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 intelligence for the people

Russia, Ucraina, Kaliningrad: non è Trump a decidere le sorti del conflitto

di Roberto Iannuzzi

https substack post media.s3.amazonaws.com public images 96c79529 d0a6 4e00 bc1d b512127ace96 932x582.pngIl polverone mediatico sollevato dall’accordo sul diesel siglato da Trump distoglie l’attenzione dal reale andamento della guerra, che vede NATO e Russia in rotta di collisione.

L’accordo annunciato dal presidente americano Donald Trump, in base al quale la Russia fornirebbe agli Stati Uniti e al mercato globale un totale di circa 3 milioni di tonnellate di diesel nei prossimi mesi, ha suscitato la collera di Kiev e degli alleati europei, così come dei democratici e di molti repubblicani in patria.

Trump è stato sostanzialmente accusato di aiutare l’economia di Mosca in una fase cruciale del conflitto con l’Ucraina, addirittura “vanificando quattro anni di pressioni finanziarie occidentali nei confronti di Mosca”.

Ne è sorto uno scontro durissimo fra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e Trump. Il primo ha definito “debole” la decisione del presidente americano. Quest’ultimo ha affermato che l’Ucraina avrebbe dovuto eleggere un nuovo presidente “in grado di fare un accordo”.

Trump ha accusato Zelensky di aver ignorato numerose richieste statunitensi di porre fine agli attacchi alle raffinerie russe, i quali contribuiscono ad aggravare la crisi energetica mondiale aumentando il prezzo del diesel. Quest’ultimo è raddoppiato negli USA dall’inizio del conflitto con l’Iran.

Mentre il presidente americano annunciava l’accordo sul diesel, i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner si stavano incontrando a Miami con una delegazione ucraina ed alcuni rappresentanti europei allo scopo di discutere proposte per porre fine al conflitto.

Secondo il Financial Times, i due inviati statunitensi avevano ventilato la possibilità di interrompere la condivisione di informazioni di intelligence con Kiev se l’Ucraina non avesse cessato gli attacchi alle raffinerie russe.

Nei giorni successivi, fonti ucraine hanno denunciato la mancata trasmissione da parte USA di alcune informazioni che avrebbero permesso una più tempestiva difesa dagli attacchi missilistici russi.

La Casa Bianca ha negato che ciò fosse avvenuto, ma gli ucraini hanno confermato restrizioni all’impiego di Starshield, componente militare del sistema satellitare Starlink controllata direttamente dal Pentagono, che fornisce un aiuto essenziale a Kiev sia in chiave difensiva che offensiva.

 

Un presidente dimezzato

In realtà, l’accordo sul diesel è dettato da ragioni estemporanee, ha un effetto irrisorio sulla crisi energetica, e non sembra destinato ad aprire alcun reale spiraglio negoziale, in primo luogo per la strenua opposizione di Kiev e degli europei, ma anche per l’inconsistenza dell’azione diplomatica di Trump.

Nel corso di una telefonata con il leader americano, il presidente russo Vladimir Putin ha escluso la ripresa immediata di qualunque negoziato con Kiev.

Secondo il Cremlino, la nuova posizione russa è conseguenza dell’attacco con oltre 1.600 droni lanciato dall’Ucraina contro Mosca ed altre città russe mentre erano in corso le elezioni parlamentari lo scorso 20 settembre.

Pur non avendolo dichiarato apertamente, i russi considerano poco credibile la mediazione della Casa Bianca alla luce del fatto che gli attacchi ucraini in territorio russo sono condotti con l’aiuto imprescindibile dell’intelligence statunitense.

Già dal 2025, la CIA aveva fornito assistenza essenziale agli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe. Trump aveva perfino lodato tali attacchi sostenendo che gli facevano acquisire potere contrattuale nei negoziati con la Russia.

E proprio in questi giorni, mentre il presidente americano invocava la cessazione degli attacchi condotti dall’Ucraina contro le raffinerie russe con l’aiuto della CIA, Kiev ha colpito tre data center della compagnia Yandex (l’equivalente russo di Google), con tutta probabilità sempre grazie all’assistenza dell’intelligence USA.

Se Trump volesse davvero far cessare gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, per lui la cosa più semplice sarebbe ordinare alla CIA di smettere di assistere Kiev.

Non è tuttavia da escludere che il presidente americano non abbia il pieno controllo degli apparati USA. Così come del resto non lo ha su Zelensky il quale, sostenuto sia da spezzoni del Deep State americano che dagli europei, dopo tre giorni ha ripreso gli attacchi contro le raffinerie russe senza incontrare alcun ostacolo.

 

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