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Il grande tradimento di Obama

di Matt Taibbi

Il presidente ha manipolato la formazione del suo team economico inserendo operatori di Wall Street con l'intenzione di trasformare la manovra di salvataggio finanziario in un enorme tradimento.

Barack Obama si è candidato a presidente proponendosi come un uomo del popolo, opponendosi a Wall Street mentre l'economia mondiale sprofondava durante il crollo fatale del 2008. Ha propagandato un piano fiscale che tassava fortemente i ricchi, ha stracciato il NAFTA (North American Free Trade Agreement, ovvero il Trattato del Libero Commercio dell'America del Nord, ndt) poiché colpiva la classe media, ha attaccato violentemente John McCain per aver appoggiato un progetto economico fallimentare, che stava dalla parte dei ricchi banchieri "alle spese dei lavoratori americani".

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Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema: tappeto rosso al nazismo sionista a Gaza.

Paolo Barnard

- Dedicato ai morti di Gaza del dicembre 2008, gennaio 2009.

“Il Nazismo ha distrutto il giudaismo fisicamente, il Sionismo l’ha distrutto spiritualmente”, Leibele Weisfisch, Rabbino, 1992

Giorgio Napolitano è un ignorante complice morale di crimini contro l’umanità in Palestina. Massimo D’Alema è un consapevole complice diretto di crimini contro l’umanità in Palestina. L’occupazione israeliana dei territori palestinesi è un insulto permanente a sei milioni di morti nei campi di sterminio nazisti.

L’organizzazione umanitaria americana The Middle East Children Alliance ha completato di recente un sopralluogo a Gaza, colpita nel dicembre del 2008 dal peggiore atto di terrorismo indiscriminato compiuto da Israele su quelle terre dal 1948, e ha intervistato decine di bambini palestinesi chiedendogli quali erano i loro bisogni più urgenti. La risposta della maggioranza di quei bimbi è stata questa: “Poter bere un bicchier d’acqua la mattina”.

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La vittoria di Morales: una speranza per tutti. Verso il Buen Vivir

Giuseppe De Marzo

Allalla Bolivia! Chi l'ha detto che non si può cambiare? Chi l'ha detto che non si può mettere in atto un processo di trasformazione sociale profondo e radicale? Chi l'ha detto che non si possono conquistare nuovi diritti? Chi l'ha detto che i movimenti sociali non possono incidere veramente e guidare processi di cambio? Chi l'ha detto che non si può partecipare alla politica ed essere protagonisti del proprio futuro? Chi l'ha detto che bisogna sempre e solo essere realistici e pragmatici, anche quando questo si traduce in un arretramento verso il baratro? Chi l'ha detto che è troppo tardi?

Chi ha detto tutto questo oggi vive male, forse malissimo, la straordinaria vittoria del "Buen Vivir" in Bolivia, rappresentata dal primo presidente indigeno dell'America del Sud, Evo Morales Ayma. Una vittoria con oltre il 63% dei voti, al primo turno: da far tremare i polsi ai teorici del consenso plebiscitario di casa nostra, sempre impegnati a sbandierare sondaggi inverosimili che hanno come unico scopo l'autoconvincimento (o l'autorimbambimento?).

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altrenotizie

Honduras, la farsa elettorale

di Fabrizio Casari

La farsa elettorale in Honduras è andata regolarmente in onda. Presenti i candidati, gli osservatori internazionali, i paesi amici e le urne, hanno declinato l’appuntamento solo il 65-70% degli elettori. E’ l’astensione più alta nella storia del Paese. Cosa volete che sia? Non si può avere tutto. E’ stato eletto Porfirio Lobo, con più del 56% dei voti quando lo scrutinio era già concluso nella metà dei seggi. Lobo avrebbe sconfitto Elvin Santos, candidato liberale. Le differenze tra i due? Solo nome e cognome, non si perda tempo nel carcare altri elementi quali idee o programmi. Il fantoccio Micheletti  ha assicurato che cederà il potere “senza nessun condizionamento”. Ci mancherebbe altro: non di cessione di potere si tratta, nel caso di specie, ma esclusivamente di subentro di compare.

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sole24ore

Nei pollai degli immigrati che hanno costruito Dubai

Angelo Mincuzzi

DUBAI - Rajendra fa segno di togliersi le scarpe, infila la mano in una finestra e apre la serratura bloccata dall'interno. La porta si spalanca su uno sgabuzzino di tre metri per tre. Lungo le pareti sei letti a castello di metallo nero. E nient'altro. Nessun armadio, nessuna sedia, nessun tavolo. Ci siamo tolti le scarpe, ma non c'è pavimento da calpestare. A Sunafur, estrema periferia di Dubai, poco dopo l'aeroporto e al confine con l'emirato di Sharjah, 200mila persone come Rajendra vivono in un buco come questo. Sunafur è il villaggio degli invisibili, il luogo delle non-persone, dove la sera migliaia di pullmini della Tata e della Daewoo scaricano le mani che hanno costruito Dubai.

«Sono arrivato qui dal Nepal, tre anni fa – racconta Rajendra –. Sono aiuto elettricista e guadagno 900 dhiram al mese, circa 180 euro. Faccio undici ore di lavoro al giorno, sei giorni su sette, trenta giorni di ferie ogni anno, e a fine mese riesco a mandare 500 dhiram alla mia famiglia in Nepal».

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Nobel a Obama: disarmo impossibile se non chiude l'Impero

di Gian Carlo Caprino*


bomba atomica nagasakiL'assegnazione del premio Nobel per la Pace a Barack Obama ha sorpreso tutti per due fondamentali motivi:

Barack Obama, al di là delle sue intenzioni buoniste enumerate nei suoi vari discorsi, non ha ancora compiuto alcun fatto concreto per la Pace mondiale. Si tratta quindi di una sorta di "cambiale in bianco" che la reale Accademia norvegese ha stipulato nei confronti del Presidente USA; Obama ha ereditato, dalla precedente amministrazione, due guerre non risolte (quella in Iraq e quella in Afghanistan), alle quali non sembra voler dare una soluzione in  senso innovativo e pacifico. Addirittura, per l'Afghanistan, si ipotizza l'invio di altre decine di migliaia di soldati per battere il "terrorismo". Niente di nuovo, quindi, rispetto all'epoca di Bush.

Forse la ragione principale dell'assegnazione del Nobel risiede nella sua dichiarazione, approvata alla unanimità in sede di Consiglio di Sicurezza, sulla sua intenzione di dar luogo ad un processo politico-diplomatico che porti, nel tempo, al bando delle armi nucleari nel mondo intero.

In realtà si tratta di pie intenzioni, probabilmente dettate da una buona dose di demagogia, perché Obama sa benissimo che la distruzione degli arsenali nucleari è strettamente legata ad una profonda revisione e riduzione degli armamenti convenzionali (cioè, tutto ciò che non riguarda il nucleare), principalmente da parte degli USA..

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ernesto testata online2

Un premio di consolazione

di Atilio Borón*

Il Nobel della Pace a Obama

barak obamaCon un’insolita decisione, il Comitato Nobel di Norvegia ha messo fine alla ricerca durata sette mesi tra i 250 pretendenti al Premio Nobel della Pace, conferendolo a Barack Obama. La decisione del Comitato norvegese ha provocato le più diverse reazioni a livello internazionale: dallo stupore ad una risata fragorosa. Le dichiarazioni del presidente di questo organismo, Thorbjorn Jagland, è stupefacente: “E’ importante per il Comitato dare un riconoscimento alle persone che lottano e idealiste, ma non possiamo fare questo tutti gli anni. Talvolta dobbiamo addentrarci nel regno della realpolitik. In fin dei conti è sempre un misto di idealismo e realpolitik ciò che può cambiare il mondo”. Il problema con Obama sta nel fatto che il suo idealismo si pone sul piano della retorica, dal momento che nel mondo della realpolitik le sue iniziative non potrebbero essere più in contrasto con la ricerca della pace.

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peacerep

Cosa si nasconde dietro la guerra in Afghanistan?    

di Enrico Piovesana

Le miniere d'uranio? Il gasdotto trans-afgano? Il posizionamento geostrategico? O forse il controllo del narcotraffico?

aereiPerché, esattamente otto anni fa, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno invaso e occupato l'Afghanistan? Quali interessi si celano dietro le spiegazioni ufficiali di questa guerra? Le ipotesi avanzate in questi anni sono molteplici, ma nessuna abbastanza convincente. Tranne una, che però è alquanto difficile da dimostrare.

Risorse energetiche.
Secondo un rapporto pubblicato nel dicembre del 2000 sul sito Internet dell'Eia, l'agenzia di statistica del dipartimento per l'Energia degli Stati Uniti (e poi rimosso), l'Afghanistan viene presentato come un paese con scarse risorse energetiche (mai sfruttate) che, secondo i dati risalenti ancora al tempo dell'occupazione sovietica, consistono in riserve petrolifere per 95 milioni di barili (concentrati nella zona di Herat), giacimenti di gas naturale per 5 trilioni di piedi cubi (nell'area di Shebergan) più 400 milioni di tonnellate di carbone (tra Herat e il Badakshan).

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Il Trattato di Lisbona. Altro che Cavaliere.

di Paolo Barnard

 
bandierafinitaE così, mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare. Accade per esempio il Trattato di Lisbona, il quale, come tutte le cose che ridisegnano la Storia, che decidono della nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense fette del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel silenzio, non trova prime pagine o clamori di alcun tipo, nel Sistema come nell’Antisistema.

Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora. E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla?

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selvasblog08

La resistenza verso l'insurrezione civile generalizzata

Tito Pulsinelli

Il Brasile porta il caso al Consiglio di sicurezza dell'ONU - 300 persone rinchiuse nello stadio - La resistenza si trasforma in insurrezione civile generalizzata - Gli USA devono scegliere tra Zelaya e i gorilla

micheletti 3 scimmieI militari hanno occupato l’area attorno all’ambasciata del Brasile dove si trova il Presidente Zelaya. Hanno sloggiato le case adiacenti ed hanno piazzato sui tetti cecchini con il volto coperto. La sede diplomatica continua ad essere privata di luce ed acqua.
Da New York, Lula ha ammonito i golpisti, mettendoli in guardia ed esigendo il rispetto della vita di Zelaya e delle istallazioni. Ha replicato seccamente alla delirante ingiunzione dei golpisti di consegnare Zelaya o concedergli asilo politico.

Più tardi, Zelaya ha rivelato che i militari hanno in animo di approfittare delle ore notturne per assaltare l’ambasciata ed assassinarlo, spacciando il crimine come un “suicidio”. Il Brasile porterà questo caso di fronte al consiglo di sicurezza dell’ONU giovedì, per sollecitare un intervento decisivo che metta fine alla sfida dei gorilla honduregni contro la “comunità internazionale” che –già tre mesi addietro- aveva coralemente condannato i golpisti e teso un cordone sanitario per isolarli diplomaticamente.

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arianna

Enduring Freedom fino al 2050

di Pepe Escobar

And it's one, two, three
what are we fighting for?
Don't ask me, I don't give a damn
next stop is Vietnam*
Country Joe and the Fish, 1969

guerra Dopo otto lunghi anni, ora più che mai l'invasione e la parziale occupazione dell'Afghanistan da parte degli Stati Uniti va a pieno ritmo, grazie alla “nuova strategia” del Presidente Barack Obama.

Questa strategia – che secondo il capo del Pentagono Robert Gates “sta funzionando” - prevede che gli Stati Uniti e l'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO) mettano in scena delle mini-Guernica, ispirandosi al bombardamento di Guernica, Spagna, compiuto dagli aerei tedeschi e italiani nel 1937 e rappresentato nel quadro di Pablo Picasso.

Prevede anche che il Generale Stanley McChrystal – ex sicario numero uno del Generale David Petraeus in Iraq – vada all'assalto di Washington per chiedere (serve altro?) altri 45.000 soldati.

Aggiungeteci 52.000 soldati americani e niente meno che l'impressionante cifra di 68.000 mercenari a partire dalla fine di marzo – senza tener conto della NATO – e presto ci saranno più americani a voltolarsi nel pantano afghano di quanti fossero i sovietici al culmine della loro occupazione negli anni Ottanta. In soli 450 giorni le truppe di Enduring Freedom più NATO sono passate da 67.000 a 118.000 unità.

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lastampatop

Gelo con Washington: "Italia ed ENI sono troppo amiche della Russia"

di Maurizio Molinari

La partnership per il gasdotto South Stream non piace agli Usa: Roma deve diversificare

pipelineLe scelte di politica energetica di Silvio Berlusconi e dell’Eni preoccupano l’amministrazione Obama. Al Dipartimento di Stato i resoconti sul blitz del premier italiano in Turchia per suggellare il patto fra Erdogan e Putin sul gasdotto South Stream hanno sollevato malumori. «L’interesse italiano dovrebbe essere diversificare le fonti di approvvigionamento mentre in questa maniera si aumenta la dipendenza da Mosca» afferma un diplomatico ben a conoscenza del dossier. Poco lontano dal Dipartimento, in uno dei pochi caffè attorno a Foggy Bottom, un altro diplomatico usa toni più aspri chiedendo l’anonimato: «Non comprendiamo perché l’Eni si comporti da lobbista di Gazprom in Europa promuovendo con South Stream un oleodotto destinato a trasformare l’Italia nella nuova Ucraina d’Europa, totalmente dipendente dal gas di Mosca».

Il linguaggio poco paludato svela un’irritazione americana che nel mondo petrolifero è di pubblico dominio. Al 14° piano del grattacielo al numero 475 della Quinta Strada, l’Eurasia Group di Ian Bremmer produce resoconti periodici sulla rivalità fra il South Stream, con il quale la Russia vuole creare una nuova linea di trasporto del proprio gas verso l’Europa Occidentale, e il Nabucco, sostenuto da Washington e da un folto gruppo di Paesi europei, accomunati dal desiderio di importare gas non russo per scongiurare la dipendenza energetica dal Cremlino. «La competizione è sulla fonte a cui attingere per il gas - spiega John Levy, specialista di Eurasia Group per il Caucaso - perché South Stream è sostenuto da italiani, francesi e tedeschi, che da tempo fanno importanti affari con Gazprom, mentre Nabucco è voluto da chi cerca nuovi partner per gli approvvigionamenti».

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 lettera22

Svolta a Khartoum

Said Abumalwi

Gli americani vogliono invertire la rotta e far uscire il paese dal novero degli stati canaglia. Ma non tutti sono d'accordo. Intanto un dossier del CeSPI suggerisce al governo italiano il da farsi. Cominciando dalla diplomazia

10718.gifCome per l'Afghanistan, l'Iraq, Cuba o la Palestina, anche per il Sudan, stato canaglia dell'era Bush, gli Stati uniti intendono cambiare strategia.

Cosa farà esattamente Obama lo si saprà con esattezza nelle prossime settimane ma il rapporto davanti al Senato dell'inviato speciale del presidente in Sudan, il generale in pensione Scott Gration, dice due cose con chiarezza: Khartum deve uscire dalla lista degli stati sponsor del terrorismo e deve terminare il regime di sanzioni. Una virata a 360 gradi - non priva di polemiche e reazioni - resa nota proprio mentre in Italia un gruppo di lavoro di trenta specialisti (accademici, ricercatori, diplomatici, militari), coordinati dal Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI), hanno consegnato alla Farnesina i risultati di un dossier sul Sudan con le indicazioni per una nuova politica dell'Italia.

I punti di contatto tra le due posizioni, quella dell'inviato americano e quella del gruppo di studiosi italiano, si concentrano sulla necessità di sostenere e rafforzare il Comprehensive Peace Agreement (Cpa), che dal 2005 ha posto fine al confronto tra il governo centrale e i ribelli del Sud anche se – dice il rapporto CeSPI - la tensione tra i due ex nemici e ora partner di governo, il National Congress Party (Ncp) e il Sudan’s People Liberation Movement (Splm) resta elevata. Gration ha spiegato che proprio le sanzioni hanno finito per indebolire il Cpa che resta gravato, aggiunge il CeSPI, “soprattutto dall’incapacità o difficoltà di far passare in parlamento le leggi necessarie a creare un “ambiente favorevole” per le elezioni generali del 2010.

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 bertani

Armagheddon?

di Carlo Bertani

Recentemente, Maurizio Blondet ha pubblicato un articolo (per i soli abbonati[1]) dal titolo eloquente: L’Europa a Sion: bomb Iran, nel quale affermava che un attacco all’Iran da parte di Israele è in agenda, da oggi alla fine del corrente anno

bombardamentiRipercorrerò molto brevemente le tesi esposte per chi non l’abbia letto:

- Durante il recente G8, l’Europa avrebbe dato il “via libera” per il bombardamento dell’Iran;
- Quattro navi da guerra israeliane (2 sommergibili e 2 caccia, con armamento nucleare) hanno attraversato il canale di Suez e sono in navigazione nel Mar Rosso;
- Alcun squadriglie di cacciabombardieri israeliani sono stato spostate nel Kurdistan iracheno;
- Il “ritorno” economico dell’impresa sarebbe da identificare nel nuovo oleodotto Nabucco – che non passa per la Russia, ma “raccoglie” il greggio delle ex Repubbliche sovietiche asiatiche – il quale, però, senza l’apporto del petrolio iraniano, non raggiungerebbe volumi di transito sufficienti per renderlo economicamente vantaggioso.

Fin qui i dati salienti, considerando anche una dichiarazione del vicepresidente USA Biden il quale, senza mezzi termini, affermava: “Israele è libero di fare quel che ritiene necessario per eliminare la minaccia nucleare iraniana”.

Blondet presenta il quadro come un evidente approccio al bombardamento dell’Iran e, ad osservare soltanto i dati esposti, non fa una grinza. Ci sono, però, argomenti che Blondet non approfondisce e che sarebbe, invece, meglio presentare.

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carotenuto

Honduras: atterraggio fallito, la pista è occupata dai golpisti

di Gennaro Carotenuto, lunedì 6 luglio 2009, 01:33

L’esercito golpista ha messo camionette sulla pista dove stava per atterrare l’aereo del presidente legittimo Manuel Zelaya e il pilota ha dovuto rinunciare. Mel Zelaya: “Ci hanno minacciato di abbattere l’aereo. Continuerò a tentare di entrare nel paese finché ci riuscirò. Questo conferma che esiste una minoranza ostinata senza alcun progetto politico che non impedire l’esercizio della democrazia. A questo punto denuncio che il governo degli Stati Uniti non ha fatto tutto quello che era in loro potere per fermare il golpe”.

 

Honduras: repressione e morte ma il popolo resiste ai gorilla e vuole fare la storia

di Gennaro Carotenuto, lunedì 6 luglio 2009, 01:06

Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

Come nell’800, come nel ‘900, vescovoni, padroni ed esercito uniti contro il popolo. Selvaggio, bigotto, reazionario, violento è adesso il golpe in Honduras, dopo una settimana di drôle de guerre, chiaro come il sole, antico come il mondo in pieno XXI secolo.

Almeno due morti confermati, uno dei quali è un ragazzo di sedici anni, ma il lago del suo sangue non sarà mostrato dalle televisioni del pensiero unico.

Adesso ovviamente gli ipocriti daranno la colpa al presidente legittimo Mel Zelaya. L’avevamo avvisato di non tornare dirà il Cardinal Maradiaga. Come se la forza, l’uso della forza, la disposizione all’uso della forza implichi automaticamente la ragione.