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La grande crisi di Podemos

Cuarto Poder intervista Manolo Monereo

In questa intervista del 4 febbraio a Cuarto Poder Manolo Monereo — di recente dimessosi dalla direzione nazionale di PODEMOS — ci parla della crisi profonda che viveil movimento. La recente sconfitta elettorale in Andalusia, la mossa scissionista di Íñigo Errejón, lo scollamento tra base e vertice, la debolezza organizzativa e un certo burocratismo nel regime interno... Tutti fattori che per Monereo spiegano questa crisi, non senza dimenticare, aggiungiamo noi, l'appoggio esterno che UNIDOS PODEMOS (la coalizione tra Podemos e Izquierda Unida) continua a fornire al governo Sanchez, malgrado questo sia ligio non solo alle direttive europee ma pure a quelle di Trump

4eccaa91a169c0ba32f65a48a53edf14D. La scorsa settimana non hai partecipato al Consiglio Cittadino di Statale (CCE) [la direzione politica nazionale di PODEMOS, ndt] che si è svolto per risolvere il problema della crisi aperta a Podemos nella Comunità di Madrid. [In vista delle elezioni amministrative della capitale del prossimo maggio Íñigo Errejón, in dissenso con Pablo Iglesias e rompendo de facto con PODEMOS, ha dichiarato di sostenere la lista "Más Madrid" dell'attuale sindaca Manuela Carmena, ndt].

R. Non ho partecipato perché mi sono dimesso mesi fa. Mi sono dimesso perché sapevo che i metodi sbagliati e le modalità di organizzazione dei dibattiti hanno sempre serie conseguenze. Nella mia vita politica ho imparato una cosa, le crisi reali sono causate, più che da fattori ideologici o di programma, dai metodi e dagli stili del lavoro di partito. PODEMOS ha uno stile di lavoro che non è all'altezza delle sue sfide. Per dirla senza mezzi termini, a Vistalegre II [il secondo congresso di PODEMOS, del febbraio 2017, ndt] abbiamo posto fine alle frazioni, non che una di esse si mangiasse tutte le altre. Ciò si ottiene generando organicità, creando organismi di dibattito politico, adottando regole chiare affinché questo possa svolgersi, approfondendo il dibattito. Questo non è il metodoche viene utilizzato in PODEMOS e ciò ha delle conseguenze.

Faccio un esempio. In generale, il CCE si riunisce e il segretario generale compie una brillante analisi politica, parla per tutto il tempo che ritiene necessario e poi ci concede tre minuti per intervenire. Nessuno sa cosa sia stato approvato, è come se fossimo una ONG in cui il direttore fa una buona analisi di ciò che accade, ma poi non ci sono verbali, documenti o risoluzioni politiche. È un dibattito che non genera impegni. Il funzionamento dell'organismo è pregiudicato e non vi è alcun dibattito politico.

La politica è dibattuta nelle frazioni e nei media. Non esiste una deliberazione democratica da cui emergano consenso e dissenso, maggioranze e minoranze. Non si vota.

Ciò ha degradato la vita dell'organizzazione. Ho lasciato la direzione di PODEMOS per questo motivo, penso che non abbiamo imparato la lezione che molte delle crisi sono causate dai metodi di lavoro.

 

D. C'è forse stato un casus belli che ti ha portato a prendere questa decisione?

R. Da tempo andavo dicendo che questo metodo di lavoro doveva finire, che si doveva arrivare alla riunione con un documento per introdurre il dibattito che i membri del Consiglio avrebbero dovuto avere in anticipo, e quindi discuterelo collettivamente. Sono stanco di difendere l'ovvio, Bertolt Brecht ha detto: "Cattivi sono i tempi in cui si deve difendere l'ovvio".

 

D. In quale situazione si trova PODEMOS dopo la vicenda Errejón?

R. La situazione che viviamo oggi ha alcune cause congiunturali e altre di fondo. Secondo me, il problema che abbiamo davanti ha una causa immediata, le primarie [modalità con cui in PODEMOS si scelgono i candidati per le elezioni, ndt] e le elezioni generali.

All'improvviso sono state fatte le primarie, alle quali ho deciso di non presentarmi. Il segretario generale [Pablo Iglesias, ndt] ha presentato la sua lista senza passare attraverso il Consiglio, una lista monocromatica, in cui le altre due frazioni non sono rappresentate. Questo è stato fatto in un momento in cui non ci sono elezioni politiche anticipate. Il messaggio che viene dato è che le altre famiglie non vengono prese in considerazione e che non avranno alcun ruolo nell'organizzazione. Una situazione molto complicata, che taglia fuori le altre due tendenze ma anche molte federazioni che non sono state consultate dalla direzione nazionale. Si è creata una crisi di regime interno In questo contesto si spiega l'uscita di Errejón. Con tutte le difficoltà che ciò comporta.

Secondo me ci sono ragioni più di fondo, tra le quali una cattiva valutazione dei risultati dell'Andalusia. Come ho già detto pubblicamente all'incontro di Rumbo 2020, il cosiddetto governo ombra che si è riunito il 17 dicembre. Vi sono, dopo le elezioni andaluse, mutamenti profondi: la cosiddetta "eccezione spagnola" e l'opzione del cambiamento politico.

 

D. In che senso?

R. L'eccezione spagnola era basata sull'idea che il grande movimento 15M [Movimento degli indignati del 2011, ndt], la comparsa di una grande forza alternativa, PODEMOS, ed infine la tenuta di un partito socialista che stava scomparendo in Europa, ma che in Spagna conservava forza,

ci avevano immunizzato dal fascismo.

Le elezioni in Andalusia han posto tutto questo in discussione, l'eccezione spagnola è messa in discussione. Un amico italiano mi ha scritto: "Ora siete europei".

Entra in scena Vox, ma anche il blocco al cambiamento. Molte persone in Andalusia hanno ritenuto che l'occasione è passata, che il momentodel cambiamento è già passato, che esso non arriverà più, che il cambiamento è stato più difficile di quanto si pensasse in precedenza. E' sopraggiunto il pessimismo, la smobilitazione e la depoliticizzazione. Da un lato emerge un vento europeo, una forza dell'estrema destra. E appare la possibilità di una nuova CEDA [Confederación Española de Derechas Autónomas, partito della destra cattolico-monarchia degli anni '30 del secolo scorso. Alleato dei franchisti nella guerra civile. ndt] in grado di acquisire l'autonomia andalusa. D'altra parte, a sinistra, c'è una grande smobilitazione, qualcosa di normale in quanto al PSOE per ciò che significa Susana Día [governatrice per lungo tempo on Andalusia, ndt], ma noi non siamo stati in grado di apparire come un'alternativa. I venti della demoralizzazione hanno toccato anche noi.

Poi c'è un altro fenomeno che non è stato ben attenzionato, in Andalusia è dimostrato che il PSOE e UNIDOS PODEMOS non sono in grado di avere una maggioranza contro la destra. A mio parere, è di grande importanza politica riflettere su questo. Sono convinto che l'unica forza politica capace di vincere a destra è UNIDOS PODEMOS. Per questo, UNIDOS PODEMOS deve mantenere la sua attuale forza e ottenere più voti. Vale a dire, se UNIDOS PODEMOS finisce in un processo in cui ciò che perdiamo viene guadagnato dal PSOE, comunque le destre vinceranno.

Abbiamo bisogno di un UNIDOS PODEMOS con un suo progetto, chiaro e differenziato. Se entriamo in un processo di subalternità verso il PSOE, questo prenderà parte dei nostri voti ma la somma non sarà sufficiente per vincere le destre. Dobbiamo sottolineare la differenziazione e l'autonomia rispetto al PSOE, che le persone sappiano come identificare ciò che siamo. Questa riflessione, a mio avviso, è stata carente in UNIDOS PODEMOS e conduce a una situazione di frammentazione, all'idea di ciò che fummo e non saremo capaci di essere in futuro. Penso che non ci siano ragioni per questo e dobbiamo superare il pessimismo che invade buona parte della nostra base sociale, militante e persino dirigente.

 

D. Ha detto di non aver partecipato a quelle primarie di PODEMOS per le prossime elezioni generali. Molte persone che fanno parte del gruppo parlamentare di UNIDOS PODEMOS non hanno partecipato o non sono state incluse nelle primarie. Questo influenza il gruppo parlamentare?

R. Vedo il gruppo parlamentare con un sacco di voglia di fare le cose, giocando un ruolo molto importante, ma con molta incertezza. I mesi che restano saranno difficili per questo progetto che ho appena definito. Dobbiamo fare un grande sforzo per migliorare il lavoro che resta da fare, che siano o meno futuri deputati. Ci sono alcuni, suppongo, che non essere più deputati la prenderanno, come faccio io, come una liberazione, e altri che vorrebbero continuare. La chiave è che le divisioni non influenzino l'attività del gruppo parlamentare. Siamo molto importanti, il gruppo confederale ha svolto un lavoro serio e importante e abbiamo avuto la capacità di ascoltare ai nostri cinque milioni di votanti. Quello che stiamo facendo è molto grande e importante per il futuro.

 

D. Come valuti il nuovo progetto di Íñigo Errejón, "Más Madrid"?

Ovviamente la mia posizione politica è molto diversa da quella di Errejón. Penso che sec'è un futuro, è di UNIDOS PODEMOS, parlo del futuro e del progetto, dei nomi non mi interessa. Penso che la costruzione sia aggiungere, non dividere, che dobbiamo scommettere sull'unità, un'unità ampia, in cui ci sia posto per tutti, ma che abbia un programma di trasformazione chiaro e diafano, in questo sono un anguitista-leninista.

PODEMOS sta entrando in una fase di cattive notizie, di divisioni successive, di frammentazione, di demoralizzazione ... Dobbiamo fare un grande sforzo per evitare che questa fase diventi una transizione verso il nulla. Dobbiamo prendere iniziative politiche forti e potenti, ecco perché parlo di catarsi. Si deve compiere una catarsi in PODEMOS e avviare un nuovo inizio, con idee fantasiose, come ha sempre fatto UNIDOS PODEMOS.

 

D. Quale contributo? Quali "idee fantasiose"?

R. L'ho spiegato prima. Penso che dobbiamo andare verso una specie di conferenza politica in cui facciamo una diagnosi seria del paese, di questo paese e di questo momento. Abbiamo lavorato con diverse ipotesi, una delle quali era che il cambiamento non era stato chiuso e che aveva ancora delle possibilità. C'è bisogno di una discussione che vada in profondità. In secondo luogo è necessaria una strategia, una road map. Questo è il paese che abbiamo, come possiamo cambiarlo e assumere un'alternativa? Come implica la catarsi, è necessario mettere da parte le crisi, fare autocritica a cominciare dai problemi che ci sono e cercare alternative. Una conferenza politica con 2.000 o 3.000 persone, una buona relazione introduttiva e discuterla.

Penso che, in secondo luogo, questa conferenza politica dovrebbe aprire degli stati generali dell'alternativa, della cittadinanza. Creare un progetto alternativo di paese. Tirar fuori un decalogo di idee-forza affinché tutti sappiano quale progetto vogliamo. Questo non dovrebbe essere chiuso domani, prima delle elezioni politiche generali, ma non dopo quelle municipale e regionali. In una seconda assemblea, in seguito, dovremmo approvare quel decalogo che sarebbe il nostro programma elettorale per le elezioni politiche, il nostro manifesto elettorale. Sto parlando di mobilitazione, di generare speranza e utopia.

Per me, la terza questione è la più complicata: definire quale strategia di unità popolare proponiamo. È incredibile che si parli di unità elettorale senza meccanismi di auto-organizzazione dal basso. Abbiamo bisogno di comitati di unità popolare a tutti i livelli della società. Se pensiamo di costruire un'alternativa esclusivamente elettorale, abbiamo perso, ci vuole che l'unità scenda al basso. C'erano migliaia di persone che riempivano le nostre cerchie e non ci sono più. Queste persone si stanno depoliticizzando e se ne andranno o verso l'astensione o verso il PSOE o, quel che è peggio, versoVox. Dobbiamo ri-politicizzare la società.

Un'altra cosa difficile, dobbiamo creare una nuova formazione politica a partire da UNIDOS PODEMOS. UNIDOS PODEMOS è un gruppo parlamentare, non ha articolazioni nelle province. Ora avremo difficoltà di fronte alle elezioni municipali e regionali. Córdoba, León, Soria ... Se vogliamo andare come UNIDOS PODEMOS, dovremo organizzarci. Dobbiamo costruire liste in molti villaggi, e questo è molto difficile. Queste sono le mie idee, dobbiamo superare il pessimismo.

 

D. Come valuti l'attuale situazione politica? Vedi il governo di Sanchez forte? Può resistere?

Stiamo sopportando e resistendo a questo governo. Ne portiamo il peso e, anche, tacendo fino a limiti incredibili. Iglesias lo dice molto chiaramente, il blocco della mozione di censura. [il 1 giugno 2018 il parlamento spagnolo approvava una mozione del PSOE di censura (sfiducia) contro il Governo Rajoy il quale dopo dovette dimettersi per fra posto al governo del PSOE. Governo a cui UNIDOS PODEMOS ha dato e continua a dare apoggio esterno, ndt]

Credo che si sarebbe dovuto creare nel Parlamento un comitato di collegamento tra le forze della mozione di censura per portare il programma che in qualche modo è salito al potere dopo la mozione di censura. Questo non è stato fatto, Sanchez negozia con ciascuna delle forze politiche e noi abbiamo trovato la difficoltà di un governo timorato che vuole piacere a tutti e non scontrarsi con i poteri forti del paese.

È alquanto estenuante la lotta permanente affinché il PSOE realizzi ciò che ha promesso. Dobbiamo incalzarlo con una forza gigantesca, visto che non è in grado di mollare coi tre elementi che lo spaventano: non disturbare i poteri economici, il suo allineamento con gli Stati Uniti e il suo allineamento con Bruxelles. Dico che il PSOE è uno e trino.

Com'è possibile sostenere un governo che sta difendendo un colpo di stato in Venezuela? Lo stiamo facendo, ciò che per persone di sinistra e democratici, che è molto difficile. Domenica scorsa, El Pais raccontava come gli USA hanno speso anni per strangolare il Venezuela, ciò che Donald Trump accelera, che le dimissioni del Segretario di Stato aveva a che fare con l'accelerazione dei ritmi del colpo di stato che Bolton ha passato mesi a lavorare per rovesciare il governo Maduro ...

Non parlo solo del Venezuela, ma anche dei criteri imposti da Bruxelles. Abbiamo un governo che è più preoccupato di andare d'accordo con Bruxelles rispetto alle classi lavoratrici spagnole. Abbiamo un governo molto debole e penso che la debolezza sia perché non conta su di noi, questo è il paradosso. Non è in grado di supporre che abbia 85 deputati [quelli di UNIDOS PODEMOS, ndt] e che sarebbe più forte se facesse ciò che dice e diventasse l'asse di una maggioranza che cambia il Paese. Abbiamo un problema molto serio con il PSOE. Se fanno quello che fanno ora, potrebbero sperare in un UNIDOS PODEMOS più piccolo per tornare all'inizio, per chiudere un accordo con Ciudadanos. Dobbiamo agire in modo molto efficace.

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Comments   

#1 Mario M 2019-02-15 14:21
E' da condividere l'affermazione dell'intervistato Manolo Monereo:

"Nella mia vita politica ho imparato una cosa, le crisi reali sono causate, più che da fattori ideologici o di programma, dai metodi e dagli stili del lavoro di partito. PODEMOS ha uno stile di lavoro che non è all'altezza delle sue sfide."

Anche io per un breve periodo ho svolto una modesta attività politica fra i radicali; lì effettivamente si prestava attenzione all'organizzazione e al metodo di lavoro; mentre ci sono stati degli abbagli nella scelta degli obiettivi da perseguire: c'è stata una deriva scientista ed economicista, e un confuso e mal riposto atlantismo.

Qui invece vedo scorrere un fiume di analisi marxiste e marxiane, che cercano di interpretare e dare una risposta a tutto.

Dice ancora il nostro:
"È incredibile che si parli di unità elettorale senza meccanismi di auto-organizzazione dal basso. Abbiamo bisogno di comitati di unità popolare a tutti i livelli della società. Se pensiamo di costruire un'alternativa esclusivamente elettorale, abbiamo perso, ci vuole che l'unità scenda al basso. C'erano migliaia di persone che riempivano le nostre cerchie e non ci sono più. Queste persone si stanno depoliticizzando e se ne andranno o verso l'astensione o verso il PSOE o, quel che è peggio, versoVox. Dobbiamo ri-politicizzare la società."

In Italia ho visto due importanti movimenti dal basso: la comunità in val Susa contro questo scellerato progetto, e tanti medici e genitori mobilitati contro la feroce legge sui vaccini. C'è una sinistra? Come affronta queste questioni?
Quote

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