
Su la testa!
di Algamica*
Che razza di marinai saremmo se passassimo da uno straordinario entusiasmo con il mare in bonaccia a un totale smarrimento di fronte a un Maestrale? Sono passati solo 4 mesi dal settembre scorso, 2025, quando sembrava che avessimo il mondo fra le mani e oggi siamo qui come scoraggiati e demoralizzati, nel tentativo di chiederci cosa fare.
Agli increduli della forza della storia, quella vera e impersonale, va ricordato che nel gennaio 1917 Lenin, il grandioso Lenin, esule in Svizzera, in una assemblea di giovani socialisti parlò in modo scoraggiato circa la rivoluzione in Europa, quando poi alla Russia « manco a parlarne »! Così si espresse.
A distanza di un mese, l’otto marzo (quella che viene definita la Rivoluzione di febbraio) scoppiano le rivolte delle donne contro la guerra, mentre le lavoratrici tessili buttano giù dalle brande i bolscevichi che aspettavano la classe operaia siderurgica e metallurgica – quella che era insorta contro i capitalisti occidentali presenti in Russia, ed era stata sconfitta nel 1905 con un bagno di sangue nella famosa domenica di gennaio. Una classe operaia che proprio perché memore di quella sconfitta faceva difficoltà a mobilitarsi. Scoppia così la Rivoluzione, che sorprende i rivoluzionari bolscevichi.
In aprile, quando i bolscevichi pensavano di sostenere il governo provvisorio, Lenin arriva a San Pietroburgo e capovolge l’orientamento del suo partito, e in luglio dirà « questi soviet sono inservibili.».
Ancora in luglio Lenin coi bolscevichi indicono lo sciopero generale contro la guerra, lo sciopero fallisce clamorosamente.
Quando tutto sembrava perso, in autunno scoppiano le rivolte contadine, una classe mai presa in considerazione prima dai teorici del marxismo. Lenin induce i bolscevichi a sostenere in modo incondizionato la loro rivolta che si sviluppa in modo da seminare il terrore per le campagne, che invoca l’Assemblea Costituente per arrivare infine, col sostegno dei soldati alla presa del Palazzo d’Inverno.
Nella stessa notte la Rivoluzione convoca un nuovo governo rivoluzionario provvisorio e vota come primo decreto la requisizione della terra alla nobiltà e alle varie consorterie clericali. Ovvero il più grande evento della storia moderna contro cui si scatenerà la canea reazionaria del liberismo occidentale.
Una Rivoluzione che indice poi immediatamente le elezioni, in dicembre del 1917 e i contadini a stragrande maggioranza votarono contro i bolscevichi, mentre questi vinsero solo nelle due capitali per la massiccia presenza operaia.
Una Rivoluzione che spacca poi in due il partito Socialista Rivoluzionario, da sempre sostenitore della causa contadina, una parte si schiera coi bolscevichi e che insieme decidono poi di sciogliere l’Assemblea Costituente che avrebbe dovuto promuovere il nuovo governo democraticamente eletto dai candidati dei partiti precedenti alla Insurrezione.
Uno scioglimento criticato non solo dalla canea reazionaria del mondo occidentale, ma anche da un’aquila reale qual’era Rosa Luxemburg, che aveva sì sostenuto la rivoluzione ma non capiva perché si dovesse poi sciogliere l’Assemblea costituente. Un atteggiamento utilizzato in malo modo dai democratici occidentali contro il bolscevismo.
Di qui cominciano i guai per i bolscevichi e gli ideali del Comunismo: tra una tendenza ideale e una storia materiale, quella delle leggi del modo di produzione capitalistico con il Maestrale d’Occidente che ispirava i contadini all’arricchimento, compresi i contadini poveri che pensavano alla piccola azienda agricola familiare, mentre il leninismo, il bolscevismo o il marxismo pensavano e si adoperavano per sviluppare le comunità agricole, in uno spirito di fratellanza con la classe operaia, per far fronte a tutte le difficoltà che le guerre avevano procurato. Una classe operaia che si prestava ai sacrifici in termini ideali quali il bolscevismo cercava di coltivare.
Ma ancora spirava forte il Maestrale dall’Occidente, maledetto Occidente, che puntava proprio sui contadini a costituire una testa di ponte in Russia per disgregarla e mettere le mani sulle sue immense risorse.
Si arriva così al 1921, quando a Kronstadt i marinai, per lo più figli di contadini medi, insieme agli ufficiali, sollecitati dal vento del Maestrale, tentano il colpo gobbo contro il governo bolscevico, ponendo come prima rivendicazione la commercializzazione dei raccolti agricoli e quella della vendita e l’acquisto della terra.
Lenin e i bolscevichi furono costretti a una reazione che non avevano messo mai in conto: di reprimere duramente quella tanto democratica quanto infame proposta che metteva in secondo piano le necessità della comunità russa per privilegiare i loro interessi di classe col favore del Maestrale.
Da quel momento la storia della Russia è tutta e solo in salita, anche perché la classe operaia dell’Occidente e il cosiddetto marxismo occidentale che lo voleva rappresentare sono stati cucinati a fuoco lento dai valori della democrazia e dal liberalismo fino a essere corrotto fino al midollo osseo da quei valori.
Un vento, quello del Maestrale, che ha posto addirittura la democrazia come fattore propedeutico alla crescita della coscienza rivoluzionaria della classe operaia che avrebbe poi potuto disarcionare dal potere la borghesia, impossessarsi dei mezzi di produzione e instaurare la propria dittatura. Campa cavallo.
Un “marxismo”, che in Occidente, non s’accorgeva che per tenere in alto i valori della democrazia e della libertà, stramaledetta parola che nascondeva l’infamia di coinvolgere il proletariato occidentale nella rapina imperialistica nei confronti dei popoli del sud del mondo. Ci siamo bevuti così una favola di sostenere la democrazia contro tutto e tutti fino a subire passivamente un’approssimazione di una Urss stalinista al nazismo tedesco senza mai trovare la forza di alzare la testa e di affermare con forza che la Russia in tutta la sua storia ha dovuto fare di necessità virtù, ha dovuto sacrificare anche l’accumulazione attraverso lo sviluppo della produzione di valore manufatturiero per la difesa e lo sviluppo dell’industria pesante. Una Russia che si è lasciata addirittura convincere della bontà della democrazia per finire poi per essere accerchiata e rischiare di essere smembrata dopo lunghi quattordici anni nel Donbass, quando finalmente si è dovuta decidere a intervenire nel febbraio del 2022.
Breve ma obbligata digressione: ci siamo bevuto la favola di poderose lotte operaie “anticapitalistiche “ in Occidente senza avvederci del fatto che cresceva l’insieme del processo di accumulazione e con esso cresceva anche la condizione operaia, quale classe complementare allo sviluppo e all’accumulazione. Scambiando così un fattore complementare a danno di masse povere del sud del mondo come capacità di autonomia di classe del proletariato. Ed oggi eccoci servita la liberaldemocrazia, la fluidità della classe in individui senza un minimo di organizzazione politica e sindacale.
Proprio sulla questione sindacale è bene non farsi illusioni: il sindacato operaio era un fattore di un tempo storico diverso dal presente, esso non è più riproponibile proprio perché non c’è nessuna possibilità, in modo particolare in Occidente, che possa ripartire un nuovo processo di accumulazione capitalistica tale da riproporre una conflittualità operaia per migliorare la propria condizione.
Se questo è successo con la Russia, figurarsi per le tante nazioni che faticosissimamente hanno tentato di sottrarsi alle grinfie del gelido Maestrale nel tentativo di produrre uno sviluppo interno ed entrare nell’agone dello scambio internazionale.
Le cose sono andate diversamente per la Cina, che col maoismo aveva tentato uno sviluppo armonico ed equilibrato tra città e campagna, per essere poi accerchiata da quelle tremende leggi del Maestrale che l’hanno indotta ad assimilarsi a esse e oggi porsi prepotentemente come concorrente “sleale” nei suoi confronti.
Siamo chiari: fallito il tentativo di costituire una nuova Israele in Ucraina, quale testa di ponte per smembrare e smantellare la Russia e mettere le mani sulle sue immense risorse, causa la dura e obbligata – e finalmente – reazione, agli Usa, rimaneva la necessità di mettere le mani altrove, in conto proprio e contro altri paesi occidentali, cioè gli europei, per intenderci.
Esclusa la Russia rimanevano due poli da neutralizzare e governare: uno in Medio Oriente, l’altro in America Latina. In Medio Oriente dove si aspettava la pistola fumante per radere al suolo Gaza, annientare la popolazione palestinese, come simbolo di un potenziale coagulo di masse arabo-islamiche e indurre a miti consigli i paesi dell’area. L’altro polo, l’America Latina, intrappolato come i paesi mediorientali dalle leggi dello scambio, non possono in alcun modo fungere da detonatore per uno scontro contro l’imperialismo.
Sicché abbiamo tre scenari di crisi esistenziali: a) l’Occidente col calo dell’accumulazione e calo demografico; b) la Cina col calo dei tassi di sviluppo, col calo demografico e nuovi mercati in Africa e America Latina, e c) la Federazione russa che di fronte alla possibilità di essere annientata come unità nazionale ha dovuto reagire come causa di forza maggiore.
Il liberalismo trumpiano è la risposta più logica, più coerente, più conseguente dal punto vista capitalistico: di fronte alla caduta verticale della produzione di valore e di accumulazione, rimane un’unica strada: padroneggiare le materie prime, indurre le altre economie a sottostare alle proprie condizioni, oggi prima che sia troppo tardi. Dunque la campana suonava si per il Venezuela, ma era diretta alla Cina tanto per il sud America, quanto per l’Iran dove la nuova via della Seta aveva sviluppato una nuova rivoluzione copernicana attraverso la via terra per il trasporto delle merci per arrivare in Africa e in Europa, come abbiamo scritto in un nostro precedente articolo.
Oggi, però siamo a un punto di svolta storica, perché quel vento ha coinvolto con le sue leggi l’intero pianeta e tutti producono tutto in una guerra concorrenziale senza esclusione di colpi, fino a mettere in crisi la punta più alta della piramide, addirittura gli Usa che per manifestare fino in fondo la propria crisi non ha nessuna vergogna a eleggere un presidente come Trump che la rappresenta.
Un tempo Mao disse « grande è il disordine sotto il cielo » , ma si trattava di un disordine che preparava una straordinaria ripresa dell’accumulazione capitalistico a livello mondiale. Mentre oggi l’attuale CAOS sta avviando il modo di produzione capitalistico verso un processo implosivo, ovvero di natura rivoluzionaria che sorprenderà – come sempre, e ancora una volta – i rivoluzionari.
Il movimento Pro Pal non lo abbiamo fatto noi ma è scaturito dalla crisi di cui stiamo parlando, ma abbiamo avuto il merito di esserci da subito schierati in modo convinto e determinato. Esso è rifluito e non poteva non rifluire, proprio perché la crisi non procede in modo lineare verso la Rivoluzione ma a ondate, per scosse sismiche ondulatorie e sussultorie, proprio come i terremoti.
Dunque: su la testa! con chi ci sta, tanto la storia farà il suo corso e lascerà dir le genti.








































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