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sinistra

Pianificabilità, pianificazione, piano

di Ivan Mikhajlovič Syroežin

Capitolo 2 - All’origine della pianificabilità

selmi21Introduzione di Paolo Selmi

L’immagine di copertina questa volta ha più a che vedere con il sottoscritto e col suo appuntamento al buio, dopo oltre venticinque anni di spensierata e ignorante lontananza, con il magico mondo della matematica. Tutto sommato, sono contento di essermi difeso con onore anche in questa parte non semplice. In questo capitolo, infatti, il buon Syroežin pensa bene di portarci in corda doppia su passaggi non agevoli, almeno per me. Tuttavia, oltre a ringraziare il fatto di non andare malaccio nella materia, di avere quindi un fondo atletico minimo (anche se, riprendendo il manuale di analisi di quinta, ho avvertito un groppo alla gola non indifferente), oltre che non mollare mai per natura (nonostante spesso mi sentissi molto più come il tizio in maglione della foto, più che quello in camicia), ringrazio anche il fatto che il Nostro corre poco, verrebbe da dire quasi il minimo sindacale, si ferma ad aspettare, e nel prosieguo delle sue dimostrazioni riprende concetti già espressi poc’anzi, quasi a volerti incoraggiare, a dire che si, hai capito bene, oppure che no, è meglio se rileggi di nuovo quel manuale che ti sei bellamente scordato, e recuperi prima qualche concetto di base perso per strada.

Questa foto mi è piaciuta, come penso anche che sarebbe piaciuta a un grande della fotografia del secolo scorso, Robert Doisneau, anche per altri motivi: questa scena di vita quotidiana universitaria, di giovani sovietici ripresi durante la preparazione di un esame sicuramente “tosto”, non si stanno facendo le scarpe tra di loro, puntando a quella spietata scrematura del péloton, frutto di una “selezione naturale” che può fare da noi Analisi I, Lingua e Letteratura Giapponese I, o il Mortirolo, piuttosto che lo Zoncolan, presi a trenta all’ora sin da sotto le pendici. Al contrario, si aiutano. C’è chi ci arriva subito e chi ci metterà decisamente di più, tuttavia alla fine con il dovuto impegno ci arriveranno tutti. Anche questo è socialismo, e ho avuto la fortuna e l’onore di sperimentarlo in prima persona studiando cinese con professori cinesi e italiani in tempi molto diversi da questi.

L’altro motivo per cui mi è piaciuta questa immagine è il metodo. Oggi fruiamo di informazioni e, conseguentemente, le elaboriamo, su uno schermo da 15 pollici, se va bene, o tre volte più piccolo, se va male. In entrambi i casi, non spaziamo più, non usciamo più dalle righe. Mentre invece, come fanno loro che non si vergognano di scrivere per terra, avremmo bisogno di una “lavagna” molto più grande, grande come un muro, come una strada, per seguire il filo logico di una dimostrazione, di un ragionamento, per aprirne un altro, e procedere con entrambi in parallelo, e avere tutto davanti, e aiutare la nostra memoria visiva a introiettare meglio schemi e concetti. Lo studio ha una dimensione spaziale che non va assolutamente sottovalutata.

Infine, questo capitolo mi obbliga a spezzare una lancia a favore della matematica. Se in Italia ci fossero più appassionati della materia, e dalla parte “giusta”, sicuramente ci sarebbe meno gente che si farebbe fregare “dai numeri”. Ancora oggi, quando si vuole zittire qualcuno, si dice che “la matematica non è un’opinione”, che “i numeri parlano da soli”. Ma la vita non è sempre “uno più uno”. Ovvero, esistono tantissimi modi per arrivare a due, posto che occorra arrivarci. In altre parole, queste pagine mi hanno fatto riflettere molto sul fatto di come una matematica di livello avanzato, analitico, aiuti proprio a uscire da un’aritmetica banale, creando persone capaci di accettare la sfida della complessità, della molteplicità, per sintetizzare soluzioni diverse da quelle che propina quotidianamente la classe dominante. Soluzione tanto ufficiale, quanto ineluttabile e svantaggiosa per le classi subalterne, soluzione che accettano supinamente anche molti, cosiddetti compagni “realisti”, “pragmatici”, senza nemmeno porre in discussione come siano nati quei dati che prendono come oro colato e dato di fatto, e che oro colato e dato di fatto non sono.

Meglio tardi, alla “tenera” età di quarantaquattro anni, che mai: tuttavia, rimpiango quella formazione che non ho mai avuto, e non per colpa del mio prof delle superiori, che anzi oggi mi accorgo volesse proprio farci compiere quel salto e che ricordo con affetto, ma di un sistema che remava in direzione contraria, premiando di fatto il disimpegno su ciò che invece avrebbe dovuto costituire il fulcro di una logica strutturalmente avanzata, patrimonio consolidato di un diciottenne agli esordi della sua vita adulta, non raffazzonato in quattro formule fissate col puntaspilli per passare un esame, salvo poi mettere tutto nel dimenticatoio. Del resto, un diciottenne, anzi, un’intera leva nazionale di diciottenni che, oltre ad avere energie da vendere, ha anche imparato a pensare, e magari appartiene alla classe sbagliata, è potenzialmente pericolosa per la classe dominante.

Tutto ciò attiene molto alla tematica sviluppata da Syroežin in questo capitolo, alla sua idea di pianificabilità. Da noi, nel mondo globalizzato di oggi, quello di dare tutto per scontato, ovvero imporre giochi già fatti, è una dinamica strutturale, pratica quotidiana della lotta di classe da parte di chi comanda e detiene i mezzi di produzione. Nel Paese dei Soviet, si tratta invece per Syroežin di un brutto vizio da parte di qualcuno, dovuto nella maggior parte dei casi non tanto al dolo, quanto all’ignoranza di come correlare correttamente forze produttive, bisogni, e pianificazione delle prime in risposta ai secondi. Nel caso del capitalismo, far parlare i numeri in un modo piuttosto che in un altro, zittisce un’opposizione di classe sempre più impreparata a questo tipo di lotta, costretta a giocare di rimessa, a buttare la palla sempre nella metà campo avversaria e a cercare vie d’uscita fra gli economisti borghesi più “illuminati”, continuando così a garantire ai padroni saggi maggior di profitto, di accumulazione di capitale, di sfruttamento delle classi subalterne. Nel caso di un’economia socialistica di piano e a proprietà sociale dei mezzi di produzione, tale rigidità, ottusità, causava localizzati squilibri e disfunzioni, sicuramente il mantenimento di qualche rendita di posizione dura a morire, ma nessuna polarizzazione economica nel senso delle dinamiche di classe di cui sopra (quella avvenne dopo, insieme a una crescente, distruttiva, anarchia, con la cosiddetta “ristrutturazione”, o “perestrojka”). Ci sentiamo quindi, a trentacinque anni di distanza, di condividere il giudizio dell’Autore sull’ignoranza di fondo, più che sul dolo conclamato, come causa di un certo grado di irrigidimento, di burocratizzazione dell’attività di pianificazione che lo portò allora a denunciare apertamente la situazione.

Cosa afferma quindi il Syroežin? Semplicemente che ogni attività di piano deve COMINCIARE CON UNO STUDIO DI PIANIFICABILITA’, il quale NON DEVE USARE LO STATO DI COSE ESISTENTI PER RIBADIRLO, BENSI’ GUARDARE ALL’OGGI COME SE FOSSE GIA’ UN PEZZO DI FUTURO, PER TRASFORMARLO E PLASMARLO IN QUELLA DIREZIONE.

Per fare questo il Nostro tocca un tasto molto delicato e sensibile dell’economia politica socialistica: nell’attività di pianificazione cosa è “soggettivo”? Cosa è “oggettivo”? Non badare alle proporzioni fra i vari settori è “volontarismo”, ma badarci troppo non è forse “fatalismo”? Dov’è il discrimine fra il primo atteggiamento e il secondo? E prende subito il toro per le corna: se un tempo (primi piani quinquennali) non si parlava neppure di proporzionalità (пропорциональность) nella stesura di un piano, ogni ostacolo sarebbe stato superabile dopo l’ennesimo assalto alla baionetta da parte di udarniki sempre più arditi e coraggiosi, oggi invece non si muove foglia se proporzionalità non voglia. Qualche malizioso parlerebbe di “vincoli di bilancio” ante litteram! E qui il Nostro, giustamente, non ci sta. Di quale proporzionalità stiamo parlando? Cito testualmente: di

un concetto di proporzionalità, peraltro, nato sotto il segno della divisione del lavoro sociale, ma incarnatosi concretamente in maniera del tutto superficiale, navigando a vista e valutando caso per caso, come se non avesse radici profonde nei meccanismi di funzionamento del sistema economico.

Non prendiamoci in giro, quindi: il Nostro non banalizza, non invita al disimpegno irresponsabile, ma a ripensare alla PROPORZIONALITA’ COME A UNA NOZIONE ANCH’ESSA VARIABILE, PERCHE’ DETERMINATA DA STRUTTURE PIU’ PROFONDE CHE OCCORRE PADRONEGGIARE, NON IGNORARE NASCONDENDO LA TESTA SOTTO TERRA.

Ancora: se la proporzionalità diviene vincolo insormontabile, allora “la pianificabilità cessa di essere proprietà generale di sviluppo dell’economia socialistica: non ne determina né l’architettura socioeconomica, né i criteri di autocorrezione del sistema economico”, addirittura si appiattisce sulla proporzionalità fino a coincidere con essa. E con essa muore qualsiasi idea di piano inteso come attività consapevole, soggettiva, di trasformazione sociale. Syroežin quindi ipotizza un rapporto costante, dialettico, fra proporzionalità da un lato e pianificabilità dall’altro, la prima con i piedi per terra, la seconda che guarda all’ideale. Perché c’è bisogno di guardare all’ideale. Perché la scienza classica stessa, ci ricorda l’Autore, guarda a modelli ideali (assenza di attrito, vuoto totale, ecc.) per ricavare le sue leggi, e a maggior ragione le scienze sociali possono e debbono tendere a modelli ideali, proprio perché il miglioramento sociale sia un “tendere a” (ovviamente, in un modo di produzione socialistico, non certo in uno capitalistico dove il nostro telefono palmare americano, cinese, coreano, è costruito sempre e senza battere ciglio con i metalli rari estratti a mano in Congo dai nuovi schiavi).

Proporzionalità e pianificabilità sono quindi connessi a quella che, nell’economia politica marxistica, abbiamo già accennato essere definita la legge economica fondamentale di un modo di produzione, in questo caso socialistico. Ma com’era (com’è, purtroppo) la legge economica di quel quel modo di produzione primitivo, detto capitalistico non a caso? Lo spiega anche l’Autore, ma meglio ancora Marx nel Capitale, mentre parla di riproduzione della merce e ci ricorda che “l’essenza della produzione capitalistica (die dem Wesen der kapitalistischen Produktion), “il suo scopo e motivo conduttore” (daß ihr Zweck und treibendes Motiv), non è il “consumo” (Konsumtion), ma “l’appropriazione di plusvalore e la sua capitalizzazione, cioè l’accumulazione” (die Ergatterung von Mehrwert und seine Kapitalisation, d.h. Akkumulation)1 . La legge economica fondamentale del capitalismo è quindi riassumibile in un volgare “niente profitto, niente produzione”.

Ecco quindi che questo capitolo rappresenta un vero e proprio INNO ad aprire creativamente le menti, anziché le gabbie del “libero mercato”, a costruire il socialismo, anziché il capitalismo, all’impegno, anziché al disimpegno, a guardare al futuro con speranza, anziché al passato con rassegnazione; una creatività supportata dalla scienza, dalla ricerca, nell’unico interesse del bene comune. E infatti il Nostro parte, ancora una volta, ribadendo la radicale differenza fra i due modi di produzione, dai bisogni sociali e dalla loro soddisfazione.

Partiamo quindi dai bisogni B e dai risultati R tesi a soddisfarli. Sono entrambi due strutture, inteso questo termine semplicemente come sistema ordinato di rapporti sociali, non come la Basis und Überbau marxiane. Considerando, per esempio, un insieme campione dove vi fosse solo bisogno di pane e acciaio, noi avremmo già un campo di azione relativamente ampio, detto “spazio delle possibilità” («пространство возможностей»), dove decidere come, quando e quanto produrre il primo bene rispetto al secondo. I vincoli strutturali esistono, certamente, e sono dati dalla disponibilità attuale di mezzi e risorse: ma sono sicuramente più larghi di proporzioni e quote fisse, dettate unicamente da quell’ignoranza delle dinamiche economiche cui già si è accennato.

La quadra, nel caso considerato, si otterrà quindi ALLORCHE’ STRUTTURE -B E -R DI ENTRAMBI I BENI CONSIDERATI COLLIMERANNO, arriveranno il più possibile a coincidere, a sintonizzarsi fra loro. Due elementi difficoltà ora si pongono, per noi comunisti certo, non per chi lascia tutto alla “mano invisibile” del “libero” mercato:

    1. entrambe le strutture non sono statiche, ma in movimento. Il moto è sia assoluto che relativo, cambiano dimensioni e proporzioni, occorre quindi sapere leggere e guidare questi cambiamenti.

    2. ciascuna struttura si suddivide, al suo interno, in elementi finali (конечные элементы) ed elementi interni (внутрихозяйственные элементы) alla struttura economica considerata: i primi sono i prodotti o i bisogni finiti, i secondi sono i prodotti o bisogni intermedi della catena che conduce ai primi; la relazione di interdipendenza fra questi elementi e la struttura complessiva cui appartengono sarà quindi diversa a seconda della posizione che assumono all’interno della rete relazionale stessa, occorrerà quindi tenerne dovutamente conto.

Cominciamo quindi a concepire l’intera economia sociale (общественное хозяйство), teatro di azione della legge fondamentale del socialismo, come “l’economia dei bisogni soddisfatti”, non come “l’economia del profitto”. È un passo importantissimo, fondamentale, perché IL CAMPO DI AZIONE SI ESTENDE A TUTTI QUEI SETTORI NON REDDITIZI IN UN’OTTICA CAPITALISTICA: sanità, istruzione, assistenza sociale, cultura, arte, ecc. Tutto è “economia sociale” nel socialismo, TUTTO E’ BISOGNO CHE PUO’ E DEVE ESSERE SODDISFATTO. Nessuna politica dei due tempi, nessuna “eventuale” (sia mai!) tassa agli yacht da un milione di dollari per finanziare la carta igienica nelle scuole. Ciò permette al Nostro di individuare una definizione più accurata di “legge economica fondamentale del socialismo”:

Per questo, noi consideriamo l’economia sociale nel suo complesso come sistema in grado di organizzarsi autonomamente. Il fulcro di tale attività può essere definito anche come trasformazione immediata delle entrate in uscite: ciò è già stato descritto come trasformazione delle materie prime esistenti in natura e del sapere accumulato dalla società in bisogni sociali immediatamente soddisfatti. [...]

Possiamo quindi affermare che il funzionamento dell’economia sociale è ottimale quando entrambi i gradi di bisogno, ovvero, sia del singolo elemento, sia dell’intera catena di elementi a esso collegata, sono pienamente soddisfatti dalla giusta misura di beni e servizi.

Syroežin quindi si avventura nella determinazione qualitativa di questa, nuova, legge economica fondamentale. Che andamento dovrà descrivere? Abbiamo già evidenziato, oserei dire enfatizzato, il carattere di discontinuità radicale fra vecchio e nuovo modo di produzione. Anche la nozione di bisogni e risultati, pertanto, deve essere riletta alla luce di un’intera economia sociale, non di una circoscritta cerchia di elementi, come sarebbe potuto accadere nel modo capitalistico di produzione o, il che è possibile in un periodo di transizione, in un modo socialistico di produzione ancora inteso secondo le vecchie categorie. C’è, in questo senso, chi lo ha capito troppo, troppo tardi. Vale la pena leggere le sue parole:

Si, mi pento senza attenuanti, perché non ho considerato il territorio di ciò che era L'URSS come – cosa peraltro semplice da capire - un unico conglomerato che, unito, era molto più forte economicamente e finanziariamente di tutte le singole parti divise. Se si ricorda la fiaba dei fratelli Grimm sulla scopa (sic! è in realtà di Tolstoj, “Padre e figli”2 ), la scopa è una, con cui colpire e uccidere (sic!) senza problemi, ma quando è smontata nei suoi pezzi non si può neppure considerarla una scopa. E si può rompere.

Per questo, dal punto di vista delle élite locali, la fine dell'URSS fu un affare. Dal punto di vista della popolazione locale, fu un colossale tradimento.

Cosa hanno portato quelle “libertà”? I cittadini del Turkmenistan e del Tajikistan vivono forse meglio? Così come vivono meglio i baltici? No. Si sta bene in Ucraina? Se si guarda al loro livello di inflazione, alla caduta del loro tenore di vita, alla contrazione del PIL, al prezzo di elettricità, acqua, ecc., è stata una catastrofe. Marx bisogna leggerlo. C'è la grande politica, e ci sono le grette ambizioni locali.

A parlare è Dmitrij Sacharov, conduttore in piena perestrojka del programma “giovane” e “controcorrente” Punto di vista (Взгляд), gregario tiratore di volata fra quelli della sua generazione a Gorbačëv e alla sua cricca di demolitori, oggi “pentito” fuori tempo massimo. Gli argomenti che adduce sono del tutto compatibili con l’analisi di Syroežin, oltre che con il dato storico. Leggendo questo suo brano, di seguito, possiamo rendercene pienamente conto:

Con due milioni di persone giuridiche in economia, non esiste una singola unità all’interno del sistema in grado di regolare autonomamente la dinamica dell’intera struttura dei risultati e dell’intera struttura dei bisogni. Ciascun risultato dell’attività economica è, a prescindere dall’unità strutturale considerata, risultante dell’interazione duale di diversi risultati e bisogni intermedi.

La differenza, con l’analisi di Syroežin, è che il Nostro non poteva sapere che, pochi anni dopo la sua morte, un intero politburo sarebbe riuscito a tradire il suo stesso Paese e a smantellare quel “conglomerato”, come lo chiama Sacharov, pezzo dopo pezzo. Non avrebbe mai potuto immaginare una cosa simile, lui come nessuno, a parte chi già pensava alla spartizione futura di quelle immense ricchezze. Per Syroežin, quell’ampia interconnessione, quella rete di interdipendenze che non sembrava mai finire, era un punto di forza, perché il legame fra bisogni e risultati non più univoco, ma polivoco (неоднозначный), consentendo così di fronteggiare eventuali carenze in un settore in attesa di porvi rimedio, nonché di aggirare ostacoli che, nel modo di produzione capitalistico, apparivano “oggettivi” e quindi “insormontabili”. Usando un termine che oggi va di moda, la resilienza di un modo socialistico di produzione è molto più elevata di un modo capitalistico di produzione analogo per risorse, grado di sviluppo scientifico-tecnologico, ecc.

Occorre tuttavia dotarsi di nuovi strumenti per muoversi in questo nuovo modo di produzione, senza rischiare di ragionare alla vecchia maniera. Per esempio, uno è, poniamo, il singolo bisogno, ma molteplice la catena di interconnessioni che la sua soddisfazione richiama: come organizzare il tutto? Come armonizzare questa azione coordinata di diversi soggetti con le altre azioni coordinate e relative interconnessioni? Quale direzione imprimere al sistema economico, ovvero quali scenari di breve, medio, lungo periodo aspettarsi dalla propria azione? Ecco che, dalle parole di Syroežin, emerge la nozione di pianificabilità (grassetto mio):

La dinamica economica, espressa dalla sequenza di movimenti di ciascuna componente (proprietà), non è una dinamica di produzioni isolate e scoordinate fra loro, ma la dinamica di una struttura ordinata. Tale ordine di movimento di ciascuna parte deve essere concordato in anticipo, pena la perdita di quell’unitarietà di azione che potrà essere ripristinata solo a prezzo di manovre complicate. La liberazione dell’economia dai vincoli della proprietà privata conferisce alla sua conduzione quel carattere – oggettivamente necessario – di obbligatorietà di una scelta preventivata e consapevole della dinamica di struttura da realizzare, senza la quale l’economia non può essere gestita. Tale proprietà di conduzione dell’economia è giusto chiamarla pianificabilità.

La pianificabilità unisce in un unicum presente e futuro, meglio, presente e possibile. “I am the master of my fate”, sembra ripeterci ad ogni riga, parafrasando Invictus di William Ernest Henley. Parlando di scelta consapevole, fondata, calcolata fra tutte le varianti possibili, egli scrive ancora: “Tale scelta di traiettoria entro lo spazio di tutte le possibili armonizzazioni di risultati dati dal sistema, può considerarsi la vera essenza della pianificabilità stessa. ”

Un elemento ulteriore di approfondimento, introdotto da Syroežin in questa fase, è l’armonizzazione di dimensione collettiva e dimensione individuale, possibile solo in un modo socialistico di produzione: ciò, ovviamente, costituisce un ulteriore elemento di progresso sociale rispetto a quello capitalistico, incapace di tale azione perché, in una condizione di aumento dei bisogni, la propria legge economica fondamentale limita l’accesso alle risorse utili a una loro soddisfazione. Per questo motivo, superare le discrepanze fra assortimento di beni e servizi accessibili all’intera collettività di produttori per i propri bisogni e assortimento di beni e servizi accessibili a ogni singolo suo elemento, costituisce secondo lui la migliore formulazione della legge economica fondamentale del socialismo. Regola attuativa di tale legge è quindi la pianificabilità, che nasce come “scelta consapevole da parte delle forze creative della società” (осознанный выбор со стороны творческих сил общества) di operare nel senso di una transizione da un criterio quantitativo di valutazione sistemica a un criterio strutturale: si ribadisce, ancora una volta, che tale capacità di autoregolamentazione delle proporzioni e della composizione organica dell’intero tessuto economico è possibile solo in un’ottica di proprietà sociale dei mezzi di produzione.

Syroežin, tuttavia, non si limita ad enunciare formulazioni già di per sé interessanti, ma si preoccupa di come studiarne e misurarne l’andamento, gli effetti. A ciò dedica un intero paragrafo, impiegando quei metodi dimostrativi di tipo logico-matematico cui accennavo in apertura di questo scritto e alla cui traduzione integrale rimando per ulteriori approfondimenti.

Riassumo qui soltanto alcune idee principali.

  • Anzi tutto, si può e si deve eseguire una valutazione di tipo strutturale, ovvero relativa alla composizione organica, di ogni configurazione ottenuta fra le possibili combinazioni potenzialmente realizzabili.

  • Costituirà campione di riferimento (эталон) la «quota dinamica» («динамический норматив»), tesa a definire i parametri entro cui raggiungere i risultati prefissati per offrire la migliore risposta all’istanza di soddisfacimento dei bisogni (definita tramite un continuo flusso di informazioni interne alla struttura economica stessa) nelle condizioni date.

  • Determineremo l’efficienza (эффективность) “E” del regime di funzionamento del sistema in base a quanto e come saranno realizzate le sue funzioni, ovvero da quanto e come la composizione strutturale ottenuta sarà prossima alla configurazione descritta nella quota dinamica.

  • Determineremo quindi la qualità (качество) “Q” della transizione dell’intero regime di funzionamento al regime di funzionamento ottenuto dopo le trasformazioni effettuate, ovvero quanto il regime di funzionamento sia migliorato, piuttosto che peggiorato, quanto il regime si sia avvicinato, piuttosto che allontanato, dalla struttura organica del regime descritto nel campione di riferimento.

  • Determineremo infine la risultanza (результативность) “R” l’unica unità di misura con cui esprimere quantitativamente la pianificabilità, in quanto in grado di esprimere quantitativamente il livello di autoorganizzazione del sistema economico, i progressi compiuti e il lavoro da fare, in rapporto agli obbiettivi che ci si pone e che sono resi tramite la struttura campione di riferimento.

Due sono le conclusioni importanti cui il Nostro giunge alla fine di questa dimostrazione:

    1. È confermata anche da un punto di vista analitico la molteplicità di vie attraverso cui avvicinare la struttura dei bisogni a quella dei risultati, ovvero la molteplicità di modi tramite cui rispondere ai bisogni sociali. A noi la scelta, a noi la decisione, a noi la responsabilità di quale via intraprendere.

    2. I coefficienti E, Q ed R sono interrelati fra loro. La stessa identica risultanza R può essere ottenuta tramite la combinazione di diversi gradi di efficienza E e qualità Q. Ciò testimonia la reciproca complementarietà, il carattere assolutamente complementare fra tutti questi indici.

Il sistema di quote dinamiche sopra descritto assolve a questo doppio compito. Ogni quota esprime l’obbiettivo della singola unità o di gruppi di unità, se e soltanto se tale unità, o gruppo, agisce a stretto contatto col sistema di economia sociale, di cui fa parte e che resta sempre inteso come un unicum. Le quote sono determinate tramite indicatori di doppia provenienza:

  • specifica, appartenente a quel blocco strutturale soltanto dell’economia;

  • generale, appartenente ad alcuni o a tutti gli elementi strutturali dell’economia.

Due funzioni, pertanto, si configurano come proprie, intrinseche alla nozione stessa di pianificabilità: di microregolazione e di macroregolazione. La microregolazione è collegata strettamente alla questione dei singoli interessi economici: in ciascuna singola consegna, in ciascun rapporto economico concreto, si realizza finalmente questo piuttosto che quel preciso interesse, che agisce pertanto in qualità di forza cogente nell’economia socialistica. A gestire invece accumulazione e consumo su scala nazionale, in base al reddito netto accumulato, è la macroregolazione.

Syroežin quindi chiude questo corposo capitolo ribadendo un concetto fondamentale: da quanto affermato, infatti, consegue che la determinazione quantitativa della legge economica fondamentale del socialismo sia possibile solo all’interno del sistema economico intero e nel suo complesso, nell’unità e nelle contraddizioni generate dall’andamento globale di tutti i suoi elementi strutturali. In altre parole, il campo d’azione della legge fondamentale del socialismo, altro non è che l’intera economia sociale (общественное хозяйство), quell’elemento di differenza dal modo capitalistico di produzione, limitato dalla sua legge economica fondamentale a muoversi solo nell’ambito ristretto del profitto e che, al contempo, costituisce motivo di vero orgoglio per i costruttori di questo “ordine nuovo”, fondato sul progresso e su un modello di civiltà umana più avanzato.

Cari compagni, buona lettura.

* * * *

 

Pianificabilità, pianificazione, piano

di Ivan Mikhajlovič Syroežin

I parte - Pianificabilità

 

Capitolo 2. All’origine della pianificabilità

 

2.1 Pianificabilità e legge economica fondamentale del socialismo

Il miglioramento pratico della direzione dell’economia sociale, l’accelerazione del progresso scientifico-tecnologico nel Paese, l’incremento della produttività del lavoro, sono i grandi problemi in agenda per il nostro lavoro economico, direttamente collegati all’individuazione del nucleo alla base della nozione di pianificabilità e dell’impiego pratico delle conoscenze da essa derivate.

La nozione di pianificabilità è strettamente collegata alla legge di sviluppo economico pianificato e proporzionale. Tale legge, in quanto formula scientifica, in grado di esprimere rapporti sociali profondi, autentici, sostanziali e le proprietà insite nel processo di sviluppo dell’economia socialistica, acquisì diritto di cittadinanza nella letteratura economica dagli anni Cinquanta, in seguito a un’accesa discussione su questioni legate all’economia politica del socialismo.

Vi fu, infatti, un periodo in cui alla formulazione di questa legge non concorreva la nozione di proporzionalità (пропорциональность). Al contrario, oggi, nella maggior parte dei casi, ogniqualvolta il discorso cade sulla pianificabilità non si può fare a meno di parlare di proporzionalità: un concetto di proporzionalità, peraltro, nato sotto il segno della divisione del lavoro sociale, ma incarnatosi concretamente in maniera del tutto superficiale, navigando a vista e valutando caso per caso, come se non avesse radici profonde nei meccanismi di funzionamento del sistema economico.

La produzione socialistica ha unito proporzionalità e pianificabilità; quest’ultima oggi la si considera come rapporto produttivo, ovvero come rapporto fra le persone. Tuttavia, da dove tragga origine la pianificabilità ci è ancora ignoto, dal momento che è ancora vista dal senso comune come una specie di incarnazione di potenzialità, ben confinate entro quei vincoli di proporzionalità imposti dalla dinamica economica reale.

Così tuttavia, a nostro avviso, la pianificabilità cessa di essere proprietà generale di sviluppo dell’economia socialistica: non ne determina né l’architettura socioeconomica, né i criteri di autocorrezione del sistema economico, ma soltanto entro quali ambiti – e. a loro volta, entro quali settori – prevalentemente strutturali, definire lo sviluppo economico. Ecco quindi che pianificabilità e proporzionalità divengono difficilmente distinguibili e, in qualche misura, in esse vige un’implicita congruenza. Congruenza a cosa? Al piano? Ma il piano è il prodotto di una creatività soggettiva, che solo in parte riesce ad approssimarsi a caratteristiche di tipo oggettivo. Se ciò è vero, allora abbiamo «due» tipi di pianificabilità: una pianificabilità oggettiva, che non dipende dalla volontà delle persone, e una pianificabilità soggettiva, che nasce invece da tale volontà. La pianificabilità oggettiva non può essere in alcun modo descritta dalle unità di misura convenzionali, mentre esistono unità di misura per descrivere le proprietà di un piano, inteso come attività volontaria. Unità di misura che, purtroppo come appena scritto, risultano inadeguate per descrivere le caratteristiche della pianificabilità oggettiva. Un’inadeguatezza di cui non riusciamo neppure a delimitare i confini. Inoltre, in molte pubblicazioni si sottolinea come la correlazione fra pianificabilità e proporzionalità sia regolata dalla legge fondamentale del socialismo, ma non direttamente. Essa fisserebbe soltanto i criteri, secondo i quali poi un’altra legge, quella dello sviluppo pianificato e proporzionale dell’economia, eserciterebbe la propria funzione3 .

Pertanto, non sarà mai fatta luce sull’intera cerchia di questioni legate alla pianificabilità finché non sarà fatta dovutamente luce sulla categoria di legge economica fondamentale.

Andiamo con ordine. Nel considerare i problemi relativi alla pianificabilità, ci imbatteremo per forza nel concetto di risultati economici. Per risultato economico finale si intende il rapporto fra due strutture: quella del flusso di beni e servizi, prodotti dall’economia socialistica, e quella dei bisogni, per il cui soddisfacimento tale flusso è generato. Come osserva correttamente L. I. Abalkin, “il bisogno di normalissime sveglie non lo si soddisfa incrementando la produzione di orologi, sia pure elettronici e con il marchio di qualità”4 .

Pertanto, anche la pianificabilità e proporzionalità emergono necessariamente come caratteristiche del rapporto quantitativo e qualitativo dato fra struttura del flusso di beni e servizi, da un lato, e struttura dei relativi bisogni sociali, dall’altro.

Vediamo ora di che tipo di rapporto si tratta.

Consideriamo un sistema economico dove si producano solo due tipi di prodotti, per esempio pane e acciaio. Le proporzioni entro cui sono prodotti entrambi i beni si incontrano in un punto all’interno dello “spazio delle possibilità” («пространство возможностей») produttive di pane e acciaio. Ovviamente, non è possibile produrre entrambi gli articoli in qualsiasi combinazione in qualsiasi momento. Vi sono, infatti, limitazioni alla produzione sia di pane che di acciaio collegate alle risorse disponibili, per esempio di lavoro impiegato ed energetiche.

Chiameremo la struttura dei bisogni di pane e acciaio struttura-B. Le varianti delle strutture di risultati, ovvero di produzione “reale” di pane e acciaio, le chiameremo strutture-R. La determinazione quantitativa dei risultati finali, da un punto di vista di analisi strutturale, è data dal rapporto delle due strutture B e R.

L’avvicinamento fra le due strutture, ovvero la piena soddisfazione dei bisogni espressi da parte dei risultati ottenuti, è legato alle dinamiche economiche, alla loro transizione da uno stato a un altro stato. In tali dinamiche, infatti, i risultati non restano mai costanti: una struttura-R si trasforma in un’altra. In un certo intervallo di tempo, tale attività si concretizza, per esempio, in un incremento della produzione (nel nostro caso, di pane e acciaio). E il problema sarebbe risolto! L’obbiettivo di individuare quantitativamente la legge fondamentale del socialismo sarebbe raggiunto, se i bisogni (la struttura-B) restassero fermi. Ma neppure i bisogni restano fermi: anche la struttura-B si muove nel tempo.

Pertanto, la realizzazione della legge economica fondamentale del socialismo è strettamente legata a questo movimento (движение), un vero e proprio “moto relativo” di entrambe le strutture. In tutte e due vi possono essere due tipi di elementi strutturali: elementi finali (конечные элементы, prodotti e servizi destinati a uscire dal circuito economico per approdare al consumo – потребление) ed elementi interni al circuito economico (внутрихозяйственные элементы). I beni e i servizi finali si pongono in rapporto alla struttura complessiva dei beni e servizi secondo relazioni di dipendenza e norme di sviluppo ben precise; lo stesso accade per i bisogni finali in rapporto alla struttura complessiva dei bisogni sociali, economici e non. Questo complica e arricchisce sostanzialmente il quadro delle relazioni fra le due strutture considerate. Ecco quindi sorgere la necessità di stabilire un metodo di definizione dei bisogni, un mezzo per collocarli all’interno della struttura-B, di imparare a distinguere un moto relativo fra tali strutture «buono» da uno «cattivo».

Per un’economia immediatamente, direttamente orientata verso i bisogni sociali, questo moto relativo tra le due strutture emerge come il criterio secondo cui dotare sé stessa di un proprio ordinamento. La legge fondamentale del socialismo è determinata qualitativamente secondo tale criterio. Quanto sia corretto il nostro assunto, lo mostrerà l’analisi della categoria di legge economica fondamentale.

La discussione sulla legge economica fondamentale dura da almeno trent’anni.

La legge economica fondamentale del socialismo (основной экономический закон социализма), in quanto categoria, caratterizza la relazione e l’azione reciproche fra tutti i diversi tipi i attività socialmente utile dell’uomo nella società socialistica. Lo riconoscono i maggiori esperti di economia politica. Vadim Andreevič Medvedev scrive di come sia caratteristica propria del socialismo “far coincidere anzi tutto tutti gli obbiettivi produttivi specifici con la loro destinazione d’uso naturale”5 . In un lavoro, composto da un collettivo di autori e curato da Viktor Nikitič Čerkovec, si nota: “l’obbiettivo è integrare l’intero complesso dei bisogni della società in generale e dell’individuo in particolare con l’intero complesso della produzione sociale («prodotto sociale complessivo» совокупный общественный продукт).”6

Approfondendo questo “far coincidere tutti gli obbiettivi produttivi specifici con la loro destinazione d’uso naturale”, che poi altro non è che il soddisfacimento dei bisogni, il passo successivo è prendere atto che, il campo d’azione della legge fondamentale del socialismo, altro non è che l’intera economia sociale (общественное хозяйство): in altre parole, la struttura composta da tutti i bisogni soddisfatti è il risultato di tutte le attività, opera a loro volta delle varie componenti del sistema socialistico di economia sociale.

Parliamo di “economia sociale” per porre l’accento su ciò che differenzia il sistema economico socialistico da quello a lui antecedente. L’economia sociale è concepita come unicum, dove trova la propria ragione d’essere e campo di esistenza, come abbiamo visto, l’azione combinata di produrre per immediatamente soddisfare i bisogni sociali. Nessuna politica dei due tempi: tutto è economia sociale. Nel capitalismo, invece, la legge economica fondamentale, che gli è propria e che consiste nella produzione di plusvalore nell’appropriazione indebita dello stesso da parte del capitalista, concepisce e ordina l’economia (non sociale, non come unicum) solo da questo punto di vista, limitato quindi a quei settori in grado di produrre profitto. Il resto, il soddisfacimento dei bisogni sociali, non è economia e, forse, verrà di conseguenza7 .

Per questo, noi consideriamo l’economia sociale nel suo complesso come sistema in grado di organizzarsi autonomamente. Il fulcro di tale attività può essere definito anche come trasformazione immediata delle entrate in uscite: ciò è già stato descritto come trasformazione delle materie prime esistenti in natura e del sapere accumulato dalla società in bisogni sociali immediatamente soddisfatti.

Questo processo di trasformazione è misurabile quantitativamente: nell’economia sociale tale determinazione quantitativa si chiama misura (мера). Il grado attuale di conoscenze nel campo dell’economia ci consente di individuare due tipi di misura. La prima è il volume (объем, la scala) di tale trasformazione e si concretizza nella quantità di lavoro, sia vivo che sociale8 , immesso in circolo nel corso di tale trasformazione. La seconda è la struttura (структура), che esprime quantitativamente sia la composizione e che la correlazione fra i vari volumi di prodotti e servizi impiegati per la soddisfazione di un bisogno sociale dato.

Ciascuna di queste misure si esplica storicamente, nel concreto, attraverso diversi misuratori (измеритель). Questi misuratori non sono in rapporto diretto fra loro, in quanto esprimono ciascuno l’attuazione concreta di una specifica regola (правило), manifestazione a sua volta di una data caratteristica della comune misura da cui discendono: il loro quindi è un rapporto verticale e diretto con la misura, secondo la seguente catena di relazioni:

  • dai principi generali alla misura che la esprime;
  • dalla misura alla regola più attinente al contenuto della misura, a sua volta orientata qualitativamente verso i misuratori più adatti;
  • dalla regola ai misuratori che ne incarnano operativamente il contenuto;
  • dai misuratori alle procedure (процедур) che la debbono realizzare nella pratica;
  • dalle procedure agli indicatori (показатель) che descrivono le manifestazioni più evidenti, superficiali rispetto ai processi più profondi cui si riferiscono.

Il passaggio dalla dinamica della legge fondamentale a quella del sistema di indicatori che la esprimono, è un modello sui generis di «ascensione» dall’astratto al concreto, dalla rappresentazione di un sistema al suo concreto sporcarsi le mani con la realtà degli eventi economici correnti. La legge economica fondamentale, in quanto categoria economica, norma a sua volta la realizzazione storica delle linee generali, ovvero dei principi generali di sviluppo economico di una data società.

Infatti, i principi economici generali costituiscono proprietà costante, invariabile, di tutti i processi che compongono la res æconomica nella sua forma storica e concreta. Con lo sviluppo storico delle forze produttive, sono stati individuati metodi sempre nuovi e migliori di valutazione oggettiva delle risorse lavorative impiegate nei processi economici. Si è passati da unità di misura come il calcolo dell’aspettativa di vita di uno schiavo, piuttosto che il calcolo del raccolto annuale di un singolo produttore, ai gradi più elevati di determinazione quantitativa della legge generale di sviluppo sociale, eseguita per ciascuno dei suoi componenti strutturali, come le ore e i minuti di tempo lavoro necessario alla produzione di un dato bene.

 

2.2 Possibilità di determinare qualitativamente la legge economica fondamentale del socialismo e determinazione della pianificabilità

La formula della legge economica fondamentale del socialismo deve, a nostro avviso, in primo luogo esprimere il concretarsi e il divenire storia della legge generale di andamento del sistema economico. In secondo luogo, tale formula deve costituire norma operativa ed esauriente per strutturare la la res æconomica in quel determinato stadio di sviluppo delle forze produttive; alla proprietà qualitativa di tale norma, ovvero misurare il grado di sviluppo della legge fondamentale, debbono corrispondere pienamente le misure di trasformazione economica via via intraprese. In terzo luogo, la formula della legge economica fondamentale del socialismo deve riflettere la continua rivoluzione di rapporti economici che di tale trasformazione è conseguenza oggettiva, insieme alla nascita di nuove componenti e relativi interessi economici strutturati.

Il sistema economico socialistico è quella forma di economia sociale orientata, per la prima volta nella storia economica mondiale, direttamente al soddisfacimento dei bisogni della società. Pertanto, criterio del funzionamento di questa economia è il lato strutturale, ovvero relativo alla composizione organica all’interno del sistema, dei principi generali di sviluppo9 sopra enunciati.

Nella letteratura economica si riconosce sempre di più la necessità di porre in primo piano la composizione della struttura produttiva e la correlazione fra le sue parti e i bisogni da un lato e le risorse dall’altro; ciò nondimeno, insieme a tali affermazioni di solito si ribadisce anche il concetto che i criteri di sviluppo quantitativo mantengano intatta la loro validità.

Perché gli economisti sembrano temere eventuali infrazioni ai criteri quantitativi? L’economia socialistica non poté storicamente sviluppare un proprio discorso qualitativo senza prima aver accumulato un proprio potenziale economico, ovvero senza aver prima concentrato i propri sforzi su come accrescere il più possibile il proprio fondo di accumulazione (фонд накопления), ovvero sui criteri quantitativi. Ecco quindi da dove nasce questa preoccupazione nella coscienza sociale.

Torniamo all’esempio del paragrafo precedente. I mutamenti delle strutture B e R riflettono i cambiamenti interni alla struttura del sistema economico. Per i due prodotti considerati (pane e acciaio), la dinamica delle delle strutture esterne (risultati e bisogni) è strettamente legata, in modo pressoché univoco, alla dinamica della struttura interna (le basi stesse tecnico-materiali dell’andamento dell’economia). Questo accade perché, nel nostro esempio, il «campo di esistenza» è limitato a un solo elemento strutturale. Se invece considerassimo l’insieme di tutti gli elementi interessati da entrambi beni, ci accorgeremmo che il legame fra i mutamenti interni al sistema e quelli legati alle strutture B e R non sarebbe affatto uni-voco, ma poli-voco10 .

Con due milioni di persone giuridiche in economia, non esiste una singola unità all’interno del sistema in grado di regolare autonomamente la dinamica dell’intera struttura dei risultati e dell’intera struttura dei bisogni. Ciascun risultato dell’attività economica è, a prescindere dall’unità strutturale considerata, risultante dell’interazione duale di diversi risultati e bisogni intermedi.

Consideriamo per esempio la produzione di macchinari e di latte. Un singolo macchinario è necessario all’azienda, per il cui equipaggiamento esso è destinato. Allo stesso tempo, tale macchinario è elemento di una serie di prodotti e servizi, forniti al fine di soddisfare i bisogni di tale singolo (individuale) elemento strutturale. Allo stesso tempo, tuttavia, il macchinario è indirettamente necessario a tutta una serie di altri elementi dell’economia: la fornitura di tale macchinario, infatti, è condizione necessaria al normale funzionamento dell’intera «cascata» che da essa discende: dalla fabbrica che ne aveva bisogno per la produzione, ai destinatari del prodotto finito, fino agli utilizzatori finali. Di conseguenza, ogni singola fornitura è collegata sia alla singola utenza (committenza), sia a un’intera catena di utenze a essa collegata.

Il caso del latte è analogo a quello del macchinario, oltre al consumo puro sussistono persino dinamiche interne sia pur in scala minore, come il latte destinato all’alimentazione animale (vitellini da latte) e alla produzione dei suoi derivati. Consideriamolo tuttavia come prodotto finale destinato al consumo individuale, non ulteriormente legato a dinamiche economiche, per il puro ripristino e accrescimento delle funzioni vitali dell’essere umano. Anche in questo caso riduttivo, tuttavia, il latte è elemento di un’estrema varietà di condizioni di impiego. Questo lo porta a essere anche elemento relazionato a un’insieme più ampio di prodotti e servizi diretti a una catena di soddisfacimento di bisogni ancora più ampia.

Anzi, è proprio da come è soddisfatta l’intera struttura di bisogni individuali di beni di consumo, che dipende l’intero potenziale di mobilitazione e realizzazione creative di un individuo nella società. A sua volta, da ciò dipendono tutti quei beni e servizi che formano l’economia sociale nel suo complesso.

Possiamo quindi affermare che il funzionamento dell’economia sociale è ottimale quando entrambi i gradi di bisogno, ovvero, sia del singolo elemento, sia dell’intera catena di elementi a esso collegata, sono pienamente soddisfatti dalla giusta misura di beni e servizi.

Tale situazione è possibile soltanto come fenomeno ideale e ipotizzabile. L’idealizzazione (идеализация) è ampiamente impiegata nella scienza, per esempio nella cinematica, quando parliamo di “gas ideale” e “corpo rigido”. Non esistono in natura, ma tali nozioni ci permettono di scoprire aspetti qualitativi e quantitativi dei fenomeni oggetto di indagine. Nel nostro caso, l’idealizzazione ci permette di comprendere che, seppure sia impossibile una stabile coincidenza fra tutte le varianti di bisogno sopra descritte e i beni e servizi forniti tuttavia, a muoversi in questa direzione, è proprio quella dinamica economica che trova la propria espressione nella legge economica fondamentale del socialismo.

La contraddizione esterna fondamentale che innesca l’intera dinamica del sistema economico, è quella fra carattere unitario dei bisogni, soggetti a soddisfacimento, e la frammentazione nei diversi elementi dell’economia dei fattori deputati a tale soddisfacimento.

Nell’economia reale, infatti, sono diverse le unità che forniscono beni e servizi. Di conseguenza, tutte le unità economiche agiscono in relazione alle due strutture B e R. La dinamica delle strutture dei bisogni e dei risultati è quindi misurabile in un solo caso, allorché si mettono a frutto le caratteristiche a esse collegate lungo un arco temporale. In altre parole, tali caratteristiche si collocano entro una sequenza (e sequenzialità) temporale entro cui poter accelerare i movimenti a esse correlate. Ciò accade perché, lo ripetiamo, la dinamica economica, espressa dalla sequenza di movimenti di ciascuna componente (proprietà), non è una dinamica di produzioni isolate e scoordinate fra loro, ma la dinamica di una struttura ordinata. Tale ordine di movimento di ciascuna parte deve essere concordato in anticipo, pena la perdita di quell’unitarietà di azione che potrà essere ripristinata solo a prezzo di manovre complicate. La liberazione dell’economia dai vincoli della proprietà privata conferisce alla sua conduzione quel carattere – oggettivamente necessario – di obbligatorietà di una scelta preventivata e consapevole della dinamica di struttura da realizzare, senza la quale l’economia non può essere gestita. Tale proprietà di conduzione dell’economia è giusto chiamarla pianificabilità.

La pianificabilità non è solo quella relazione che «comporta la possibilità e necessità oggettiva di un mutuo coordinamento fra le azioni dei vari elementi». Tale coordinamento, infatti, è caratterizzato infatti da una condizione specifica, una condicio sine qua non che ne esclude l’attuazione senza prima aver compiuto una radicale trasformazione nella divisione sociale del lavoro (общественное разделение труда). Tale trasformazione altro non è che la nascita di una speciale sottostruttura dell’economia, verso cui indirizzare la responsabilità economica (экономическая ответственность)

  • di produrre risultati utili e, al contempo, oggettivamente necessari alle attività vitali dell’economia socialistica, ovvero
  • di organizzare una scelta cosciente di transizione economica da un ordine di movimento nella struttura dei risultati a un altro, ovvero
  • di determinare la traiettoria da seguire fra tutte le possibili combinazioni di beni e servizi prodotti dal sistema economico.

Tale scelta di traiettoria entro lo spazio di tutte le possibili armonizzazioni di risultati dati dal sistema, può considerarsi la vera essenza della pianificabilità stessa.

Con la transizione da un metodo di misurazione dell’organizzazione economica socialistica di tipo quantitativo a uno di tipo strutturale, diviene indispensabile creare elementi speciali all’interno di tale struttura, in grado di tracciare consapevolmente sia a livello di mezzi, che di fini, la traiettoria per tutti gli elementi economici.

Agli studiosi è già nota da tempo la differenza fra criteri quantitativi e criteri strutturali di organizzazione del sistema economico11 .

In ogni modo di produzione storicamente dato, la realizzazione della legge generale di movimento che soggiace a ognuno di loro, era direttamente collegata alla varietà di beni e servizi forniti per soddisfare i bisogni. E ciascuno di questi modi di produzione ha dovuto fare i conti, prima o poi, col momento in cui “i bisogni aumentavano”. In cosa consiste il carattere di novità introdotto dall’economia socialistica e dalla legge economica fondamentale che la incarna? Anzi tutto, è stato superata la contraddizione fra sviluppo economico e mutamenti nella struttura dei consumi popolari, specialmente dei lavoratori. Nell’epoca precedente, fondata sulla proprietà privata, la dimensione puramente quantitativa della produzione era dovuta all’esigenza di tutelare gli interessi delle forze produttive fondamentali, che ragionavano in un’ottica capitalistica, finché anche il criterio quantitativo perse del tutto di validità.

Ecco quindi come il passaggio da un criterio quantitativo a un criterio strutturale, possibile solo in un’ottica di proprietà sociale dei mezzi di produzione, sia reso necessario dal nuovo protagonismo delle masse popolari, i cui bisogni aumentano e impongono una ristrutturazione della struttura dei consumi, vero e proprio indice di progresso sociale. Il progresso, pertanto, va di pari passo a un sempre maggiore coinvolgimento di massa nel processo produttivo, con sempre maggiori iniezioni di creatività nella riorganizzazione strutturale dello stesso. Tuttavia, ciò non avviene in modo automatico o spontaneo: la pianificabilità esige dalle forze produttive della società piena coscienza del loro nuovo ruolo, generato dalle nuove condizioni di autoorganizzazione dell’economia sociale.

La chiave di volta dell’attuale fase di aumento dei bisogni consiste nel superare le discrepanze fra assortimento di beni e servizi accessibili all’intera collettività di produttori per i propri bisogni e assortimento di beni e servizi accessibili a ogni singolo suo elemento. Tale assunzione si può considerare come la formulazione operativa della legge economica fondamentale del socialismo. Essa non contraddice le formule già esistenti in letteratura ma, oltre a essere più rigorosa, le comprende tutte dal punto di vista del contenuto.

Nella formulazione proposta, si riconosce che nel sistema economico socialista, all’interno delle relazioni fra i vari soggetti economici, prevale prima l’aspetto che li vede rapportarsi all’intera collettività di produttori e quindi, subito dopo e in posizione di subordinazione, l’aspetto dei loro rapporti in quanto individui. La formulazione proposta sottolinea la necessità di un coinvolgimento attivo della società alla crescita economica, offre criteri di gestione della stessa e permette una transizione a “una società nella quale la comunità degli interessi è stata elevata a principio fondamentale, nella quale l'interesse pubblico non si distingue più da quello di ogni singolo12 .

La formulazione proposta, inoltre, corrisponde pienamente al principio «Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro», andando a superare le discrepanze sopra descritte fra i vari gruppi di produttori colti nel loro insieme e ciascuno singolarmente.

La formulazione proposta orienta la società verso una politica di consumi consapevole e dotata di uno scopo, oltre che verso il raggiungimento di un’armonizzazione fra prodotto e consumo non a vantaggio di uno e a scapito dell’altro, ma mutando entrambi per ottenere il miglior risultato finale.

Infine, la formulazione proposta non solo non teme, ma è in grado di cogliere nel tempo i mutamenti strutturali di questo nuovo grado di sviluppo dell’economia socialista, proprio perché pone il centro della propria attenzione sugli stessi.

Ora possiamo fornire una definizione di pianificabilità anche sul piano dei contenuti. La pianificabilità è la regola con cui si realizza la legge economica fondamentale del socialismo, che trae origine da una misura di tipo strutturale, ovvero relativa alla composizione organica del sistema, la quale costituisce criterio del grado stesso della sua attuazione.

Nel definire la legge economica fondamentale del socialismo non si fa menzione di alcun limite o direzione lungo cui si debbano cambiare i rapporti fra i due tipi di varietà di risposta ai bisogni, quelle individuali e quelle collettive. Non è casuale. La formulazione proposta è la concretizzazione della definizione generale delle funzioni economiche nella forma concreta attuale.

Infatti, la pianificabilità esige che, nel processo di riproduzione che oggi coinvolge non solo la produzione, ma l’intera economia sociale nel suo complesso, sia compreso un momento fondamentale: la scelta consapevole da parte delle forze creative della società. Ecco quindi nascere, all’interno della struttura economica, nuovi elementi fondamentali: gli organi di direzione pianificata dell’economia nazionale.

Affrontiamo ora come misurare il grado di realizzazione della legge fondamentale del socialismo. In primo luogo, tale strumento di misura non nasce da solo. Anche se trae origine in seno alla nuova configurazione della struttura economica nata con il socialismo, non è assolutamente frutto del caso. In quanto «prodotto», quindi risultato, tale misuratore è coinvolto nel processo di riproduzione della merce e a esso tendono così come da esso dipendono precise funzioni economiche.

In secondo luogo, parliamo di uno strumento di misura trasversale ai diversi settori entro cui si struttura il sistema economico. Ciò e reso necessario dal fatto che la responsabilità della dinamica di beni e servizi ricade sull’intera struttura economica in tutte le sue parti; pertanto, ciascun blocco della struttura avrà una propria forma concreta di misurazione.

In terzo luogo, parliamo di uno strumento bivalente, dal momento che è richiesta una doppia misurazione per ciascun elemento del sistema economico: da un lato la valutazione del suo apporto all’insieme del sistema economico e, dall’altro, la valutazione della «utilità» dei suoi risultati per i suoi diretti fruitori. Torniamo quindi a quanto già accennato, ovvero che ogni elemento compie attività di scambio non solo con gli altri elementi a lui direttamente collegati, ma con il sistema nel suo complesso; pertanto, tramite questa doppia misurazione siamo in grado di tenere sotto controllo entrambi gli assortimenti di beni e servizi cui abbiamo accennato in precedenza: quelli accessibili all’intera comunità di produttori, da un lato, e quelli accessibili a ogni singolo elemento, dall’altro.

Infine, in quarto luogo, deve essere uno strumento che tenga conto dei limiti strutturali del sistema. La produzione, sia settoriale che globale, è limitata. I limiti quantitativi sono normati da meccanismi economici interni al sistema stesso, con lo scopo di fissare proporzioni e limiti. In una legge economica fondamentale del socialismo dove la nozione di finitezza trova una sua giusta collocazione, occorre dotarsi anche di indicatori di valore per riuscire correttamente a valutarla.

 

2.3 Possibilità di determinare quantitativamente la legge economica fondamentale del socialismo

La possibilità di determinare quantitativamente la legge economica fondamentale del socialismo si realizza nel moto relativo fra due assortimenti: quello di beni e servizi destinati al soddisfacimento dei bisogni, e quello dei bisogni stessi che nascono sia nella società, che nell’economia.

Tale potenzialità può essere tradotta in concreto tramite una «quota dinamica» («динамический норматив»), tesa a definire i parametri entro cui raggiungere i risultati prefissati per offrire la migliore risposta all’istanza di soddisfacimento dei bisogni (definita tramite un continuo flusso di informazioni interne alla struttura economica stessa) nelle condizioni date.

Consideriamo per esempio tre indicatori: reddito nazionale (R), beni immobili13 (B) e investimenti per la loro realizzazione (I). Il rapporto ottimale di crescita dei tre indicatori, in relazione l’uno con l’altro, è che la velocità di crescita del reddito nazionale sia maggiore di quella dei beni immobili e che quest’ultima cresca a una velocità maggiore dei relativi investimenti, ovvero secondo l’espressione:

VR>VB>VI

Tale espressione quindi significa la necessità di:

minore incidenza della quota di beni immobili sul reddito nazionale (VR>VB)

incremento delle restituzioni degli investimenti effettuati (VB>VI)

riduzione dei tempi di fine lavoro e miglioramento qualitativo delle costruzioni (senso di movimento di tutti e tre gli indicatori in relazione fra loro).

Assegniamo quindi agli indicatori delle lettere. VR sarà a, VB sarà b e VI sarà c. Avremo quindi come prima configurazione “a,b,c”. Questa sarà la configurazione ottimale a cui assegneremo valore 1. Viceversa, la peggiore configurazione, a cui assegneremo valore 0, sarà quando l’ordine della serie sarà invertito, ovvero “b,c,a”, che descrive una situazione catastrofica dove gli investimenti crescono, ma si perdono fra mille difficoltà e mazzette e i beni immobili crescono male e a rilento, incidendo sempre più sul reddito nazionale. Nel mezzo, tutte le situazioni intermedie.

Come trovarle? Affidandoci al calcolo combinatorio, non è difficile capire che, con 3 indicatori, avremo 6 possibili combinazioni o “ordini” (порядок), con 4 indicatori, 24 ordini e 120 ordini con 5 indicatori, ovvero gli ordini possibili saranno i fattoriali degli indicatori considerati:

numero indicatori

numero di ordini

(combinazioni) possibili

fattoriale

n!=…

elenco degli ordini possibili

2

2

2!=2

ab ba

3

6

3!=6

abc acb bac bca cab cba

4

24

4!=24

abcd abdc acbd acdb adbc adcb bacd badc bcad bcda bdac bdca cabd cadb cbad cbda cdab cdba dabc dacb dbac dbca dcab dcba

5

120

5!=120

abcde abced abdce abdec abecd abedc acbde acbed acdbe acdeb acebd acedb adbce adbec adcbe adceb adebc adecb aebcd aebdc aecbd aecdb aedbc aedcb bacde baced badce badec baecd baedc bcade bcaed bcdae bcdea bcead bceda bdace bdaec bdcae bdcea bdeac bdeca beacd beadc becad becda bedac bedca cabde cabed cadbe cadeb caebd caedb cbade cbaed cbdae cbdea cbead cbeda cdabe cdaeb cdbae cdbea cdeab cdeba ceabd ceadb cebad cebda cedab cedba dabce dabec dacbe daceb daebc daecb dbace dbaec dbcae dbcea dbeac dbeca dcabe dcaeb dcbae dcbea dceab dceba deabc deacb debac debca decab decba eabcd eabdc eacbd eacdb eadbc eadcb ebacd ebadc ebcad ebcda ebdac ebdca ecabd ecadb ecbad ecbda ecdab ecdba edabc edacb edbac edbca edcab edcba

Ciascuno di questi ordini di elementi14 rappresenta una possibile direzione (направление) di costruzione economica, intrapresa dalla configurazione assunta da ciascun elemento, che funge così da vero e proprio agente economico (экономический агент) del sistema considerato. L’ordine creatosi riflette così la risultante collettiva ottenuta in accordo alle configurazioni individuali (interessi) dei singoli agenti. La determinazione quantitativa della legge economica fondamentale può essere individuata come quel rapporto fra elementi scelto fra una moltitudine di ordini possibili. Riportiamo qui i risultati della ricerca matematica di Georgij Nikolaevič Parfenov sulla base dei postulati sopra descritti:

La quota dinamica (vale a dire, l’ordine dato entro la lista di indicatori scelta), è determinata in maniera univoca dalle funzioni del sistema. Con l’aumento quantitativo degli indicatori, cresce anche la mole di dati alla base della quota dinamica, così come la varietà di casi in cui essa si può collocare. Ciò però accade solo in una prima fase: raggiunto infatti un certo limite numerico di indicatori coinvolti, la mole di dati diminuisce e anche la casistica di situazioni possibili. Il limite, occorre sottolineare, non è matematico, ma pratico: troppi indicatori coinvolti, infatti, risultano dispersivi nell’assegnazione di priorità iniziali, intermedie e finali nella sequenza della quota dinamica. Non tutte le possibilità, quindi sono considerate.

L’ordine concreto e dinamico individuato, consente una valutazione strutturale delle condizioni di sistema. A sua volta, la valutazione strutturale consente di leggere dinamicamente il sistema, definendone il regime di funzionamento.

Determineremo l’efficienza (эффективность) del regime di funzionamento del sistema da quanto e come saranno realizzate le sue funzioni. Data quindi la quota dinamica, ovvero il limite sistemico che definisce il funzionamento del sistema stesso, definiremo più o meno efficace la maggiore o minore approssimazione della struttura ordinata degli indicatori reale di un dato regime di funzionamento, alla struttura della quota dinamica.

Per «approssimazione della struttura ordinata» (близость порядковых структур) intendiamo quanto segue.

Consideriamo Ω (omega) l’insieme di tutte le strutture ordinate possibili combinando gli indicatori di sistema presenti su una lista data. La funzione che le definisce, che limitiamo a due variabili x e y è una tipica funzione di distanza [o metrica, definita dalla espressione: d (x,y)] e, come è noto, rispetta le seguenti condizioni (assiomi; nota: per comodità e per una maggiore facilità di comprensione, assimileremo graficamente la distanza al caso più noto di un intervallo fra due punti x e y):

I. La distanza tra x e y può essere soltanto un numero positivo maggiore o uguale a zero

Schermata a 2018 11 07 18 00 29

II. La distanza è uguale a zero se e soltanto se, presi x e y fra i punti qualsiasi dell’insieme Ω di partenza, essi coincidono.

Schermata a 2018 11 07 18 00 50

III. La distanza è simmetrica, detti cioè x e y due punti del piano e ‘d’ la metrica, la distanza fra i due punti non varia al variare del ‘verso di percorrenza’.

Schermata a 2018 11 07 18 01 09

Schermata a 2018 11 07 18 01 37

IV. La distanza gode della proprietà della disuguaglianza triangolare, ovvero presi tre punti sul piano x, y e z, è più breve il percorso diretto da x a z, senza passare anche da y.

Schermata a 2018 11 07 18 02 15

Questi assiomi, tuttavia, non bastano a determinare la formula di distanza in maniera univoca fra le molteplici possibilità nel campo di applicazione (insieme Ω) considerato. A tale fine ce ne occorrono altri due.

Gli elementi dell’insieme Ω altro non sono che le possibili diverse regolazioni economiche. Ciascuna di queste regolazioni economiche, a sua volta, rappresenta relazioni binarie (xRy) di tipo:

  • antiriflessivo, ovvero nessun elemento di un insieme può essere posto in relazione con sé stesso; formula:

Schermata a 2018 11 08 11 30 39

(“per ogni elemento x appartenente all’insieme M, non esiste alcun x che possa essere posto in relazione R con x stesso”)

  • antisimmetrico, ovvero la coppia di elementi (x,y) e la sua simmetrica (x,y) soddisfano la relazione R soltanto in un caso: quando x e y sono uguali tra loro; formula:

Schermata a 2018 11 08 11 33 30

(“per ogni elemento x e y appartenente all’insieme M, se x è in relazione R con y, e y è in relazione R con x, allora x è uguale a y”)

  • transitivo, ovvero quando x, posto in relazione R con y, che a sua volta si trova posto in relazione R con z, si trova anche lui posto con z direttamente nella stessa relazione R; formula:

Schermata a 2018 11 08 11 36 25

(“per ogni elemento x, y e z appartenente all’insieme M, se x è in relazione R con y, e y è in relazione R con z, allora x è in relazione R con z”).

L’insieme Ω si trova quindi a essere parte di un insieme più ampio, quello di tutte le relazioni binarie possibili tra gli elementi che lo compongono. Da quanto affermato, ne consegue che il nostro ambiente di lavoro si arricchisca di un nuovo assioma, che consideri la particolarità di una relazione binaria che veda un insieme B collocarsi «fra» (между) un insieme A e un insieme C. La formulazione nel linguaggio insiemistico che ne consegue è

Schermata a 2018 11 08 11 39 01

(“A intersezione con C appartiene a B che appartiene ad A unito a C)15, da cui discende pertanto il quinto assioma:

V. La relazione che lega una metrica d con elementi x e z a una funzione d con elementi z e y, crea una nuova funzione d che correla direttamente x con y.

rappresentazione grafica:

Schermata a 2018 11 07 18 03 52

formulazione matematica: d (x,z) + d (z,y) = d (x,y)

(“metrica ‘d’ di ‘x’ e ‘z’ più metrica ‘d’ di ‘z’ e ‘y’ uguale a metrica ‘d’ di ‘x’ e ‘y’”).

Infine, l’esigenza di avere un misuratore universale (ovvero di poter comparare fra loro tutte le valutazioni) e invariabile si esprime attraverso il sesto, e ultimo assioma:

VI. La funzione d di degli elementi x e y è valida per qualsiasi permutazione di tali elementi (ovvero di qualsiasi loro sequenza ordinata).

rappresentazione grafica:   Schermata a 2018 11 07 18 04 48

formulazione matematica: d (xg,yg) = d (x,y)

(“metrica ‘d’ di ‘x’ alla ‘g’ e ‘y’ alla ‘g’ uguale a metrica ‘d’ di ‘x’ e ‘y’”).

L’infrazione di qualsiasi di questi assiomi che delimitano il campo di esistenza, provoca una perdita di univocità maggiore rispetto all’infrazione della normativa stessa.

Veniamo ora al concetto di «efficienza» («эффективность»). Definiamo la quota dinamica come campione di riferimento (эталон). Nella misura in cui l’efficienza è la funzione che esprime la massima approssimazione possibile al campione di riferimento da parte della struttura ordinata concreta, possiamo scrivere:

E(x) = f (d (x, ε))  (“E di x è funzione della metrica degli ordinamenti x e ε/epsilon”)

laddove “E” è “efficienza” e “f” la funzione che esprime l’approssimarsi o l’allontanarsi della struttura ordinata reale “x” a quella ideale “ε”. L’efficienza si comporterà in modo inversamente proporzionale all’aumento della funzione di distanza. Tradotto, aumenta la distanza tra ideale e reale, diminuisce l’efficienza. È possibile rendere la traduzione in linguaggio matematico di questa affermazione con queste due formule. La prima, definiti i gradi massimo (1) e minimo (0) di efficienza, esprime in modo univoco, dati gli assiomi di cui sopra, proprio il concetto che, man mano che la funzione d(x,ε) tende allo zero, avremo il grado massimo di efficienza, ovvero:

E(x) = 1 - d (x, ε) (“E di x è uguale a 1 meno metrica di x e ε”)

Esiste un modo più complesso di esprimere matematicamente questa relazione, tramite τ (tau) ovvero il coefficiente di Kendall. Molto brevemente, applicando tale coefficiente al caso concreto esaminato, esso riflette il grado di variazione (concordanza di rango) fra la struttura ordinata concreta “x” e quella ideale “ε” come segue: se la variazione è totalmente positiva, ovvero se coincidono, τ sarà eguale a +1; se invece è totalmente negativa, ovvero se la funzione di distanza sarà al limite massimo, τ sarà eguale a -1; nel mezzo, tutte le casistiche intermedie, ivi compresa la mancanza di alcuna variazione (in tal caso, τ sarà eguale a 0). Ecco quindi che possiamo riformulare lo stesso concetto in maniera ancora più univoca16 come segue:

Schermata a 2018 11 07 18 06 57

(“E di x è uguale a 1 + tau di x e ε fratto 2”)

Per τ(x,ε) = 1, (distanza fra ideale e reale nulla) avremo efficienza E(x) = (1+1)/2 = 1 (massimo). Viceversa, Per τ(x,ε) = -1, (distanza fra ideale e reale massima) avremo efficienza E(x) = (1-1)/2 = 0 (minimo).

Tuttavia, anche nel caso di massima efficienza E(x)=1, non bisogna pensare che il sistema funzioni al 100%, dal momento che il sistema stesso non è rappresentato unicamente dalla funzione di quota dinamica.

Ricordiamo che quello appena esposto è un modello astratto, fissato da assiomi entro i quali soltanto è valida la definizione di efficienza sopra elencata.

Facciamo un passo ulteriore e introduciamo una definizione per il momento ancora «generica»: la qualità (качество) dell’andamento di un sistema è data dal rapporto fra la crescita dell’efficienza, generata dai mutamenti strutturali nel sistema, e l’entità, la magnitudine di tali mutamenti strutturali.

La qualità, pertanto, può essere misurata da un coefficiente Q, espressione di un rapporto fra la crescita di efficienza (ΔE, “delta E”) e la funzione di distanza d(x,y) fra le due strutture ordinate x e y, espressione dell’ampiezza del mutamento strutturale che conduce la prima alla seconda, secondo la seguente formula:

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Tale misura della qualità gode delle seguenti proprietà:

1. Se il sistema passa da da una struttura ordinata a1 a un altra a2, distinta dalla prima, la misura qualitativa di tale transizione è traducibile nella formula:

Schermata a 2018 11 08 11 52 46

(“Coefficiente di misura della qualità per struttura ordinata “a con 1” che tende alla struttura ordinata “a con 2”, è eguale a tau di “a con 1” ed epsilon per tau di “a con 2” ed epsilon, fratto 1 meno tau di “a con 1” e “a con 2”)

In altre parole, supponiamo che il coefficiente di Kendall τ(a1,ε) = 1 (distanza fra ideale e reale della struttura ordinata di partenza nulla, efficienza massima) e, al termine della trasformazione, lo stesso il coefficiente di Kendall τ(a2,ε) = 1 (distanza fra ideale e reale della struttura ordinata di destino nulla, efficienza massima), avremo assenza di variazione fra la situazione di partenza a1 e quella finale a2, pertanto τ(a1,a2)=0 e la formula restituirci questo valore:

Schermata a 2018 11 08 11 54 29

Lo stesso potremo dire nel caso opposto. Una struttura pessima il cui coefficiente di Kendall τ(a1,ε) = -1 (distanza fra ideale e reale della struttura ordinata di partenza massima, efficienza nulla) e che, al termine della trasformazione, resta pessima con un coefficiente di Kendall τ(a2,ε) = -1 (distanza fra ideale e reale della struttura ordinata di destino massima, efficienza nulla), avremo assenza di variazione da a1 ad a2, pertanto τ(a1,a2)=0 e la formula restituirci questo valore:

Schermata a 2018 11 08 11 56 56

2. Pertanto Q sarà sempre compreso fra -1 e +1, secondo l’espressione:

-1 ≤ Q ≤ +1 (“-1 minore o eguale a Q minore o eguale a +1”)

3. Da ciò ne consegue che Q ha lo stesso segno di ΔE, ovvero che la misura della qualità ha lo stesso segno della variazione di efficienza. Se ha segno +, siamo in campo positivo di crescita della qualità e dell’efficienza, se ha segno -, ovvero in campo negativo il sistema si muoverà in direzione contraria.

4. Consideriamo prima il campo positivo. Il limite +1 indica un massimo qualitativo, ovvero di piena efficienza sia nella struttura ordinata di partenza a1 che in quella di destino a2. Tale situazione è rappresentabile graficamente come diagramma «a» (immagine originale dal testo sovietico, а si legge “a” anche in russo).

Schermata a 2018 11 07 18 11 48

Notiamo come sia a1, che a2, siano allineate al campione di riferimento ε in un’unica retta che esprime la massima qualità.

Una deviazione da questo percorso rappresenta una variazione di qualità ma, qualora la qualità si trovasse sempre in territorio positivo, ovvero entrambi i fattori dell’operazione al numeratore, vale a dire τ(a1,ε) e τ(a2,ε) siano entrambi compresi fra zero e uno, pur non toccandolo, (0<Q<1), tale rappresentazione potrebbe essere rappresentabile graficamente con un angolo compreso fra 0° e 90°, come da diagramma «б» (“be” in russo):

Schermata a 2018 11 07 18 12 29

5. L’opposto, ovvero il movimento di Q in territorio negativo, rappresenta un’inversione di tendenza rispetto al campione di riferimento ε. L’andamento della trasformazione delle strutture ordinate avviene in tutt’altra direzione, fino a rappresentare il senso diametralmente opposto (Q=-1, angolo di 180°) come da diagramma «в» (“ve” in russo):

Schermata a 2018 11 07 18 13 05

In altre parole, la struttura ordinata a1 si trasforma in a2 in direzione diametralmente opposta a quella che dovrebbe avere per raggiungere il campione di riferimento ε. Se invece la deviazione di Q fosse semplicemente negativa (-1<Q<0), l’angolo per descrivere tale movimento non sarebbe più piatto ma compreso tra quest’ultimo e l’angolo retto di Q=0, come da diagramma «г» (“ghe” in russo):

Planomernost 3. CAPITOLO II Allorigine della pianificabilità FORMULE IMMAGINI html 1d2326d846e33dbb

Ecco quindi che possiamo definire la misura della qualità come la misura di quanto si «tende al campione di riferimento». In questo processo di avvicinamento, laddove le concordanze e le discordanze fra i due modelli di struttura reale e ideale sono misurate dal coefficiente di Kendall, l’aumento qualitativo non implica soltanto una diminuzione delle discordanze nella trasformazione da a1 ad a2 rispetto a ε, ma anche nessuna aggiunta di nuove discordanze. Il motivo è presto detto: in caso contrario avremo, infatti, un coefficiente di Kendall iniziale τ(a1,ε) non dissimile da quello finale τ(a2,ε). Per “abbassare l’angolo di inclinazione” fino a coincidere con la retta di riferimento, ovvero per avere un Q maggiore, avremo bisogno di un reale miglioramento strutturale, ovvero di una sostanziale diminuzione delle discordanze dal campione di riferimento ε.

Questa capacità di cogliere nel dettaglio e in maniera dinamica i mutamenti strutturali è ciò che differenzia il coefficiente di misura della qualità Q da quello di misura dell’efficienza E. Il secondo esprime una valutazione “statica”, incapace di cogliere, per esempio, se un’eventuale identità numerica fra due strutture ordinate τ(a1,ε) e τ(a2,ε) nasconda al suo interno una semplice sostituzione di «vecchie» discordanze con delle «nuove». Q invece, in virtù delle sue proprietà, è in grado di esplorare più a fondo le variazioni, in maniera dinamica, individuando appieno quel movimento che nell’insiemistica abbiam visto essere espresso dall’espressione:

Planomernost 3. CAPITOLO II Allorigine della pianificabilità FORMULE IMMAGINI html be214ed922f79747

laddove a2 è assimilabile alla posizione di B che si trova «fra» A (a1) e C (ε) e discende dinamicamente dalla loro intersezione (A∩C, ovvero quanto effettivamente realizzato della struttura ordinata reale a1 che tende a struttura ordinata ideale ε) collocandosi, altrettanto dinamicamente, nel processo della loro unione (A∪C, ovvero struttura ordinata reale a1 colta nel processo che la vede dialetticamente unita alla struttura ordinata ideale ε cui tende).

Infine, in caso di identità fra τ(a1,ε) e τ(a2,ε), ovvero per a1=a2, in assenza quindi di variazione nel passaggio dalla prima struttura alla seconda, Q sarà uguale a zero.

I coefficienti E e Q sono misuratori indipendenti l’uno dall’altro. L’efficienza misura il regime di lavoro di un singolo sistema, di una singola struttura ordinata, ovvero quanto essa sia lontana o vicina alla struttura ideale. La qualità misura la bontà della transizione da un regime, da una struttura ordinata, alla successiva, rispetto al regime ideale configurato come obbiettivo.

Entrambi questi indicatori quantitativi rappresentano caratteristiche di un unico, intero, fenomeno: la realizzazione delle funzioni del sistema economico. Dall’unione dei due indicatori ne nasce quindi un terzo: l’espressione della bontà del risultato complessivo (integrale) di autoorganizzazione di quel sistema finalizzato alla conduzione, gestione, di tutti gli elementi strutturali. Chiamiamo tale coefficiente, misura dell’unità di E e Q, risultanza (результативность, lett. “risultatività”)17. In un’economia socialistica, la pianificabilità è il mezzo con cui oggettivamente cambiare risultanza, da cui consegue che la risultanza è l’unico metro con cui esprimere quantitativamente la pianificabilità.

La definizione comune di efficienza come rapporto fra risultati e costi è sostanzialmente un anologo «piatto» (плоский), monodimensionale, della risultanza: i risultati ottenuti (produzione, reddito) «guardano» all’efficienza, mentre le risorse consumate (lavoro, materiali, ecc.) esprimono indirettamente la qualità del funzionamento.

Le nuove definizioni, invece, affrontano la sfida di parlare di efficienza entrando nel tema dell’indeterminatezza di ciò che non è ancora: ciò amplia il discorso a spazi e tempi che si allungano e processi che divengono complessivi, generali, totali. Come già accennato, il coefficiente di qualità Q dipende da quanto la struttura ordinata a1 riesca a cambiare, a migliorare verso l’ideale ε, quando si andranno poi a misurare i risultati della sua trasformazione in a2. In altre parole, se migliorerà tanto, Q sarà più elevato, mentre se migliorerà poco o niente (ovvero per a1=a2), Q sarà sempre più prossima allo zero. In termini matematici, si dice che quella di Q è una funzione derivabile.

Ora, ogni volta che applichiamo un Teorema di Kendall per ogni struttura ordinata di partenza e per ogni struttura ordinata di destino, confrontandole tra loro e calcolando quindi il coefficiente di qualità Q, di fatto assumiamo che sia possibile che la transizione da a1 ad a2, da a2 ad a3, da a3 ad a4, e via discorrendo, abbia la stessa qualità Q. Poniamocelo come obbiettivo. Fissiamolo come parametro. In altre parole, a1 non diventerà a2 finché il coefficiente di qualità Q non sarà eguale a quello prefissato, e via discorrendo.

Ciò ci sarà utile, in fase di pianificazione, perché a parità di Q, il coefficiente di efficienza E può essere considerato come la misura del grado di realizzazione della funzione economica considerata. Ecco quindi R esprimere la grandezza sottoposta a misurazione, Q le condizioni invariabili della sua misurazione, ed E il risultato di tale misurazione ottenuto nelle condizioni date. Analiticamente questa proposizione è esprimibile come segue:

E = f(R,Q)

Volendo approfondire tale espressione, possiamo anzi tutto partire dall’assunto che la risultanza R ha «risoluzione» (разрешающая способность)18 di gran lunga maggiore, una maggiore capacità di cogliere i dettagli, rispetto all’efficienza E, proprio perché vede il processo da un angolo più esteso, globale. In termini analitici si dice che “il rapporto fra l’incremento dell’efficienza E (ΔE) e l’efficienza E stessa è minore o eguale al rapporto fra l’incremento della risultanza R (ΔR) e la risultanza R stessa”:

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Quel “qualcosa in più” che ha la risultanza rispetto all’efficienza a livello di “potere risolvente”, può essere racchiuso in un incognita “x”. Questo ci fa esprimere la disequazione precedente come normale equazione:

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dove x sarà compreso tra zero e uno, ovvero: 0 ≤ x ≤ 1. Essendo entrambe le funzioni derivabili e tendendo entrambe a zero, sostituiamo gli incrementi con i loro differenziali19:

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Infine, ponendo R compreso fra 0 e 1 (0≤R≤1), avremo:

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Ma x, volendo esprimerlo attraverso Q, altro non è che  Planomernost 3. CAPITOLO II Allorigine della pianificatml e3676e71e871ca03

Pertanto, la risultanza sarà data dalla seguente formula:

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Questa ultima espressione ci permette di esprimere quantitativamente il livello di autoorganizzazione del sistema economico, i progressi compiuti e il lavoro da fare, in rapporto agli obbiettivi che ci si pone e che sono resi tramite la struttura campione di riferimento ε.

L’analisi formale ci permette di giungere alle seguenti due importanti conclusioni:

1. In primo luogo, è confermata anche da un punto di vista analitico la molteplicità di vie attraverso cui avvicinare la struttura dei bisogni a quella dei risultati, ovvero la molteplicità di modi tramite cui rispondere ai bisogni sociali. L’indice di efficienza, in questo senso, è assai più indeterminato dell’indice R di risultanza, il che equivale ad affermare che è oggettivamente necessario compiere soggettivamente delle scelte (dalla cui bontà dipende la qualità dell’azione di trasformazione stessa) che consentano l’eliminazione di tale indeterminatezza. Senza tale “intrusione”, ovvero in presenza di sviluppo spontaneo (при стихийном развитии), la legge economica fondamentale del socialismo non si sviluppa.

2. In secondo luogo, la stessa identica risultanza R può essere ottenuta tramite la combinazione di diverse efficienza E e qualità Q. Ciò testimonia la reciproca complementarietà, il carattere assolutamente complementare fra tutti questi indici. Questo dato, di impossibilità di «isolare» (извлечь) un coefficiente singolarmente utile all’andamento del sistema e fondare unicamente su di esso la scelta di quale traiettoria prospettica seguire per lo sviluppo del Paese, è facilmente constatabile dalla sola osservazione del modo socialistico di produzione20.

Nessun singolo elemento del sistema economico è in grado, da solo, di regolare il rapporto fra le strutture -B ed -R, ovvero dei bisogni e dei risultati. Al contrario, tutti gli elementi concorrono alla determinazione del rapporto fra struttura-B e struttura-R e, pertanto, alla determinazione quantitativa della legge economica fondamentale.

Altro problema è rappresentato dalla possibilità di comparare le varie misure di risultanza R prese fra le varie parti dell’economia, riconducendole quindi al generale della misurazione ultima, quella dell’economia nel suo complesso. Occorre rispettare la possibilità di comparare sia nello spazio, ovvero fra varie strutture economiche operanti contemporaneamente, sia nel tempo, ovvero di una struttura singola presa all’inizio e alla fine di un intervallo di tempo dato.

Il sistema di quote dinamiche sopra descritto assolve a questo doppio compito. Ogni quota esprime l’obbiettivo della singola unità o di gruppi di unità, se e soltanto se tale unità, o gruppo, agisce a stretto contatto col sistema di economia sociale, di cui fa parte e che resta sempre inteso come un unicum. Le quote sono determinate tramite indicatori di doppia provenienza:

- specifica, appartenente a quel blocco strutturale soltanto dell’economia;

- generale, appartenente ad alcuni o a tutti gli elementi strutturali dell’economia.

Solo l’insieme delle misurazioni della distanza reale che intercorre fra le strutture -B ed -R e tutte le relative quote dinamiche, è in grado di cogliere i mutamenti del grado di realizzazione delle funzioni del sistema (ovvero l’efficienza) e, al contempo, la capacità degli elementi strutturali del sistema di identificare e superare i limiti che incontrano (qualità).

La transizione a un criterio strutturale e la possibilità di non più una sola scelta per la convergenza delle traiettorie delle due strutture di bisogni B e risultati R, danno entrambe origine a due tipi di regolatori, «insiti» nel sistema economico socialistico:

  • i macroregolatori, che determinano la direzione generale del movimento di avvicinamento fra le strutture dei risultati e dei bisogni nel loro complesso;
  • i microregolatori, che consentono analoga collimazione fra risultati e bisogni in ciascuna singola attività e parte del sistema economico.

La microregolazione è collegata strettamente alla questione degli interessi economici: in ciascuna singola consegna, in ciascun rapporto economico concreto, si realizza finalmente questo piuttosto che quel preciso interesse, che agisce pertanto in qualità di forza cogente nell’economia socialistica.

La limitazione generale, globale della regolazione economica è il reddito nazionale netto accumulato, in quanto propulsore dell’intero sistema. Infatti, sia gli interessi della singola unità che quelli generali sono maggiormente soddisfatti e, in questo senso, concordemente uniti nella sua espansione, potendo godere di fette maggiori di reddito nazionale netto di cui disporre in fase di redistribuzione. Da come e quanto siano soddisfatti i bisogni sociali, nonché da come e quanto ciascun soggetto sociale ottenga soddisfacimento ai propri bisogni, dipende la massa di reddito netto destinata al consumo interno. A gestire accumulazione e consumo su scala nazionale è la macroregolazione.

Da come è ripartito il reddito netto, dipende la futura direzione impressa allo sviluppo economico, nonché la sua configurazione strutturale. È in questa fase di definizione di quanto occorra concretamente per il soddisfacimento di ogni singolo bisogno, che gli interessi particolari divergono. Ecco il motivo per cui, in soccorso di procedure di macroregolazione rivelatesi insufficienti, sorge la necessità anche di una microregolazione. Da ciò, discende quindi che la pianificabilità, intesa come principio di realizzazione della legge economica fondamentale del socialismo, include sia procedure macroregolatrici, che microregolatrici.

Da quanto affermato, consegue che la determinazione quantitativa della legge economica fondamentale del socialismo sia possibile solo all’interno del sistema economico intero e nel suo complesso, nell’unità e nelle contraddizioni generate dall’andamento globale di tutti i suoi elementi strutturali. Tale determinazione si incarna nelle misurazioni quantitative dei gradi di sviluppo raggiunto dai vari interessi, emergenti come forze propulsive dell’economia sociale del socialismo nel suo complesso.


Continua.

Qui il primo capitolo.

Note
1 Testo originale: Daß die Akkumulation sich auf Kosten der Konsumtion vollziehe, ist - so allgemein gefaßt - selbst eine Illusion, die dem Wesen der kapitalistischen Produktion widerspricht, indem sie voraussetzt, daß ihr Zweck und treibendes Motiv die Konsumtion sei, nicht aber die Ergatterung von Mehrwert und seine Kapitalisation, d.h. Akkumulation. Karl Marx - Friedrich Engels - Werke, Dietz Verlag, Berlin/DDR, 1972, Band 24, “Das Kapital”, Vol. II, cap. XXI, pp. 498-99. (“Che l’accumulazione si compia a spese del consumo, è di per sé — in un senso così generale — una illusione, che è in contrasto con l’essenza della produzione capitalistica, poiché presuppone che lo scopo e il motivo conduttore di essa siano il consumo e non già l’appropriazione di plusvalore e la sua capitalizzazione, cioè l’accumulazione.”)
2 Отец и синовья, originale qui https://rvb.ru/tolstoy/01text/vol_10/01text/0133.htm, traduzione in inglese qui https://en.wikisource.org/wiki/Fables_for_Children "the father and his sons"
3 Non è opportuno qui entrare nel merito delle “leggi” (закон) del socialismo, che in realtà esprimono principi ordinatori, tendenze, in quanto anche l’Autore in questo caso le riporta per denunciarne la strumentalizzazione in senso fideistico e opportunistico da parte di parte del gruppo dirigente che, con questi enunciati lasciati volutamente indefiniti, copriva le proprie scelte politico-economiche. [N.d.T.]
4 L. I. Abalkin, “Meccanismo economico e stile di pensiero” (Хозяйственный механизм и стиль мышления), EKO, 1981, n° 2, p. 11.
5 V. A. Medvedev, “Sui fattori della produzione socialistica” (О факторах социалистического производства), Voprosy ekonomiki, 1979, n° 11, p. 12.
6 Viktor Nikitič Čerkovec (a cura di), La legge economica fondamentale del socialismo (Основной экономический закон социализма), Moskva, Nauka, 1978, p. 25.
7 Questo paragrafo rappresenta la sintesi del manoscritto dell’Autore con la nota a commento, in questo caso realmente esplicativa, del curatore, in quanto la scomparsa prematura dell’Autore ha impedito la correzione della bozza; tale pecca è riscontrabile in diversi momenti e, in particolare, in questo paragrafo rimasto a livello di appunto. Dato che non è scopo di chi traduce produrre un’opera filologicamente ineccepibile, ma un testo dai contenuti chiari così come da intenzioni dell’Autore, si è resa necessaria questa operazione. [N.d.T.]
8 Ovvero sia manodopera che lavoro meccanizzato. [N.d.T.]
9 Siccome di “leggi” ce ne sono già troppe e al lettore contemporaneo rischiano di generare solo confusione, specialmente nella scala gerarchica di funzionamento di un sistema complesso come quello descritto, al termine “legge generale”, traduzione letterale di всеобщий закон, si è preferito “principi generali”. [N.d.T.]
10 Non univoco (un solo legame va bene), ma nemmeno equivoco (tutti i legami vanno bene), bensì polivoco (molti legami vanno bene). [N.d.T.]
11 N. J. Šechet, “Il lavoro, fondamento materiale dei rapporti economici” (Труд—материальная основа экономических отношений), Voprosy Ekonomiki, 1975, n° 2, pp. 102-112.
12 einer Gesellschaft, in der die Gemeinschaft der Interessen zum Grundprinzip erhoben ist, in dem das öffentliche Interesse sich nicht mehr von dem jedes einzelnen unterscheidet! Friedrich Engels, Due discorsi a Elberfeld (Zwei Reden in Elberfeld, 8 e 15 febbraio 1845), Karl Marx - Friedrich Engels - Werke, Dietz Verlag, Berlin/DDR, 1972, Band 2, p. 542.
13 Sul glossario originale e sulle scelte di traduzione adottate vedasi l’introduzione a questo capitolo [N.d.T.]
14 La tabella precedente NON è compresa nel testo originale. Vale la regola espressa per un paragrafo precedente. Non stiamo traducendo Dante, non è interesse del traduttore proporre un testo originale per infarcirlo (e appesantirlo) di note a piè pagina. Laddove per il comune mortale, non sufficientemente preparato in matematica per seguire senza aiuto anche un discorso elementare di calcolo combinatorio o, poco più avanti, di insiemistica, renderà necessari inserti che faranno sorridere (o storcere il naso) studenti freschi di studi superiori, esami universitari o, peggio ancora, matematici, non solo chiedo il loro contributo affinché eventuali errori siano segnalati, così come proposte e suggerimenti per migliorare il testo, ma anche tutta l’indulgenza del caso. Il comune mortale, qualora non si fosse capito, è il sottoscritto, che vuole rileggere il testo tradotto fra dieci anni senza dovere riprendere il libro di Analisi di V o tornare su internet a cercare “funzione di distanza” sul motore di distanza fino a trovare un comune mortale che gliela spieghi in italiano. Come avrete capito, al sottoscritto non piace tradurre se prima non capisce appieno quello che deve tradurre, fino all’ultima virgola: è quell’onestà intellettuale che serve a un traduttore, riconoscendo la propria ignoranza, di fare una buona traduzione andando prima a studiare a fondo la materia di ciò che sta traducendo, imparando dai propri errori, avendo l’umiltà, il coraggio (e la pazienza) di tornare a bomba su pagine e pagine appena tradotte… anche per ritradurle, se necessario, o per sostituire una parola con un miglior corrispettivo della lingua di destinazione. E forse questo è un bene per chi, come me, non è “nato imparato” in matematica. Per questo, anche se chi scrive si rende benissimo conto che non è così che si traduce un testo, che dovrebbe essere lasciato senza commento, senza interpolazioni, scarnamente, virginalmente intatto, per il puro fine di guida per l’azione sopra espressa, chiedo venia ai puristi della traduzione se le spiegazioni di tipo matematico saranno introdotte in corpo testo. N.d.T.
15 Siamo in presenza di una formula alquanto complessa che esprime un processo dinamico, non statico. Negli stessi anni, per esempio, la stessa veniva impiegata dai matematici ungheresi Erdös e Füredi per descrivere il meccanismo di combinazioni possibili fra tre vettori nello spazio tridimensionale laddove il limite oggettivo era dato dall’angolo di novanta gradi (π/2): vedasi P. Erdös, Z. Füredi, “The greatest angle among n points in the d-dimensional eucledian space”, Annals of discrete mathematics, n° 17, 1983, p. 277 (https://faculty.math.illinois.edu/~z-furedi/PUBS/furedi_erdos_acute-angles.pdf ). [N.d.T.]
16 Notiamo, infatti, come il coefficiente di Kendall misuri concretamente il grado di variazione tra due variabili ordinali basandosi sul numero di coppie concordanti e discordanti. È ampiamente utilizzato, per questo in statistica applicata a qualsiasi attività pratica lo necessiti, dall’infermieristica alla protezione idrogeologica. Basta fare un giro su qualsiasi motore di ricerca per accorgersene nel concreto e recuperarne la formula per il calcolo. [N.d.T.]
17 In realtà i due termini russi oggi sono anche i corrispettivi degli anglofoni effectiveness e efficiency. Tuttavia, a parte la confusione fra i due termini anche per i russi (http://80na20.blogspot.com/2014/06/effectiveness-vs-efficiency.html ), in quanto la definizione ISO 27000 (Efficiency (результативность) – efficienza VS Effectiveness (эффективность)) è effettivamente UNA interpretazione, foss’anche la più “corretta”, ma non certo quella di un’opinione comune che li vede del tutto sinonimi, tuttavia questa non era la situazione con cui Syroežin introduce le idee di effektivnost’ e rezul’tativnost’. Pertanto, anche se in un italiano del tutto poco convenzionale, tuttavia “risultanza”, calco linguistico di rezul’tativnost’, mi è sembrata la scelta traduttologica migliore. A maggior ragione per il fatto che, neanche una riga più tardi, il Nostro smonta la nozione convenzionale, “borghese”, di efficienza. [N.d.T]
18 Ebbene si, è lo stesso termine che si incontra in ottica, in particolare parlando di obbiettivi fotografici, il potere risolvente, la capacità di non perdere dettagli ingrandendo, in genere resa come linee/mm [N.d.T].
19 Operazione necessaria alla fase successiva della dimostrazione. [N.d.T.]
20 Parole quasi profetiche, rilette oggi, dove alcuni indici economici (redditività, utile, efficienza), sono visti come le bussole su cui orientare il mondo intiero, neppure la semplice economia industriale, su cui peraltro il Nostro ha avuto modo di ridire proprio con queste ultime due affermazioni. È stata una faticaccia, ora lo posso dire apertamente, effettuare questo passaggio in corda doppia, piantare tutti i chiodi uno dopo l’altro, tirarne una ogni volta che un chiodo cadeva giù per il dirupo, scivolavo, si staccava un chiodo fissato male e volavo giù per qualche metro, perdendo mezze giornate di lavoro e sbattendo lungo la parete. Ma ora posso affermare anche che è valso la pena seguire il capocordata. Specialmente oggi, anzi, oggi più di allora. [N.d.T.]
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#2 Paolo Selmi 2018-11-11 10:50
Aggiungo quella che, al momento, è una pura suggestione, ma che mi piacerebbe che possa servire come spunto di lavoro a chi ne sa più di me. E che mi è venuta ora in mente in modo del tutto casuale.
Tema: Un'economia socializzata di piano + tecnologia BLOCKCHAIN.
Breve spiegazione: la tecnologia blockchain, nata per le criptovalute, oggi è oggetto di ENORME attenzione da parte del grande capitale. Su questo avevo già scritto verso la fine di quella decina di pagine dedicate al tema dei bitcoin nel mio ultimo lavoro (https://www.academia.edu/37305627/Riportando_tutto_a_casa._Appunti_per_un_nuovo_assalto_al_cielo pp. 143-152). Ai vantaggi riportati aggiungerei, fondamentale in un'economia di piano - ed è lì poi che mi è scattata l'idea - ciò che è alla base dell'idea stessa di blockchain: il "registro" incancellabile di tutte le attività / transazioni / occorse dalla sua creazione sino a quel momento. Uno "storico" immediatamente a disposizione, in grado di tracciare l'intero percorso e misurare Risultanza, Qualità ed Efficienza applicate nel concreto al piano in questione. Ma non solo, blockchain di settore, di area, intersettoriali, interregionali, ciascuno con il compito di misurare, trasmettere, e rappresentare lo storico dell'intero percorso. Un grado di coordinamento possibile solo con un'economia sociale e di piano, uno strumento potentissimo a sua disposizione allora inimmaginabile, e oggi usato solo per speculare sulle criptovalute o, nel massimo dell'immaginario capitalistico-borghese (cinesi compresi), per trasmettere trasferimenti cifrati di denaro e di informazioni.
Chiunque sia in grado di raccogliere ciò che al momento è poco più di un messaggio nella bottiglia, e svilupparlo ulteriormente, è il benvenuto. Io continuerò a lavorare su questo testo, perché oggi più di ieri mi rendo conto dell'enorme potenziale in esso contenuto. Non avessi avuto questo capitolo sotto mano, non avrei mai collegato quanto in esso espresso, ovvero la definizione concreta, plastica, di "pianificabilità" in applicazione a una "legge economica fondamentale" di un modo di produzione completamente diverso e alternativo agli attuali esistenti, con questa nuova tecnologia non a caso oggi sotto la lente di ingrandimento del grande capitale. E qui saremmo di colpo anni luce avanti rispetto a Casaleggio, pienamente dentro gli ultimi ritrovati tecnologici anzi, talmente addentro da determinarne un utilizzo consapevole ed efficace a nostro favore.
Buona domenica a tutti.
Paolo
Quote
#1 Paolo Selmi 2018-11-09 18:44
Cari compagni,
di questo lavoro mi scuso per la lunghezza. Spezzarlo in due non valeva la pena perché aveva un filo logico che legava tutti gli argomenti e che non consentiva cesure.
Abbiamo fatto fatica a riprodurre in formato html molte formule, che sono state trasformate in immagine. Ma penso ne sia valsa la pena. Il prossimo capitolo l'ho già sbirciato e lo dividerò in due. Buona lettura e arrivederci con l'anno nuovo... almeo un mese e mezzo infatti passerà.
ciao
paolo
Quote

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