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«Terribile che l’Europa non abbia reso omaggio ai 27 milioni di morti sovietici»

di Jeffrey D. Sachs

Il celebre economista statunitense accusa la leadership europea di non avere memoria storica. E, citando Kennedy, indica una via per la pace

Nel giorno in cui Mosca celebra la vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista, Krisis pubblica un toccante intervento di Jeffrey Sachs. È la traduzione di un estratto del discorso pronunciato a Nicosia il 3 maggio, durante una conversazione di due ore con Fideus Panayitou. L’economista statunitense richiama l’Europa, che ha cercato di ostacolare la partecipazione dei presidenti di Serbia e Slovacchia alla parata del Giorno della vittoria a Mosca, al dovere della memoria. E sottolinea che, durante la Seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica pagò un immane tributo umano: 27 milioni di caduti che contribuirono in modo decisivo alla sconfitta del nazifascismo (i morti statunitensi furono 416.800). Per dimostrare che una via d’uscita alla guerra in Ucraina esiste, Sachs rievoca il discorso per la pace tenuto da John F. Kennedy il 10 giugno 1963, appena 165 giorni prima del suo assassinio. Un appello coraggioso al rispetto dell’altro, che portò a uno storico accordo con l’Urss.

* * * *

L’Unione sovietica perse 27 milioni di persone per sconfiggere Hitler: 27 milioni di persone. L’idea che l’Europa non sia capace di andare a rendere omaggio ai morti e a rendere omaggio a quella conquista per l’umanità è terribile. Terribile. Perché questo è un risultato raggiunto per tutta l’umanità. Ed è stato un sacrificio indescrivibile, come tutti sanno. Questo è un punto fondamentale.

C’è un secondo punto che vorrei affrontare in riferimento a ciò, per mostrare che esiste una via diversa. Nel 1963, l’unico presidente che ho veramente apprezzato nel corso della mia vita, John F. Kennedy, ha fatto un discorso, il 10 giugno 1963, che vi invito ad andare a guardare. È il discorso di fine corso all’American University.

Penso che sia il più grande discorso di politica estera della storia moderna. E si tratta di un discorso su come fare la pace. Molto insolito. E lo tenne perché la crisi dei missili cubani pochi mesi prima aveva quasi fatto saltare in aria il mondo intero. E disse: «Abbiamo bisogno di fare qualcosa di diverso».

E, tra l’altro, sapeva di avere così tanta opposizione all’interno del suo stesso governo che non condivise la bozza del discorso fino al giorno prima. Perché non voleva che il Dipartimento della Difesa o il Dipartimento di Stato o altre agenzie di sicurezza provassero a bloccare il discorso. Così lo ha scritto con il suo brillante speechwriter, Ted Sorensen, che ho avuto la grande fortuna di conoscere, amare e con cui sono diventato amico. E lo ha pronunciato il 10 giugno 1963.

Il discorso non dice all’Unione sovietica di fare niente. L’intero discorso consiste nel dire al popolo americano: «Vi rendete conto che dall’altra parte ci sono esseri umani che sono come noi, che vogliono la pace?». L’intero discorso è diretto al popolo americano, non ai sovietici. «Fate questo, fate quest’altro, sanzioni di massimo livello, se non fate questo…».

Non c’è neanche una parola del genere in tutto il discorso. È diretto agli americani: «Dobbiamo ripensare il nostro approccio. Dobbiamo capire che la pace è possibile. Dobbiamo renderci conto che la pace è possibile, che non siamo soggiogati da forze che non possiamo controllare». Dice che le sfide dell’umanità sono state fatte dall’uomo e che pertanto possono essere risolte dall’uomo.

Ma quello che fa in questo discorso è dedicare una parte a elogiare l’Unione sovietica, per il loro valore, per il loro eroismo, per le incredibili perdite che hanno subito durante la Seconda guerra mondiale. Qui c’è il leader degli Stati Uniti che loda l’Unione sovietica nel 1963, al culmine della Guerra fredda.

Cosa è successo? Il giorno dopo, Nikita Krusciov ha ricevuto il discorso e ha convocato l’inviato statunitense a Mosca, Averell Harriman. Averell Harriman è andato e Krusciov gli ha detto: «Il discorso del suo presidente è il miglior discorso di un presidente americano dai tempi di Franklin Roosevelt. Voglio fare la pace con il tuo presidente». Dopo cinque settimane hanno firmato il Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari.

Non si trattava di minacce, si trattava di dare dignità all’altra parte. E in cinque settimane hanno raggiunto un accordo che non era rimasto irraggiungibile (che non era riuscito a) per entrambe le parti nel decennio precedente. Ci sono volute cinque settimane. Poi, molto probabilmente, forze all’interno del governo statunitense hanno ammazzato Kennedy per quello.

Questa è la triste verità. E questa è un’altra bugia che è stata tenuta segreta. E i documenti che il presidente Trump ha rilasciato di recente rafforzano le prove che si trattò di una cospirazione governativa. Perché aggiunge prove che il direttore della Cia per il contro-spionaggio aveva tenuto nel suo ufficio per anni un fascicolo lungo e dettagliato nientemeno che su Lee Harvey Oswald.

E non si trattava di un pazzo solitario che avevano appena scoperto. Si trattava di una persona che in qualche modo faceva parte di qualche ramo dell’intelligence statunitense. Ci vorrebbero ore di discussione in più, ma la mia opinione è che lo hanno ammazzato. Questo è quello che succede spesso a chi vuole fare la pace.

Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 Internazionale

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