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Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
I dibattiti intorno al caso Ranucci e la questione woke contraddistinguono l’arretratezza culturale di un Paese in perenne campagna elettorale. Temi e figure, che diventano segni di identificazione, feticci da sbandierare, opportunisticamente, ma che nella pratica sono divisivi. Soprattutto per chi, preso dalle difficoltà materiali, sa di essere stato per troppo tempo abbandonato da una parte politica e sindacale, ed oggi paga l’involuzione sociale e civile dell’Italia. L’imbarbarimento dei costumi, il clima d’odio, la mancanza di...
Alcuni recenti sviluppi dell’intelligenza artificiale “made in Usa” – quella cinese ha seguito altre logiche, sfornando altri modelli – ripropongono molto concretamente l’antica contraddizione tra ciò che si può fare e ciò che conviene fare, ovvero su cui si ha il controllo sia nell’immediato che nei passi successivi. Si possono fare miliardi di esempi su scoperte o invenzioni il cui uso immediato è sembrato “fichissimo” ma che si sono rivelate ben più che problematiche una volta che si sono moltiplicate e diventate “un sistema di vita”. E’...
Il governo di Lula da Silva sta sperimentando una delle più grandi trasformazioni ideologiche nella storia della sinistra brasiliana. Dalla campagna presidenziale del 2022 ad oggi, il Partito dei Lavoratori (PT) si è prefissato l’obiettivo di sfidare il controllo di Bolsonaro sui simboli nazionali: la bandiera, l’inno nazionale, la nazionale di calcio e la rivendicazione della sovranità nazionale. In questa campagna, quest’ultimo tema è diventato un asse centrale per Lula: la costruzione di un nazionalismo sovranista, antimperialista e di...
L’industria della disinformazione digitale e della manipolazione elettorale è relativamente nuova: un settore giovane e innovativo… dedito a distorcere la realtà e spargere propaganda on line. Una florida industria clandestina capace di interferire nelle elezioni e manipolare il dibattito pubblico, che ha trovato in America Latina un terreno particolarmente fertile. I suoi clienti sono, in generale, direttamente Stati, mercenari al soldo di governi, o clienti privati che preferiscono operare nell’ombra, dove la morale non conta e i pagamenti...
Si è appreso nei giorni scorsi che i Curdi siriani, rinunciando a costruire la tanto decantata entità democratica, femminista, indipendente del Rojava, hanno deciso di aderire al nuovo stato siriano governato dall’ex terrorista dell’ISIS e di Al-Qaida Al-Jolani, di sciogliere le proprie milizie nel nuovo esercito siriano e di riconsegnare al governo siriano i pozzi di petrolio siriano che avevano gestito insieme alle truppe USA. Chi scrive è stato in anni passati un sostenitore della causa curda. Sono stato varie volte nel Kurdistan...
Il popolo islandese ha detto no ai negoziati per l’adesione all’Unione europea. Con il 52,8% contro 47,2%, gli elettori islandesi ha nuovamente respinto l’idea di riavviare il processo di adesione, sospeso già nel 2013. Il referendum non era un voto diretto sull’adesione all’UE, ma, di fatto, gli islandesi non si sono fatti incantare dalle sirene “europeiste” negando alla Ue di poter aggiungere un altro tassello al proprio mosaico di controllo su tutta l’Europa. Neanche l’aver agitato il fantasma delle minacce di Trump sulla regione artica ha...
La questione, posta nei termini più brutali, sembra semplice: quando un articolo viene scritto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, chi ne è davvero l’autore? L’uomo che ha fornito le idee, oppure la macchina che le ha distese sulla pagina? La domanda è legittima, ma rischia di essere mal formulata. Presuppone infatti che la scrittura sia un atto unitario, compatto, indivisibile, mentre chiunque abbia scritto qualcosa di appena più complesso di una lista della spesa sa bene che essa è, al contrario, un processo stratificato: intuizione,...
C'è un momento, in ogni impero terminale, in cui la classe dirigente smette di governare la realtà e comincia a gestirne la percezione. L'Occidente collettivo — quella entità geopoliticamente confusa che si estende da Washington a Tokyo passando per Berlino, Parigi, Londra e Tel Aviv — ha superato quel momento da un pezzo. Oggi, alla fine dell'agosto 2026, non gestisce più nemmeno la percezione. Suona. Suona come l'orchestra del Titanic, ma con i cachet più alti della storia e nessun iceberg all'orizzonte, perché l'iceberg è stato...
Analizzare la situazione venezuelana richiede di mantenere uno sguardo critico sulla complessità dei processi reali: le rinegoziazioni con i colossi energetici, le sanzioni internazionali, i nodi dell'economia rentier e le contraddizioni di una gestione statale condizionata dal ricatto USA. Tuttavia, c'è una differenza sostanziale tra la critica politica basata sui fatti e l'assimilazione passiva delle favole di intelligence. Accettare, così, la favola dei "87 ufficiali venduti" o dei "miliardi ombra" inviati da Washington alla presidenta...
Sul Corriere della Sera del 2 agosto, Lucrezia Reichlin, figlia di quell’Alfredo che fu tra le menti più fini della sinistra italiana (sic transit gloria patris), ci spiega con lieve sussiego che capire l’ascesa dei tassi americani non è un esercizio accademico perché i Treasury sarebbero la stella polare della finanza mondiale e il loro rendimento deciderebbe il costo del capitale ovunque: per gli Stati, per le imprese e perfino per le famiglie. È il classico ragionamento occidentalista condotto con categorie occidentaliste. E offre...
Il povero Massimo Giannini è stato subissato di sghignazzi e sberleffi per la sua frase sullo scontro con la Russia, da lui indicato come una occasione per forgiare nel fuoco della battaglia un vero progetto di difesa europea. Lo svolazzo retorico del “forgiare nel fuoco della battaglia”, ha catturato quasi tutta l’attenzione, mentre invece la questione è un po’ più insidiosa. In realtà la tesi dell’articolo pubblicato il 15 agosto scorso da Giannini sul quotidiano “la Repubblica”, è che la guerra in Ucraina avrebbe potuto rappresentare...
Mentre il segretario al tesoro USA Bessent promette sfracelli contro l'economia iraniana l'amministrazione USA, sempre più disperata, attinge al conto di tesoreria per riacquistare bond così da abbassare i tassi. Nel frattempo Deutsche Bank su autorizzazione cinese apre la prima camera di compensazione europea per lo Yuan Come avevo ipotizzato, nell'attuale situazione di stallo del conflitto con l'Iran, l'amministrazione di Washington ha puntato sulla guerra economica contro Teheran al fine di riuscire a piegare la volontà del regime degli...
C’è una scena che si ripete attualmente con regolarità nei piani strategici delle aziende. Un dirigente, con lo sguardo perso nel vuoto digitale, dichiara: “Dobbiamo investire nell’IA”. Seguono, come un rituale pagano, stanziamenti per software, automazioni, corsi di formazione tecnica. Tutto sacrosanto, tutto doveroso. E mentre l’intelligenza artificiale corre, sollevando polvere di dati e promesse, un silenzio imbarazzato cala sulla domanda successiva. Quella che nessuno osa formulare ad alta voce, per timore di apparire retrogrado: “E noi,...
La segretaria del Partito democratico ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al direttore del "Corriere della sera" in cui ha esortato il governo Meloni ad adottare, subito, un'imposta sugli extraprofitti energetici. Si tratta di una proposta molto interessante che, però, a mio parere, dovrebbe essere integrata da due ulteriori considerazioni. La prima riguarda la necessità, per avere un gettito davvero in grado di fare la differenza, di non limitare l'imposizione al settore energetico. L'adozione di una sovrimposta temporanea...
Sovranità, interesse nazionale, patria: parole che ricorrono ossessivamente nel lessico meloniano. Resta da capire quale sia il vero significato, quando dalla retorica si passa ai fatti. L’ultima crisi dell’acciaio a Taranto offre un rilevante banco di verifica. Riferendosi agli stabilimenti tarantini, Meloni ha assicurato che il mantenimento di un’importante capacità produttiva di acciaio è ritenuto dal governo «obiettivo di rilievo nazionale». A ben vedere, però, le azioni del suo governo sembrano muovere in direzione esattamente opposta....
Il 4 agosto 2026, nel corso di una conferenza stampa ospitata al Senato, esponenti della maggioranza hanno presentato quella che il governo definisce la propria “Rivoluzione Welfare”: 52 miliardi complessivamente destinati, secondo quanto rivendicato, alle politiche sociali in meno di quattro anni, con l’obiettivo di superare finalmente “la logica dell’assistenzialismo”. Poco più di un mese prima, commentando l’approvazione del decreto Lavoro, la presidente del Consiglio aveva adoperato la stessa parola d’ordine: sostenere il lavoro e non la...
Domanda: e se alla fine il Melonellum saltasse del tutto? Sia chiaro, la nostra è solo un’ipotesi. Non una previsione, ma un’ipotesi che conviene considerare, che comunque ci aiuta a ragionare su certe dinamiche in atto. E forse è soltanto una suggestione, ma di quelle suggestioni che hanno un loro perché. Il 20 luglio scorso così concludevamo un articolo sul tema: «Davvero si voterà con il Melonellum (come sembrerebbe), oppure il trasversale “partito del pareggio”, che guarda ad una sorta di “Union Sacrée” in nome della guerra alla Russia,...
C’è un’immagine dell’Unione Europea che i suoi apologeti vendono quotidianamente: quella di un faro di democrazia, dialogo, stato di diritto. Poi, però, basta aprire gli occhi o semplicemente riflettere oltrepassando la cortina fumogena della propaganda mainstream per scoprire il volto vero. L’ultima conferma arriva dalla Germania, il cuore pulsante dell’UE, l’ormai ex locomotiva d’Europa. Secondo quanto reso noto da Politico, i partiti del cosiddetto “establishment” starebbero già studiando un arsenale di misure straordinarie per impedire di...
Il libro di Alessandra Ciattini è un importante contributo al dibattito sulle grandi questioni che, dal 1989, hanno trasformato il mondo, non soltanto dal punto di vista geopolitico, con la fine della contrapposizione tra i due blocchi e l’affermazione di una fase dominata dagli Stati Uniti, ma anche sotto l’aspetto culturale e filosofico. È cambiato infatti il modo stesso di interpretare gli avvenimenti e le trasformazioni della società contemporanea. Per affrontare queste complesse questioni, l’autrice ha raccolto nel volume una serie di...
Il modo di produzione capitalista nella sua fase imperialista non solo esporta merci e capitali, ma impone e propaga sofisticati dispositivi di controllo sociale, occupazione territoriale e guerra ideologica. Nello scenario contemporaneo, subordinato alle direttive geopolitiche di Washington e alla dottrina dell'atlantismo militarista, assistiamo al consolidamento di una trama in cui il regime sionista di Tel Aviv opera non come un mero attore esterno, ma come un ingranaggio organicamente integrato nell'architettura di dominazione e...
Il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha detto che “l’ideologia woke non serve alla sinistra perché il nemico vero da battere sono le diseguaglianze sociali”. Naturalmente lo ha dichiarato con quella cautela e quel cerchiobottismo tipici del democristiano qual è, nella sostanza. “Il Woke – ha spiegato – ha avuto anche aspetti positivi, ha spinto ad allargare il concetto di giustizia, ad adottare un linguaggio più rispettoso, ha contribuito a creare spazi simbolici e pratiche di riconoscimento che si sono diffuse nei luoghi di lavoro, nelle...
Ho letto con molto interesse l’articolo di Lucio Baccaro uscito giorni fa sulle pagine del Fatto quotidiano. Vi sono riassunte brillantemente le tesi di coloro che, nell’area del dissenso, si schierano contro il progetto europeo, privilegiando il ritorno allo Stato nazionale. Naturalmente, la sinistra (che oggi non è rappresentata dai socialisti europei o dal PD in Italia) si distingue dalle destre in quanto considera possibile il ritorno allo Stato nazionale senza dover necessariamente sfociare nel nazionalismo sovranista caldeggiato dalle...
Da “donatori” di soldi e armamenti a partner vincolati e vincolanti. La Ue sta utilizzando e si sta facendo utilizzare dall’Ucraina – il “porcospino d’acciaio voluto dalla Von der Leyen – per accelerare i passaggi verso un complesso militare-industriale integrato e la guerra in Europa come exit strategy dalla propria crisi. Un interessante servizio de Il Sole 24 Ore segnala come negli ultimi due anni, l’Unione europea ha dovuto trasformare la propria architettura regolatoria in uno strumento di politica industriale bellica. Il Regolamento...
Il confronto tra i peggiori è aperto, e per la traballante armata imperialista (“l’Occidente unito” di cui fantastica Giorgia Meloni) è il momento di rifarsi i conti. La notizia del giorno è il mandato di cattura internazionale emesso dal ministero della giustizia turco contro Netanyahu e altri dirigenti politici e militari di Israele. Formalmente è una segnalazione all’Interpol (una “red notice”) che riguarda anche il funzionario Afek Moskovitch per l’intervento armato contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla che tentava di portare...
Uno dei problemi, se non il problema principale, della sinistra italiana degli ultimi quarant’anni – per lo meno da quando il Partito Comunista, perso il faro dell’Unione Sovietica, individuò nell’Europa il nuovo sol dell’avvenire – è stata l’esaltazione fideistica dell'”Europa”. In nome dell’Europa, la sinistra italiana ha ingollato di tutto: l’impronta ordoliberale del trattato di Maastricht, la rinuncia alle partecipazioni statali e alla politica industriale, la deflazione interna, l’austerita come risposta (fallimentare) alla crisi dei...
Negli ultimi giorni diverse testate internazionali hanno dato spazio al lancio di “Gaza GenoLIE”, una campagna promossa da 40 organizzazioni per smontare le accuse di genocidio rivolte a Israele. L’iniziativa viene presentata ai lettori come una “analisi indipendente“, ma basta esaminare la composizione e i finanziatori del cartello per capire che non ci si trova di fronte a osservatori terzi. Dietro questa operazione si muove infatti una fitta rete di lobby politiche, gruppi di pressione finanziari e organizzazioni direttamente collegate...
C'è una contraddizione intrinseca in quanto scrivo. Cerco una forma leggera, colloquiale pur sapendo che i potenziali destinatari sono abituati ad altro linguaggio. Quello quasi gergale dell'area in cui pur mi riconosco. Che comunque esiste, e meno male... Se non altro a tener viva una fiammella. A volte, leggendo meravigliosi articoli, mi sembra che, tramite essi, si faccia un passettino verso la comprensione(la parola verità mi sembra un po' grossa..). Ma se la disquisizione, pur lucida, pur colta, ci stacca ulteriormente dagli altri, dalla...
Per un paese come l’Italia, la domanda su come si combatte l’inflazione da offerta non è un esercizio accademico. L’episodio del 2021-23 lo ha mostrato con chiarezza: uno shock originato fuori dai confini, nei mercati dell’energia e degli alimentari e nelle catene globali di fornitura, si è trasmesso ai prezzi interni ed è stato affrontato con l’unico strumento disponibile a livello di area, una restrizione monetaria rapida e severa. Ne è seguita una compressione della domanda e degli investimenti che ha colpito in modo asimmetrico proprio le...
Con il termine ”cleptocrazia” non si intende la semplice corruzione, bensì un sistema di corruzione legalizzata, un apparato di potere specificamente finalizzato alla predazione delle risorse pubbliche. Tutti i regimi manifestano aspetti e componenti di carattere cleptocratico, ma qui si tratta di capire quale tipo di regime possa essere considerato una cleptocrazia compiuta e integrale, cioè un sistema chiuso e automatico che non lasci spazio ad altre opzioni. Il termine “cleptocrazia” è stato applicato a regimi post-coloniali, come le...
Quando esce un nuovo libro di Luciano Canfora, sono uno di quelli che corre a leggere il suo lavoro e parto pregiudizialmente ben predisposto verso l’ultimo grande esponente di una prestigiosa scuola storica e filologica che ha avuto nel secolo scorso una lunga tradizione. In questo caso la sua ultima fatica, “Comunismo, un’altra storia”, edito da Feltrinelli qualche mese fa, è di particolare interesse per il taglio che l’autore dà a un tema così aperto, controverso e necessario, come quando si discute del socialismo-comunismo...
Era l’ultima settimana di marzo del 1999. Il 12 maggio, mia data di nascita, sarei dovuto andare in pensione dalla RAI. Ma il TG3, nella persona del direttore Ennio Chiodi, mi aveva già offerto un contratto di collaborazione di diversi anni, con quindi una buona prospettiva di sostentamento. Che si volatilizzò all’indomani della mia corsa a Belgrado per raccontare cosa vi stavano facendo, in nome della NATO e della sua soluzione finale per la Jugoslavia, i bombaroli di D’Alema premier e Mattarella vice. Attaccando, uccidendo e devastando un...
L’America sta considerando di usare l’atomica contro Teheran. A lanciare l’allarme è stata l’ex deputata Marjorie Taylor Greene che ha sottolineato: “Non sto facendo supposizioni, lo so”. Evidentemente qualche esponente dell’amministrazione Usa inquieto per questa deriva deve averla informata. D’altronde il recente mutamento della dottrina nucleare statunitense qualche allarme l’aveva suscitato. Ne aveva parlato la NBC spiegando che Elbridge Colby, numero due del Pentagono, stava mettendo a punto, e ne aveva parlato in un forum riservato, una...
La foia guerrafondaia dei media occidentali supera ormai per cialtroneria ed estremismo qualsiasi idiozia possa uscire dalla tastiera di Trump. La dimostrazione solare è arrivata ieri da un presunto scoop del Financial Times – giornale attendibile “fino ad un certo punto” sui temi economici, ma inevitabilmente esposto come tutti alla stupidaggine quando copre temi geostrategici – che è stato ripreso, modificato, manipolato fino alla falsificazione da tutti i media italioti. Sia stampati che in video. Andiamo con ordine perché è bene cogliere...
Caro Carlo, non lo facevo così disattrezzato il nostro amico Moreno. Come tutti i marxisti dovrebbero sapere, Lenin scriveva: «Non si può comprendere a pieno Il Capitale di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si è studiata attentamente e capita tutta la logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx!». Ora, o si pensa che Lenin non fosse marxista o bisogna prenderlo sul serio, perché le riflessioni di Lenin avevano sempre un fondo e un intendimento politico. Concetti fondamentali di Hegel...
E’ simile a quella del Dr. Jekill e Mr. Hyde, emblematico racconto di Stevenson, la vicenda del più sfrenato dei nostri moderati, Paolo Mieli, già fondatore de La Classe, forse il primo foglio rivoluzionario del movimento ’68-’77, poi direttore del Corriere della Sera e colpevole della sua degenerazione da grande e autorevole portavoce della borghesia sedicente illuminata a capofila di una stampa degenerata in voce del padrone con il pugnale tra i denti. Il padrone essendo un poliziotto picchiatore, un generale guerrafondaio e un padrone alla...
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Così parlò Saggio Massimo. Cronache marXZiane n. 7
di Giorgio Gattei
Sul pianeta Marx, questo corpo celeste improvvisamente comparso nella costellazione dell’Economia sul finire del XVIII secolo, è presente una estrema periferia dove non si pagano salari (così si dice, ma non è proprio così come vedremo). Qui abita Saggio Massimo (del profitto) che logicamente consegue, in un sistema di prezzi di produzione, da un Netto Y che si spartisce tra Salario W e Profitto P, con quest’ultimo misurato da un saggio generale del profitto r sul capitale K complessivamente impiegato:
Y = W + P = W + rK
quando il salario W risulta pari a zero:
max r = R = Y / K
(il che sembrerebbe una pacchia per i capitalisti perché i lavoratori non consumano nulla, ma nella condizione di Saggio Massimo tutto il profitto deve essere risparmiato per essere investito in accumulazione, così che nemmeno i capitalisti consumano nulla). Così Saggio Massimo misura quel rapporto tra Netto e Capitale che nella Cronaca marXZiana precedente abbiamo visto coincidere, mediante l’espediente sraffiano del “sistema tipo”, con quel Rapporto-tipo (R = R*) che prescinde dai prezzi e siccome nella periferia di Saggio Massimo il salario è nullo, R* non è influenzato nemmeno dalle variazioni della distribuzione del reddito che non possono esserci.
Si capisce perciò come quel luogo sia il più insolito del pianeta Marx e dove devono valere regole così particolari di funzionamento che quando Piero Sraffa nella sua esplorazione del pianeta ha incontrato Saggio Massimo, ha voluto farsele spiegare in un colloquio personale.
capisco che in una fase molto complicata, come più volte l’ho definita, si possa essere attratti da qualsiasi cosa si muova contro lo stagno della lotta di classe secondo almeno certi canoni, ma occorre lucidità proprio in certi frangenti per evitare di prendere abbagli.
Mi riferisco alla posizione dei compagni di Assemblea militante sulla lotta dei camionisti canadesi che, attratti da una mobilitazione contro le misure restrittive dell’agibilità sociale più che politica, si schierano con essa, la esaltano e si augurano « Che l’atto di forza in corso sul teatro canadese dia fuoco alle polveri, in una serie di pronunciamenti di massa e di piazza a catena in grado di far crollare il castello di menzogne e la realtà da incubo nella quale siamo piombati ».
Visti i tempi, sono costretto a parlare in prima persona, che non è buona cosa, ma quando è necessario esporsi è giusto farlo. Il mio approccio alla questione - ripeto molto complicata e chi la semplifica sbaglia e i fatti si incaricheranno di dimostrarlo – si rifà al metodo che usò Rosa Luxemburg rispetto alla mobilitazione dei contadini in Russia nel novembre del 1917, che pur appoggiando le ragioni del sostegno dei bolscevichi alla causa rivoluzionaria dei contadini, mise in guardia Lenin dicendo: « questi saranno i tuoi aguzzini».
L’aquila reale Rosa prese anche qualche abbaglio quando criticò lo scioglimento dell’Assemblea costituente, e molti comunisti di scuola trockista e democratici occidentali usano proprio la critica di Rosa contro Lenin, per denigrare la Rivoluzione russa e il comunismo.
Benvenuti al nostro ormai consueto bollettino Covid, in cui mi prendo la briga di passare in rassegna le principali notizie della settimana in materia di Covid, così da permettervi di stare sempre sul pezzo con il minimo sforzo. Prego.
Da Israele arriva un (altro) importante studio peer-reviewed sull’utilità della vitamina D nel ridurre il rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19, soprattutto nelle persone più anziane (cioè quelle maggiormente a rischio di ospedalizzazione e/o morte). Cosa in realtà già evidenziata in diversi studi fin dai primi mesi del 2020, ma mai recepita dal nostro Ministero della Salute, che anzi continua tutt’oggi a bollare tutta la questione come “fake news”. Ne ho scritto in maniera più approfondita qui: https://www.facebook.com/thomasfazi/posts/4770204139739353.
Dall’Inghilterra, invece, arriva l’ennesima conferma che smentisce la campagna terroristica dei media (italiani ma non solo) sulla presunta pericolosità della Omicron per i bambini e sull’aumento di ospedalizzazioni pediatriche che sarebbero causate dalla Omicron. Come si legge in un articolo apparso sulla prestigiosa rivista “Nature”¹:
L’ultimo episodio di un vasto movimento di massa mondiale contro le restrizioni pandemiche: la rivolta dei camionisti canadesi, mi ha indotto a proseguire le mie riflessioni a ruota libera, auspicando che possano essere utili nel confronto politico a sinistra. Oggi, anche in una situazione in cui il movimento italiano sta subendo una flessione dovuta in parte all’attacco fortemente aggressivo da parte del regime draghista (obbligo vaccinale per gli over 50, misure draconiane mediante il green pass e super green pass), preso allo stremo, vediamo entrare sulla scena conflittuale, segmenti politici e sindacali della sinistra di classe, vediamo una politicizzazione in senso marxista degli Studenti contro il green pass. Anche se in ritardo l’antagonismo anticapitalista fa la sua apparizione. Si tratta di recidere i cordone ombelicale di una sinistra gruppettara e autoreferenziale: per “convoy … o senza di voy” è più che altro un’affermazione pleonastica. Infime chiedo venia per il carattere di questo intervento che ha più la forma di un insieme di note sparse. Buona lettura.
Quando si affronta il tema della lotta di classe e quindi di una rivoluzione sociale – ma vale anche per una battaglia sociale riformatrice – c’è l’antico vizio di schematizzare le divisioni sociali e in particolare la divisione sociale del lavoro.
Non c’è solo in ballo il sistema di relazioni di classe, per esempio quali alleanze, dato che la questione è un po’ più complessa e riguarda in realtà l’ontologia stessa delle classi sociali, cosa sono in una data società, partendo dall’enunciato di Marx, che la loro definizione è basata sul posto che occupano nella produzione sociale.
Tra i marxisti si è già fatto sin troppo schematismo partendo con vecchie configurazioni sociali da operaio massa nel taylorismo e arrivando a definizioni sociologiche, nel puro campo dell’ideologia. Ce ne è per tutti gusti.
Lettera aperta di 'Universitari e Ricercatori contro il Green Pass' a Mario Draghi
"È poi inevitabile che, in queste circostanze, l’estensione dell’obbligo vaccinale al personale universitario venga percepito come strumento di repressione del dissenso: ... Piuttosto che essere visto come un intervento dettato da urgenze di tipo prettamente sanitario, l’imposizione dell’obbligo in questione all’esigua minoranza di docenti e altro personale che finora avevano preferito non avvalersi dell’opportunità di vaccinarsi rischia quindi di essere interpretato, anche all’esterno del mondo universitario, come una misura vessatoria nei confronti di quanti propongono dall’interno degli Atenei analisi scientifiche e politiche di intervento non in linea con la posizione governativa." Il Prof. Cosentino rilancia sul suo canale Telegram la lettera aperta da parte di "Universitari e Ricercatori contro il GreenPass" al Presidente del Consiglio Mario Draghi che vi pubblichiamo in calce nella sua interezza.
* * * *
Al Ministro per l’Università e la Ricerca
e, p.c., ai Ministri della Repubblica Italiana
Ai Presidenti della Camera e del Senato della Repubblica
Al Presidente della Corte costituzionale
Siamo un gruppo di lavoratrici e lavoratori di Atenei, di Enti di Ricerca e di Istituti di Alta Formazione italiani (tecnici, amministrativi, bibliotecari, lettori, collaboratori ed esperti linguistici, ricercatori, docenti) che ha avviato una discussione sulle ricadute nel mondo universitario e nella società civile delle politiche di gestione della pandemia. Tra noi vi sono sia persone vaccinate che non vaccinate, altre sono guarite dalla malattia e altre ancora sono state esentate dalla vaccinazione.
Nuovi giochi e vecchie facce nello scacchiere europeo
di Spread It
Spread It, Collettivo di propaganda, informazione e discussione politica. Con questo articolo il Collettivo inizia la sua collaborazione a "Cumpanis"
Il giorno 25 i lettori della cronaca internazionale vengono investiti da una notizia, che, dati i toni usati da quasi tutta la stampa occidentale, sembra incredibile.
Un gruppo di imprenditori italiani, rappresentanti della Camera di Commercio Italia-Russia e del Comitato imprenditoriale italo-russo si incontra in video conferenza con Putin, ufficialmente per discutere dei rispettivi rapporti (1).
Notizia che spiazza il lettore medio, abituato a percepire tutto ciò che ha a che fare con l’occidente capitalista come baluardo del bene e della libertà, pronto, con la civiltà che esprime, a scagliarsi contro le autocrazie dispotiche dell’Est, contro i poteri personali che incrementano le distopie.
Notizia che spiazza gli ignari e defraudati lettori, ma che imbarazza anche il governo, guidato attualmente da uno dei campioni dell’atlantismo.
Un governo che si affretta ad avvisare gli Ad delle partecipate di cui fa parte, e che erano presenti all’incontro (ENI ecc.), di disertare il meeting e rientrare all’ovile.
Ma il meeting continua, nella mattinata del 26, segno che le cose da dirsi, insieme al presidente della Federazione Russa, hanno una certa importanza.
Questo appena riassunto, è un esempio di quanto le questioni aperte dall’espansionismo ad Est della NATO (in questa particolare contingenza) abbiano una complessità di fondo che non può essere ignorata.
Esistono due questioni, nell’attuale contingenza politica continentale, che sottendono alla situazione di stallo venutasi a creare tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa.
La pandemia ha causato capogiri ai filosofi, a quelli italiani in particolare. Talvolta l’effetto è stato un capitombolo, talaltra un surplus di lucidità e di autocritica intelligenza. Purtroppo le cadute rovinose sono state enfatizzate dai media, con grave disdoro della filosofia che si è così trovata accomunata alle peggiori farneticazioni complottiste, mentre i miglior contributi che il pensiero ha offerto alla comprensione del presente sono stati, come sempre, bellamente ignorati. Va subito detto che il mal di testa non si doveva al fatto che, a causa della pandemia, la filosofia si misurava con qualcosa di nuovo, di inatteso e di stupefacente. La vertigine nasceva piuttosto dal contrario: da un eccesso di conferma dell’ipotesi di fondo intorno alla quale il cosiddetto italian thought si era costituito e grazie alla quale aveva acquisito negli ultimi trent’anni un prestigio internazionale.
L’ipotesi “biopolitica” di un potere che dal piano esclusivamente “politico” si estende alla vita biologica, assumendosela in carico, gestendola e amministrandola, era verificata puntualmente dai fatti di cui tutti siamo stati testimoni e che è inutile, per la loro evidenza, elencare. L’ipotesi di una “governamentalità” che eccede la dimensione giuridica dello Stato, ponendo l’esecutivo in un costante “stato di eccezione”, era confermata dalle decisioni prese, quasi all’unisono, dai governi “democratici” per fronteggiare l’epidemia. Insomma, tutto quanto era stato teorizzato come critica di una tendenza che percorreva la modernità trovava una scioccante conferma nell’attualità. E siccome il più clamoroso esempio storico che si adduceva a suffragio della ipotesi era la biopolitica nazista, ecco allora che il nazismo poteva diventare l’inevitabile termine di paragone del presente.
Rieducational Channel. Il lockdown come dispositivo di rieducazione politica
di Stefania Consigliere, Alessandro Pacco, Cristina Zavaroni
Un’ipotesi fin troppo facile
Il fenomeno è noto e spaventoso: a fronte di quanto sta accadendo, la gran parte dei nostri connazionali non trova niente da obiettare, neanche quando il governo manda uomini armati alle fermate degli autobus per controllare il GP dei ragazzini. Qui come altrove, i meno alienati abbassano gli occhi e tirano dritto; gli altri neppure vedono.
Si è parlato di strage delle coscienze, di immensa vergogna, di maledizione pandemica. Un’ottava piaga biblica che ha colpito in modo strano, trasversale a qualsiasi categoria socio-economica, lasciando a terra moltissimi fra quelli che credevamo più attrezzati, resistenti, attenti: l’antagonismo e la “sinistra di movimento”, insomma, ivi inclusa larga parte del femminismo, delle forze LGBTQ+ e delle realtà solidali con i sans papiers, che sembrano cadute in una sorta di rimozione a getto continuo di ciò che, pure, è sotto i nostri occhi. Troia brucia, ha scritto Wolf Bukowski, ma guai alle Cassandre che lo dicono.
Cos’ha reso possibile un simile cedimento politico, cognitivo, psichico ed emotivo? In una serie di quattro testi scritti fra agosto e novembre 2021 (si trovano qui: 1, 2, 3, 4), il compagno Nicola ha identificato alcune cause strutturali profonde: (1) l’incrocio fra la precarietà esistenziale degli ultimi decenni e l’ideologia individualista, che induce a puntare tutto sul magic bullet vaccinale per poter tornare il prima possibile a produrre e consumare; (2) lo sbarramento mediatico opposto agli scienziati dissidenti che li ha indotti, spesso, a portare i loro argomenti su siti alternativi destrorsi; (3) la scomparsa del movimento operaio e della sua contronarrazione; (4) la confusione fra la collettività che protegge, e che è da proteggere, e lo Stato; (5) la confusione fra la libertà individuale di destra (quella dell’individuo borghese di sfruttare e consumare) e la pura e semplice libertà di vivere; (6) l’infantile entusiasmo per il presunto blocco dell’economia di una parte della compagneria, incapace di avvedersi che quel “blocco” significava solo la vittoria di alcune, specifiche bande del capitalismo contro altre ormai obsolete.
È passato esattamente un anno dalla pubblicazione del nostro opuscolo su “Il marxismo e la questione fiscale”, terreno di lotta politica del proletariato sul quale, nel corso dell’ultimo anno, più di qualche sedicente “rivoluzionario” ha goffamente sdrucciolato. Non abbiamo la pretesa di ritenere che la graduale sordina calata su quella che sembrava dover diventare la madre di tutte le rivendicazioni politiche di classe – la “million tax” – sia merito nostro. Una rivendicazione che risponde ad interessi di strati sociali storicamente a rimorchio, che non ha nessun aggancio con la dinamica delle lotte reali del proletariato, che non risponde alle esigenze di questa lotta, ma soprattutto che non è in cima all’agenda politica borghese, non ha gambe proprie sulle quali camminare, e viene via via lasciata cadere dagli stessi che se ne fanno promotori, per essere magari sostituita da altre parole d’ordine “asso pigliatutto”. Altrettanto irreali, altrettanto sterili. Non è affatto escluso che la “patrimoniale di classe” ritorni alla carica, una volta che “l’aria che tira” alimentata dai mantici della classe dominante la riporti anche solo marginalmente nel dibattito. Per ora, nel bilancio da stilare ad un anno dalla battaglia contro le pretese di “marxificare” la “million tax”, possiamo solo riscontrare con moderata soddisfazione che quel tentativo è stato prontamente e severamente rintuzzato. Di seguito pubblichiamo il testo della relazione di presentazione al nostro opuscolo.
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Nonostante la chiarezza cristallina della nostra posizione in merito alla questione fiscale, siamo stati “bollati” dai propugnatori di una politica fiscale massimalista (leggi: Tendenza internazionalista rivoluzionaria, sic!) di “indifferentismo”, una banale etichetta di comodo, falsa fino all’inverosimile, che prova miseramente a distogliere l’attenzione dall’intrinseca inconsistenza di qualsiasi proposta di “million tax classista”.
Note sulla vicenda del Quirinale e sull’Italia che verrà
Intervento di Fausto Sorini
Vale la pena ritornare sulla vicenda del Quirinale, a cui Marx21.it ha dedicato il suo editoriale del 30 gennaio (1). Essa si sta rivelando assai disvelatrice di tendenze e contraddizioni di fondo della società italiana, di processi e progetti politici differenziati che la attraversano e spaccano coalizioni e partiti anche al loro interno. E allungano lo sguardo sul futuro politico del Paese, dato che l’attuale configurazione del quadro politico italiano appare tutt’altro che stabilizzata.
L’Italia è un Paese rilevante nell’equilibrio geo-politico euro-atlantico (imperniato su Stati Uniti, Ue e Nato) ed euro-mediterraneo (Israele, Medioriente, Nord Africa); tanto più in un contesto di nuova guerra fredda, in alcune aree già calda. Anche sul piano della stabilità economica, scioccata dalla pandemia, l’Italia è paese tutt’altro che secondario negli equilibri e nella tenuta dell’euro e dell’Unione europa.
Che cosa vogliono quindi i “poteri forti”, italiani ed esteri, dall’Italia?
-Rigidà fedeltà euro-atlantica nello scontro globale con Russia e Cina (altro che Via della Seta e cooperazione pacifica euro-asiatica o euro-mediterranea);
-che il Paese non crolli economicamente e riduca il debito pubblico, senza sostanziali redistribuzioni della ricchezza nazionale a danno dei gruppi dominanti e dei ceti sociali medio-alti;
-che riduca e contenga la spesa sociale (pensioni, scuola e sanità pubblica);
-che resti fedele ai parametri liberisti della Ue, sia in fase di austerità che in fase di politica più espansiva. E quindi NO ad un ruolo preminente del pubblico nella vita economica, piena libertà d’azione al capitale finanziario e alle banche, nessuna nazionalizzazione o primato del pubblico in tale settore;
Una lettura critica di “Antithesi/cognord. La realtà della negazione e la negazione della realtà”1
di Claudio Paolantoni
Il testo è stato tradotto in italiano qui e ripreso qui
L’obiettivo polemico del testo in esame è “l’approccio negazionista nei confronti della pandemia” abbracciato da “molti dei nostri compagni e amici all'interno dell'ambiente radicale” “mentre non pochi di loro sono gradualmente scivolati nel pensiero cospirazionista e in assurdità sconvolgenti.”
Quindi l’obiettivo è il “negazionismo”. Ma a un certo punto del testo, a pag. 29, si passa alle “tendenze negazioniste/novax” senza avvertire particolare necessità di distinzione tra i due aspetti, o di argomentazioni diverse per contrastarle. In queste note starò in buona parte al gioco, per quanto rischioso possa essere.
L’arma delle polemica, il lungo filo rosso del documento, è inchiodare queste tendenze alla loro presunta matrice “individualista”. E’ proprio questa matrice che renderebbe intercambiabili negazionismo e antivaccinismo. L’ opera viene compiuta in gran parte dandone per scontato un presupposto, cioè che tali opposizioni siano dettate dal solo anelito alla “libertà individuale”, o alla “autodeterminazione” (che a loro volta, per definizione, sarebbero sempre nemiche della vera libertà, cosciente del vincolo sociale), altre volte articolando delle critiche puntuali (ma inconsce dei propri presupposti).
Il documento è fortemente ispirato a una “teoria” dello Stato nel merito della quale non ritengo di avere la necessità, e neanche le competenze, per entrarvi2. Pertanto mi limiterò a considerarla per quello che sembra esserne il suo precipitato nel contesto del tema affrontato:
Enzo Traverso, Rivoluzione. 1789-1989: un’altra storia, Feltrinelli, Milano 2021, edizione Kindle, pp. 585, € 19,90; edizione cartacea p. 464, € 39,00.
I militanti dei partiti comunisti del secolo scorso erano convinti di marciare nel senso della storia e per questo di appartenere a un movimento che trascendeva il loro destino individuale. Convinzione che li aiutava a combattere anche nei momenti più tragici e a riprendere la lotta dopo ogni sconfitta. L’esperienza di questo tipo di soggettività, legata alla costellazione pratico-teorica del comunismo novecentesco, si è esaurita, sostiene Enzo Traverso nel suo ultimo libro Rivoluzione. 1789-1989: un’altra storia. I movimenti anticapitalisti emersi negli ultimi anni, infatti, non appartengono a nessuna delle tradizioni della sinistra del passato, fatte salve alcune affinità con l’anarchismo. Generalmente disinteressati ai grandi dibattiti strategici della tradizione rivoluzionaria e indifferenti ad una dimensione teleologica della storia, hanno inventato nuove forme di organizzazione e sperimentato nuove forme di vita basate sull’autogestione, sulla riappropriazione dello spazio pubblico, sulla partecipazione, sulla deliberazione collettiva, sull’inventario dei bisogni e sulla critica della mercificazione dei rapporti sociali. “In quanto orfani, devono inventare la propria identità. Questa è a un tempo la loro forza, perché non sono prigionieri di modelli ereditati dal passato, e la loro debolezza, perché mancano di memoria”.1 Per questo “se le rivoluzioni del nostro tempo devono inventare i propri modelli, non possono farlo su una tabula rasa, senza incarnare una memoria delle lotte passate, sia le conquiste, sia le assai più frequenti sconfitte”.2 Non si tratta di conservare feticisticamente un retaggio inviolato di prassi e teorie, ma di fare una duplice operazione attraverso l’elaborazione critica della storia: superare il passato e, al contempo, salvare il significato di quell’esperienza storica chiamata rivoluzione.
Continua la pubblicazione dei contributi di Franco Piperno dedicati alla questione del tempo e, in particolare, alla relazione sotterranea tra tempo comune e tempo scientifico. Questo rapporto era già stato indagato attraverso il racconto delle «due imprese di Pigafetta» (https://www.machina-deriveapprodi.com/post/le-due-imprese-di-pigafetta). Ora l’autore si rivolge alla fisica aristotelica per sviluppare una considerazione sulla nozione di tempo naturale, cioè fisico
Premessa
Il tempo, l’idea del tempo, è spesso la qualità fondatrice di una concezione comune del mondo. Il tempo, il tempo comune, il tempo pubblicamente misurabile ordina le azioni sociali secondo il «prima» ed il «dopo». Il tempo rende, così, intelligibile il movimento. Ma, come ogni concetto fondatore, il tempo, spesso, diviene cosa; e ci appare come realmente esistente. Anzi ci appare talvolta, paradossalmente, più reale che le cose. Le idee comuni, le idee costitutive del senso comune, trovano la loro sostanza nell’accordo sociale; questo significa che un concetto fondante del senso comune è reale solo perché è condiviso da una moltitudine di individui. Un’idea totalitaria, poi, cioè un’idea unanimemente accettata, fa nido nello spirito dell’individuo, diviene così un concetto irriflesso, quasi un istinto – in modo che l’idea appaia meno come un mezzo di dare ordine al mondo che un frammento del mondo, il più vero forse.
Il tempo come la causa, il numero o la libertà, è un’idea, anche se si tratta di un’idea-paradigma. Ma un’idea di questa natura appare all’individuo come cosa del mondo malgrado si tratti di un simbolo per ordinare le cose del mondo. E come le cose del mondo si sottrae alla riflessione critica e all’interrogazione: perché quel che esiste è ovviamente considerato ragionevole. Infatti i paradigmi concettuali non si aprono alla critica che durante le crisi sociali. Una crisi sociale è prima di tutto una crisi della comune concezione del tempo.
La temporalità, cioè il modo d’apprendere il cambiamento, è un’esperienza necessariamente collettiva, essa caratterizza non solamente una società ma perfino una comunità.
La nostalgia non è mai una buona compagna di viaggio, sia nella vita che in politica, pertanto le riflessioni che seguono esulano da eventuali rimpianti per una stagione apparentemente finita da decenni. Detto questo, però, è inevitabile registrare come in una società che non ha mai perso le caratteristiche di sfruttamento e comando sulla forza lavoro che già erano state alla base delle rivolte operaie degli anni Sessanta e Settanta, in un contesto in cui alcune caratteristiche del lavoro precarizzato sono penetrate sempre di più anche all’interno dei percorsi scolastici contraddicendo la favoletta della formazione culturale dei futuri cittadini, sia ridiventata possibile sperare in una ripresa dell’unità di intenti tra settori del mondo del lavoro e studenti, soprattutto delle scuole superiori, come è riscontrabile oggi a partire dalle mobilitazioni che hanno coinvolto gli stessi in almeno trenta città italiane dopo la tragica morte, durante l’ultimo giorno dello stage di alternanza scuola-lavoro, di un giovane diciottenne, Lorenzo Parelli, in un’azienda dislocata in provincia di Udine.
D’altra parte gli studenti medi, nelle spontanee manifestazioni avvenute dopo la morte di un loro coetaneo sul luogo di lavoro in cui avrebbe dovuto apprendere elementi utili ad una formazione professionale, cui le scuole statali sembrano aver abdicato da molti anni a questa parte, hanno evidenziato un elemento che da troppo tempo, al di là dei falsi piagnistei sindacali e governativi, caratterizza il mondo del lavoro italiano, ovvero il fatto che in questa democratica repubblica sono da contare almeno tre morti al giorno sui posti di lavoro. Cifra che il periodo di allerte ed emergenze pandemiche non ha certamente contribuito a far diminuire.
Gli studi “randomizzati”sulle cure per il Covid-19 da fare a casa: un po’ pochini e un po’ poco raccontati
di Michele Di Mascio
Una recente intervista sulle cure per il Covid da fare a casa, andata in onda in prima serata, evidenzia come questo tema venga tuttora trattato senza accennare minimamente al senso di frustrazione che imperversa da due anni, in una parte della società civile e della stessa comunità scientifica, per via dei tempi sorprendentemente lunghi con cui decollano o procedono gli studi controllati su questi arsenali, sotto i fari spenti dei main stream media.
È stato uno dei temi affrontati, da me e da altri, per esempio nell’incontro di Politiche Pandemiche (Torino, 8 Dicembre 2021) che conta finora più di duecentomila click su Youtube o nell’udienza di Senato pubblica avanzata dal senatore americano Ron Johnson Covid-19: A Second Opinion (Washington, 24 Gennaio 2022), che ѐ stata seguita in streaming da più di un milione e quattrocentomila persone. Condivido tutto quello che ѐ stato detto in questi incontri? No, ma non condivido nemmeno tutto quello che altre\i portavoci della comunità scientifica hanno espresso in questi due anni attraverso i main stream media, senza per questo però abbracciare militanze oltranziste per soffocare i loro punti di vista, mentre, va ricordato, Facebook ha inflitto censura all’incontro italiano decidendo di oscurarlo durante lo streaming dell’8 Dicembre scorso. Chissà perchѐ…
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Il dottor Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, spiega in un'intervista andata in onda qualche giorno fa1 che se si interviene sul paziente infettato da Sars-Cov-2 prima che la risposta immunitaria per contrastarlo diventi aberrante, si ha un’alta probabilità di prevenire l’insorgenza ed esacerbazione della malattia da Covid evitando così di finire in ospedale- In altre parole, esiste una finestra temporale di intervento farmacologico subito dopo il contagio, per trasformare in benigno l’intero corso dell'infezione da Covid.
Rosa Luxemburg e il debito come strumento imperialista
di Eric Toussaint
Il 2022 sarà un anno molto difficile per i paesi dominati e controllati del Sud del mondo, specie per quelli più indebitati con l’estero. Per almeno due ragioni: i 42 paesi che avevano aderito alla sospensione del pagamento delle rate per il 2020 e il 2021, dovranno ricominciare a pagare; molti di questi paesi vengono colpiti duramente dall’aumento del prezzo del petrolio e del gas. Nel complesso i 74 paesi più poveri del mondo dovranno versare ai loro creditori (i sanguisuga di sempre, ossia le vecchie potenze coloniali, a cui si è aggiunta la Cina) 35 miliardi di dollari – secondo la Banca mondiale si tratta di un aumento del 45% sul 2020. Un onere pressoché insostenibile, per cui più della metà di questi paesi sarà costretto a chiedere la ristrutturazione del debito estero – che comporta sempre, come ha mostrato Chossudovsky, l’appesantimento del debito e della dipendenza economica e politica. Tra i paesi più a rischio insolvenza Sri Lanka, Ghana, Tunisia, Salvador, ma altri – come il Libano – sono già alla bancarotta.
Ecco perché ci è sembrato utile riprendere (e tradurre) dal sito del CADTM (Committee for the Abolition of Illegitimate Debt) questo articolo di E. Toussaint che espone in modo piano l’analisi della funzione imperialista dei prestiti internazionali compiuta da Rosa Luxemburg nel suo L’accumulazione del capitale. E’ utile precisare che, per noi, da cancellare è l’intero debito estero dei paesi dominati e controllati dalle potenze imperialiste, non una sua parte.
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Nel suo libro intitolato L’accumulazione del capitale, pubblicato nel 1913, Rosa Luxemburg dedicò un intero capitolo ai prestiti internazionali per mostrare come le grandi potenze capitaliste dell’epoca utilizzassero i crediti concessi dai loro banchieri ai paesi collocati alla periferia [del mercato mondiale] al fine di esercitare il proprio dominio economico, militare e politico su di essi.
Scienza, informazione e fake news al tempo del coronavirus
Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità di esprimere ed attuare la sua volontà. Primo Levi
Una delle virtù della democrazia - ineliminabile - consiste nel fatto che ciascuno deve essere esposto alla maggior quantità possibile di opinioni diverse. Stefano Rodotà
La propaganda è in democrazia quello che il manganello è in uno stato totalitario. Noam Chomsky
L’ignoranza afferma o nega rotondamente, la scienza dubita. Voltaire
Parte 1
La guerra dei numeri
L’epidemiologia del COVID-19
Il COVID-19 è una malattia “mortale”?
Letalità, mortalità ed eccesso di mortalità.
La letalità del COVID-19 nel mondo
Il 3 marzo 2020, il direttore dell’OMS (Tedros Ghebreyesus) affermava, durante una conferenza stampa, che il SARS-CoV-2 avesse una letalità1 del 3,4%. Questo valore è stato sistematicamente smentito dalla letteratura scientifica e dalle evidenze epidemiologiche. Ecco alcuni, autorevoli, esempi:
► Uno studio di marzo 2020, pubblicato su The Lancet - una delle riviste mediche più importanti al mondo - e condotto da ricercatori afferenti al prestigioso Imperiai College di Londra, stimava la letalità media (ogni età) del COVID-19 in Cina allo 0,6%.1
Il "bisogno di pazienti" e quel labile confine tra sanità pubblica e privata
di Eugenio Donnici
Ogni qualvolta ci troviamo ad affrontare un grave problema di salute, entriamo nei meandri di un percorso labirintico, là dove diventa difficile trovare una via d’uscita.
Medicus curat natura sanat, recita l’aforisma, per dire che le conoscenze e le tecnologie di cui dispone la medicina attuale, non di rado, non sono sufficienti a riportare il paziente sulla via della guarigione.
Sia come sia, il tema della salute, anche e soprattutto per le tensioni generate dalla crisi pandemica, ritorna continuamente al centro del dibattito pubblico, con il rischio di diventare l’oggetto di una contesa inestricabile tra varie fazioni in lotta, sullo sfondo di un pervasivo processo di privatizzazione del SSN, nato nel 1978 dalla soppressione delle “Casse Mutue” e ispirato ai principi di universalità, equità e uguaglianza.
Tali principi, con l’ascesa delle forze liberiste e il conseguente cambio del paradigma economico-sociale, nel corso degli anni Ottanta seguirono un percorso accidentato e travagliato, al punto che finirono per sgretolarsi, quando vennero emanati i primi provvedimenti sulle privatizzazioni delle strutture sanitarie pubbliche.
In realtà, i diritti sociali, tra cui quello alla salute, garantiti e riconosciuti dalla nostra Costituzione, avevano già iniziato a scricchiolare a metà degli anni Settanta. In quel periodo, infatti, si era aperta la breccia attraverso cui si diffondeva l’idea che le prestazioni private a pagamento erano superiori a quelle gratuite. Forse, coloro che hanno una certa età dovrebbero ricordare le prese in giro degli oculisti o dei dentisti delle mutue e l’esaltazione dei pregi di quelli privati.
I giochi sono fatti: il parlamento in seduta comune, rimpolpato dai “grandi elettori” espressi dalle regioni d’Italia, dopo mille schermaglie, moine, finte e controfinte, ha finalmente – seppur con estrema fatica – partorito il topolino del reincarico a Sergio Mattarella. Magno gaudio, tripudio universale per la scampata crisi, per la riconferma di una personalità di “alto profilo”, di un galantuomo “super partes”, a questa carica così importante per la tenuta delle istituzioni. Ma sarà proprio così?
Noi, dobbiamo dirlo con grande sincerità, non lo crediamo. Crediamo invece che queste elezioni abbiano spietatamente riconfermato alcuni elementi chiave di un trend politico ormai in atto da parecchio tempo, un trend politico che sempre più marca la perdita di sovranità della nazione italiana e del suo popolo, un trend politico che si presta a svariate e interessanti considerazioni.
Quali sono dunque le considerazioni che si possono cogliere osservando in filigrana questa convulsa settimana di votazioni e il suo sicuramente non inaspettato risultato finale?
Non certo, permetteteci di sottolinearlo, la facile e ridanciana “critica di costume” su cui molti media mainstream si sono buttati con voluttà: i tradimenti e le ripicche – quasi si trattasse di una telenovela di serie B e non di uno snodo istituzionale importantissimo per gli assetti presenti e futuri della repubblica – e ovviamente le trite ed ormai stantie polemiche sulla presunta “misoginia” della classe politica italiana che non pare in grado di eleggere una donna a posizioni di una qualche responsabilità – come se elevare al soglio quirinalizio una donna espressione del più bieco e sordido affarismo liberista fosse chissà quale conquista di civiltà e progresso sociale.
di Giovambattista Vaccaro (Università della Calabria)
1. Introduzione
Il pensiero di Rosa Luxemburg non ha mai riscosso un particolare interesse nel nostro paese, probabilmente perché, come ha rilevato il suo maggiore studioso e diffusore italiano, Lelio Basso, su di esso hanno pesato due diversi approcci: quello socialdemocratico, che fa della rivoluzionaria polacca il grande avversario di Lenin e il grande difensore della democrazia, e quello comunista, per il quale – specularmente – la Luxemburg aveva sempre torto e Lenin sempre ragione1. Così, nonostante si sia visto in lei uno dei migliori esegeti e volgarizzatori del marxismo2 e l’esponente di un marxismo creativo e ricco di contributi originali3, il giudizio che ha prevalso è stato quello per cui il suo pensiero rimane caratterizzato da un economicismo4 in cui l’analisi slitta dal piano economico a quello geografico, producendo così «acrobazie in materia economica»5 e argomentazioni economiche deboli. Un pensiero che non contribuisce a una teoria politica della rivoluzione, inoltre, perché manca in esso l’attenzione per l’aspetto politico-istituzionale della rivoluzione e la distinzione tra avanguardia e masse6. Questo giudizio non è sostanzialmente cambiato negli anni del ripensamento del marxismo e della strategia del movimento comunista successivi alla catastrofe del ’56, anche se sulla base di argomentazioni diverse, come ad esempio quella, tipica dell’operaismo italiano, che chiama in causa il tramonto della figura dell’operaio professionalizzato e il parallelo sorgere dell’operaio-massa; una novità che avrebbe reso del tutto inattuale e astratta l’ipotesi politica dei consigli operai formulata dalla Luxemburg e ripresa da tutto il Linkscommunismustedesco degli anni Venti, incapace di scorgere nella ristrutturazione del ciclo capitalistico che modificava l’assetto della forza- lavoro la risposta del capitale all’insubordinazione operaia7.
Che c’entra il sogno con la filosofia, verrebbe da chiedersi, imbattendosi in libreria nel volumetto di Umberto Curi intitolato Fedeli al sogno. La sostanza onirica da Omero a Derrida (Bollati Boringhieri, 2021)?
La filosofia moderna non si apre forse con l’età dei Lumi, con l’Aufklarung kantiana, che hanno spazzato via la prigionia delle menti e dei corpi, le superstizioni e l’oppressione, insomma tutti quei mostri del passato che, per il Goya dei Caprichos, sarebbero generati dal sueño della Razòn? (in spagnolo, come nel latino somnium, la parola significa sia ‘sonno’ che ‘sogno’). Gufi occhiuti, pipistrelli, demoni grotteschi verrebbero viceversa fatti fuori da un solo raggio di quella formidabile luce che tutti fa risvegliare...
Del resto anche nel più celebre dei miti di Platone lo ‘scopo del gioco’ è uscire dalla Caverna, emanciparsi da quella sorta di eterna avvolgente proiezione cinematografico-onirica nella quale i cavernicoli sono immersi. Tale risveglio è, per Platone, l’inizio del pensiero. Eppure, potrebbero già obiettare i lettori più o meno freschi di ricordi liceali (e magari i liceali stessi) non è proprio Platone quello che non riuscì a fare a meno dei mithoi, a dispetto della sua potentissima dialettica socratica, della sua ‘arma letale’ rivolta contro le credenze dei più?
I miti, dal canto loro, sembrano spesso seguire la logica del sogno, cioè ambientarsi in una realtà in cui tale logica è legge, in cui possiamo vedere un corpo umano diventare albero o animale, parlare cogli dèi ma anche essere da loro perseguitati, per ragioni al contempo cogenti e indecifrabili: un mondo insomma in cui i livelli della realtà, l’umano il divino il naturale, sono stranamente rimescolati.
Le strozzature nella fornitura di merci, merci intermedie e trasporto merci hanno dato luogo a prezzi volatili e ritardi nelle consegne.
• Le strozzature sono iniziate come interruzioni dell'offerta legate alla pandemia a causa della forte domanda derivante dalla ripresa economica globale. Ma sono state aggravate dai tentativi dei partecipanti alla catena di approvvigionamento di costruire buffer in reti di produzione già snelle – i cosiddetti effetti bullwhip.
• Le strozzature sono state particolarmente gravi nelle industrie a monte, ovvero quelle che forniscono input utilizzati in molti altri prodotti. Questi vincoli hanno portato a gravi ricadute internazionali attraverso le catene di valore globali.
• L'effetto inflazionistico diretto delle strozzature sarà probabilmente ridimensionato dopo l'adeguamento dei prezzi relativi. Tuttavia, se le strozzature dovessero persistere abbastanza a lungo da innescare un innalzamento della crescita salariale e delle aspettative di inflazione, potrebbero emergere pressioni inflazionistiche sostenute.
Introduzione
Mentre la ripresa globale prende piede, la domanda di materie prime chiave, input intermedi e servizi logistici ha superato l'offerta disponibile, portando ad un aumento e una volatilità dei prezzi e ritardi nelle consegne.
Siamo un gruppo di scienziate/i sociali, appartenenti a diverse discipline, indipendenti o variamente inquadrati nelle università italiane o estere. Ciascuno di noi è quindi professionalmente abituato ai tempi lunghi della ricerca, alla verifica dei dati e delle fonti, alla responsabilità autoriale, al rigore argomentativo e al confronto con i colleghi. Siamo abituati anche a riconoscere i limiti, gli errori, le storture e la piattezza di narrazioni basate sull’uso opportunistico dei dati, sulla riduzione della complessità e su contrapposizioni manichee – che si tratti della versione mainstream o di narrazioni complottiste.
Proprio per la valenza critica e anti-egemonica delle nostre discipline, riteniamo che oggi chi le pratichi non possa eludere quantomeno una discussione aperta e franca sulle politiche autoritarie, discriminatorie e arbitrarie con cui il governo italiano, e non solo, sta affrontando la diffusione del Covid-19. Siamo coscienti del fatto che gran parte dei nostri colleghi e colleghe, implicitamente o esplicitamente, non abbiano considerato un problema il fatto che il governo abbia puntato esclusivamente sulla campagna vaccinale come via di uscita dalla pandemia. I vaccini anti-Covid sono utili per diminuire l’incidenza di morte e forme gravi di malattia per le persone anziane e/o con maggiori rischi; ma gran parte delle scelte politiche adottate in questi due anni hanno ignorato gli effetti sociali, politici e culturali delle misure prese in nome della salute pubblica.
L’intreccio fra pandemia e gestione della pandemia sta erodendo in profondità il mondo intorno a noi, irrigidendo la struttura delle soggettività che lo abitano e lacerando la trama relazionale fra umani, così come fra umani e non-umani, nonché i rapporti di fiducia e riconoscimento reciproco che chiamiamo “società”. Questa disgregazione avviene proprio quando l’enormità del collasso climatico richiederebbe all’umanità intera di mettere da parte divergenze, conflitti e interessi specifici, nel tentativo di evitare insieme una catastrofe ecologica. Non esprimerci a riguardo significherebbe colludere con la distruzione in corso.
Gli altri volti della Rivoluzione: considerazioni di un antimarxista
di Sandro Moiso
Diego Gabutti,Mangia ananas, mastica fagiani. Vol.I – Dal Manifesto del partito comunista alla Rivoluzione d’Ottobre, WriteUp Books, Roma 2021, pp. 484, 28,00 euro
Lasciate oltrepassare al vostro pensiero i limiti di questo mondo, perché vada a contemplarne un altro completamente nuovo, che farò nascere in sua presenza negli spazi immaginari. (Descartes, Le Monde de M. Descartes ou le Traité de la lumière)
Per chi, come il sottoscritto, crede che il politico costituisca principalmente null’altro che uno dei tanti territori dell’immaginario, non è difficile condividere l’idea di Diego Gabutti che anche la Storia non sia altro che un aspetto, forse il più antico e meglio conservato, della narrazione letteraria e che come tale vada trattata.
I due aspetti, il politico come una delle tante espressioni dell’ immaginario e la Storia come uno dei generi letterari possibili, si intrecciano profondamente infatti nella monumentale opera in due volumi, di cui si recensisce qui il primo, dedicata alla ricostruzione dei percorsi del marxismo e delle sue rivoluzioni attraverso aforismi letterari e filosofici, recensioni di saggi e di romanzi, divertite e divertenti analisi di testi che da sempre dovrebbero costituire il “canone” marxista, che si accavallano nelle sue pagine, non concedendo al lettore un attimo di tregua (ma in compenso regalandogli numerosi motivi per sorridere oppure riflettere su “verità” date troppo spesso per scontate).
Un’opera che se, nei suoi tratti essenziali, potrà infastidire più di un lettore, da un altro lato potrebbe rivelarsi davvero necessaria e stimolante in ambienti sinistresi in cui, ancora e forse soprattutto oggi, il dibattito sul fallimento delle rivoluzioni novecentesche rifiuta troppo spesso il peso avuto nello stesso dall’autentica controrivoluzione staliniana e dagli eccessi ideologici, che ebbero però risvolti drammatici nelle scelte politiche, sociali e culturali che ne derivarono, di coloro che dissero di ispirarsi a Marx e ancor più al marxismo-leninismo (non importa qui se di stampo bolscevico o maoista). Una sinistra che, fingendo si averlo digerito e superato, così come aveva già fatto il PCI nei confronti dello stesso retaggio storico, ogni qualvolta si approccia allo stalinismo afferma che ormai qualsiasi diatriba che lo riguardi è un fatto meramente ideologico. Appartenente ad un passato ormai morto e sepolto.
Abstract. Nelle scuole di danza il passo d’addio è il saggio finale che chiude il periodo di formazione dei giovani ballerini, ormai pronti a intraprendere la carriera professionale. Nel mio caso il passo d’addio ha un significato del tutto diverso: è il momento finale di una lunga esperienza, rappresentando la presa d’atto dell’itinerario culturale che è stato seguito nel corso di cinque decenni.
Quadro iniziale
Se torno indietro alla fine degli anni ’60, i riferimenti sono agevolmente sintetizzabili. Da un lato, la microeconomia con i due teoremi dell’economia del benessere e, dall’altro, la macroeconomia nella versione IS-LM, fissata nei suoi termini essenziali da Hicks e Modigliani.
Ovviamente, la sistemazione della microeconomia, per le condizioni molto stringenti che garantivano l’efficienza nella produzione e nello scambio e per la indeterminatezza distributiva, lasciava ampio spazio per ulteriori approfondimenti e articolazioni. Per quanto mi riguarda, il primo approfondimento è stato il teorema di impossibilità di Arrow. Il teorema, sulla scia di Sen, è stato da me interpretato come la dimostrazione che al di fuori di giudizi di valore (le comparazioni interpersonali di utilità) in una società articolata in gruppi sociali non è possibile, se si escludono soluzioni dittatoriali, individuare un assetto distributivo appropriato e condiviso.
La macroeconomia, come veniva allora impostata, portava a sua volta ad attribuire la responsabilità della disoccupazione alla rigidità dei salari.
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
Salvatore Minolfi: Le origini della guerra russo-ucraina