Fabbricanti di Fake News
di Gaetano Colonna
Tutti hanno notato che i governi, compreso il nostro, promuovono campagne contro la creazione e la diffusione delle cosiddette Fake News, un tempo più semplicemente definite “notizie false”. Sono sempre più numerose le prove che in realtà sono proprio i governi ad utilizzare intensivamente, almeno per talune loro delicate attività, la fabbricazione di fakes.
Apprendiamo infatti da un lungo articolo del giornale online statunitense The Intercept che il Joint Special Operation Command (JSOC), ovvero il “Comando Congiunto delle Operazioni Speciali” USA, sta cercando aziende in grado di creare falsi «così convincenti che né gli esseri umani né i computer saranno in grado di rilevare che sono falsi».
Fake news speciali
Nel documento declassificato, riportato dal giornale, si legge espressamente che:
«Special Operations Forces (SOF) are interested in technologies that can generate convincing online personas for use: on social media platforms, social networking items, and other on line content. The solution should include facial & background imagery, facial & background video, and audio layers». (Le Forze per le Operazioni Speciali (SOF) sono interessate a tecnologie in grado di generare personaggi convincenti da utilizzare su piattaforme di social media, social network e altri contenuti online. La soluzione deve includere immagini del volto e dello sfondo, video del volto e dello sfondo, livelli audio).
Andando ancora più in dettaglio, JSOC vuole poter creare profili utente online che «sembrino essere un individuo unico riconoscibile come umano ma non esistente nel mondo reale», compresa la capacità di generare, da questi finti esseri umani, «video selfie» dotati di uno sfondo falso corrispondente «in modo da creare un ambiente virtuale non rilevabile dagli algoritmi dei social media».
The Intercept precisa che nel 2022, Meta e Twitter hanno rimosso una rete di propaganda che utilizzava account falsi gestiti dal Comando Centrale degli Stati Uniti (USCENTCOM), un comando strategico delle forze armate Usa, responsabile, si noti, per tutta l’area del Medio Oriente.
Fakes e Covid
Mentre i governi occidentali si erano arrabattati e avevano speso somme ingenti per convincere la propria popolazione a vaccinarsi, durante il Covid, lo stesso Comando delle Operazioni Speciali, poi, secondo un’indagine Reuters, ha messo in atto una campagna di propaganda, che utilizzava appunto falsi utenti sui social media, per minare la fiducia degli operatori stranieri nel vaccino anti-Covid cinese.
L’anno scorso, inoltre, lo Special Operations Command (SOCOM), ha manifestato il proprio interesse nell’utilizzo di video cosiddetti deepfake, termine che indica audiovisivi sintetizzati destinati a risultare indistinguibili da una registrazione autentica, per «operazioni di influenza, inganno digitale, interruzione delle comunicazioni e campagne di disinformazione».
La lista dei desideri SOCOM di quest’anno specifica l’interesse per un software simile a StyleGAN, uno strumento rilasciato da Nvidia nel 2019, che ha alimentato il sito Web, noto in tutto il mondo, chiamato This Person Does Not Exist. A distanza di un anno dal lancio di StyleGAN, Facebook ha dichiarato di aver rimosso una rete di account che utilizzava quella tecnologia per creare false immagini del profilo: si è così dato vita a una gara fra i ricercatori del settore accademico e privato per scoprire modalità per creare, da un lato, profili non rilevabili e, dall’altro, nuovi modi per rilevarli.
Molti servizi pubblici ora richiedono per questa ragione la cosiddetta liveness detection (rilevamento di vitalità) per contrastare le foto di identità deepfake, chiedendo di caricare un video selfie per dimostrare che la persona esiste realmente: un ostacolo che SOCOM potrebbe essere interessato a sua volta a evitare nelle proprie attività fake.
L’inganno come arma strategica
La contraddizione, se così possiamo chiamarla, risulta evidente, considerando che, non più tardi dello scorso settembre, in una dichiarazione congiunta, le più importanti agenzie governative statunitensi che operano sulle informazioni, NSA (National Security Agency), FBI (Federal Bureau of Investigation) e la meno nota CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency) affermavano solennemente che «i deepfake, rappresentano una sfida crescente per tutti gli utenti della tecnologia e delle comunicazioni moderne».
Il 24 settembre, poi, i funzionari dell’intelligence statunitense hanno avvertito che la capacità di Russia, Cina e Iran, i nemici del momento, di diffondere «contenuti generati dall’intelligenza artificiale» senza essere scoperti – esattamente quella capacità che il Pentagono sta coltivando – rappresenta un “acceleratore di influenza maligna”. Altra prova del doppiopesismo degli Stati Uniti, e non solo. Ciò che per tutti gli altri non è lecito, gli Usa debbono poterlo fare.
Unica critica che muoviamo al bel servizio di The Intercept è che gli autori si dimenticano del fatto che gli Stati Uniti, insieme agli alleati britannici, hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale (e probabilmente anche la Guerra Fredda) proprio grazie alle loro ampie, intensive e sofisticate operazioni di inganno (deception), come ha bene documentato, fra gli altri, il dettagliatissimo studio, purtroppo non tradotto in italiano, di Thaddeus Holt, The Deceivers, Allied Military Deception in the Second World War, Scribner, 2004: uno studio per altro limitato al solo settore militare, che non tocca cioè il livello politico ed economico, a nostro avviso altrettanto se non più importanti per la vittoria alleata.
L’inganno, la disinformazione, l’intossicazione non sono dunque una novità per i vincitori anglosassoni: sono un loro tipico strumento di guerra, uno dei fondamenti del loro successo politico-economico-militare, cosa di cui spesso i loro avversari si sono dimenticati.









































Add comment