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jesopazzo

Sulle elezioni britanniche e il loro senso per noi italiani

di Je so'pazzo

Una cosa al volo sulle elezioni britanniche, e il loro senso per noi italiani, perché i media stanno dicendo davvero un sacco di cazzate.

La tesi che ci presentano è: il voto a Corbyn è stato un voto pro-Europa e contro la Brexit. Così associano la tornata elettorale della Gran Bretagna a quella francese, dove ha vinto un altro "filo-europeista" e si possono dire soddisfatti perché le forze "antieuropeiste" sono state sconfitte. In particolare fa ridere il PD, che dopo aver osteggiato Corbyn in tutti i modi, rivendica questa vittoria come fosse la sua!

Ecco, questa chiave di lettura dell'Europa non fa capire nulla e va rifiutata. Come va rifiutata quella speculare, secondo cui Corbyn ha incassato voti perché ha preso una posizione contro l'Unione Europea, e che quindi solo contro l'UE si può ottenere il consenso delle masse (ma basta vedere che fine ha fatto il partito UKIP, che era quello che più si era battuto per la Brexit, o i conservatori, che avevano indetto le elezioni proprio per negoziare una Brexit più vantaggiosa per la nazione...).

Secondo noi, è proprio la chiave di lettura che riconduce ogni questione all'UE che è sbagliata! L'affermazione straordinaria di Corbyn ha poco a che vedere con UE sì o UE no - in questi anni le masse non hanno mai votato su quello! - ma molto a che vedere con un saper incarnare il desiderio di cambiamento delle persone.

Il successo di Corbyn ha a che vedere con una chiara posizione contro l'austerità, per il miglioramento immediato della vita delle masse popolari, da ottenere con una politica di vera sinistra: nazionalizzazioni, implementazione del servizio pubblico, redistribuzione della ricchezza, nuova fiscalità progressiva.

Su questi temi Corbyn - figura credibile, onesta, che qualche lotta in vita sua l'ha fatta e non ha scaldato solo la poltrona - ha trovato la disponibilità sia della vecchia classe operaia inglese, bacino tradizionale del Labour, sia di una nuova composizione giovanile che di solito non si interessava di politica e non votava. Sono stati questi "quadri" giovani, precari, a investire il corpo tradizionale della sinistra e a fare una campagna elettorale a stretto contatto con il popolo: porta a porta, volantinaggi nei mercati, video intelligenti e divertenti.

Insomma, Corbyn ha fatto un grande risultato perché ha parlato chiaramente di lotta alle disuguaglianze e ha saputo coinvolgere la parte più attiva e dinamica della società, quella che spera ancora in un cambiamento, che lotta per il proprio futuro.

Questo è l'insegnamento che viene dalla Gran Bretagna. in questi anni i partiti cosiddetti "antieuropeisti" - categoria quanto mai vaga - hanno preso voti solo perché venivano percepiti come anti-sistema e perché nominavano, seppure opportunisticamente, il malessere delle masse, che i partiti "di sistema" cercavano di nascondere.

Ma appena compare una vera alternativa, strutturata e credibile, quote significative delle masse si orientano in quella direzione (Syriza in Grecia, Podemos in Spagna, Mélenchon in Francia etc) e l'estrema destra viene ridimensionata.

Certo, questi partiti non sono LA soluzione, perché la soluzione non sta nella semplice delega, ma in un protagonismo attivo, in un coinvolgimento continuo sui posti di lavoro, nelle scuole, nell'attuare da subito il programma radicale che si propone - cosa non facile, che richiede determinazione, capacità di rottura. Ma sono fenomeni significativi, che angosciano i capitalisti europei, perché riequilibrano i rapporti di forza fra le classi, per anni totalmente a favore delle minoranze dominanti.

Dopo che nel 1989 avevano dato per morto il socialismo, le idee di giustizia, di libertà, di cooperazione, di proprietà collettiva dei mezzi di produzione e di solidarietà, Bhe queste idee stanno prepotentemente tornando a essere "di massa".

Pensavano di averci seppellito una volta per sempre, invece come diceva Marx la "vecchia talpa" ha scavato, le contraddizioni del capitalismo sono esplose, e le nostre idee ogni volta presentate come "vecchie" (il che fa ridere, perché "vecchio" come l'Antico Egitto è invece lo sfruttamento, la miseria, il fatto che decidano le élite!) ora sono il nuovo.

Dobbiamo solo capire come portare questo vento europeo qui in Italia. Nel nostro paese ci sono tante persone di sinistra, e nonostante il rincoglionimento di massa fra Berlusconi, PD e Grillo, questo è sempre il paese di una Casa del Popolo per ogni campanile, della sollevazione del 1968-1977, di una sinistra diffusa che ha saputo lottare. Anzi è proprio perché questo paese ha avuto la Sinistra più forte, che ha dovuto pagare il prezzo più grosso fra repressione e tradimenti...

Ma quando in Italia riusciremo finalmente a partire, ed è ormai questione di mesi, davvero tutta l'Europa ne sarà scossa. Sbarazziamoci degli opportunisti, degli ambigui, di chi non lotta, di chi non vive fra le masse. Diciamo poche cose e chiare, e non limitiamo a enunciarle: facciamole da subito.

Noi vogliamo costruire questo, vogliamo dare un senso alla nostra vita per non lasciarla alla depressione o alla pura rabbia, vogliamo fare una NOSTRA rivoluzione - concreta, pragmatica, umana, all'altezza dei tempi. Chi ci sta?

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Comments   

#2 Sasha 2017-06-16 22:59
Prioritaria la questione nazionale? Ma stiamo scherzando? Siamo forse palestinesi o curdi? I lavoratori italiani, i disoccupati italiani, i precari italiani, perfino l'ormai ex ceto medio sempre più impoverito non sono oppressi in quanto italiani ma in quanto sfruttati! L'Italia non è una nazione oppressa, è uno Stato oppressore, imperialista e con more meo-conialiste (vedi Libia). Qualsiasi concessione anche minima alle stupidaggini sovraniste e patriottarde ereazionaria e da respingere come la peste bubbonica! L'egemonia delle destre su settori di lavoratori e classi subalterne la si contrasta offrendo un'alternativa alle condizioni drammatiche nelle quali versa gran parte delle persone, non sventolando il tricolore, del quale non importa una ceppa a nessuno!
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#1 francesco Zucconi 2017-06-14 00:43
Tutto ok solo se si pone come prioritaria la questione
nazionale. Sono da ricontrattare punto su punto tutti i trattati di pace e tutto quanto abbiamo subito
in quanto nazione militarmente sconfitta nella seconda guerra mondiale.
Se la Sinistra, in completa opposizione e
a sconfessione totale e sincera
di quanto fece nel 1919-1920,
strappa alla destra la centralità della questione
della sovranità nazionale e di una
conseguente politica estera libera
dalle tutele britanniche, o europee in
genere allora, e solo allora, potremo inverare la nostra Costituzione e non ci potrebbe fermare,per via pacifica,
più nessuno!
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