Coronavirus e i danni incalcolabili dell'industria della paura
di Pino Arlacchi
Ho citato ieri, a proposito del Coronavirus, la nefasta opera dell’industria della paura in un contesto facile da suggestionare come l’Italia. Ma questa industria è globale, come è globale il deficit di leadership mostrato dalle autorità pubbliche, specie occidentali, nel confronto con l’epidemia. Quasi nessuno se la sente di sfidare gli sventurologi che imperano nei media e anche in quel segmento della comunità scientifica che decide di sfruttare a proprio vantaggio le angosce collettive.
Ci sono però due importanti eccezioni: il governo della Cina e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella persona del suo Direttore Tedros Ghebreyesus. La Cina ha saputo mettere in piedi una risposta proporzionata alle dimensioni della minaccia, reagendo con estrema determinazione nel momento dell’esplosione dell’epidemia e rilassando via via le misure di contrasto dopo il superamento del picco infettivo.
L’OMS ha tallonato da vicino la malattia, rifiutandosi di cedere alle spinte verso la paranoia mascherate da richieste di tutela del tipo “è meglio esagerare nell’allarme, così aumenta la sua efficacia”.
Ghebreyesus è un politico africano, ben consapevole dei giochi sporchi che si imbastiscono dietro le emergenze umanitarie e sanitarie. Un uomo che è stato perciò capace di opporsi a chi pretendeva che la nuova malattia fosse subito dichiarata una “pandemia”, una epidemia globale, inflitta dai comunisti cinesi al resto del mondo. Un uomo apprezzato da chi è in grado di ragionare con la propria testa ed attaccato da quelli che hanno rieletto la Cina a “pericolo giallo” del Ventunesimo secolo.
Vi invito a meditare, allora, su questo resoconto delle ultime dichiarazioni di Ghebreyesus apparso su una fonte a lui non favorevole, il “Financial Times” di oggi:
«L’Organizzazione Mondiale della Sanità continua ad insistere che il nuovo morbo del Coronavirus non è ancora una pandemia...Il Direttore Generale Tedros Ghebreyesus ha dichiarato...che l’uso indiscriminato del termine pandemia non porta ad alcun tangibile beneficio, ed aumenta in modo significativo il rischio di amplificare paura e stigma non necessarie e non giustificate, portando alla paralisi dei sistemi. (Questo abuso) può anche lanciare il segnale che non siamo più in grado di contenere il virus, e questo non è vero.
Siamo dentro una lotta che può essere vinta se facciamo le cose giuste. Allo stato, ha detto il Dott. Tedros, non stiamo assistendo ad una trasmissione di massa sostenuta ed intensiva del virus, e non stiamo assistendo a decessi ed infermità su vasta scala: la Cina ha meno di 80mila casi su una popolazione di 1,4 miliardi di persone, e nel resto del mondo ci sono 2.790 casi su una popolazione di 6,3 miliardi». (Clive Cookson, World Health Organisation says virus still not a pandemic, Financial Times, 26.02.2020).














































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