
Europa: la guerra civile continentale è già iniziata
di Carlos Javier Blanco Martín
Un fantasma si aggira per il mondo, ma non è più il fantasma del comunismo. Né si può parlare, neanche vagamente, del fantasma della sinistra. Nessuno sfugge alla verità che, in spagnolo tradizionale, suona così: "un fiume in tempesta, guadagno per i pescatori".
In Francia, Italia, Spagna, Belgio e in molti altri paesi europei, la gente scende in piazza ed esprime una rabbia logica e legittima. Con la fine della Pax Americana e la conclusione del ciclo del cosiddetto Stato sociale, un ciclo basato sullo sfruttamento collettivo del Sud del mondo e guidato (o meglio, condiviso) dall'Anglosfera, le classi lavoratrici europee autoctone si sono viste ridotte al minimo indispensabile e si sentono sconfitte.
Le classi medie, nervo di collegamento necessario tra i proletari e le élite estrattive, si sono ridotte drasticamente a causa delle politiche globaliste e neoliberiste dell'Unione Europea. Le giovani generazioni di europei autoctoni stanno scoprendo, nonostante le manipolazioni subite e le deliberate carenze dei sistemi educativi europei, la truffa di cui sono vittime.
L'attuale percezione di frode porterà, tra qualche anno, alla tragedia. Se oggi un ragazzo lucido, ventenne, intuisce con confusione e ansia che domani vivrà molto peggio dei suoi genitori (senza casa, senza figli, senza un lavoro dignitoso e stabile), quando avrà trenta o quarant'anni, l'ansia, la situazione non sarà più quella di un semplice turbamento: diventerà una tragedia. Intorno a lui, nell'Europa del 2030 o del 2040 (se non verrà prima distrutta da una guerra), la classe medio-bassa europea non vedrà altro che sporcizia, guerre civili etniche, precarietà, repressione e imposizione di religioni e costumi non europei (Islam) o leggi innaturali (ideologia di genere e radicalizzazione LGBTQ+ imposta dalla forza militare).
Tutto ciò si verifica in un clima di estrema precarietà economica, poiché le tendenze attuali sono destinate a peggiorare: mancanza di innovazione, calo della produttività, dipendenza energetica e tecnologica, avversione generale (dovuta a un sistema educativo concepito dagli Stati Uniti, deliberatamente scadente) e sottomissione culturale a una sorta di "islamo-americanismo", di cui già oggi percepiamo i germi.
Per tutte queste ragioni, non neghiamo che una parte lucida della gioventù europea percepisca l'imminente tragedia. I cosiddetti "Stati sociali" sono diventati Stati del malcontento. Questi Stati europei hanno ceduto la sovranità a istituzioni "comunitarie" che, formalmente, non sono, nel loro insieme, uno Stato o una Federazione di Stati. L'UE, non bisogna mai dimenticarlo, è priva di natura statale o sovrana. Non è uno Stato (se fosse una vera Federazione, lo sarebbe) e, ciononostante, ha radicalmente modificato la sua capacità di usurpare la sovranità degli Stati membri, con la complicità delle élite di partito e di coloro che le sostengono, le élite plutocratiche dei rispettivi paesi membri.
Questa Unione Europea ha forgiato e consolidato un programma che, a dirla tutta, è una sorta di virus: succhia la sovranità (la capacità decisionale) agli Stati membri e, a loro discapito, trae energia per perpetuarsi come potenza sovrastrutturale e sovranazionale: minore è la sovranità nazionale, maggiore è la capacità regolatrice pseudo-sovrana dell'UE di interferire in questi Stati nazionali, ormai trattati come semplici province o dipartimenti periferici che devono sottostare alle direttive di questo nuovo Leviatano.
I cittadini di questi Paesi continuano (sempre meno) a votare ingannati, pensando di conservare un certo potere decisionale nei parlamenti nazionali o nelle elezioni presidenziali, "dimenticando" che le potentissime stazioni di polizia e gli uffici dell'UE, la sua stessa presidenza e l'intero, opaco organigramma del Leviatano filoeuropeo non sono soggetti ad alcun controllo democratico. Allo stesso modo, andare a votare al Parlamento europeo è come deridere e umiliarsi come cittadini, perché questo Parlamento ha ben pochi poteri, competenze o capacità di controllo. Le stesse potenze eurocratiche che etichettano Russia, Cina e Iran come autocrazie, descrivono al meglio il sistema corrotto che loro stessi, in quanto braccio civile della NATO, hanno messo in piedi in tutti questi anni. Perché è di questo che voglio parlarvi: il futuro degli eurocrati è in bilico, oggi più che mai. Il filo passa per Kiev.
Nel momento in cui Kiev cade, lo stesso giorno in cui cade Zelensky o i topi fuggono dalla sua nave e lo abbandonano, nel momento in cui la NATO e i "volontari" esauriscono i fondi per droni, missili e munizioni, l'Unione Europea sarà già condannata. La fuga dei topi da Kiev, o la fine, come si auspica, del dittatore Zelensky, potrebbe aprire un nuovo ciclo nella storia del nostro continente. Si aprirà la possibilità di un Norimberga 2, un processo (formale e informale) di resa dei conti di tutta quella marmaglia che ha dirottato il concetto (di per sé stimabile, nella sua astrazione) di unità europea.
Un'unità che i popoli dei 27 paesi sarebbero sempre disposti (in generale) a sostenere in cambio di pace, prosperità, equità e giustizia sociale. Ma non per quello che ora intendono fare: condurci in guerra. Ma i topi di Kiev, quando abbandoneranno la nave e la Russia avrà ristabilito la sua area di sicurezza, non saranno molto diversi dai topi di Bruxelles, Madrid, Parigi, Roma e Berlino. I popoli assoggettati all'eurocrazia avranno già sofferto molto a causa dell'inflazione, della carenza di alloggi, dell'insicurezza lavorativa, del caos multietnico, della "ceutizzazione" del continente, dell'insicurezza stradale e legale, delle rivolte e dei saccheggi.
L'escalation è già iniziata. Dall'altra parte, nei paesi attaccati dall'Impero occidentale, lo sanno già molto bene perché non subiscono la propaganda che subiamo noi. Ad esempio, leggete il filosofo Dugin. Da tempo mette in guardia da questo rischio: l'Occidente si sta decomponendo. La Russia, come Stato, ma non solo come Stato, come civiltà, ha bisogno di un dialogo e di un abbraccio con l'Europa, non con "l'Occidente".
Un'Europa europea è nell'interesse della Russia , non un magma multiculturale instabile, impoverito, violento, africanizzato e islamo-americanizzato, come è ora. La Russia ha imparato molto dall'Europa europea (quella di Mozart, Kant, Marx, Cervantes...), e noi da essa, ma non può imparare nulla dall'Europa delle testate nucleari degli americani, non può amare nulla di buono da quella gigantesca Ceuta che ogni nazione sta diventando: Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, ecc. Un'Europa in rovina invasa dai contingenti inviati da Soros e da tutta la pleiade di corvi anglo-ebraici che la rendono schiava, non può essere presa in considerazione. Deve essere evitata, difesa da essa, è l'Europa-Mostro.
Stiamo già assistendo all'avvento del mostro europeo.
In Francia: migliaia di arresti. Non meno di mille agenti delle forze dell'ordine feriti. Anche il numero di negozi distrutti (compresi i saccheggi), veicoli e merci di ogni genere sale a cifre sempre più elevate. La distruzione del municipio di Limoges passerà alla storia come emblema di un'epoca oscura che ha preannunciato il misterioso incendio della cattedrale di Notre-Dame. Nizza, Bordeaux, Marsiglia… al momento in cui scrivo questo articolo, la Francia è nel caos più totale e un nuovo “piccolo Napoleone” non è sempre la soluzione a questo caos.
La situazione è aggravata. La Francia sembra possedere numerosi contingenti di cuccioli del cosiddetto "antifascismo". Queste cellule, altrettanto misteriose, si attivano come per magia e sotto un apparente controllo centrale. Il fatto che gruppi così litigiosi e anarchici, come pretendono di essere, agiscano in modo così coordinato per reprimere proteste tanto legittime quanto necessarie (inflazione e costo della vita, spese bellicose, degrado pedagogico) richiede un'analisi urgente. Qui si sta consumando l'escalation della guerra civile intraeuropea.
Secondo numerose testimonianze, i cuccioli della “gauche” francese ingrossano le loro fila con la canaglia extraeuropea che non vuole integrarsi: un'intera massa informe proveniente dalle ex colonie francesi in Africa, sia Maghreb che Africa nera, parassiti delle risorse pubbliche e refrattari a qualsiasi integrazione, nonostante la “legge del suolo” giacobina dichiari molti di loro francesi. La canaglia antifrancese approfitta del fiume in tempesta per saccheggiare negozi, violentare donne e bambini, rompere vetrine. Essi, che non temono più la ghigliottina, ne sfruttano comunque gli effetti a lungo termine. La loro mera esistenza, antisociale e criminale, li rende meritevoli di diritti. La Repubblica li accoglie, questa volta per distruggere la nazione. Gli Stati rinchiudono al loro interno gli assassini della nazione.
In Italia: le cifre (nell'ordine delle centinaia, anziché delle migliaia) di feriti, arrestati e morti sembrano leggermente inferiori, secondo le informazioni disponibili, sebbene sia vero che la durata delle rivolte sia ancora più breve. La situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. La guerra civile urbana è stata terrificante in diverse città, soprattutto a Milano. La lucidità di alcune proteste sembra maggiore qui che in Francia, perché lo slogan contro l'invio di armi e risorse al dittatore ucraino ha trasceso il Paese dello Stivale. In quanto Paese occupato dagli americani dopo la sconfitta dell'Asse, in Italia si avverte un maggiore (e giustificato) senso di umiliazione: una cosa è stata rovesciare il fascismo e giustiziare Mussolini, tutt'altra è stato continuare a usare il Paese come mera base militare per gli americani, nonché come colonia amministrata dal capitale ebraico-americano.
Francia e Italia sono, ad oggi, in testa al malcontento popolare di fronte a un'Europa disfunzionale che mostra tutta la sua cancrena e tutto il suo rosario di contraddizioni. Il feroce sorvegliante tedesco, che ha oppresso il sud Europa, è nei guai. Il padrone americano non ha intenzione di abbandonare i suoi servi, ma non gli importa se si distruggono a vicenda, e si assiste a una preoccupante emorragia interna. In realtà, queste guerre urbane potrebbero essere parte di una guerra ibrida di portata ben più ampia, che include l'"ammortamento" di territori la cui utilità per il padrone yankee non è altro che quella di fungere da frangia destabilizzante del blocco russo.
La mossa, tuttavia, è rischiosa. Gli alleati sono ormai solo dei lacchè lacerati nell'animo. In questo momento portano già dentro di sé lo stesso "Terzo Mondo" che l'Occidente ha creato in una partnership (ineguale) con gli americani. Gli Stati Uniti, specialisti nel fabbricare coscienziosamente il sottosviluppo altrui, dopo averlo fatto con l'Africa, l'America Latina e l'Asia, ora si accingono a farlo con l'Europa stessa, la loro odiata madre e maestra.
In Spagna: il numero delle rivolte è addirittura inferiore, ben lontano dai casi di Parigi o Milano. Curiosamente, chi protesta per il diritto all'alloggio è composto in parte da personale sovvenzionato dal governo e animato da militanza socialista. Accampamenti come quello di Puerta del Sol a Madrid sono emersi, con il senno di poi, come un disperato tentativo di salvare i resti del naufragio di Pedro Sánchez. Questo personaggio, che non si fa scrupoli a ricorrere a mezzi antidemocratici per rimanere al potere, ha riattivato una sorta di 15M risorto (in riferimento al 15 maggio 2011, data di origine del movimento degli "indignados" e simbolo della sinistra radicale che ha dato vita al partito, ormai quasi estinto, di Podemos). La mossa, però, non sembra avergli portato fortuna.
Una moglie, un fratello, diversi ministri ed ex ministri accusati… tutti formalmente o sotto la lente d'ingrandimento, una mafia estorsiva che perseguitava giudici e poliziotti non sottomessi, un tentativo di truccare le elezioni con massicce regolarizzazioni di stranieri… Tutto sembra indicare che le proteste di piazza (con gravi scontri a Madrid, Barcellona, Valencia, cioè in grandi città, ma anche a La Coruña, Avilés, ecc.) siano in qualche modo controllate a distanza da La Moncloa e da Rue Ferraz.
La sinistra spagnola è molto più sistemica, è un'estensione del Partito del Potere, il PSOE. Quando il PSOE annaspa in termini di consenso popolare e scandali di corruzione, sprechi, dimostrata incapacità o sottomissione al Marocco, allora i chierichetti, i sacristi e gli spaniel (Sumar, Podemos, Izquierda Unida, gli antifascisti) entrano in azione per cercare di salvare la nave che affonda. I collettivi antifascisti sono scesi di nuovo in piazza a La Coruña, nelle Isole Baleari e ad Avilés in occasione di eventi organizzati da Abascal e dal suo partito liberale e sionista VOX, che hanno scelto come rappresentante di un fascismo che essi stessi portano nelle vene. Questi collettivi violenti non devono vedere molto fascismo in Sánchez, che continua a trattare con la NATO e l'Entità Sionista nonostante le belle parole.
E, quel che è peggio, questa sinistra monclovita, persino le brigate violente, non vede alcun fascismo nel fatto che una potenza straniera (il Marocco) distrugga l'agricoltura, il commercio e il mercato del lavoro spagnoli con l'inspiegabile connivenza dello stesso governo spagnolo. Il genocidio del popolo saharawi per mano dei marocchini è invece un fascismo dimostrabile davanti ai tribunali penali internazionali. Quel genocidio è fascismo, di cui il governo sanchista è complice.
Le rivolte si diffondono: Albania, con oltre trecento feriti nella capitale Tirana. Altri paesi si preparano alla violenza: la Germania, secondo alcune fonti, intensificherà la repressione, dato che il partito pacifista Alternativa continua a vincere le elezioni in città e Länder. Curioso, vero? Gli antifascisti potrebbero scendere in piazza per scagliarsi contro i pacifisti. Tirate le somme.
In Europa non esiste ancora una forza pacifista organizzata. Un no a Zelensky come grido universale. Un sì alla Russia, da parte di sinistra, destra e centro, come grido unanime.
Questo caos di guerra civile etnica e di antifascismo guidato dal Sistema è un segno inequivocabile che la guerra mondiale, nel senso ibrido e diffuso dei suoi primi momenti, è già iniziata.













































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