Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount

Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Ateismo e normatività della natura

di Salvatore Bravo

L’ateismo affermava Costanzo Preve non è semplicemente la negazione dell’esistenza di Dio, se ci si sofferma semplicemente su questo elemento non si comprende la profondità del problema. L’ateismo è l’indifferenza verso la verità e ancor più l’avversione verso ogni normatività naturale1. Tale problema dev’essere colto nel quotidiano; gli effetti dell’indifferenza verso la verità penetra capillarmente nelle parole e negli eventi ordinari dell’esistenza individuale e collettiva fino a diventare “il modo di esserci e di pensare dell’Occidente all’ombra del capitalismo totale-assoluto”. Le Paralimpiadi di Parigi ci ripropongono il problema del gender e dell’identificazione dei generi, in quanto è stato permesso a un atleta gender di gareggiare con le donne. Già nelle Olimpiadi fu sollevato il medesimo problema, al punto che si dichiarò che non vi sono evidenze scientifiche per determinare il genere maschile o femminile.

In questi anni il genere maschile è stato oggetto di una campagna di critica e, a volte di criminalizzazione. Il genere maschile è stato rappresentato come la radice di ogni male e violenza, pertanto andava sottoposto a una paideutica finalizzata a una metamorfosi sostanziale.

Colpevole delle violenze era sempre il genere maschile, mai il sistema sociale ed economico, il quale, invece, si connota per “essere inclusivo”. La società dell’inclusione di giorno in giorno mostra le sue falle e le sue contraddizioni. Le femministe sostenute dai media hanno contestato il “patriarcato inesistente” causa di ogni male. Gradualmente la verità storica e gli obiettivi ultimi si svelano. Sotto attacco non è semplicemente il genere maschile ma anche il genere femminile. Gli ultimi baluardi dell’identità-verità oggettiva, il genere maschile e il genere femminile, sono da trascendere in nome di un relativismo senza limiti. Il maschile e il femminile sono ridotti a semplici espressioni culturali e anche la biologia è smentita, di conseguenza non vi sono generi, ma solo espressioni individuali. L’individualismo senza vincoli sostanza del capitalismo chiude il cerchio, ovvero ciascun soggetto ha il diritto di definirsi a prescindere dai limiti oggettivi. La derealizzazione comporta la fine della politica, in quanto la realtà è sostituita dal “desiderio” indotto. Se i generi non sono che scelte personali instabili l’Occidente è il lo spazio-tempo del tramonto della verità e delle identità. Se le identità di genere sono consegnate alla manipolazione monopolizzata da una pluralità di sistemi industriali-farmaceutici che rendono i generi artifici da costruire in laboratorio, tutto è improntato al nichilismo realizzato e specialmente “ogni identità” è considerata portatrice di violenza. La verità è altr,a senza identità non vi è dialogo. L’Occidente è sempre più il regno del silenzio, in cui le individualità evaporano e con esse ogni normatività naturale. L’ateismo e l’Occidente coincidono perfettamente; Costanzo Preve aveva colto il problema nella sua radicalità. Vi sono femministe che criticano l’attacco al genere femminile, si spera che riportino la parte al tutto, ovvero che colgano l’errore interpretativo in cui sono cadute, in tal modo potrebbero contribuire senza contrapposizioni preconcette al processo di consapevolezza generale sul nostro tempo. Difendere i generi e la loro specificità nel rispetto della comune natura umana, non effende e non esclude nessuno, ma riporta al centro l’essere umano per proteggerlo dalla logica della manipolazione-sperimentazione che avanza inesorabile tra gli applausi dei sudditi. La riduzione dei generi a flatus vocis è la fase finale del lungo percorso di “distruzione creativa della ragione oggettiva”. La destra si confonde con la sinistra; il multiculturalismo è riduzione delle differenze culturali a semplice folklore da vendere sul mercato; le istituzioni sono aziende, offrono servizi in base al censo; la famiglia e la comunità politica sono ormai giustapposizione di individui che ascoltano la “voce del mercato”. Tutti inclusi dunque, ma nel mercato della manipolazione senza limiti. Siamo nella fase finale, a un punto di svolta che richiede il costituirsi di un fronte popolare, in cui sedimentare la prassi. Pensare il nostro tempo significa farsi portavoce dei dubbi e delle domande che possono essere d’ausilio per l’emancipazione di tutti, ma affinché ciò possa essere dobbiamo pensare il nostro tempo e porci il problema, se esso sia conforme alla natura umana. Dunque dobbiamo affrontare il tema della natura umana senza timori, perché solo partendo da tale assunto è possibile valutare il tempo presente e aprirci alla prassi comunitaria. Come nella rappresentazione dell’uomo vitruviano di Leonardo Da Vinci dobbiamo ricostruire il cerchio della verità che difende il soggetto umano e l’umanità tutta dalla tracotanza del potere che avanza inesorabile e sulle ceneri dell’umanità moltiplica il plusvalore e svuota l’umanità di ogni significato. Solo la politica può riportare l’essere umano nel proprio tempo, a tale scopo ogni essere umano è chiamato a dare il proprio etico contributo. L’ateismo è l’irrazionale del capitalismo incapace di porsi un limite per ragioni strutturali; solo la verità salva dai procesi di distruzione messi in campo dal modo di produzione capitalismo. Bisogna riprendere il cammino dalla verità dialogica prima che sia troppo tardi.


Note
1 Costanzo Preve, Una Approssimazione al pensiero di Marx, i centotalleri il prato, pp. 56
Pin It

Comments

Search Reset
1
Francesco
Thursday, 26 September 2024 12:58
Bene, Nuno è un cretino e niente da dire.

Rontini, beh è sempre Rontini. Come sempre, e come molti, lei confonde "discernimento politico" con i suoi paraocchi ideologici. Lasci stare Hegel, che è roba seria. L'idealismo, non ne parliamo proprio. E anche il concetto di "reazionario" che è maneggiato con la comprensione del concetto "fascista", "borghese", "conservatore", ecc, ovvero nulla. E per la religione, meno Pavlov e più complessità, riesame dei fondamenti ecc. non è possibile, eh? Ma già, la complessità è fascista. Tranne quando non lo è e sono i "reazionari" a pensare per schemi, mh?

Il rapporto Feuerbach-Marx e quindi illuminismo-hegel e una questione lunga complessa e anche rognosa. Quindi, qui si può dire: come lei non accetta l'ipse dixit evangelico (che ha tirato fuori dal cilindro), allo stesso modo non vedo motivo di accettare l'ipse dixit di Feuerbach, Marx, Engels e Lenin, che se esaminato a fondo porta alla conclusione che di religione non hanno capito una ceppa (anche se alcuni di loro hanno contribuito all'analisi dell'uso ideologico, malgrado loro, per certi versi) e che "filosofia veritativa compiuta" finisce a sua volta per essere ideologia quando inserita in un apparato politico (di fatto non c'è nulla, neanche le scienze, non suscettibili di un uso ideologico); Marx è un filosofo, volente o nolente, con le sue ragioni e i suoi torti, e bisogna confrontarsi con lui come tale, il marxismo, largamente ideologia (anzi ideologie); "materialismo ed empiriocriticismo, il dia-mat, sono solo alcuni degli esempi degli orrori di questa pretesa "filosofia veritativa".

Certo, tutto questo andrebbe esposto in una discussione seria, dialettica veramente, ma questo richiederebbe tempo e soprattutto serietà, quindi è, con soggetti simili, impossibile.
Like Like like 2 Reply | Reply with quote | Quote
0
Fabio Rontini
Thursday, 26 September 2024 16:24
I miei commenti sono stati circostanziati, concisi e perfettamente comprensibili da chiunque.

Del suo si capisce solo che ha una altissima considerazione di sè stesso, al cui confronto anche Marx, Engels e Lenin sono degli sprovveduti, figuriamoci poi gli altri commentatori che possono essere offesi personalmente se scrivono qualcosa che non le torna, e che non valgono abbastanza da poterci interloquire sensatamente.
Like Like sad 1 Reply | Reply with quote | Quote
0
Francesco
Thursday, 26 September 2024 21:33
Lei è un cretino, Rontini. Marx, Engels, Lenin e chiunque altro sono pensatori con cui confrontarsi, non profeti. L'unica cosa circostanziata nelle sue risposte è il suo ego e la sua autoreferenzialità.
Like Like like 1 Reply | Reply with quote | Quote
0
Paolo Selmi
Thursday, 26 September 2024 12:39
Cari compagni,

chiedo scusa per questo mio “sconfinamento” dal bugigattolo dove aggiorno, quando posso e come posso, sulla guerra in Ucraina.

Devo essere sincero, Salvatore. Il dibattito sui commenti mi sta appassionando tanto quanto il tuo pezzo, che aldilà delle attribuzioni a Preve ritengo condivisibilissimo! Specialmente dopo aver assistito al pestaggio di una donna (cromosomi - a questo ci siam ridotti... – xx) da parte di un uomo (cromosomi xy) pesante quasi la metà di me (non sono così fuori forma, non esageriamo…), ma con due spalle più larghe delle mie e una quantità decisamente superiore di fibra rossa (purtroppo, solo a livello muscolare e non politico).
E andava tutto bene… e va tutto bene!

L’ateismo, sostanzialmente e per quel poco che posso vederne e capirne io, è fare a meno di Dio. Con la D maiuscola. Recentemente sono stato al cinema, ormai solo in ruolo di accompagnatore finché una topolina di ormai undici anni mi dirà “papà ci ho già con chi andare al cinema”… e allora alzerò le braccia… e un altro pezzetto di “a modo tuo” del buon Liga si sarà realizzato…

E cosa ho visto di “bello”? Il sequel di “inside out”. Il 2. Avete presente quel corto disneyano del secolo scorso con “libero arbitrio” paperino con il paperino angioletto sulla spalla destra e il paperino diavoletto sulla spalla sinistra? Cosa con cui mi divertivo a chiedere a mia figlia da piccola… “E tu chi ascolti? L’angioletto o il diavoletto?”

Ecco, mettete via tutto. In un bel cartone scocciato destinato alla polvere. Il Bene e il Male ontologici non esistono. Del resto non esistono neppure nelle Religioni d’Oriente. Dall’India al Giappone. Il “bene” e il “male” sono RISULTANTI di altre due categorie ontologiche, ORDINE e DISORDINE nella produzione di karma, più o meno consapevole o inconsapevole. Con la piccola differenza che dall’India al Giappone l’intero discorso è collegato al CICLO DELLE RINASCITE, o SAMSARA, all’ILLUMINAZIONE, al NIRVANA, alla variante buddhista dell’induismo per bruciare karma, partendo dalla coscienza dell’impermanenza e del dolore mondani, per praticare il distacco mentale, ancor prima che fisico dagli stessi, fino all’estremo Zen: “Se vedi Buddha, uccidilo”. E arrestare il ciclo delle rinascite ed estinguersi nell’Assoluto.

Negli inside out uno e due nulla di tutto questo. Abbiamo tante belle EMOZIONI, rappresentate da tante simpatiche bambine e bambini che si muovono nel nostro cervello, la cui INTERAZIONE più o meno ordinata o disordinata, con prevalenza dell’una o dell’altra, genera cose buone, cazzate, l’età della stupidera, l’innamoramento, eccetera.

Anche la MEMORIA, fondamentalmente, è un fatto emotivo. Mettete quindi da parte anche la COSCIENZA, l’apprendimento tramite STUDIO, o semplice LETTURA, o IMITAZIONE DI UN MODELLO pertinente all’ambito del MITO (che sia il piccolo Lenin o il piccolo Don Bosco, o Pierino Alvaro Vitali, o Che Guevara, o Mohammed Ali, o Bud Spencer poco ci interessa e ci deve interessare). Ah dimenticavo... pure da parte gli IDEALI! GIUSTIZIA, in primis… non gira nel cervelletto degli anglofoni di inside out. E’ una risultante… tutt’al più. Non vale la pena neppure di stamparla su una maglietta di cotone, per quel che vale…

Siamo in pieno ateismo relativistico in chiave anglofona Disney / Pixar o quel diavolo che è. Con tutto rispetto per il diavolo, che saluto cordialmente prima che scenda oggi in pausa pranzo e mi capiti Woland a tavola a chiedermi cosa ne penso della religione… Annarè / Annushka ha già versato l’olio e fatto danni una volta, grazie, basta così...).

E sinceramente QUESTO ateismo, del tutto egemone e funzionale all’espansione del ciclo capitalistico di produzione e riproduzione merce in tutti gli ambiti della materia, ivi compresa una frontiera biologica completamente reificata, dovrebbe preoccupare i preti, più che QUELLO filosofico-marxiano...


E preoccupa anche me. Da comunista, anzi tutto. Dovrei? O forse – provo a girare la frittata ideologica – questo ATEISMO potrebbe svolgere un “RUOLO PROGRESSIVO”? Come si diceva ( e in Cina dopo la parentesi maoistica dicono ancora, evidentemente…) della BORGHESIA? Massì… lasciamoli fare, contrastiamoli ideologicamente, politicamente, ma svolgono un RUOLO PROGRESSIVO?

Alla fine non è una domanda del cavolo, penso... I dem “tu vuo’ fa’ l’ammerregano” di Schlein e cespugli e cespuglietti pseudosinistri ormai si dicono tali, ovvero “sinistri”, perché le “battaglie campali” ormai le combattono per queste cose… e il resto? La lotta di classe? Evidentemente non svolge un ruolo altrettanto “progressivo”…

Chiudo questa nota polemica e cerco di tornare al bicchiere mezzo pieno, ovvero l’eventuale ruolo progressivo di questo ateismo. No, scusate, metto sul piatto della bilancia da una parte un giovane attento al proprio ombelico, pardon, alle paturnie del proprio cervello banderuola, TUTTE BUONE (perché tutte potenzialmente mercato), questo l’esito del secondo film peraltro, e dall’altra la costruzione di un soggetto comunista, potenzialmente rivoluzionario… e mi cadono i coglioni, scusate il termine. Li perdo del tutto… insieme a tutto il resto.

Se l’ateismo è teso, in ultima analisi, alla celebrazione del proprio ombelico, hai voglia a fare un qualsiasi pensiero collettivistico… ma anche solo insinuare in tale giovane il dubbio che esista qualcosa di più alto per cui valga la pena vivere, lottare, spendere la propria cazzo di esistenza… un ideale a cui CONFORMARSI ovvero CONFORMARE tutti gli spiritelli che girano nel cervelletto, una visione ETICA (che implica già, di per sé, non solo una forte convinzione morale ma l’idea che questa possa e debba essere superata COLLETTIVAMENTE), eccetera… nel videogioco Disney tutto questo manca. Altro che “esame di coscienza dolore dei peccati accusa proponimento penitenza”, altro che “vecchie suore nere con che fede in quelle sere avete dato a noi il senso di peccato e di espiazione”… tutto superato! Ivi compresi “gli eroi, le armi e la biglia” e la fantasia che correva “lungo la prateria, fra la via emilia e il west”.

No, quindi, se metto io, personalmente, sul piatto della bilancia cosa perdo e cosa trovo, i meno e più, questo ateismo sta al socialismo (neanche al comunismo, al socialismo) come Trump o la Harris alla pace nel mondo.

Guardando questo ateismo attraverso il prisma del materialismo storico, vedo solo una delle forme supreme di teismo di questo tempo: quella del profitto capitalistico erto a unica variabile indipendente.

Qual’è quindi il passo successivo? Sostenerlo ma coi distinguo? Cercare di convincere i suoi seguaci che esiste un ateismo buono e uno cattivo e quello buono è il nostro? Combatterlo come la peste bubbonica senza se e senza ma? Insieme al modo capitalistico di produzione globalizzato e globalizzante di cui esso è, in U-ccidente, emanazione?

Io qui mi fermo… mi faccio troppe domande, sicuramente. A cui non ho risposte. Propendo per le ultime due opzioni, lo ammetto.

E ammetto anche un’altra cosa. Che parlando di “ruolo progressivo” nella Storia vedo assai più progressiva la cosiddetta “Teologia della Liberazione” che la suddetta pseudoideologia post-moderna attualmente egemone. Giusto per dirne una. Se l’obbiettivo è la costruzione di una società socialista, di un modo socialistico di produzione.

Chiudo citando un visionario di duemila anni fa. Un giorno che faceva un caldo boia arrivava a un pozzo e trovava una donna, e già lì, per giunta di una “razza inferiore”, ovvero samaritana, per giunta anche un po’ di facili costumi. A un certo punto le dice chiaro e tondo: “voi avete torto e noi ebrei abbiamo ragione, ma verrà un giorno, e il giorno è adesso, in cui lo stesso oggetto del contendere, per cui voi avete torto e noi ragione sarà SUPERATO”.

«Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

Parlavano d’altro. Non di fare la rivoluzione, nazionalizzare le banche o stilare il piano quinquennale. Proviamo però a fare nostro il METODO. Quel “in spirito e verità” che stravolge, tutto d’un colpo, se viene prima l’uovo o la gallina. Questione che si poneva anche il giovane Mao (1926), quando ALDILA’ DI TUTTO si chiedeva: “Chi sono i nostri nemici? Chi sono i nostri amici?” (谁是我们的敌人?谁是我们的朋友?)

“Spirito e verità”… cosa mi potrebbe far venire in mente? La VERITA’ intesa alla russa, come ISTINA ma soprattutto come PRAVDA, dove è la stessa radice (PRAV- giustizia) a suggerirci che LA RICERCA DELLA VERITA’ NON PUO’ NON ESSER PARTIGIANA. E da qui a Gramsci il passo è breve: “Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.”

Non so, cari compagni, davvero non so. Non so neppure come concludere questa messa per iscritto di pensieri che giran per la testa non come gli spiritelli del cartone amerregano, ma come chiodi fissi della ricerca di una vita. E che ho voluto condividere con voi solo perché forse, scorgo in qualche punto, sia pure in modo molto confuso, un modo di venirne fuori, cercando alleanze dal basso con chi sentiamo più “amici” che “nemici”, pur nelle differenze e nei distinguo, ma nella convinzione che gli IDEALI (ancora una volta) promossi a livello profondo siano molto, ma molto simili. E valga la pena dialogare, coalizzarsi, marciare uniti… dalla manifestazione in piazza nel paesino di cinquemila abitanti a forme organizzative decisamente più importanti.

Un abbraccio a tutti.
Paolo
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Paolo Selmi
Thursday, 26 September 2024 12:37
26/09 ore 08:30 aggiornamento

UGLEDAR, CADONO ALTRI PEZZI

Per chi come noi ha seguito la vicenda sin dal “lontano” 2022, questa cartina ha dell’incredibile, o qualcosa di simile:
https://t.me/Tatarinov_R/43704
Pura fantascienza. Sino a oggi i russi la avevano vista col lanternino. Guardiamo questa foto, che è forse ancora più esplicita, in tutta la sua FALLACE APPARENZA:
https://t.me/divgen/55135

Di cosa stiamo parlando? Di una città da sessantamila abitanti come ARTEMOVSK? Di una FORTEZZA vera e propria come AVDEEVKA?

No, letteralmente di MENO DI DIECI ISOLATI! Eppure, nessuno mai era riuscito a mettervi piede e a restarvi. La sua posizione leggermente in altezza, ma quanto basta per guadagnare superiorità di artiglieria, la costruzione di mura e fortificazioni difensive tutt’intorno, nonostante gli stabili fossero già danneggiati dai bombardamenti la aveva resa inaccessibile. Quel che contava, infatti, era CIO’ CHE TALE FOTOGRAFIA NON MOSTRAVA, NON CIO’ CHE SI VEDEVA (e si vede).

Ora, guardando con più attenzione la fotografia, vediamo che qualcuno vi ha apposto linee rosse. Che rappresentano l’avanzamento russo a ieri. Fa capolino a sinistra, e rappresenta la CHIUSURA A NORD. Si vede molto più pronunciata a destra, e rappresenta le PRIME CASE LIBERATE A EST.

Attenzione, secondo la cartina di Tatarinov tale linea rossa va spostata decisamente più ADDENTRO la città, fino alla prima grossa strada (la zona d’ombra che taglia trasversalmente l’ultima parte di città, quella EST, ormai completamente liberata): la ULICA TRIFONOVA (al momento in cui scrivo ancora segnata in bianco,
https://divgen.ru/47.78011/37.25009/16
ma anche qui l’intera area a est è russa
https://t.me/polk105/25097
solo per capire di che strada siamo parlando).

Le strade di questo settore sono piene di cadaveri di soldati, feriti e pezzi distrutti, non essendo i soldati della Settantaduesima a ripiegare e portarsi dietro almeno i camerati feriti, se non le salme. Segno che la ritirata dal settore EST è stata, a dir poco, alla disperata.

Ora, in tali condizioni è semplicemente impossibile ricacciare indietro i russi, e ormai NON SOLO per i motivi che ci siam detti negli ultimi giorni (ovvero non si tratta più di un “cuneo” “temperato” dalla Settantaduesima progressivamente fino alla sua distruzione, ma è UGLEDAR stessa a essere diventata un “cuneo”, quasi completamente circondato),

Infatti, perdendo il settore EST, ai natofascisti restano altri due settori, urbanisticamente definiti: un CENTRO, grosso modo equivalente, e un OVEST che è più terra libera che costruzioni, si vede chiaramente sia dalla cartina che dalla mappa.

IN CONDIZIONI NORMALI, OVVERO IN ASSENZA DI ACCERCHIAMENTO, GIA’ COSI’ MANCHEREBBE QUELLA SUPERIORITA’ che c’era, per esempio, ad ARTEMOVSK, nel condurre GUERRA URBANA (e non guerriglia, anche qui è cambiato tutto rispetto a un secolo fa) attaccando e contrattaccando da più punti utilizzando e sfruttando le posizioni avanzate concesse dalle costruzioni limitrofe a quelle russe. Qui ormai se la giocherebbero alla pari.

Ma così non è e non può essere. PERCHE’ IL REGIME DI SEMIACCERCHIAMENTO LI HA DI FATTO ESPOSTI AL FUOCO INCROCIATO DELL’ARTIGLIERIA E AVIAZIONE (BOMBE FAB) RUSSE. I russi hanno, infatti, approfittato dei recenti avanzamenti per PIAZZARE TUTT’INTORNO, ovvero dove FINO AD ALLORA ERA STATO UN MIRAGGIO soltanto pensare di poterci arrivare, in quel piattume scoperto dove ogni pezzo che si muoveva era stato per due anni e mezzo un tirassegno suicida, I PROPRI PEZZI. Più le FAB a fare il resto.

Il risultato è stato quell’inferno di fuoco che abbiam visto nei filmati. E in ciò che resta ai natofascisti nessuna EVAKUACIJA, nessuna ROTACIJA è più possibile.

Ecco perché ora, mentre scrivo, possiamo definire la difesa a UGLEDAR al collasso. Con conseguente accorciamento dei tempi dell’azione russa.

ALLE PORTE DI DIMITROV (PRESTO, DI NUOVO, DOPO OTTO ANNI DI “MIRNOGRAD”...)

Ulteriore avanzamento russo alle porte di DIMITROV (cartina qui
https://t.me/z_arhiv/28247
e più aggiornata qui)
https://t.me/divgen/55143

Mentre un canale ucraino oggi ammette pubblicamente che perdendo KRASNOARMEJSK il regime di Kiev perde 2/3 della METALLURGIA ucraina:
https://t.me/rezident_ua/24435
e punta ancora l’indice contro la “campagna di russia 3.0”. Indubbiamente. Io però punterei l’indice, anzi, lo affonderei, su chi ha spaccato in due un Paese con il colpo di Stato di Maidan 2014 e l’ascesa al potere del regime banderista, la messa fuori legge del Partito delle Regioni e, di fatto, di quell’area che ora sta trovando la propria liberazione dopo dieci anni di occupazione, rimozione politica, rimozione storica, rimozione urbanistico-topografica, rimozione linguistica, culturale e religiosa e, in un crescendo che solo qui si è fatto finta (e si fa tutt’ora finta) di non vedere, processi progressivi di persecuzione che si andavano ad accompagnare a quelli rimozione già citati nelle stesse sfere: a chi diceva no, a chi gridava a gran voce il diritto a esistere, e a resistere a quanto gli accadeva intorno. I “moskaly”. Gli “omoskalennye”. I “terroristy”.

Questo il dito da puntare. Ovviamente, se la storia si studiasse come insieme di processi complessi e interrelati e non come crocette da mettere su domande a risposta chiusa, alla anglofona, così come va di moda oggi. Ma questa, è un’altra storia ancora...

Aggiornamenti a seguire.

Cari compagni,

chiedo scusa per questo mio “sconfinamento” dal bugigattolo dove aggiorno, quando posso e come posso, sulla guerra in Ucraina.

Devo essere sincero, Salvatore. Il dibattito sui commenti mi sta appassionando tanto quanto il tuo pezzo, che aldilà delle attribuzioni a Preve ritengo condivisibilissimo! Specialmente dopo aver assistito al pestaggio di una donna (cromosomi - a questo ci siam ridotti... – xx) da parte di un uomo (cromosomi xy) pesante quasi la metà di me (non sono così fuori forma, non esageriamo…), ma con due spalle più larghe delle mie e una quantità decisamente superiore di fibra rossa (purtroppo, solo a livello muscolare e non politico).
E andava tutto bene… e va tutto bene!

L’ateismo, sostanzialmente e per quel poco che posso vederne e capirne io, è fare a meno di Dio. Con la D maiuscola. Recentemente sono stato al cinema, ormai solo in ruolo di accompagnatore finché una topolina di ormai undici anni mi dirà “papà ci ho già con chi andare al cinema”… e allora alzerò le braccia… e un altro pezzetto di “a modo tuo” del buon Liga si sarà realizzato…

E cosa ho visto di “bello”? Il sequel di “inside out”. Il 2. Avete presente quel corto disneyano del secolo scorso con “libero arbitrio” paperino con il paperino angioletto sulla spalla destra e il paperino diavoletto sulla spalla sinistra? Cosa con cui mi divertivo a chiedere a mia figlia da piccola… “E tu chi ascolti? L’angioletto o il diavoletto?”

Ecco, mettete via tutto. In un bel cartone scocciato destinato alla polvere. Il Bene e il Male ontologici non esistono. Del resto non esistono neppure nelle Religioni d’Oriente. Dall’India al Giappone. Il “bene” e il “male” sono RISULTANTI di altre due categorie ontologiche, ORDINE e DISORDINE nella produzione di karma, più o meno consapevole o inconsapevole. Con la piccola differenza che dall’India al Giappone l’intero discorso è collegato al CICLO DELLE RINASCITE, o SAMSARA, all’ILLUMINAZIONE, al NIRVANA, alla variante buddhista dell’induismo per bruciare karma, partendo dalla coscienza dell’impermanenza e del dolore mondani, per praticare il distacco mentale, ancor prima che fisico dagli stessi, fino all’estremo Zen: “Se vedi Buddha, uccidilo”. E arrestare il ciclo delle rinascite ed estinguersi nell’Assoluto.

Negli inside out uno e due nulla di tutto questo. Abbiamo tante belle EMOZIONI, rappresentate da tante simpatiche bambine e bambini che si muovono nel nostro cervello, la cui INTERAZIONE più o meno ordinata o disordinata, con prevalenza dell’una o dell’altra, genera cose buone, cazzate, l’età della stupidera, l’innamoramento, eccetera.

Anche la MEMORIA, fondamentalmente, è un fatto emotivo. Mettete quindi da parte anche la COSCIENZA, l’apprendimento tramite STUDIO, o semplice LETTURA, o IMITAZIONE DI UN MODELLO pertinente all’ambito del MITO (che sia il piccolo Lenin o il piccolo Don Bosco, o Pierino Alvaro Vitali, o Che Guevara, o Mohammed Ali, o Bud Spencer poco ci interessa e ci deve interessare). Ah dimenticavo... pure da parte gli IDEALI! GIUSTIZIA, in primis… non gira nel cervelletto degli anglofoni di inside out. E’ una risultante… tutt’al più. Non vale la pena neppure di stamparla su una maglietta di cotone, per quel che vale…

Siamo in pieno ateismo relativistico in chiave anglofona Disney / Pixar o quel diavolo che è. Con tutto rispetto per il diavolo, che saluto cordialmente prima che scenda oggi in pausa pranzo e mi capiti Woland a tavola a chiedermi cosa ne penso della religione… Annarè / Annushka ha già versato l’olio e fatto danni una volta, grazie, basta così...).

E sinceramente QUESTO ateismo, del tutto egemone e funzionale all’espansione del ciclo capitalistico di produzione e riproduzione merce in tutti gli ambiti della materia, ivi compresa una frontiera biologica completamente reificata, dovrebbe preoccupare i preti, più che QUELLO filosofico-marxiano...


E preoccupa anche me. Da comunista, anzi tutto. Dovrei? O forse – provo a girare la frittata ideologica – questo ATEISMO potrebbe svolgere un “RUOLO PROGRESSIVO”? Come si diceva ( e in Cina dopo la parentesi maoistica dicono ancora, evidentemente…) della BORGHESIA? Massì… lasciamoli fare, contrastiamoli ideologicamente, politicamente, ma svolgono un RUOLO PROGRESSIVO?

Alla fine non è una domanda del cavolo, penso... I dem “tu vuo’ fa’ l’ammerregano” di Schlein e cespugli e cespuglietti pseudosinistri ormai si dicono tali, ovvero “sinistri”, perché le “battaglie campali” ormai le combattono per queste cose… e il resto? La lotta di classe? Evidentemente non svolge un ruolo altrettanto “progressivo”…

Chiudo questa nota polemica e cerco di tornare al bicchiere mezzo pieno, ovvero l’eventuale ruolo progressivo di questo ateismo. No, scusate, metto sul piatto della bilancia da una parte un giovane attento al proprio ombelico, pardon, alle paturnie del proprio cervello banderuola, TUTTE BUONE (perché tutte potenzialmente mercato), questo l’esito del secondo film peraltro, e dall’altra la costruzione di un soggetto comunista, potenzialmente rivoluzionario… e mi cadono i coglioni, scusate il termine. Li perdo del tutto… insieme a tutto il resto.

Se l’ateismo è teso, in ultima analisi, alla celebrazione del proprio ombelico, hai voglia a fare un qualsiasi pensiero collettivistico… ma anche solo insinuare in tale giovane il dubbio che esista qualcosa di più alto per cui valga la pena vivere, lottare, spendere la propria cazzo di esistenza… un ideale a cui CONFORMARSI ovvero CONFORMARE tutti gli spiritelli che girano nel cervelletto, una visione ETICA (che implica già, di per sé, non solo una forte convinzione morale ma l’idea che questa possa e debba essere superata COLLETTIVAMENTE), eccetera… nel videogioco Disney tutto questo manca. Altro che “esame di coscienza dolore dei peccati accusa proponimento penitenza”, altro che “vecchie suore nere con che fede in quelle sere avete dato a noi il senso di peccato e di espiazione”… tutto superato! Ivi compresi “gli eroi, le armi e la biglia” e la fantasia che correva “lungo la prateria, fra la via emilia e il west”.

No, quindi, se metto io, personalmente, sul piatto della bilancia cosa perdo e cosa trovo, i meno e più, questo ateismo sta al socialismo (neanche al comunismo, al socialismo) come Trump o la Harris alla pace nel mondo.

Guardando questo ateismo attraverso il prisma del materialismo storico, vedo solo una delle forme supreme di teismo di questo tempo: quella del profitto capitalistico erto a unica variabile indipendente.

Qual’è quindi il passo successivo? Sostenerlo ma coi distinguo? Cercare di convincere i suoi seguaci che esiste un ateismo buono e uno cattivo e quello buono è il nostro? Combatterlo come la peste bubbonica senza se e senza ma? Insieme al modo capitalistico di produzione globalizzato e globalizzante di cui esso è, in U-ccidente, emanazione?

Io qui mi fermo… mi faccio troppe domande, sicuramente. A cui non ho risposte. Propendo per le ultime due opzioni, lo ammetto.

E ammetto anche un’altra cosa. Che parlando di “ruolo progressivo” nella Storia vedo assai più progressiva la cosiddetta “Teologia della Liberazione” che la suddetta pseudoideologia post-moderna attualmente egemone. Giusto per dirne una. Se l’obbiettivo è la costruzione di una società socialista, di un modo socialistico di produzione.

Chiudo citando un visionario di duemila anni fa. Un giorno che faceva un caldo boia arrivava a un pozzo e trovava una donna, e già lì, per giunta di una “razza inferiore”, ovvero samaritana, per giunta anche un po’ di facili costumi. A un certo punto le dice chiaro e tondo: “voi avete torto e noi ebrei abbiamo ragione, ma verrà un giorno, e il giorno è adesso, in cui lo stesso oggetto del contendere, per cui voi avete torto e noi ragione sarà SUPERATO”.

«Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

Parlavano d’altro. Non di fare la rivoluzione, nazionalizzare le banche o stilare il piano quinquennale. Proviamo però a fare nostro il METODO. Quel “in spirito e verità” che stravolge, tutto d’un colpo, se viene prima l’uovo o la gallina. Questione che si poneva anche il giovane Mao (1926), quando ALDILA’ DI TUTTO si chiedeva: “Chi sono i nostri nemici? Chi sono i nostri amici?” (谁是我们的敌人?谁是我们的朋友?)

“Spirito e verità”… cosa mi potrebbe far venire in mente? La VERITA’ intesa alla russa, come ISTINA ma soprattutto come PRAVDA, dove è la stessa radice (PRAV- giustizia) a suggerirci che LA RICERCA DELLA VERITA’ NON PUO’ NON ESSER PARTIGIANA. E da qui a Gramsci il passo è breve: “Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.”

Non so, cari compagni, davvero non so. Non so neppure come concludere questa messa per iscritto di pensieri che giran per la testa non come gli spiritelli del cartone amerregano, ma come chiodi fissi della ricerca di una vita. E che ho voluto condividere con voi solo perché forse, scorgo in qualche punto, sia pure in modo molto confuso, un modo di venirne fuori, cercando alleanze dal basso con chi sentiamo più “amici” che “nemici”, pur nelle differenze e nei distinguo, ma nella convinzione che gli IDEALI (ancora una volta) promossi a livello profondo siano molto, ma molto simili. E valga la pena allora dialogare, coalizzarsi, marciare uniti con loro, e non con altri… dalla manifestazione in piazza nel paesino di cinquemila abitanti a forme organizzative decisamente più importanti.

Poi qui siamo in Italia e non in Vietnam o in Salvador negli anni Settanta o Ottanta, o in Nicaragua nello stesso periodo... e va bene così. Il pensiero, l'auspicio, però, restano...

Un abbraccio a tutti.
Paolo
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
Paolo Selmi
Thursday, 26 September 2024 12:38
Son riuscito a mettere l'aggiornamento... non ho parole, scusatemi e buttate via tutto. riscrivo
Like Like Reply | Reply with quote | Quote
0
salvatore bravo
Thursday, 26 September 2024 07:57
Quindi nel mondo greco vigeva il pretume... La normatività della natura è il fondamento della filosofia. Se è fondata con la logica dell'intero, della logica e del bene razionale è filosofia. Se accolta dall'alto-fede è religione. Preve dimostra che la religione conserva il concetto di verita-comunità trasposta nella dimensione della fede. La sua postura è hegeliana.
Like Like like 1 Reply | Reply with quote | Quote
0
Fabio Rontini
Thursday, 26 September 2024 10:00
Ma per Hegel religione e filosofia non sono allo stesso pari.
La via religiosa è ancora imperfetta perchè consiste di rappresentazioni simboliche, figurative e immaginifiche di verità che la filosofia esprime compiutamente in termini concettuali.

Ed è sviluppando questo ragionamento che successivamente Feuerbach, Marx, Engels e Lenin giungeranno alla conclusione che il superamento della religione, ovvero l'ateismo, è addirittura una precondizione assolutamente necessaria per sviluppare una filosofia veritativa compiuta.

Quanto al concetto per cui la normatività della natura sarebbe il fondamento della filosofia (al massimo si potrà dire che ne è stata l'origine storica, sempre se l'interpretazione di Preve è corretta), si tratta di una posizione estremamente discutibile e che nasconde a malapena (a chiunque abbia un minimo di discernimento politico) il suo intento reazionario.
Like Like like 1 Reply | Reply with quote | Quote
1
Fabio Rontini
Wednesday, 25 September 2024 18:23
Possibile che per sapere se uno è un uomo o una donna bisogna chiederlo a gesù sennò non c'è verso di saperlo bene?

E che per contrastare il capitalismo bisogna convincersi che Marx credeva in dio ed era idealista anche se sosteneva di essere ateo e materialista (leggere Preve per credere)?

E che per sapere la verità su una qualunque questione bisogna pregare di riceverla dal signore e non ci sia verso di verificarla di persona?
Like Like like sad 2 Reply | Reply with quote | Quote
1
Nuno
Wednesday, 25 September 2024 16:46
Di natura umana parlano i preti et similia....
Like Like sad 1 Reply | Reply with quote | Quote

Add comment

Submit