande responsabilità, perché non sono stati interrotti i rapporti economici, militari, commerciali e accademici con uno Stato che è sul banco degli imputati per genocidio. Siamo il terzo fornitore di armi a Israele. È chiaro, quindi, che il Governo italiano è responsabile della morte di 70.000 palestinesi, di cui oltre 30.000 sono bambini.

Inoltre, è stato consentito a Netanyahu di attraversare con il suo aereo lo spazio italiano: anche questa rappresenta una palese violazione. È passato per l’Italia e non per la Spagna, pur sapendo che il nostro Paese avrebbe potuto negare l’autorizzazione. Stiamo parlando di un criminale di guerra, e l’Italia, in quanto firmataria dello statuto della Corte Penale internazionale, avrebbe il dovere morale e giuridico di attenervisi. C’è una grandissima responsabilità politica sia nei confronti della Palestina, sia rispetto a una mancata reazione che avrebbe potuto, almeno in parte, fermare Israele. Basti pensare alle sanzioni: l’Italia si è schierata applicandole contro la Russia, ma non contro Israele, evidenziando così un evidente doppio standard e una profonda ipocrisia. L’Italia non ha firmato per il riconoscimento dello stato di Palestina né per la sospensione dell’accordo di cooperazione con Israele: un passo del genere avrebbe avuto un peso notevole, interrompendo i rapporti commerciali con Tel Aviv, ma non è stato fatto. Il Governo si è dimostrato responsabile e colpevole del genocidio in Palestina. E non solo: continua a essere servo degli Stati Uniti perché ha consentito che da basi NATO americane in Italia partissero più di 500 voli di supporto logistico per la guerra illegale e criminale in Iran. Parlare di “passaggi logistici” significa parlare, in realtà, di transiti di soldati, di armamenti e di materiali bellici diretti in Israele. Lo dimostra, per esempio, quello che è accaduto qualche giorno fa: una nave carica di petrolio proveniente da Milazzo avrebbe dovuto essere diretta in Egitto ma, a un certo punto, i suoi segnali si sono improvvisamente interrotti. Si è scoperto che quella nave si era fermata in un porto israeliano.

Noi possiamo continuare a sostenere i presidi, i comitati, le associazioni, i cittadini e le cittadine, gli studenti e le studentesse che si oppongono a questo genocidio, non solo a Gaza, ma anche in Libano. C’è la chiara volontà di estendere alla Cisgiordania quanto già compiuto a Gaza, come d’altronde ha ammesso lo stesso Gallant: lo stiamo constatando proprio in queste settimane, con la Cisgiordania ridotta a un blocco totale in cui ai palestinesi è precluso persino l’accesso all’ospedale. Servono informazioni corrette che circolino realmente. Serve una politica attenta che pretenda rispetto della Costituzione e del diritto internazionale. Serve che lo Stato di Israele venga processato, sanzionato, condannato e isolato.”

 

E il documentario NAZA, secondo te, ha alimentato l’attenzione sulla Palestina?

“Sicuramente ha contribuito a mantenere i fari accesi. Ha fatto una cosa importante, a differenza di quanto accaduto qui, dove il Governo italiano non ha mai usato la parola genocidio nelle aule istituzionali: in questo documentario si dimostra che sono proprio i soldati, l’intelligence e i vertici israeliani a parlare apertamente di genocidio. Viene mostrata, alla luce dell’insegnamento fatto a loro, la disumanizzazione del popolo palestinese, considerato non degno di esistere. Naza evidenzia proprio questo meccanismo: come da uno schermo, schiacciando un pulsante, si poteva, con la possibilità di colpire un membro di Hamas, in realtà uccidere 500 naza (danni collaterali, ndr).

Israele viene definita la più grande democrazia del medio-oriente, ma chiediamoci: una democrazia uccide i neonati? Annienta intere famiglie? Uccide dei civili innocenti? Distrugge scuole, ospedali, case, senza avere la certezza che vi sia un pericolo militare accertato, ma solo sulla base di un’idea? Chi fa questo non è una democrazia, ma è uno Stato terrorista, genocida e criminale. Io, a gennaio, sono stata in Cisgiordania e ho visto tutti i territori palestinesi occupati da coloni violenti. C’erano più di 900 check point, quindi per fare una strada percorribile in 5 minuti, in realtà, ci metti 6 ore perché tutte le strade sono bloccate ai palestinesi. Chiediamoci ancora: questo è quello che fa uno stato democratico?”

 

Molti osservano che quanto emerso dal documentario Naza non fa che confermare ciò che i palestinesi denunciano da tempo, rendendo superflua persino l’ammissione dei vertici israeliani per riconoscere la gravità della situazione. Qual è il tuo punto di vista a riguardo?

“Non c’è bisogno di conferme da parte degli israeliani per dire che si tratta di un genocidio. Posso dirlo perché l’ho toccato con mano: sono stata due volte con i colleghi e le colleghe, con le ONG, con i sindacati, con gli accademici e con i giornalisti al valico di Rafah. Come testimoni diretti possiamo dirlo: non c’era bisogno che l’intelligence israeliana ce lo venisse a dire. Quando eravamo lì abbiamo visto interi campi nel deserto del Sinai dove il cibo era completamente bloccato. Gli assorbenti venivano considerati materiale pericoloso. C’è un bagno ogni 600 persone. L’acqua è sporca. Noi sapevamo da subito della situazione. Io sono stata la prima in Parlamento a dire che si trattava di genocidio. Ma Naza rimane importante, perché è la prima volta che c’è un’ammissione di colpa da parte dei vertici israeliani. Uno dei soldati a un certo punto dice: io contesto il nazismo, ma io cosa sono? Io sono peggio.”

 

Quanto ha pesato a tuo avviso la truffa del “board of peace” che sta anche celando il genocidio?

“Il nome corretto, a mio avviso, è board of genocide: i potenti che si sono incontrati pretendono di creare, sulle ceneri sporche di sangue di Gaza, una riviera di spettacoli e felicità, quando in realtà hanno massacrato degli innocenti. Parlano di ricostruire, ma in modalità trumpiana e imperialista: sempre e solo a danno dei palestinesi, con l’obiettivo di deportarli altrove. Questo board of genocide non sta facendo assolutamente nulla per affrontare il fulcro della questione, ossia il riconoscimento dello Stato di Palestina. Riconoscerlo significherebbe garantire ai palestinesi l’autodeterminazione, la sovranità e il diritto, pari a quello di tutti gli altri popoli, di sedersi ai tavoli internazionali per far sentire finalmente la loro voce e incidere sulle decisioni. A Rafah c’è ormai una città fantasma, circondata da filo elettrificato, come un campo di concentramento tedesco. Ci hanno detto che quello era un luogo destinato alla deportazione dei palestinesi. Questo non è un board of peace: la pace si può ottenere con il dialogo e la diplomazia, non sostenendo ulteriormente il genocidio.”

 

Secondo te le forze politiche di opposizione, e in particolare quella di cui fai parte, stanno facendo abbastanza per la causa palestinese?

“Non si può dire che si fa abbastanza, bisogna fare sempre di più. La prima cosa che bisogna fare, a livello parlamentare, è studiare e capire la questione. Conoscere, confrontarsi e studiare. Noi siamo andati lì. Ho voluto farlo come coordinatrice dell’intergruppo per la pace tra Palestina e Israele. Sono anche andata alla Corte Penale Internazionale e ho incontrato i giudici, che sono messi al pari dei terroristi per aver emesso dei mandati di arresto nei confronti di Gallant e Netanyahu. È paradossale: questi giudici sono stati sanzionati per aver fatto il loro lavoro. Siamo stati anche in Libano, in Siria, in Giordania e in Turchia. Io ho provato a stimolare il mio gruppo a prendere una posizione netta e ferma e ci siamo riusciti. La posizione del Movimento 5 Stelle a riguardo è chiara e forte: stop ai rapporti con Israele, stop al riarmo, riconoscimento dello stato di Palestina e sì alle sanzioni. Abbiamo chiesto la sospensione dell’accordo di cooperazione con Israele e che ci sia un supporto concreto per i palestinesi che sono in Italia. Abbiamo chiesto a questo governo di essere umano e di smetterla di sostenere Israele: il vice-ministro Salvini ha ricevuto un premio per il rapporto massimo che ha con Tel Aviv. Noi vogliamo sostenere tutto quello che viene chiesto dai palestinesi stessi e vogliamo aiutarli a ritornare a casa. Pretendiamo il rispetto delle decisioni della Corte Internazionale che ha più volte affermato che queste occupazioni sono illegali e i coloni criminali devono lasciare i territori palestinesi. Bisogna fare di più, certo. Ma questo governo deve andare a casa perché ha dimostrato che sta dalla parte sbagliata della storia. Il prossimo governo, e spero che il mio gruppo politico ne farà parte, deve prendere decisioni ferme e ascoltare il popolo italiano che chiede la pace e il rispetto dei diritti umani. Perché tutti e tutte noi siamo palestinesi.”

 

“Criticare Israele non è antisemitismo ma è un dovere giuridico, morale e sociale. Significa restare umani” hai detto durante la discussione in aula sul Ddl antisemitismo. Cosa può fare il Movimento 5 Stelle per contrastare l’approvazione del cosiddetto Ddl antisemitismo?

“Noi ci siamo opposti in tutte le sedi: nella commissione affari istituzionali, dentro e fuori dal parlamento, siamo stati più volte nel presidio permanente che è fuori da Montecitorio, siamo stati in tutte le piazze italiane, abbiamo fatto interventi via social e comunicati stampa per far conoscere a tutti il vero intento di questo disegno di legge che è contro i palestinesi e a favore del sionismo. Non possiamo confondere l’anti-semitismo e l’anti-sionismo: il primo è l’attacco all’ebreo in quanto ebreo, il secondo un’idea criminale e suprematista. È il male assoluto perché appoggia l’idea di Netanyahu di creare la grande Israele: per farlo ha aperto più di 7 fronti di guerra. E questo governo, appoggiando questa legge, sta rendendosi complice. Se questa legge venisse approvata, noi non potremmo fare quest’intervista oggi. Un insegnante non potrebbe più parlare di Palestina ai suoi alunni. Questa norma adotta non solo l’attacco all’ebreo in quanto ebreo, ma l’attacco all’istituzione: la possibilità, quindi, di criticare il governo di Israele quando commette un genocidio. Io la definisco una norma razziale e pro-apartheid. Noi possiamo continuare a informare e, nel momento in cui cambia il Governo, intervenire per fermare questa deriva.”

 

Pochi giorni fa hai espresso la tua solidarietà a Cosimo Pederzoli e a Maria Elena Delia, i cui nomi sono stati inseriti in un rapporto del governo israeliano con l’accusa di promuovere attività antisemite. Hai depositato un’interrogazione parlamentare al governo chiedendo di chiarire se vi siano stati scambi di informazioni tra autorità italiane e israeliane e se siano state impiegate tecnologie di sorveglianza dei e delle manifestanti. Che risposta, se c’è già stata, hai ottenuto dal governo? E se non c’è stata, che risposta ti attendi?

“Non c’è stata risposta e ritengo il fatto gravissimo: sono stati sanzionati cittadini e cittadine che liberamente sono scesi in piazza, per non voltare lo sguardo al genocidio che sta subendo il popolo palestinese. E un altro Stato, con una violenta ingerenza, si permette di schedarli. È un fatto aberrante e ho chiesto che il governo italiano intervenga. A quale scopo vengono schedati? Perché? Come si permette uno Stato a incidere e intervenire su un altro Stato sovrano? Insisterò affinché ci sia una risposta, che dovrebbe essere chiamare immediatamente l’Ambasciatore israeliano e insistere affinché questo registro venga cancellato. È un’ingerenza intollerabile ed è un reato sia contro la privacy sia contro la libera manifestazione.”

 

Qualora alle prossime elezioni si riuscisse a realizzare una maggioranza alternativa a quella oggi al governo, saresti disposta, insieme al M5S ad un impegno per l’immediata abrogazione del ddl1004 e per concretizzare le proposte già fatte proprie dalle forze oggi d’opposizione in parlamento? Quali punti considereresti prioritari in merito alla questione palestinese?

“Le norme fasciste introdotte dall’attuale Governo vanno cancellate. Non solo il Ddl anti-semitismo, ma anche tutti i decreti sicurezza che, di fatto, attaccano le piazze che ci sono state a sostegno di Gaza. Vogliono inserire la censura, vogliono cancellare chiunque la pensi diversamente non solo da loro, ma anche da Israele e dagli Stati Uniti, visto che siamo servi di questi due stati. Tutti i punti che abbiamo detto devono essere abrogati in rispetto della pace. È da quattro anni che la guerra tra Russia e Ucraina va avanti e non c’è ancora una mediazione: così si alimentano le guerre e i produttori di armi. L’obiettivo non è portare la democrazia e non è sradicare il terrorismo, ma è arricchire le multinazionali e chi produce, alimentando quel complesso militare industriale che porta a un riciclo dei soldi delle tasse dei cittadini europei e americani per finanziare il business della guerra. E questo non si può dire: Julian Assange dopo aver svelato i reali fini delle guerre dei potenti del mondo è stato 5 anni nel carcere più duro del Regno Unito. Un governo che rappresenta i cittadini e le cittadine deve fermare la guerra e lavorare per la pace.”

 

Resterà, per ottenere risultati, importante ricostruire un ampio e plurale movimento di piazza che ritrovi la sua forza di massa?

“Assolutamente. Io, prima di tutto, sono un’avvocata e credo tanto nel diritto e nella giustizia. Credo nella pace. Io, sia dentro sia fuori dal Parlamento, mi batterò per il rispetto dei diritti dell’umanità, perché bisogna sempre mettersi nei panni dell’altro: quando ti ci metti e capisci cosa vive, ti fermi. E cominci a usare parole di umanità, di rispetto e di pace. E, soprattutto, cominci a creare una rete per costruire la pace”.


* Studia filosofia all' Università "La Sapienza" di Roma. Una grande passione per il giornalismo. Per l'Antidiplomatico si occupa di politica internazionale e di cinema
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