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Petro Standard
Rosario Patalano
Nell’ultima riunione del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc), il 17 dicembre scorso, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar (che controllano circa il 45% delle riserve mondiali di petrolio e il 25% di quelle di gas), a cui si è aggiunto l’arcipelago del Bahrein, hanno deciso di avviare la prima fase[1] per la costituzione di una unione monetaria che dovrebbe portare in breve tempo all’emissione di una nuova moneta, il Gulf, con l’obiettivo annunciato di sganciarsi definitivamente dall’uso del dollaro[2] per gli scambi petroliferi e costituire una nuova moneta di riserva sotto il loro diretto controllo. Tra il 2007 e il 2008, infatti, la tendenza del dollaro a svalutarsi ha colpito innanzitutto i paesi esportatori di petrolio riducendo le loro entrate in termini reali, determinando forti pressioni inflazionistiche favorite anche dal continuo incremento della domanda interna nella regione.
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Attacco al sapere
di Vito Francesco Polcaro * e Andrea Martocchia **
Dal neoliberismo degli anni 70 alla catastrofe Gelmini, i nodi sociali dietro l'attacco sferrato contro la cultura e contro la scienza
Pressochè tutte le generazioni di studenti, in Italia dal '68 in poi, hanno conosciuto il loro “movimento”, anche quelle generazioni che apparivano più assopite dal punto di vista politico e sociale. [1] La pratica delle manifestazioni e delle occupazioni “per il diritto allo studio” è stata così diffusa in questi decenni che a qualche osservatore disattento potrebbe tuttora sfuggire il carattere via via più complessivo, e la serietà drammatica del contenzioso che si è aperto negli ultimi anni. Un contenzioso che non ha niente di rituale e non può più essere compreso in termini di singole categorie o livelli di istruzione, ma che coinvolge tutta la “filiera” della produzione, riproduzione e divulgazione della conoscenza – dagli asili agli Enti di Ricerca, passando attraverso le Università, i Conservatori, le Soprintendenze, in maniera non scollegata dalla decadenza culturale più generale in atto da anni, di cui la TV è specchio immediato e brutale.
CASO PARADIGMATICO: L'UNIVERSITA'
E’ ormai passato quasi mezzo secolo dalle prime proposte di riforma della struttura dell’università italiana, che era nata dalla “Legge Gentile” del 1928. Certamente, quell’università era una struttura “di eccellenza”, come provano i grandi risultati ottenuti dalla scienza italiana tra le due guerre prima e negli anni ’50-’60 dopo[2].
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TAV in Val di Susa: si torna al 2005
di Marco Cedolin
Poco più di 4 anni fa, l’8 dicembre 2005, decine di migliaia di valsusini ai quali si erano uniti altre migliaia di cittadini provenienti da tutta Italia, invasero pacificamente il cantiere di Venaus, mettendo di fatto fine allo scellerato progetto del TAV Torino - Lione, nonché a 40 giorni di militarizzazione dell’intera Val di Susa, ridotta alla stessa stregua di un paese occupato, con tanto di check point presidiati da guardie armate, da oltrepassare per andare a comprare il pane o in farmacia.
Durante questi 4 anni d’inciucio politico, meschine manovre portate avanti sottobanco, cancelli rigorosamente chiusi e rifiuto di qualsiasi forma di dialogo con i cittadini, il TAV reale e quello virtuale hanno compiuto entrambi la propria strada.
Il primo è defunto di fronte all’evidenza dei numeri e dell’osservazione oggettiva che lo hanno connotato come un’opera assolutamente inutile, inadeguata a rispondere alle esigenze dei viaggiatori e del territorio, priva di qualsiasi possibilità di conseguire un ritorno economico dell’enorme investimento.
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La crisi e il ritorno agli anni Ottanta
di Vladimiro Giacché
La notizia è di fine dicembre, e la maggior parte dei giornali l’ha confinata in poche righe. Ma avrebbe meritato maggiore attenzione: il servizio studi della Banca d’Italia, in una ricerca sulla crisi internazionale e il sistema produttivo italiano, ha fatto piazza pulita di tutte le fandonie di questi mesi sulla presunta buona tenuta della nostra economia. Con queste parole: “Rispetto ai massimi toccati all’inizio del 2008, nel secondo trimestre dell’anno in corso l’indice della produzione ha segnato una diminuzione cumulata prossima al 25 per cento, con il risultato che, nella scorsa primavera, il volume delle merci prodotte si era riportato al livello della metà degli anni Ottanta. Nella media dell’area e nei suoi principali paesi, il calo è stato inferiore. Misurato in termini di trimestri persi, cioè di quanto indietro nel tempo sono tornati i livelli della produzione, la maggiore gravità della situazione italiana risulta evidente: i 12 e i 13 trimestri di Francia e Germania si confrontano con i quasi 100 dell’Italia”. I trimestri perduti sono per l’esattezza 92: la produzione a metà 2009 si è quindi attestata agli stessi livelli del secondo trimestre del 1986. Fanno 23 anni: non abbiamo perso il lavoro di una generazione, ma poco ci manca.
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Destra e sinistra: una risposta a Costanzo Preve
di Domenico Losurdo
[Alcune settimane fa avevamo pubblicato le riflessioni di Costanzo Preve sul colloquio di Domenico Losurdo con alcuni studenti pisani. Preve muoveva dalla contestazione delle categorie di destra e sinistra per allargare il suo ragionamento, in maniera critica ma solidale, all'approccio complessivo che Losurdo propone rispetto alle questioni storiche e filosofiche dell'età contemporanea. Con lo stesso spirito Domenico Losurdo risponde adesso a Costanzo Preve, concentrandosi però sulla dicotomia destra/sinistra.]
Dalla mia intervista ovvero dalla mia conversazione informale con un gruppo di studenti pisani, condotta col linguaggio tipico delle conversazioni informali, Costanzo Preve prende lo spunto per una critica alla mia produzione intellettuale nel suo complesso. Sono lusingato dell’attenzione a me riservata da un autore, che a causa anche del suo stile chiaro e brillante io leggo sempre con interesse e piacere, e che ora con le sue osservazioni critiche mi stimola a chiarire ulteriormente il mio pensiero.
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USA e Cina: uno perde, l'altro vince
di James Petras
Introduzione
Il capitalismo asiatico, in particolar modo quello della Cina e della Corea del Sud, è in competizione con gli USA per il potere mondiale. Il potere asiatico globale è spinto da una crescita economica dinamica, mentre gli USA applicano la strategia della costruzione dell’impero attraverso mezzi militari.
Lettura di un numero del Financial Times
Anche una lettura superficiale di un solo numero del Financial Times - del 28 dicembre 2009 - illustra le divergenze strategiche tra i due paesi nella costruzione dell’impero. Nella pagina uno, l’articolo principale sugli USA parla circa i conflitti militari in espansione e la loro “guerra contro il terrore” sotto il titolo “Obama chiede una revisione della lista delle organizzazioni terroriste”. In contrasto, ci sono due articoli, nella stessa pagina, uno sulla Cina, che informano dell’inaugurazione, in questo paese, del treno più veloce del mondo e l'altro sulla sua decisione di mantenere la propria moneta vincolata al dollaro come un meccanismo per promuovere il suo dinamico settore di esportazioni.
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Regionali, la scomparsa della sinistra
di Salvatore Cannavò *
Tutto qui? Il meglio che ci possa capitare è dunque Emma Bonino o Nichi Vendola? E' questa la bandiera che la sinistra variamente organizzata è in grado di presentare e offire alle prossime elezioni Regionali? E' chiaro che lo smottamento e la destrutturazione del concetto stesso di sinistra sono piena fase avanzata.
La situazione rischia di essere comica. Intanto per lo spettacolo che il Pd ha offerto di sé al Paese e ai suoi elettori. L'eterna oscillazione, l'eterna sindrome morettiana (quello di Palombella Rossa) del "fare finta di tirare a destra per poi tirare a sinistra" con il portiere avversario che para; l'eterno opportunismo e burocratismo pallido. Come nelle primarie. Prima vengono esaltate e mitizzate come lavacro democratico e palingenesi della politica.
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Sulle cause reali e finanziarie nella crisi economica in corso
di Duccio Cavalieri
La crisi globale del sistema economico capitalistico che è oggi in corso riguarda un modello neoliberista di sviluppo basato sulla speculazione e sull’innovazione finanziaria. Non è la crisi finale del sistema capitalistico, in quanto tale, e forse neppure quella di una sua particolare espressione storica: il capitalismo finanziario postindustriale. Il capitalismo storico sopravviverà a questa crisi. E il mondo sopravviverà a sua volta al capitalismo, quando questo verrà meno, poiché il capitalismo non costituisce la meta della storia.
Oggi appare chiaro che non si è trattato di una crisi puramente finanziaria, ma di una crisi sistemica di carattere più generale, con radici profonde, indotta da fattori di natura endogena: un eccessivo ricorso all’indebitamento, l’evidente sottocapitalizzazione di alcune istituzioni finanziarie, una crescita abnorme del valore di mercato di cespiti patrimoniali ed errori nella conduzione della politica monetaria e finanziaria americana. Una crisi del sistema, quindi, che non può attribuirsi a degli shock esogeni, come è accaduto più volte nel recente passato.
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DIVISIONE DEL LAVORO E SOCIALIZZAZIONE
Valerio Bertello
“Il lavoro annuale di ciascuna nazione è il fondo donde originariamente si traggono tutte le cose necessarie e comode della vita, le quali annualmente consuma, e le quali consistono sempre o nell’immediato prodotto di quel lavoro o in ciò che col medesimo dalle altre nazioni si acquista.”
Così A. Smith inizia “ex abrupto” la sua “Indagine”, ponendo il lavoro come fondamento dell’esistenza non solo di ciascuna nazione, ma dell’insieme delle nazioni, cioè dell’umanità tutta. Infatti dichiara esplicitamente che il lavoro nella forma di bene utile o viene consumato immediatamente o viene scambiato con altro lavoro. Ma si può constatare che la parte di lavoro scambiata è storicamente sempre aumentata fino a divenire all’epoca di Smith quella di gran lunga preponderante. Quindi la sua asserzione significa che in realtà il lavoro si presenta come totalità, e se l’umanità sussiste su questa base unitaria, anch’essa costituisce necessariamente una totalità.
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Mutallab e la Palla di Fuoco (tratto da una storia vera)
Felice Capretta
Ancora sotto le palle dell’albero di natale, poco dopo il giorno di santo stefano (che in inglese si chiama boxing day: il giorno delle scatole, il giorno dei pacchi), insomma nel bel mezzo di palle e pacchi doveva per forza arrivare una fregatura.
Una palla di fuoco.
Una palla.
Oggi vi raccontiamo la favola...
Umar Farouk Abdul Mutallab e la Palla di Fuoco
C’era una volta in Nigeria un bravo ragazzo di nome Umar Abdul Farouk Mutallab.
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Marketing virale
di Lameduck
184 milioni di euro buttati nel cesso e gli italiani che non fanno una piega
Si erano fatti scudo persino di un innocente simbolo dell'infanzia dei quaranta-cinquantenni, il mite Topo Gigio, fatto passeggiare sulle spalle dei bravi (nel senso manzoniano) Bonaiuti e Fazio nel corso di una pantomima di presentazione della campagna di vaccinazione contro il virus-spauracchio H1N1. Fazio, il compare del ministro e marito della caporiona di Federfarma, Sacconi, non aveva giurato sui suoi figli che il vaccino era sicuro, aveva fatto di peggio. Aveva promesso addirittura di vaccinarli tutti. Questo nel momento in cui qualunque medico ti diceva di lasciar perdere questo vaccino realizzato in quattro e quattr'otto e potenzialmente affatto sicuro ma di limitarsi ad usare quello tradizionale stagionale.
Dopo averci scassato la minchia con l'influenza pandemica minaccia mondiale per mesi, avete notato che adesso, sui media prostituiti ai voleri del mercato, non si parla più di influenza suina? Non dovremmo essere nel pieno del famoso picco? Non dovremmo essere tutti a letto non in piacevole compagnia ma accasciati dal virus killer?
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Il buco nell'acqua
Rosita Donnini - Valerio Selan
Se si analizza l’affidamento ai privati della gestione delle reti idriche si trovano dei pro e dei contro. I secondi, però, appaiono più numerosi e anche le esperienze dei casi in cui la privatizzazione è già stata realizzata sono tutt’altro che confortanti
Quando apparvero i primi computer, i commentatori faciloni ne bollarono le performances, che apparivano allora inferiori alle un po' ingenue attese, come quelle di un "idiota ad altissima velocità". L'attuale modo di legiferare mediante decreti con fiducia incorporata, e con contenuti il più possibile eterogenei (cosicché se disapprovo una cosa cattiva ne escludo anche una buona) ci ricordano questa definizione, riferendola ai lavori parlamentari relativi alla gestione delle risorse idriche. Su questo provvedimento gli esponenti della Lega Nord hanno dichiarato che, pur avendo votato una totale fiducia a questo governo, ritengono di dover modificare quello stesso decreto che aveva meritato la loro entusiastica approvazione.
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La ricomposizione del blocco sociale antagonista, l’organizzazione di classe e i comunisti
di Sergio Cararo *
In questi anni, nel dibattito sulla composizione di classe e le caratteristiche del blocco sociale antagonista in un paese a capitalismo avanzato come l’Italia, ci siamo misurati con l’inchiesta di classe sulle condizioni materiali ma anche sulla soggettività dei lavoratori del nostro paese, traendone materiali e risultati che si sono rivelati essenziali per la nostra azione politica e sindacale.
La credibilità e le possibilità di una opzione comunista nel XXI Secolo e in una realtà come quella italiana, devono infatti fare necessariamente i conti con le modificazioni sociali e produttive intervenute in questi ultimi tre decenni nella realtà di classe e nella società. Modificazioni oggi nuovamente e fortemente scosse dalla nuova fase della crisi strutturale dell’economia capitalista.
In questi anni di lavoro di inchiesta e confronto sulla ricomposizione di un blocco sociale antagonista - di cui i comunisti dovrebbero tornare ad essere espressione politica e ipotesi strategica di affermazione degli interessi di classe nel nostro paese - abbiamo cercato di individuare quella che si potrebbe definire“l’ipotesi generale”.
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Il grande tradimento di Obama
di Matt Taibbi
Il presidente ha manipolato la formazione del suo team economico inserendo operatori di Wall Street con l'intenzione di trasformare la manovra di salvataggio finanziario in un enorme tradimento.
Barack Obama si è candidato a presidente proponendosi come un uomo del popolo, opponendosi a Wall Street mentre l'economia mondiale sprofondava durante il crollo fatale del 2008. Ha propagandato un piano fiscale che tassava fortemente i ricchi, ha stracciato il NAFTA (North American Free Trade Agreement, ovvero il Trattato del Libero Commercio dell'America del Nord, ndt) poiché colpiva la classe media, ha attaccato violentemente John McCain per aver appoggiato un progetto economico fallimentare, che stava dalla parte dei ricchi banchieri "alle spese dei lavoratori americani".
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Il 2010: tutti i nodi vengono al pettine
Leon Zingales
In queste vacanze mi sono riposato ed ho evitato di proposito articoli di Economia e Matematica. Ma casualmente mi è capitato di leggere un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 30 Dicembre nel quale si riportava un intervista a Domenico Siniscalco, ex Ministro dell’Economia ed ora vicepresidente di Morgan Stanley (lasciamo stare, per questa volta, i commenti sulla stretta correlazione tra governi e banche d’affari).
Siniscalco si è fatto scappare la seguente frase: ”l’ondata di inflazione è sempre una soluzione ... pessimo rimedio, ma sempre meglio degli altri due possibili: insolvenza o il prelievo di fatto forzoso”. Insomma, buon anno a tutti….
Personalmente sono convinto che l’iperinflazione non è affatto una soluzione (spiegherò il perché nel prossimo post) e di conseguenza non rimangono che le altre due alternative.
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La specificità italiana nella crisi in atto
di Pierluigi Ciocca
[Intervento alla Tavola Rotonda dell’Accademia dei Lincei su La crisi: aspetti economici e sociali (10 dicembre 2009)]
La crisi dell’economia italiana non si identifica con quella mondiale. Soprattutto, una volta superata la crisi mondiale, non sarà per ciò stesso risolto il problema economico italiano. Questo è ben più grave e ha natura specifica. E’ risalente nel tempo. A differenza di quello mondiale, è reale e non anche finanziario, strutturale più che ciclico. I suoi diversi aspetti vanno affrontati con un impegno che sinora è mancato.
1. – Sulla scorta di preesistenti squilibri – fra cui, il difetto di risparmio negli Stati Uniti, l’eccesso in Cina ed Europa – la contrazione mondiale è stata innescata dalla fragilità della finanza internazionale, è principiata da quella anglosassone. Dalla finanza il cedimento di credito e di fiducia si è esteso alla domanda, al commercio, alla produzione. Per il 2009 il FMI stima ora una regressione del prodotto del globo dell’ordine dell’1% (-12% il volume del commercio), rispetto a un trend di crescita pre-crisi del 4% l’anno.
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La società attiva nel consumare la vita
di Nicola Casale e Raffaele Sciortino
Il Libro Bianco di Sacconi "La vita buona nella società attiva" non è l'ennesima picconata al traballante edificio del welfare state, ma vuole essere l'ultima vangata che ne spazzi via i residui. Il leit-motif non a caso non è più la compatibilità di bilancio, ma "l'autosufficienza di ciascuna persona", la sua "centralità, in sé e nelle proiezioni relazionali", con "comportamenti e stili di vita responsabili, utili a sé e agli altri".
L'obiettivo è eliminare l'egoismo corporativo che spinge i lavoratori a stare sul mercato come soggetto collettivo anziché da individui. Il momento è propizio: due sindacati hanno dimesso ogni "collettivismo". Il terzo si macera nel dilemma tra resistenza e accodamento, verso cui spinge anche l'ex-referente politico (Pci-Pds-Ds)-Pd. Il quarto (extra-confederali) fatica a diventare un soggetto di peso.
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Il 2010 sarà peggiore
di Monty Pelerin*
Il 2010 sarà probabilmente l'anno di svolta in cu igli esperti smetteranno di riferirsi alla recessione e cominciano a parlare apertamente di depressione.
Il problema economico è piuttosto semplice da descrivere: c'è troppo debito rispetto al reddito e / o alla ricchezza prodotta. Di seguito è riportato il grafico che rappresenta la situazione dell’ economia americana, nel quale viene mostrato il debito complessivo degli Stati Uniti come percentuale del PIL dal 1870 in avanti. I dati sul debito comprendono tutti i debiti pubblici e privati e non comprende gli oneri legati al mandato del governo, come la Social Security e la Sanità, che non vengono finanziate.
(Nota: Secondo i depositari di questi fondi fondazione negli Stati Uniti il valore attuale delle passività sarebbe di circa 106 mila miliardi di dollari, che se venissero incluse farebbero aumentare il rapporto Debito/PIL fino al 1.000%).
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Gli economisti di ventura
Intervista di Cosima Orsi a Marcello De Cecco
La cancellazione della leggi che impedivano alle banche di investimento di fare i loro comodi è avvenuta sotto Carter, Reagan, Bush padre e figlio. E proseguita da Clinton, i cui uomini sono tornati alla Casa Bianca con Obama nonostante le responsabilità avute nel preparare le condizioni che hanno provocato la crisi. L'Europa deve cercare assieme alla Russia una strada autonoma per confrontarsi alla pari con la Cina
Ci sono forti analogie tra la crisi del '29 e quella attuale. Ma l'aspetto che colpisce di più è che i responsabili della crisi sono ancora al loro posto, continuando ad arricchirsi, cosa che non accadde con Roosevelt.
Un'altra differenza è il ritorno sulla scena mondiale delle economie orientali, mentre l'Europa continua a inseguire il modello statunitense, invece che diventare un polo «autonomo» che attiri a se la Russia e gli altri paesi dell'ex-socialismo reale. Marcello De Cecco, rispondendo alle domande che annodano i fili di questa serie su «il capitalismo invecchia?», invita però a sviluppare un punto di vista «forte» sulla crisi economica.
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Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema: tappeto rosso al nazismo sionista a Gaza.
Paolo Barnard
- Dedicato ai morti di Gaza del dicembre 2008, gennaio 2009.
“Il Nazismo ha distrutto il giudaismo fisicamente, il Sionismo l’ha distrutto spiritualmente”, Leibele Weisfisch, Rabbino, 1992
Giorgio Napolitano è un ignorante complice morale di crimini contro l’umanità in Palestina. Massimo D’Alema è un consapevole complice diretto di crimini contro l’umanità in Palestina. L’occupazione israeliana dei territori palestinesi è un insulto permanente a sei milioni di morti nei campi di sterminio nazisti.
L’organizzazione umanitaria americana The Middle East Children Alliance ha completato di recente un sopralluogo a Gaza, colpita nel dicembre del 2008 dal peggiore atto di terrorismo indiscriminato compiuto da Israele su quelle terre dal 1948, e ha intervistato decine di bambini palestinesi chiedendogli quali erano i loro bisogni più urgenti. La risposta della maggioranza di quei bimbi è stata questa: “Poter bere un bicchier d’acqua la mattina”.
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Le false piste terroristiche e le nuove guerre
Pino Cabras
Sono tanti gli elementi che non quadrano, in occasione della vicenda del nigeriano che voleva far saltare l’aereo sopra l’Atlantico. Le autorità politiche e gli alti papaveri del giornalismo hanno risposte pronte. Ma noi dovremo porre le domande che loro non vogliono fare. L’attentato si è svolto nel modo che dicono? Esiste davvero una nuova minaccia di al-Qa'ida?
È sempre forte la presenza mediatica del fantasma al-Qa'ida. Alimenta così un perenne senso d’attesa per un qualche evento che richiami la grande rappresentazione dell’11/9. La spinta originaria di quel trauma si fa bastare eventi di per sé modestissimi, ma subito pompati fino all'isteria.
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Capitalismo, Big Crisi e piccola sinistra
di Joseph Halevi
In Italia la sinistra ufficiale ed i suoi frammenti a sinistra non hanno alcuna visione sistematica della crisi. Per ovvi motivi di compartecipazione al potere, quella ufficiale parla solo di regole, spesso credendo nel mercato - senza peraltro averne una teoria appropriata - molto di più della destra, come con originalità ha sottolineato Riccardo Bellofiore. Le sinistrate frange "radicali" pur pensando che la crisi sia di sistema, hanno il cervello altrove, concentrato sulla mera sopravvivenza politica.
Il 2009 è stato l'anno del travaglio della crisi che continuerà anche nel 2010, basti pensare a tutte le imprese che nel mondo occidentale - dalla Finlandia alla Grecia ed al Portogallo, dall'Italia agli Stati uniti e travalicando l'Oceano Pacifico fino al Giappone - sono in fase di ristrutturazione o di chiusura definitiva, generando comunque disoccupazione e sottoccupazione.
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Oltre la zona grigia del terrore e dei gulag. Una storia da rifare
di Luigi Cavallaro
La storiografia sullo stalinismo ha sempre sottolineato la repressione che lo ha contraddistinto, rimuovendo il fatto che è stato un sistema di potere cresciuto sulle contraddizioni della Rivoluzione d’Ottobre, incontrando così il consenso di una parte considerevole della popolazione sovietica.
Il 21 dicembre 1929, grandi celebrazioni pubbliche salutarono il cinquantesimo compleanno di Stalin. L’egemonia conquistata negli anni precedenti nel gruppo dirigente bolscevico fu esaltata da articoli celebrativi su tutti i giornali di partito, uno dei quali intitolato significativamente Za rukovodstvo («Per la leadership»). Si ricordarono i suoi saldi legami con Lenin e si sottolineò il contributo decisivo apportato alla dottrina marxista con i Principi del leninismo, che egli aveva redatto nel 1924 e dedicato alla giovane «leva leninista», allora in procinto di entrare in massa nelle file del partito.
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Portatevi coperte e panini!
Marco Cedolin
Il freddo e la neve caduta abbondante in tutto il Centro Nord nel corso di questa settimana prenatalizia, hanno messo impietosamente al tappeto il servizio ferroviario italiano che ormai da molti anni si regge con le stampelle, fidando nella bonomia e troppa comprensione dei viaggiatori ormai avvezzi a sopportare stoicamente ogni genere di disagio.
In questo cadere al tappeto delle ferrovie, che nell’ultimo ventennio sono state abbandonate a sé stesse nell’ottica del progressivo disfacimento, a fronte di amministratori incapaci e della decisione di destinare alla truffa dell’alta velocità la quasi totalità degli investimenti, si sono toccate punte di una tale gravità da indurre anche il più presuntuoso e tronfio fra i dirigenti a prostrarsi in ginocchio, proferendo scuse con il capo cosparso di cenere.
Risulta praticamente impossibile stilare un riassunto completo di quanto accaduto in questi ultimi giorni sulla rete ferroviaria, fra migliaia di treni soppressi, spesso senza neppure avvertire i viaggiatori in tempo utile. Decine e decine di convogli bloccatisi improvvisamente in mezzo alla neve per guasti tecnici, lasciando per ore i passeggeri intrappolati al freddo e al buio senza corrente elettrica. Caos generalizzato nelle stazioni, dove i viaggiatori privi di qualsiasi informazione si sono ritrovati accampati come in un campo profughi in attesa di un treno che non sarebbe arrivato mai. Ritardi generalizzati che hanno raggiunto in molti casi il senso del ridicolo, giungendo perfino a superare i 700 minuti, una mezza giornata per intenderci.
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Il fiasco di Copenhagen
Leonardo Mazzei
L’impossibile patto tra ambiente e capitalismo
Per non decidere nulla, decidendo in realtà che il disastro ambientale può tranquillamente proseguire, si sono riuniti a Copenaghen in 15.000 (quindicimila). Per raggiungere la capitale danese in aereo (alcuni, come Obama e Sarkozy, con i rispettivi jet presidenziali) e per spostarsi con le loro auto di lusso (secondo il Telegraph erano presenti 1.200 «limousine»), hanno prodotto l’emissione di 40.500 tonnellate di anidride carbonica, l’equivalente delle emissioni annue di 660mila etiopi.
Non è uno scherzo, sono dati ufficiali dell’ONU, forse resi noti per dare ancora un qualche senso alla propria attività sul fronte climatico dopo il fallimento consumatosi nella città della Sirenetta.
Un fallimento annunciato, ma che ha superato al ribasso la più pessimistica delle previsioni.
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