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federicodezzani

Ciclone Duterte nelle Filippine

Lotta alla droga, rottura con gli USA e bombe dell’ISIS

di Federico Dezzani

Philippines Duterte U InteIl vento tempestoso del populismo soffia a tutte le longitudini e non risparmia neppure l’Asia, dove il candidato anti-establishment, Rodrigo Duterte, ha conquistato lo scorso maggio la presidenza delle Filippine: con la forza di un ciclone Duterte ha sradicato interessi ed assetti da tempo consolidati. La lotta senza quartiere al narcotraffico è coincisa in politica estera con la clamorosa “separazione” dagli USA e col parallelo avvicinamento alla Cina. Per Barack Obama, fautore del “pivot to Asia”, è l’ennesimo smacco in politica estera. La repentina comparsa dell’ISIS e gli attentati con cui si è cercato di eliminare Duterte non sono casuali: la riconquistata sovranità delle Filippine ed il giro di vite sul traffico di stupefacenti sono duri colpi per l’establishment atlantico.

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Il “pivot to Asia” cade a pezzi. Tra le bombe dell’ISIS

Non poteva concludersi nel mondo peggiore la permanenza di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca: il fallimento negli ultimi mesi di mandato dell’unica strategia estera dichiarata, “il pivot to Asia”, ossia il disimpegno dal Medio Oriente e dall’Europa, per una maggiore focalizzazione sul Pacifico e sui Paesi asiatici in tumultuosa crescita.

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facciamosinistra

Il primo conflitto globale

di Pierluigi Fagan

soldati natoNominare cose e fenomeni è un esercizio delicato. Da come nomineremo un fatto ne determineremo la percezione e la categorizzazione con conseguenze seconde su gli atteggiamenti ed i giudizi che prenderemo nei suoi confronti. La ricerca del nome da dare alla situazione internazionale nella quale siamo capitati, va avanti da un po’ di tempo. Si va dalla nuova guerra fredda 2.0, alla guerra ibrida, alla Terza guerra mondiale portata avanti a pezzi ma sempre passibile di precipitare in un unico vortice fuori controllo dalle conseguenze terrificanti. Le prime parti di queste definizioni però sembrano concordare sul fatto che siamo in guerra. E’ invece proprio questo fatto a dover esser discusso.

Tutte le definizioni summenzionate ed in particolare la seconda che con “ibrida” tenta di relativizzare i significati ben precisi del termine “guerra”, vertono su un concetto di cui poi si cerca di modificare il significato. In questi casi, dove si tenti ripetutamente di forzare un significato dato per allargarne lo spettro, si fa prima a cercare un altro termine, soprattutto se l’esercizio viene condotto sul termine “guerra” il cui significato è inequivoco da qualche migliaia di anni. 

Guerra è decisamente ed apertamente confronto armato tra due o più contendenti. Al momento, abbiamo effettivamente una serie di guerre nel pianeta ma quella che potrebbe degenerare in una guerra mondiale è solo una, la Siria mentre in Ucraina c’è uno scontro locale ad intermittente e bassa intensità.

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lantidiplomatico

Conflitto Nucleare: inganno o minaccia reale?

di Federico Pieraccini

Gli eventi in Medio Oriente, in Siria e ad Aleppo sono al centro dell’attenzione globale. Raramente una battaglia è stata così decisiva per l’esito di una guerra e per il destino di centinaia di milioni di persone sparse per il mondo

700x350c50Nell’ultimo dibattito presidenziale Hillary Clinton ha invocato ripetutamente la creazione di una No Fly Zone (NFZ) in Siria. Il concetto, ribadito più volte, si scontra con le rivelazione contenute nelle email private dell’ex segretario di Stato, secondo cui tale impegno comporterebbe un’elevate quantità di morti tra i civili Siriani. Non solo. In una recente audizione presso la commissione del Senato sulle forze armate è stato chiesto al generale Breedlove quale sforzo occorrerebbe alle forze armate USA per imporre una NFZ sui cieli Siriani. Con evidente imbarazzo il Generale è stato costretto ad ammettere che tale richiesta implicherebbe di colpire aerei e mezzi Russi e Siriani, aprendo le porte ad un confronto diretto tra Mosca e Washington. Una decisione ben al di fuori delle competenza del generale. I vertici militari, da sempre favorevoli ad interventi bellici, fiutano il pericolo di un conflitto con Mosca.

Il Cremlino ha pubblicamente ammesso di aver schierato in Siria sistemi avanzati antiaerei e antimissilistici S-400 ed S-300V4. La presenza annunciata del complesso difensivo ha scopi di deterrenza, ed è una strategia più che prevedibile. Il messaggio per Washington è evidente: ogni oggetto non identificato sui cieli Siriani verrà abbattuto . Gli Stati Uniti basano molta della loro forza militare sulla costante necessità di proiettare potere, illudendo l’avversario di possedere capacità che altri non detengono. E' molto improbabile quindi che il Pentagono decida di mostrare al mondo quanto valgano davvero i suoi sistemi stealth e i ‘ leggendari’ missili cruise americani, in un confronto diretto con S-300V4 o S-400. Ancora oggi in Serbia si ricordano del F-117 abbattuto con sistemi sovietici (S-125) risalenti agli anni 60'.

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megachip

L'ultima guerra

di Piotr

adrien brody e il ghetto di varsavia distrutto1. È col cuore grave che sono costretto a prendere atto che dal giorno 6 ottobre 2016 una guerra tra la Russia e gli USA è possibile in ogni momento. Una guerra che può avere devastanti effetti anche per noi. Per quanto sia orrendo e penoso parlarne, bisogna farlo, perché i grandi media nascondono questa serissima eventualità. Non ne parlano perché vogliono continuare a farci pensare a una guerra mondiale come a un videogioco e perché vogliono continuare a convincerci che lo Zio Sam alla fine prevarrà, perché è il più forte e perché è nel giusto, qualsiasi cosa faccia.

Perché un'affermazione così brutale (o catastrofista, come mi vien detto)?

Bene, questo è lo svolgimento del dramma, in tre atti:

 

Atto 1. A margine dell'Assemblea Generale dell'ONU di qualche giorno fa, il segretario di Stato, John Kerry, si incontra con esponenti dei "ribelli" siriani, i quali sono preoccupati per come stanno andando le cose e soprattutto per il fatto che gli USA non abbiano mai attaccato militarmente Damasco. Kerry farfuglia le cose che potete leggere nell'articolo "Ad Aleppo si gioca il destino del mondo", che per il tema qui riguarda in sintesi suonano così:

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marx xxi

Una guerra fredda al servizio di una guerra geoeconomica

di Alberto Rabilotta e Michel Agnaïeff

soldato carroAttualmente, un quarto di secolo dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la “guerra fredda” risorge per diventare una minaccia crescente per la pace mondiale. Il tentativo in corso di utilizzare l'espansione dell'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO), per completare il’accerchiamento militare della Russia e il rivolgersi degli Stati Uniti alla regione Asia-Pacifico per preservare il suo status di potenza dominante, in particolare nel Mare della Cina, sono percepite come le fonti della rinascita di una guerra fredda che si pensava fosse sparita per sempre.

In realtà nulla nasconde la volontà di Washington di provocare un aumento delle tensioni. Gli annunci quasi quotidiani confermano l’intenzione di affermare la presenza attiva della NATO in Europa, e in particolare nei paesi limitrofi alla Russia, e questo di traduce nella creazione di nuove basi militari, nell’installazione di sistemi avanzati di radar e di missili a media distanza con la capacità di portare testate nucleari, e nell’annunciata installazione di bombardieri strategici B52 nelle basi europee della NATO. La base di tutto questo spiegamento è costitita dalle incessanti manovre militari, tra esse l'esercitazione militare Anaconda-16, che ha dato luogo al più importante spiegamento di forze straniere in Polonia dalla Seconda Guerra Mondiale.

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megachip

Ad Aleppo si gioca il destino del mondo

di Piotr

La miccia siriana: gli USA pensano sia possibile passare da una guerra circoscritta a una generalizzata e intanto vedere come reagisce l'avversario

aerei militari

Quod vult perdere Jupiter dementat
Giove toglie prima il senno a quelli che vuole rovinare

1. La Russia e gli Stati Uniti hanno rotto ogni collaborazione sulla Siria.

Dopo l'attacco aereo statunitense su Deir ez-Zor, coordinato con l'ISIS (e ci sono intercettazioni militari a riguardo) dove sono stati uccisi circa 80 soldati siriani e un numero non noto di militari russi e l'immediata, letale e soprattutto non prevista reazione russa, non riportata dai media occidentali (e ammessa solo implicitamente da Mosca) che ha annientato una centrale operativa di supporto ai "ribelli", nella fattispecie quasi tutti del Fronte al-Nusra, cioè al-Qa'ida in Siria, operanti ad Aleppo Est e Idlib, dove sono morti circa 30 ufficiali israeliani, qatarioti, sauditi, turchi e statunitensi, e dopo le accuse di Mosca a Washington di sostenere i jihadisti e la riasserzione che, costi quel che costi, Mosca non lascerà mai Damasco in mano ai jihadisti, gli Usa hanno iniziato a reagire come un pugile rintronato ma incattivito.

 

2. Da una parte il Pentagono e la CIA hanno dichiarato, ormai apertamente e senza più alcun ritegno, che aumenteranno il loro sostegno ai jihadisti con missili terra-aria e missili anticarro.

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lantidiplomatico

Il Fallimento della Dottrina Militare Americana?

di Federico Pieraccini

Analizzare la crescente insoddisfazione dei generali statunitensi verso i vertici politici di Washington, permette di gettare una nuova luce sulla direzione in cui procede la macchina militare Americana. In particolare è interessante osservare la futura programmazione bellica nell’ambito delle forze di terra, mare, aria, spazio e cyberspazio

700x350c50.jpgTerminata la guerra fredda le forze armate statunitensi si ritrovarono senza un vero e proprio avversario paritetico, decidendo quindi progressivamente di cambiare strategia ed investimenti in materia di guerra e conflitti. Passarono dal possedere una vasta forza numerica pronta a combattere avversari dello stesso livello (URSS), con una programmazione militare specifica, ad una strategia focalizzata su avversari ibridi (milizie o forze regolari) o di taglio inferiore (Iraq, Siria, Afghanistan, Jugoslavia, Libia). La forza militare degli Stati Uniti iniziava quindi a mutare programmazione e tattiche, assolvendo alle richieste dei nuovi inquilini della casa Bianca, i famigerati Neocon. Seguendo una dottrina militare incentrata sul concetto di mondo unipolare, miravano alla dominazione globale.

E’ da quando agli inizi degli anni 90’ i decisori politici (policy-makers) a Washington si prefissarono l’obiettivo utopico di egemonia planetaria, che le forze armate USA hanno dovuto espandersi per creare nuovi centri di comando (USAFRICOM, USNORTHCOM), oltre a quelli già esistenti (USEUCOM, USNORTHCOM, USPACOM, USSOUTHCOM, USSOCOM, USSTRATCOM, USTRANSCOM), dislocandoli in ogni angolo del pianeta.

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Italia – Europa – Mondo

di Pierluigi Fagan

ESCHER A ROMAJakub J. Grygiel insegna alla P.H. Nitze School della Johns Hopkins University ritenuta il vertice dell’insegnamento per le Relazioni Internazionali (in compagnia di F. Fukuyama e Z. Brzezinki), consulente OECD e World Bank, pubblica su American Interest e Foreign Affairs. Proprio sul numero di Settembre della rivista americana  che dà voce a gli studiosi degli scenari internazionali e della geopolitica dal punto di vista americano, Grygiel lancia la visione (qui) di una Europa in cui ritornano di centralità gli Stati-nazione. Ma non lo fa come lo farebbe un giornalista decerebrato dal tormentone retorico del terrore per il ritorno dei nazionalismi e dei populismi, lo fa da sano realista, intuendone la necessità e poi cogliendone le opportunità.

Grygiel definisce l’UE “sconnessa, inefficace ed impopolare” e più avanti “in chiaro deficit democratico”. Crisi dei migranti, asimmetrie non più sostenibili all’interno della zona euro, paralisi geopolitica nei confronti della Russia, del Medio Oriente, del Nord Africa, senza più il fidato (per gli americani) sergente britannico, scollamento ormai palese tra progetto ed opinioni pubbliche. Forze destabilizzanti che, in assenza di risposte e soluzioni, portano sempre più leader politici nazionali ad un ritorno alle leve di sovranità interna. L’utopia europea sembra aver perso la scommessa contro la sovranità nazionale.

Un ritorno allo Stato-nazione che, secondo lo studioso, non porta di necessità ad un traumatico scioglimento dell’UE ma ad una richiesta di minori vincoli unionisti e maggior libertà nella gestione delle essenziali leve del potere stato-nazionale, sul modello della linea del Gruppo di Visegrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia.

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federicodezzani

Cambi di fronte e propaganda in Siria

Aspettando le presidenziali USA

di Federico Dezzani

aleppo siriaNell’attuale contesto di deterioramento economico e politico, nessun quadrante merita maggiore attenzione di quello mediorientale, candidato ad essere l’innesco di quella possibile “guerra costituente” che ridisegnerebbe gli assetti globali: in Siria, in particolare, l’attrito tra il declinante impero angloamericano e le potenze emergenti è massimo. L’avvicinamento tra Putin ed Erdogan è la principale novità strategica accorsa nell’estate: ne è seguita una campagna mediatica che presenta Aleppo come “nuova Sarajevo”, vittima di un brutale assedio che invoca l’intervento occidentale. Gli sviluppi sono appesi alle presidenziali americane: l’eventuale elezione di Hillary Clinton renderebbe certo il tentativo di imporre una zona d’interdizione di volo sulla Siria, con alte probabilità che il conflitto degeneri in una guerra di larga scala.

 

Accordo tra Mosca ed Ankara: vince la ragion di Stato

Negli ultimi due anni il Medio Oriente è stato spesso oggetto dei nostri articoli, per due ragioni: primo, è l’area geopolitica dove l’Italia coltiva i suoi naturali interessi, secondo, come abbiamo sovente evidenziato nelle nostra analisi, la regione si è via via guadagnata la funzione di “Balcani globali”, quell’instabile regione, cioè, idonea a giocare sullo schacchiere internazionale lo stesso ruolo della penisola balcanica nel 1914.

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lantidiplomatico

Gli USA attaccano la Siria aprendo scenari imprevedibili

di Federico Pieraccini

obama siriaNegli ultimi giorni in Siria stiamo assistendo a un coinvolgimento sempre più diretto nel conflitto di Turchia, Israele e Stati Uniti. Incursioni aeree, bombardamenti e invasioni di terra, seppur limitati, svelano l’insoddisfazione palpabile e la frustrazione evidente delle nazioni più ostili a Damasco.

L’esempio più appropriato per porre l’accento sul clima di delusione che si respira a Washington, riguarda le dinamiche che hanno accompagnato la firma del cessate il fuoco tra Kerry e Lavrov.

Con Aleppo assediata e i terroristi intrappolati costretti a una rapida resa o a una resistenza limitata, gli Stati Uniti e alleati sono stati obbligati a richiedere una soluzione temporanea al conflitto che fermasse le ostilità.

Nonostante il precedente fallimento del cessate il fuoco, Russia, Damasco e Teheran hanno preferito negoziare, proseguendo comunque nell’azione militare. Avessero rifiutato di negoziare, sarebbero stati dipinti da media e organi internazionali come i veri mandanti di un intensificarsi del conflitto. Ciò avrebbe facilmente spalancato le porte a un maggior coinvolgimento di alleati regionali di Washington, giustificati a loro modo di vedere dal rifiuto di Mosca di negoziare.

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la citta futura

Terza guerra mondiale e fondamentalismo islamico

di Alba Vastano

Un saggio di geopolitica e economia mondiale di Domenico Moro

02 Pozzanghera 1200 900Dopo “Charlie Hebdo”, si parlò di 11 settembre europeo e Renzi diede subito la disponibilità per un intervento militare in Libia. La conferma la diede Hollande, dopo il 16 novembre dichiarando a Versailles “ La Francia è in guerra”. E come ogni guerra, evidenzia l’autore, “la prima vittima è la verità”. Come svelarla è “obiettivo complicato dal mutamento del quadro storico, a partire dal radicalismo islamico”.

“La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione priva di spirito. E’ l’oppio dei popoli. Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale.” Karl Marx

Karl Marx, più che mai attuale il suo pensiero. Nell’attuale disastro delle stragi terroristiche che colpiscono in modo strategicamente asimmetrico il Pianeta, mirando soprattutto ai Paesi in cui domina l’imperialismo occidentale, siamo tutti invitati a riflettere sull’aspetto fondante del fanatismo religioso, su qualsiasi versante esso esploda. L’Islam, inteso nella versione dell’integralismo islamico, è nell’occhio del ciclone, come elemento scatenante della guerra all’Occidente. Le religioni tutte, però da sempre,anche la cristiana che invita alla tolleranza e al perdono hanno fatto stragi di innocenti. La storia documenta i danni del fanatismo religioso in ogni “credo”. Liberarsi dalla dipendenza oppiacea, citata da Marx, che genera false aspettative fino ad essere la causa dominante persino di genocidi è un assunto che impegna i comunisti, ma che deve impegnare tutti i popoli.

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megachip

Crisi sistemica: i nodi vengono al pettine

di Piotr

NEWS 2605751. Remember, remember the 11th of September

Paul Craig Roberts è stato il Sottosegretario al Tesoro del presidente Reagan. Plurilaureato in economia nelle più prestigiose università statunitensi, è un conservatore vecchio stampo, nemico giurato dei "neoconservatori" che imperversano a Washington a partire dalla presidenza di Bill Clinton. Fu molto interessante e drammatico il suo intervento al simposio "Global WARning", organizzato da Pandora TV, Megachip e Alternativa nel 2014.

[da pandoratv.it/?p=2835]

Rafforzati nel loro potere dall'amministrazione di Bush jr e imposti ad Obama durante il suo primo mandato, i neocons sono stati parzialmente emarginati durante il secondo con l'allontanamento di Hillary Clinton dalla Segreteria di Stato e dalla rimozione dalla direzione della CIA (con transito nelle patrie galere evitato con due anni di libertà vigilata) del potente generale David Petraeus, quello che ha detto senza vergognarsi che al-Qa'ida doveva essere il migliore alleato di Washington in Siria.

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megachip

La Siria, la geopolitica e la complessità

di Piotr

L'analisi media sulla crisi siriana impiega poca immaginazione e mette in pace con se stessi. Ma è il contrario di ciò che bisogna fare

NEWS 260502La guerra del Vietnam fu combattuta alla vigilia della crisi spia (Nixon shock) che segnalò che il sistema globale di accumulazione a guida USA uscito dalla Seconda Guerra Mondiale era entrato in crisi sistemica.

Il conflitto era iniziato a bassa intensità agli inizi degli anni Cinquanta ma l'escalation americana è contemporanea ai netti segnali che l'impianto di Bretton Woods (per dare un nome al sistema postbellico che caratterizzò il superamento della precedente crisi sistemica, quella del lungo declino dell'Impero Britannico e, al suo interno, della Grande Depressione del '29) non poteva funzionare più come prima. Il sistema doveva espandersi in tutta l'Eurasia e la guerra del Vietnam era un punto obbligato, ma anche un test, riguardo questa possibilità.

Lo sapevano tutti: gli Statunitensi, i Sovietici, i Cinesi e anche gli Europei.

Così Sovietici e Cinesi, nemici tra loro, si allearono per non far passare gli Americani, ognuno avendo in mente i propri interessi. I grandi Stati europei davano un blando appoggio agli USA, in quanto alleati, ma cercavano di utilizzare le difficoltà statunitensi per guadagnare in autonomia e strappare posizioni a Washington. In testa a questa operazione c'era la Francia gaullista, ma anche l'Italia democristiana faceva la sua parte.

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vocidallestero

La Scacchiera Spezzata

Brzezinski rinuncia all’Impero Americano

di Mike Whitney

Counterpunch commenta un recente articolo di Zbigniew Brzezinski, noto politologo e geostratega americano, consigliere sotto diverse amministrazioni, famoso per aver teorizzato nel 1997 la strategia (successivamente adottata) per consolidare la supremazia “imperiale” degli USA nella prima metà del XXI secolo – strategia di cui la Clinton è una delle principali promotrici. In questo articolo, Brzezinski fa un’inversione a U: gli USA non sono più una superpotenza, sostiene, si sta formando una vasta coalizione anti-americana e perseguire il progetto originale nelle mutate condizioni potrebbe portare caos e guerra in tutto il globo. Meglio collaborare con Russia e Cina e cercare di preservare la leadership americana. Una svolta letteralmente storica nell’indirizzo geostrategico di una parte dell’establishment americano, che prospetticamente lascia Hillary Clinton sola ad inseguire un progetto imperiale sconfessato dal suo stesso ideatore

MSC 2014 Brzezinski Kleinschmidt MSC2014L’architetto principale del piano di Washington per governare il mondo ha abbandonato il progetto e ha richiesto la creazione di legami con la Russia e la Cina. Anche se l’articolo di Zbigniew Brzezinski su The American Interest dal titolo “Towards a Global Realignment” [“Verso un riallineamento globale”, ndT] è stato ampiamente ignorato dai media, esso dimostra che membri potenti dell’establishment decisionale non credono più che Washington prevarrà nel suo tentativo di estendere l’egemonia degli Stati Uniti in tutto il Medio Oriente e in Asia. Brzezinski, che è stato il principale fautore di questa idea e che ha redatto il progetto per l’espansione imperiale nel suo libro del 1997 “La Grande Scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici“, ha fatto dietro-front e ha richiesto una incredibile revisione strategica. Ecco un estratto dal l’articolo del AI:

“Mentre finisce la loro epoca di dominio globale, gli Stati Uniti devono prendere l’iniziativa per riallineare l’architettura del potere globale.

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Quella fretta americana di bombardare Sirte…

di Federico Dezzani

Libia 1024x671Ad inizio agosto il presidente Barack Obama ha lanciato una nuova campagna di bombardamenti aerei sulla Libia: 30 giorni di durata e le roccaforti dell’ISIS a Sirte come obbiettivo. Colpire il Califfato, quando l’amministrazione statunitense ne ha coperto per mesi il radicamento nell’ex-colonia italiana, è sintomo che qualche novità è sopravvenuta: si tratta della prima visita a Mosca del generale Khalifa Haftar, capo delle forze armate del governo di Tobruk. Con il sostegno russo, egiziano e delle tribù fedeli al defunto Colonnello Gheddafi, sono alte le probabilità che Haftar riesca a riconquistare l’intero Paese, deponendo l’esecutivo americano-islamista di Faiez Al-Serraj: Sirte è un nodo strategico per bloccarne l’avanzata. Concedendo le basi siciliane agli USA, il governo Renzi si incammina a cuor leggere verso l’ennesimo disastro mediterraneo.

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Bombarda ché arrivano i russi!

Mancano solo pochi mesi all’addio di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca, pochi mesi prima che il presidente che ha gettato nel caos il Medio Oriente e l’Europa (coadiuvato dal suo Segretario di Stato, Hillary Clinton) termini il mandato, prima di essere velocemente risucchiato dal cesso della storia.