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infoaut

Socializzazione della Finanza e Crisi Economica Globale

Raffaele Sciortino

crisi globaleRipercorreremo la storia delle condizioni, principalmente quelle “geopolitiche”, che dagli anni '70 in poi hanno di fatto permesso che l'economia mondiale si regga sul debito - o meglio sulla creazione continua di circuiti di credito-debito che ormai si intrecciano e coprono tutto il globo - e che quindi mostrano come non solo non si possa tornare indietro, ma anche come sia assurdo pensare oggi di distinguere tra economia cosiddetta "reale" ed economia finanziaria in quanto speculativa – un’escrescenza che si potrebbe, se non tagliare, almeno in qualche modo regolamentare.

IL QUADRO: INDEBITAMENTO E "TOXIC ASSET" NEGLI USA

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, lo sgonfiamento della bolla dei mutui subprime, è partita dalla tarda primavera-estate 2007, due anni fa. Per inciso, trattandosi di mutui sulla casa a tasso variabile erogati perfino a chi non presentasse i requisiti minimi per ripagarli, e scattando la loro prima rata proprio dopo il secondo anno, la loro insolvenza potrebbe produrre ulteriori ripercussioni negative a breve.

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unita

Sta per arrivare la morte del dollaro

di Robert Fisk

dollaro2Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.

Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli Stati arabi stanno pensando – insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia – di abbandonare il dollaro come valuta per il pagamento del petrolio adottando al suo posto un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e una nuova moneta unica prevista per i Paesi aderenti al Consiglio per la cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar.

Incontri segreti hanno gia’ avuto luogo tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali della Russia, della Cina, del Giappone e del Brasile per mettere a punto il progetto che avra’ come conseguenza il fatto che il prezzo del greggio non sara’ piu’ espresso in dollari.

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aprileonline

Intenzionalità della svalutazione del Dollaro?

Domenico Moro

dollaro bruciaIl crollo del dollaro negli ultimi mesi ha fatto pensare che sia stato in qualche modo pilotato dall'amministrazione Obama allo scopo di ridurre l'abnorme debito commerciale estero statunitense. Bisogna ammettere che chi la pensa in questo modo è in buona compagnia, visto che lo stesso Trichet, presidente della Banca centrale europea, ha rivolto recentemente un appello alle autorità Usa a favore di un dollaro più forte

La richiesta di Trichet è comprendibile alla luce della difficoltà di Eurolandia nelle esportazioni verso gli Usa a causa dell'apprezzamento dell'euro. Comprensibile, ma senza fondamento, perché la svalutazione del dollaro è tutt'altro che voluta dal governo Usa ed è semmai una conseguenza necessaria di scelte indirizzate verso ben altri obiettivi. In primo luogo, bisogna notare che il dollaro è da diversi anni che tende a svalutarsi rispetto all'euro.

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 lavoce

Se Trichet finanzia il debito pubblico

di Angelo Baglioni

La Bce ha deciso di finanziare massicciamente e su scadenze più lunghe del solito le banche. Secondo la motivazione ufficiale si vuole così favorire la ripresa del credito bancario alle imprese, per sostenere l'economia in una fase particolarmente critica. Il sospetto è che invece la Bce attui surrettiziamente una strategia di finanziamento monetario del debito pubblico degli Stati della zona euro. Con il rischio di una fiammata inflazionistica se fosse poi troppo posticipata l'operazione di ritiro dal sistema della liquidità in eccesso

L’operazione di finanziamento della Bce del 25 giugno scorso ha rappresentato un ulteriore salto di qualità nella gestione della politica monetaria nell’area euro. Dopo la fase di consistenti ribassi dei tassi d’interesse ufficiali (dal 4,25 per cento di ottobre 2008 all’1 per cento attuale), la banca centrale è passata a una fase di massiccia immissione di liquidità a una scadenza inusuale per la politica monetaria: 442 miliardi di euro prestati per un anno a 1.121 istituzioni del sistema bancario europeo.

A ciò si aggiunge il programma di acquisto di covered bond (obbligazioni bancarie garantite) per 60 miliardi, in corso di attuazione. Per cogliere l’eccezionalità di questi interventi, si osservi che l’ammontare medio delle operazioni a lungo termine in essere al 24 giugno era di 22 miliardi; la scadenza massima utilizzata finora in questo tipo di operazioni erano i sei mesi (e i tre mesi prima della crisi). Ricordiamoci anche che le operazioni con cui viene normalmente gestita la politica monetaria, “Operazioni di rifinanziamento principali”, hanno una durata di una settimana.

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sbilanciamoci

La miccia corta del debito estero

 di Pitagora*

Tassazione creativa e crisi economica fanno esplodere il debito pubblico. Con la metà dei titoli in mano straniera, lo stato italiano balla sull'orlo del burrone. E non sarà lo scudo fiscale a salvarci

debitoestMentre negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei si iniziano ad intravedere i primi spiragli di superamento della crisi, reale e finanziaria (è di meta giugno la notizia che le principali banche americane hanno rimborsato al Tesoro oltre 50 mld di dollari), la crisi tende a peggiorare in Italia.

Nel primo trimestre dell’anno il Pil è calato del 6 per cento rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente; le previsioni di consenso parlano di una riduzione dell’ordine del 5 per cento nell’intero anno; nel 2010 viene preventivata una stabilizzazione dell’economia piuttosto che una ripresa. Il deficit pubblico è visto in aumento con l’azzeramento dell’avanzo primario (pari al saldo della spesa pubblica al netto della spesa per interessi). In ogni caso, nel prossimo biennio, la disoccupazione aumenterà sensibilmente.

Inoltre, per il nostro Paese si susseguono i comunicati di una revisione al ribasso delle stime economiche e di finanza pubblica da parte degli organismi internazionali (Ocse, Fmi,…), e dai centri ricerca (Banca d’Italia, Confindustria, …). La progressiva revisione al ribasso delle previsioni costituisce un ulteriore grave motivo di preoccupazione, sebbene la crisi finanziaria mondiale abbia messo in evidenza che le previsioni degli economisti non siano attendibili.

La diversa reazione dell’economia italiana rispetto a quella di altri paesi europei e statunitense dipende da una molteplicità di ragioni, alcune legate alle politiche economiche del governo, altre alla situazione strutturale del Paese.

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Il governo, la crisi e i costi sociali del rigore finanziario

Guglielmo Forges Davanzati

rigoreSe si escludono i liberisti sopravvissuti al tramonto del liberismo, si registra un consenso piuttosto diffuso sulla necessità del ritorno all’utilizzo di politiche fiscali espansive per cercare di far fronte alla crisi, dopo un trentennio nel quale è stata dominante la convinzione della superiore efficacia della politica monetaria. Naturalmente, se di nuovo consenso si può parlare, occorre chiarire che non vi è affatto convergenza di opinioni né sulla qualità della spesa pubblica, né sulla durata necessaria del ritorno all’intervento pubblico in economia, e tantomeno sulla possibile espansione della sfera pubblica alla produzione diretta di beni e servizi e al controllo degli assetti proprietari di banche e imprese. Al momento, le traduzione più significative della convinzione della superiore efficacia della spesa pubblica in disavanzo rispetto alla manovra dei tassi di interesse le si ritrovano nel programma di politica economica dell’Amministrazione Obama, con uno stanziamento complessivo di 787 miliardi di dollari, equivalente al 5,6% del PIL statunitense, e nel piano finanziario cinese del novembre 2008 con uno stanziamento di oltre 580 dollari.

Il nostro Governo ha assunto, nel giro di pochi mesi, due posizioni radicalmente opposte. In una prima fase, ha cercato di elargire fiducia a costo zero, nella (vana) speranza di accrescere i consumi mediante messaggi televisivi. In una seconda fase, si è riconosciuto che la crisi è in atto anche in Italia, ed è preoccupante, e che il Governo è impegnato a farvi fronte con tutti gli strumenti a sua disposizione. Ma è sufficiente una rapida analisi dei dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato e dal Ministero dell’Economia per giungere alla conclusione che ciò che viene comunicato non corrisponde affatto a ciò che effettivamente si sta facendo.

Considerando i principali provvedimenti fin qui assunti - l’abolizione dell’ICI per la prima casa, la manovra finanziaria estiva, la legge finanziaria 2009 e il cosiddetto pacchetto anticrisi – si rileva che le risorse lorde impiegate ammontano a 18,1 miliardi di euro, pari all’1,2% del PIL, mentre la somma delle maggiori entrate e delle minori spese correnti e in conto capitale ammonta a 28,3 miliardi di euro, pari all’1,8% del PIL.

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Profumo cede i mutui UniCredit agli amici di Galan

Il 10 novembre 2008 UniCredit Banca per la Casa Spa ha ceduto i crediti relativi a mutui ipotecari privati alla società Cordusio RMBS Securisation Srl

mutui ipotecari 704472In questi giorni migliaia di titolari di mutui UniCredit stanno ricevendo una lettera in cui viene loro comunicato che il 10 novembre 2008 UniCredit Banca per la Casa Spa ha ceduto i crediti relativi ai loro mutui ipotecari alla società Cordusio RMBS Securisation Srl. Si tratta di un’operazione di cartolarizzazione. Il veicolo Cordusio incassa crediti per quasi 24 mld di euro ed emetterà bond per 22,5 mld garantiti dal pagamento delle rate da parte di coloro che negli anni passati hanno acceso mutui presso UniCredit. Un’emissione che viene definita dal Sole24Ore “mozzafiato, senza precedenti per il mercato italiano e tra le più grandi in Europa”. UniCredit assicura che questa operazione ha scopo puramente “prudenziale”, perché la banca non ha problemi di liquidità e che i titoli verranno utilizzati come collaterale nelle operazioni di rifinanziamento da parte della BCE, cioè a garanzia dei prestiti concessi da quest’ultima. Moody’s inizialmente assegna al bond rating A1, il livello più alto della classe A, che contrassegna i “debiti di buona qualità,

ma con rischio futuro”, dunque un titolo di qualità “media”. A febbraio lo aumenta addirittura al livello più alto Aaa (prime: massima sicurezza del capitale, quello assegnato ai titoli di Stato americani): "L'azione di rating odierna è scaturita dall'aumento della riserva di cassa dell'operazione da 150.000.000 euro (0,63% del portafoglio originario) a 880.000.000 euro (3,7% del portafoglio originario), interamente finanziato da un ulteriore prestito subordinato" – afferma l’agenzia, presa da un ottimismo repentino quanto inspiegabile e che negli anni passati aveva assegnato rating incredibilmente alti ai titoli legati ai mutui subprime.

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e l

Non scherziamo col default

 

Mario Rossi

I dati sul fabbisogno 2008, doppio rispetto al 2007, hanno fatto cadere le inibizioni a parlare apertamente di un argomento fino ad ora tabù, con fantasiose ipotesi di ripudio del debito e uscita dall'euro per essere liberi di stampare carta moneta. Coronando così con una catastrofe la disastrosa politica fiscale del governo

In un intervento ospitato su questo sito qualche mese fa (L'Europa e la deriva secessionista della destra, del 09/07/08, prima della grande crisi di autunno) azzardavo qualche previsione sugli effetti che sarebbero potuti derivare dal progressivo ampliarsi della distanza – in politica ed in economia – tra Italia e Europa con Berlusconi alla guida del paese (e Tremonti alla guida del governo). In definitiva, esprimevo il timore che la campagna anti-europea che in quei mesi si stava orchestrando (non tanto quella sguaiata di parte leghista, quanto quella colta e boriosa di Tremonti e co.) servisse a precostituire gli argomenti e gli alibi, sul piano politico-ideologico, per preparare il terreno alla ben più clamorosa e dirompente rottura con l’Europa che il paese sarebbe stato costretto a gestire sul piano economico, nel giro di un biennio, per la allegra (e dissennata) politica economica che il governo avrebbe portato avanti, in linea con i disastri del quinquennio 2001-2006.

La tempesta finanziaria e la recessione economica hanno mutato non poco il contesto: è cambiato tutto, così nell’economia come nella politica. In che misura le analisi di metà 2008 restano attuali all’inizio del 2009?

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proteo

Un paese innamorato del feudalesimo

Considerazioni sulla stabilizzazione monetaria 1992-2008

Pasquale Cicalese*

In memoria di Sbancor

(...) L’intrinseca fragilità dell’equilibrio raggiunto dovrebbe suggerire l’accelerazione dei processi di privatizzazione, il conseguimento di un surplus primario più elevato, il completamento della riforma previdenziale e vincoli di spesa efficaci per le Regioni e gli enti locali. (...) Bisogna recuperare e consolidare i risultati del risanamento (...) stabilizzando il surplus primario a livelli compatibili con una riduzione adeguata del rapporto debito-PIL (...). Ciò comporta fare minore affidamento per la crescita sulla domanda interna. Vincenzo Visco

Think you’ve had enough- Stop talking, help us get ready Think you’ve had enough- Big business, after the shakeup David Byrne, Big Business

1. Sinistri manovratori

Tutto scritto, roba arci-nota, pubblicata nel 2004. Passano due anni. Siamo nella primavera del 2006, o forse nel 1926. Prodi è nuovamente al Governo con una maggioranza risicatissima. Dopo cinque anni di disastri del centro-destra, il centrosinistra non riesce nemmeno ad ottenere una maggioranza solida. Formato il Governo, ritornano l’ossessione deflazionista, le compatibilità con la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea, le due istituzioni più antidemocratiche che ci siano nell’eurozona, baluardi dell’imperialismo tedesco. Dopo il banchiere centrale Ciampi, principale responsabile, con Prodi, Amato e Dini, dei disastri economici degli anni ’90, viene nominato al Ministero dell’Economia il bocconiano banchiere centrale Padoa Schioppa. Questi lancia subito l’allarme; i conti pubblici presentano una fortissima criticità, e informa gli italiani che siamo nell’emergenza come nel 1992. A giugno si fa la ricognizione dei conti pubblici con la Commissione Faini. Dopo qualche settimana arriva il verdetto: il deficit/pil nel 2006 è stimato al 4,1%, escludendo una serie di spese non conteggiate. Nello stesso periodo la Corte di Giustizia europea sentenzia che l’iva sulle auto aziendali deve essere detratta, una pillola avvelenata del precedente ministero Tremonti; la spesa prevista è di circa 16,4 miliardi di euro, una batosta.

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carmilla

Europa senza autonomia e dignità

di Tito Pulsinelli

Aumenta il prezzo del petrolio e dei cereali, sprofonda in cantina il dollaro. Di chi è la colpa? All’unisono, la megamacchina mediatica scandisce: è l’egoismo dei Paesi petroliferi che rifiutano di aprire i rubinetti di una risorsa in via di esaurimento. La dinamica è un’altra: crolla il dolaro e vanno alle stelle i prezzi del grano, mais e riso. Perchè?

Solo gli Stati Uniti possono emettere liberamente la quantità di dollari che ritengono preferibile. Al di fuori di ogni controllo, non c’è contropartita in oro, né il retroterra di un’economia ormai vedova di crescita ed espansione, sposa poligama dell’indebitamento interno ed estero.

La speculazione dei “future” è il vero elemento di perversione e di esplosione dei prezzi. Perché? I regolamenti della “Commodity Future Trading Commission” del governo degli Stati Uniti permettono dei contratti sul Nymex anticipando solo il 6% di una fornitura petrolifera. Poi c’è l’indebitamento, si richiede un prestito, e con questo si paga il resto della fattura.

Con il barile a 128 dollari, lo speculatore deve disporre di soli 8 dollari per ogni barile, gli altri 120 li cerca in giro e i consumatori pagano i relativi, onerosi interessi.

Questo potere eccezionale di casta, detto del 16 per 1, fa schizzare inevitabilmente in alto i costi, e rappresenta circa il 60% del prezzo del barile, scaricato interamente sui consumatori.

Finora la Borsa di New York e quella di Londra erano padrone assolute della produzione mondiale degli idrocarburi, perchè pagavano con una moneta che era sganciata da tutto e che – attualmente - si svaluta al ritmo del 30% all’anno.

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arianna

Affari e finanza

di Maria Turchetto

Per gentile concessione, riportiamo nel blog questo ironico e caustico scritto di Maria Turchetto (destinato al Vernacoliere), che ci sembra utile oltre che spiritoso

cinismoIo sono vecchia, e ho ancora il vizio di leggere i giornali di carta - anziché guardare i TG. Ma dei giornali di carta non sopporto una novità relativamente recente: le pagine economiche. Sono così vecchia, pensate, che mi ricordo ancora di quando sull'argomento c'era una paginetta sola, con un listino di borsa di poche colonne. Adesso, invece, paccate di carta tutti i giorni, paginate di quotazioni (per forza, ormai si quota in borsa anche il barrino sotto casa mia - per altro assai più utile all'umanità e al PIL dei vari "sicav e fondi") e in più, un giorno la settimana, un intero supplemento.

Quello che mi urta, oltre alla distruzione delle foreste conseguente alla smania di rifilarci tutta questa carta, sono le ghigne, il tono, il linguaggio delle pagine in questione.

Le ghigne: in apposite rubrichette, con foto accattivanti, ti presentano come eroi personaggi che tempo due settimane ritroverai nella cronaca nera. I vari Ricucci, Fiorani, Fazio perché no, e via dicendo. "Vanta fantastici risultati come investitore e uomo d'affari", scrivono sotto la foto: beh, vuol dire che è un pescecane, mica un modello da mostrare in giro per l'edificazione della gioventù.